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| Ecco gli strumenti a tua disposizione: |
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sergio 72
ksatriya


registrato: 29/09/04
messaggi: 311
località: Torino
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inviato: 30/11/04 09:04
oggetto: yoga in macchina....
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da buon pendolare ogni giorno impiego circa 30 minuti per raggiungere il luogo di lavoro ed altrettanti per tornare a casa la sera...
qualche suggerimento per sfruttare questo periodo in maniera creativa ed utile?
Grazie in anticipo per i contributi...
Sergio
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ganesha
amministratore

registrato: 23/09/04
messaggi: 509
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inviato: 30/11/04 11:18
oggetto: yoga per automobilisti
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Ciao Sergio,
Carlo Patrian anni fa pubblicò un articolo chiamato se non ricordo male "Yoga per automobilisti" di cui puoi trovare un sunto qui.
A parte questo in macchina si possono fare un mucchio di cose ad esempio Kapalabhati contribuisce a tenersi svegli e reattivi (aprire però un po' i vetri prima per cambiare l'aria nell'abitacolo), o anche Nadi sodhana, se le condizioni del traffico lo permettono (ti serve una mano libera); anche il japa, se lo pratichi, è un'attività eccellente; oppure sfruttare il tempo (soprattutto la sera) per analizzare le nostre azioni/reazioni durante la giornata, per constatare in quanti momenti siamo stati consapevoli. _________________ Sii il cambiamento che vuoi vedere nella società. M. K. Gandhi
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sergio 72
ksatriya


registrato: 29/09/04
messaggi: 311
località: Torino
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inviato: 30/11/04 14:10
oggetto: mille grazie !!!
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perfetto !!!
grazie mille per i suggerimenti !!!
come al solito so di potere contare sui tuoi consigli....
Buona Giornata !!!
Sergio
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Cris75B
sudra


registrato: 01/10/04
messaggi: 31
località: Abbiategrasso (MI)
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inviato: 05/12/04 23:12
oggetto:
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Ci pensavo giusto questa mattina, tornando a casa in macchina da una splendida lezione di yoga. Mi rendo conto che non si tratta della classica posizione o della classica tecnica di respirazione, ma... non si può considerare una tecnica valida anche cantare, cercando di respirare profondamente e di far uscire il suono senza forzare, lentamente, come si fa nelle vocalizzazioni? A me capita a volte di cantare in macchina "consapevolmente", ascoltare il mio cd preferito, concentrarmi sulla canzone e cantare come se stessi vocalizzando.
Baci
Cri
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cico
moderatore

registrato: 28/10/04
messaggi: 1286
località: Torino
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inviato: 07/12/04 13:14
oggetto:
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| Cris75B ha scritto: | A me capita a volte di cantare in macchina "consapevolmente", ascoltare il mio cd preferito, concentrarmi sulla canzone e cantare come se stessi vocalizzando.
Baci
Cri |
Mmm... occhio a non dimenticarti che devi anche guidare! Magari prova ad essere consapevole della guida, prova a vedere tutto quello che fai come uno spettacolo (intendo... consapevolezza del piede che preme sull'acceleratore, consapevolezza della mano sul cambio, della mano sul volante, consapevolezza dell'ambiente che vedi fuori dall'auto... etc, etc), che così non ti distrai dalla guida!
Ciaociao. cico
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ospite
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inviato: 07/12/04 22:47
oggetto:
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Dopo il corso yoga,capita in macchina di ascoltare il cd preferito,e percepisco meglio i suoni,strumenti e il cd sentito mille volte appare con un suono diverso...bello davvero..kuello ke lo yoga può fare...
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Cris75B
sudra


registrato: 01/10/04
messaggi: 31
località: Abbiategrasso (MI)
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inviato: 07/12/04 23:17
oggetto:
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quello che
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Cris75B
sudra


registrato: 01/10/04
messaggi: 31
località: Abbiategrasso (MI)
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inviato: 07/12/04 23:19
oggetto:
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Cico, non ti preoccupare.... sto attenta
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dott. FiBi
sudra


