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Il sentiero del bhakti yoga

Il bhakti yoga è considerato il sentiero realizzativo più semplice da seguire

Il sentiero del bhakti yoga
25 marzo 2011

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Glossario sanscrito

«Coloro che concentrando le loro menti su di Me, mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema. Io li considero perfetti conoscitori dello Yoga» (B.G.XII, 26)

«Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo, e sapere che cosa sono e chi sono. E colui che diviene pienamente cosciente di Me grazie a tale devozione, entra rapidamente nel Divino» (B.G. XVIII, 55)

Il bhakti yoga, a cui è dedicato soprattutto il XII capitolo della Bhagavadgîtâ, è uno dei quattro sentieri dello yoga che hanno come meta finale la realizzazione dell'Assoluto. Il termine sanscrito bhakti non ha un esatto equivalente nelle lingue europee e, benchè si parli spesso del b.y. come dello «yoga della devozione», bhakti è un concetto ben più ampio e difficilmente traducibile. La traduzione più vicina sembra essere di quella di «Amore Assoluto per il Divino».

Benchè elementi del sentiero bhakti siano rintracciabili negli antichi Veda, la sua diffusione risale al XV-XVI secolo da movimenti originatisi nel sud-est dell'India, nello Stato del Tamil Nadu. Jayadeva (XI-XII sec.), Vallabhadeva (XV sec.), Rupa Gosvamin (XVI sec.), Jiva Gosvamin (XVI sec.) e Jagannatha panditaraja (XVII sec.) furono i pensatori che diedero rilievo all'aspetto del bhakti nei loro testi poetici, diffondendone i principi in tutta l'India.

Il b.y. è considerato il sentiero realizzativo più semplice da seguire, perchè non richiede particolari attitudini intellettuali. Per la sua semplicità molti maestri lo considerano il più adatto a chi vive nella nostra epoca di Kali Yuga, in quanto in ognuno di noi c'è una parte bhakti che può essere risvegliata in vari modi come la lettura di testi sacri, la pratica dell'hatha yoga o i contatti con persone che praticano il b.y.

Il bhakta yogin crede in qualcosa più grande di Lui che ha un potere creativo sull'Universo ed è Amore Assoluto. Spesso Gli dà un nome o una forma: Dio, Allah, dea Kali, Shiva. Egli dedica molto tempo alle preghiere, nei luoghi di culto, nel cantare le lodi alla sua Divinità di riferimento, ma non La cerca solo nei riti e nelle preghiere, perchè egli La vede ovunque. Il Divino siede nel suo cuore e da lì il bhakta yogin guarda ogni aspetto dell'esistenza. Egli è equanime, e vede il Divino in ogni luogo, persona ed evento della vita, sia che realizzi i suoi desideri, sia che incarni le sue avversioni.

La sua devozione è sincera e viene dal cuore, non ha origine nel timore di punizioni divine o nel desiderio di avere in cambio qualcosa. Il bhakta yogin ama e basta. È un sentimento molto più totale dell'amore per le cose e le persone terrene. Egli sente che tutto l'Universo obbedisce all'Amore. Associa gli eventi quotidiani alla presenza del Divino e Lo ricorda in tutti i suoi gesti. Il suo è un sentire totale che si innalza al completo sacrificio di sé, al completo e fiducioso affidamento all'Amore Universale. In virtù di questo abbandono, egli è una persona serena ed in pace, vive in armonia con la natura e con gli altri ed è pieno di amore e compassionevole verso tutti gli esseri viventi.

L'attitudine del devoto è l'offerta. Egli offre al Divino tutte le azioni e l'intera esistenza. A volte parla con il Divino come fosse un amico o un amato. Ogni devoto sceglie la forma di bhakti che sente più vicina alla sua indole: c'è chi preferisce cantare il Divino (kirtanam), chi ricordarLo (smaranam) anche ripetendone il Suo nome (japa: recitazione dei mantra), chi dedicarsi ai riti e cerimonie (arcanam), chi alla preghiera (vandanam), chi al silenzio ed all'ascolto (svaranam), chi a dedicarsi agli altri (pada sevanam). A queste modalità lo Srimad Bagavatan ne aggiunge altre tre (per un totale di nove modi di adorare il Divino): il vivere la comunità dei devoti (sakyam), servire tutti con umiltà (dasyam) e la sottomissione (atma-nivedanam).

Teologi e filosofi hanno disquisito su quale sia la via migliore per raggiungere l'Assoluto ed alcuni di tanto in tanto hanno sollevato obiezioni sull'«autenticità» del sentiero del bhakti yoga perchè mentre in altri sentieri l'anelito è di realizzare un Assoluto senza forma, immateriale ed eterno, nel bhakti spesso al Divino viene dato un nome e una forma, in quanto Dio personale che si manifesta nel mondo (avatar). È lo stesso dubbio espresso da Arjuna nella Gita: «Fra i bhakta che, perennemente uniti a te in spirito, in questo modo ti adorano e quelli (gli jñâna yogin) che adorano l'Inalterabile, l'Immanifesto, quali sono i più esperti nello yoga?» (B.G. XII, 1).

In realtà non vi è differenza di importanza fra i sentieri dello yoga, tutti hanno egual rango in quanto tutti realizzano la stessa meta: l'unione con l'Assoluto. A differenza di quanto avviene per lo jñâna yogin, l'Assoluto del bhakta yogin non ha bisogno di essere conosciuto intellettualmente o dimostrato poiché è incarnazione dell'Amore Universale e poiché l'Amore esiste ed è sperimentato anche nella vita terrena, Dio-Amore E', senza alcun dubbio.

A livello spirituale, non c'è differenza tra la conoscenza pura dello jñâna marga (sentiero della conoscenza) e l'amore puro del bhakta marga. Il bakta y. non realizza «meno» rispetto allo jñâna yogin che conosce l'Assoluta Unità ed il Bhrahman impersonale, perchè egli non è «duale», distinguendo fra il Mondo Materiale ed il Divino, ma, al contrario, egli trova nella sua visione di Dio, che spesso ha una forma, il cammino che lo porta a percepire un Assoluto infinito, eterno e senza forma.

Il bhakta yogin non vive la separazione della dualità, ma sperimenta l'appagamento dell'unione totale. Egli vive nell'Amore Assoluto, e nell'affidamento totale a Lui abbandona il suo Ego, fino a sciogliere totalmente i confini di sé percepiti solo in virtù dell'Ego e di conoscenze erronee e a fondersi con il Tutto, raggiante Infinito di Amore e Pace.

Come ogni altra azione, anche la pratica delle âsana può essere bhakti. Se si pratica con il cuore aperto, pieno di devozione, abnegazione e umiltà, l'amore entra nella pratica, l'abbandono del cuore entra nel corpo e questi cede molto più in fretta. Il vigore del corpo che man mano si acquisisce con le asana non alimenta l'orgoglio, ma l'infinito spazio all'interno del cuore. Si apre la porta all'empatia ed alla compassione.

E sarà allora che ogni progresso nella pratica delle âsana non sarà più alimento dell'Ego: motivazione di Superiorità e Separazione ma diventerà Yoga, Unione con gli altri esseri e con l'Universo intero.

di Tiziana Risi

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