registrato: 23/09/04
messaggi: 46
località: Pavia
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inviato: 08/12/04 11:19
oggetto: canto
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| Cris75B ha scritto: | | ...non si può considerare una tecnica valida anche cantare, cercando di respirare profondamente e di far uscire il suono senza forzare, lentamente, come si fa nelle vocalizzazioni? A me capita a volte di cantare in macchina "consapevolmente"... |
io credo di sì, penso che qualunque attività consapevole sia una pratica spirituale, proprio come insegna il karma yoga; il canto in particolare può diventare come una preghiera se eseguito con consapevolezza e volontà di... elevazione
Ah, non dimenticate di segnalare i vostri cd preferiti nel thread musica!
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luca B
sudra

registrato: 18/11/04
messaggi: 19
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inviato: 09/12/04 16:49
oggetto: pratiche da pendolari
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Credo che facciano bene i sempre attenti Sergio e Cris a ricordaci un paio di cose fondamentali per il percorso di crescita della nostra consapevolezza.
1. Yoga non è solo posture. Le quali, come le tecniche di respirazione, non sono che un mezzo per affinare la nostra "percezione" del Mondo: dalla percezione più "grossolana" (come quando mangio troppo e sento che si riducono le mie facoltà percettive, o quando scopro che la mia schiena è rigida come un pezzo di legno, o ancora mi accorgo che il mio fegato partecipa i miei umori) per arrivare ad un sentire in modo sempre più "sottile" per poter finalmente ad avere una percezione della realtà che trascenda quella che ci passano i nostri sensi ordinari.
(Del resto anche per Patanjali le "corrette posture" sono solo uno dei cinque punti "preliminari" della via).
2. lo Yoga è "pratica di vita" (se si cerca di divenire consapevoli del fatto che la "vita" non è quella che intendimao noi, nel nostro pensiero).
Quindi la pratica deve essere sviluppata nel Mondo (con il Mondo), nella realtà di tutti i giorni. In altre parole la nostra scuola di Yoga è un "ambiente protetto" dove inizialmente si impara a muoversi (sarebbe difficilissimo imparare a nuotare nel mare ondoso: molto meglio in piscina, magari con l'appoggio di un insegnante; è però necessario, prima o poi, cominciare a nuotare nel mare aperto per scoprire che le cose che facevamo in piscina si possono fare con gioia anche nel mondo reale - rimanere in piscina, significherebbe non affrontare nuovi livelli nel nostro percorso di consapevolezza, rimanere in una condizione di parziale illusione).
UNA BREVE PREMESSA
Le posture sono quindi uno degli strumenti che lo Yoga ci mette a disposizione per migliorare la nostra consapevolezza. Forse il più adatto per un approccio allo Yoga per l'individuo Occidentale (il lavoro "fisico" con le asana è molto importante, se non determinante, in molti percorsi personali: soprattutto in una civiltà "mentale" come la nostra, dove l'assenza di un "riscontro" fisico del proprio praticare può lasciare nell'illusione).
Mantenere l'attenzione sulle posture può però essere fuorviante (il vero scopo della pratica delle posture è il sentire, ed perchè avvenga il "sentire" deve cessare il "controllo").
Si tratta della classica condizione di "forzature mentale" del praticante che si riscontra molto spesso, ad esempio, nel Tai Chi: fissandosi sulla forma (la sequenza dei movimenti, molto lunga, ma, per intenderci, simile al Saluto al Sole) il praticante non è in grado di produrre la vera forma. "Pensa" di eseguirla in modo corretto, ma si tratta di posture e movimenti controllati (prodotti) dalla mente (se c'è una consapevolezza di pensiero mentre si agisce, non c'è una azione spontanea - si provi a pensare alla situazione in cui si fa l'amore con il proprio partner: se si pensa ora faccio così ... , modifico un po' la mia postura ... , perdo quella condizione di spontaneità indispensabile perchè le cose fluiscano nel modo naturale!). Nel Tai Chi la forma corretta è "fatta" dal corpo mentre la mente proprio non c'è! (Solo in questo tipo di movimento l'energia scorre veramente nel nostro organismo: infatti, volendo verificare la postura, si nota che l'energia prodotta internamente - non muscolare - è così potente che un paio di persone non riescono a spostare il praticante).
Nel caso della forma eseguita in presenza di un "pensiero", si dice che la forma "è esterna": parte dai muscoli (viene da controllo mentale, anche se inconscio, del movimento). Mentre dovrebbe partire dall'interno. Può avvenire solamente nel caso in cui la mente si ritiri e il corpo possa assumere spontaneamente, "da solo", le posture per cui è biologicamente programmato. Quindi, alla fine, si tratta più la capacità di lasciare la mente che di una allenamento a trovare una posizione (che è invece, in fondo, un allenare la mente pensante). Per questa ragione molti Maestri sostengono che lo Yoga non sia "un processo" evolutivo, ma che sia qualcos'altro ...
Nella via dello Yoga sono quindi molto importanti anche i Mantra, la Meditazione (sarebbe meglio dire "pratiche di preparazione alla meditazione"), il lavoro sui Chackra, i Canti Devozionali, ecc...
Ma la di la delle techiche-strumenti quale può essere il significato dello Yoga? Cosa può vuole dire fare Yoga in auto (o in autobus, in treno?
Lo scopo dello Yoga non è forse quello di portarci a "sentire" che il nostro "pensare" noi stessi come esseri fatti di una mente e di un corpo (ad esempio nel pensare che la mentre controlla il corpo), e "separati" dal Mondo (ad esempio pensare che ci siano degli "altri") è una illusione prodotta dal nostro pensiero?
E non cerca forse di farci avanzare su quella strada di comprensione attraverso il riappropriarci, in un primo momento, di un bagaglio di "sensi" biologici che abbiamo perduto.
In questo senso Yoga significa imparare ad utilizzare la propria "attenzione" (una attenzione di tipo "sottile", non-mentale) con sempre maggior consapevolezza. Lo Yoga cerca, cioè, di aiutarci a "sentire" più direttamente la vita (togliere di mezzo le illusioni per scoprire che fino ad allora era stata la nostra mente che "pensava" di sentire, ma che alle nostre percezioni della realtà, in una frazione di secondo, sovrapponeva delle sue idee preconcette).
LA PRATICA IN AUTO
In auto come si può fare per allenare il nostro "sentire"?
Cris, che è sempre molto avanti nelle "percezioni", ci fa sapere che lei utilizza con profitto delle sue tecniche.
Quindi cantare può aiutare a sviluppare una certo livello di consapevolezza (è un ottimo esempio di come portare la pratica fatta a scuola nel mondo esterno!).
E' anche possibile cercare di "sentire" il mondo esterno: ad esempio imparando a percepire, come fanno le persone sorde, la musica con l'addome. Poi altre parti del corpo.
Si può scoprire (come scrive CIco) che è possibile percepire l'asfalto con il corpo (con il bacino e con i palmi delle mani - Niki Lauda ha rivelato che il segreto dei grandi campioni di formula 1 è una speciale capacità di sentire il terreno con il "fondoschiena").
Si scoprirà che minore è la tensione nelle mani, e maggiore è la capacità di "sentire". La stessa cosa vale per il bacino: più c'è rilassamento ed "espansione", più la percezione è viva e sottile (l'espansione "energetica" porta ad un punto in cui non si percepisce più il confine tra noi ed il sedile, e quindi ci si fonde con l'automobile - la quale è a diretto contatto con il terreno: se foste stati portati in macchina con una qualche frattura importante, vi sareste accorti che il vostro corpo sofferente per qualsiasi asperità del terreno, avrebbe piano piano imparato a leggere la superficie dell'asfalto).
Ricordiamo che è sempre necessario rimanere "presenti" alla situazione di guida!
E possibile anche, ad esempio, utilizzare una tecnica non-proprio-ortodossa di pratica della consapevolezza "fisica" dei maestri di Tai chi: provare a girare il volante senza usare i muscoli delle braccia (è meglio iniziare da fermi!). Il che consiste nel sentire la schiena appoggiata al sedile: è rilassata e si estende il più possibile sulla superficie dello schienale, e manda un morbido movimento verso i palmi delle mani (senza tendere i muscoli delle braccia).
In auto possiamo anche valutare la nostra concezione della realtà, e, ad esempio, del tempo: verificare che non esiste tempo oggettivo: in alcuni casi il viaggio "sembra" brevissimo, in altri lunghissimo. Allora si può valutare quanto la nostra a "mente emotiva" (come si dice nel Tao) sia responsabile di questa falsa percezione (e, ad esempio, provare a fare proprio le cose che ci danno fastidio, come mettersi proprio nella colonna più lenta ed intasata per vedere come funzionano le nostre emozioni nell'influenzare la nostra percezione della realtà: chissà che non sia possibile passare da una concezione quantitativa del tempo - quanti minuti stanno passando - ad una concezione qualitativa .... ).
A PRATICA IN AUTOBUS O TRENO
Ma in treno o in autobus non è possibile fare queste cose. Cosa potremmo fare?
Allenarci alle percezioni che ci offre il treno. Io proporrei un paio di pratiche:
· noi non siamo isolati dalla realtà
Yoga come unione tra noi ed il mondo esterno. Quanti segnali riceviamo continuamente e non sentiamo dall'esterno : quale è la temperatura attualmente? E a livello meno grossolano: sento una qualche leggerissima corrente d'aria più fresca o più calda che lambisce qualche parte scoperta del mio corpo?
E anche: quali sono gli odori che potrei percepire in questo momento? Posso distinguere ancora altri odori oltre a quelli che percepisco dopo una prima indagine?
le vibrazioni
Quanti livelli di vibrazione ci sono intorno a noi. Sul treno abbiamo più materiale di lavoro a disposizione. Impariamo a sentire quelle vibrazioni, ad "accoglierle" nel nostro organismo: non dobbiamo scegliere (scartare) le vibrazioni (dal "tremori" che ci arrivano attraverso il sedile o il pavimento, ai vari tipi di suono: quali sono i suoni che si possono percepire, ci sono dei suoni che sono nascosti "dietro" ad altri suoni, ma che aguzzando la mia attenzione - non solo il senso dell'udito - posso percepire?).
Quali sono le vibrazioni che "percepiamo" (da quelle più "basse" e "lente" a quelle più acute)?
In quali punti del nostro corpo "risuonano"? (attraverso quali parti di noi "sentiamo" le vibrazioni che arrivano dall'esterno).
(ci sono persone che, già con poca esperienza, riescono a percepire la "vibrazione" dei fili elettrici nascosti dentro le pareti di casa!)
E poi, una volta che ci siamo impratichiti con questo livello di percezione: fino a dove posso estendere questa vibrazione all'interno del mio corpo? Posso pensare di diventare un sacco di plastica pieno d'acqua, in modo che le vibrazioni si possano propagare nel mio corpo (potremmo appoggiare un bicchiere pieno d'acqua sul ripiano vicino al finestrino e vedere come lui sente le vibrazioni, guardando le ondicelle che si producono sulla superficie dell'acqua).
· noi non siamo soli
Yoga come unione-compassione (percezione empatica delle altre persone).
Ci sono altre persone nello scompartimento con noi. Come stanno? Ci sembra che soffrano o che stiamo bene? Quali sensazioni stanno provando? (All'inizio può essere una percezione più "mentale", ma non la dobbiamo scartare).
Se c'è una persona seduta acanto a me la riesco a "percepire" (ad occhi chiusi)?
Se scoprite qualcosa, me lo fate sapere?
(non per telepatia, ma attraverso i messaggi, grazie)
ciao
l u c a
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sergio 72
ksatriya


registrato: 29/09/04
messaggi: 311
località: Torino
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inviato: 09/12/04 17:04
oggetto: come al solito....
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ogni messaggio di luca è un modo per approfondire...
Bene e Grazie,
S
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dott. FiBi
sudra


registrato: 23/09/04
messaggi: 46
località: Pavia
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inviato: 11/12/04 12:30
oggetto: yoga in treno
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io trovo il viaggio in treno un po' stancante: è come se avvertissi tutte le "pesantezze" delle persone, a meno che non mi concentri per mantenere alto il livello energetico.
In confronto il viaggio in macchina - anche come guidatore - che richiede comunque concentrazione e attenzione prolungata, risulta molto più rilassante: succede per caso anche a voi?
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luca B
sudra

registrato: 18/11/04
messaggi: 19
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inviato: 12/12/04 20:54
oggetto: la protezione energetica
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La domanda di FiBi rivela quello sviluppo dell'attenzione che ci può portare verso la consapevolezza.
E per la consapevolezza, possiamo rivolgere delle domande agli altri, ma le vere domande sono rivolte sempre soprattutto a noi stessi. (Dovremmo cercare di rispondere noi stessi alle domande che rivolgiamo agli altri.)
Mentre FiBi si risponde io provo quindi a rispondere a me stesso.
Da cosa può dipendere una caduta di energia?
· può essere di ORIGINE INTERNA (ad esempio "psicologica"); o
· di ORIGINE AMBIENTALE: influenze dell'ambiente (ma significa anche dal "cosmo") che mi tolgono energie vitali (in realtà dal punto di vista dello Yoga non esiste una vera differenza tra i due casi; diciamo che sono per lo meno interdipendenti). Ma per ora proviamo ad analizzare singoli aspetti di questo fenomeno: ad ogni livello di consapevolezza è possibile "semplificare" per cominciare a dare un senso alle cose. Ricordiamo che un metodo molto diffuso è quello di arrivare all'integrazione (unione) attraverso la "separazione": prima scoprire che esiste una parte singola e poi integrarla" (nel Tutto), darle un significato integrale.
A proposito dell'origine "psicologica" delle nostre cadute di energia, ricordiamo che lo Yoga ci dice che la stanchezza che noi percepiamo non esiste: è solo una illusione (possiamo avere facilmente una prova di questo fatto: se noi proviamo a pensare, anche la notte tardi, prima di addormentarsi, che non esiste un me stesso stanco, ma solo un me che pensa di essere stanco e che quindi "sente" effettivamente stanchezza, possiamo scoprire che la stanchezza si dissolve). La stanchezza è prodotta dai nostri condizionamenti; come per la fame: siamo solo convinti di avere fame, ma non si tratta della fame fisiologica (è quella che noi chiamiamo "fame nervosa"): abbiamo fame perchè siamo condizionati a mangiare sempre ad una stessa ora, e perchè siamo convinti che le nostre energie dipendano dall'assunzione di cibo (ma il nostro organismo non ha bisogno di nutrirsi in quel momento, e quindi non è una vera fame).
Così è per la stanchezza: siamo convinti che sia normale (giusto) essere stanchi ad una certa ora. Ma se vivessimo in un ashram dove a quell'ora, da anni, si pratica, non ci sentiremmo affatto stanchi. Come per la fame, il nostro organismo non ha quasi mai realmente bisogno di "riposo" quando ci sentiamo stanchi: si tratta di un bisogno "psicologico" che deriva dagli insegnamenti (culturali) che ci sono stati dati.
Possiamo quindi "osservare" da questo punto di vista la stanchezza che ci coglie in certi momenti della giornata. Per scoprire di che si tratta.
Dal punto di vista "psicologico" (il nostro "essere psicologico" è in stretta relazione con il nostro essere energetico) posso scoprire che sono delle idee che ho di me stesso a produrre dei cali di energia: il fatto che mi senta prigioniero di una situazione, che mi senta inutile, produce in me delle reazioni che influiscono sulla mia condizione energetica.
A proposito invece dell'influenza esterna nei confronti del nostro sistema energetico, per ciò che riguarda l'automobile, è bene sapere cosa ci dice la scienza moderna: l'automobile è una "gabbia" che funge da scudo energetico nei confronti dell'ambiente. E ciò può essere un bene o un Male.
La fisica moderna, ispirandosi alla Scienza del Pranayama, che si occupa non solo del Prana assunto tramite la respirazione, ma anche del Prana in quanto energia sottile ambientale, ci insegna che il territorio è composto di piccole aree nelle quali si alternano energie di qualità e di potenze differenti. Muoversi attraverso queste aree costringe il nostro fisico ad adattarsi a queste campi elettrici, e la cosa può debilitarci dal punto di vista energetico. L'uomo è infatti biologicamente impostato per muoversi sul territorio come ha fatto per milioni di anni: con spostamenti lenti, a piedi o a cavallo; e per fare qualche decina di chilometri al giorno. L'automobile in questo senso ci da una mano. Se andiamo da Roma a Napoli alla velocità di 150 kilometri all'ora la gabbia di metallo della nostra automobile ci difende dall'influenza di questi campi magnetici di intensità differente che attraversiamo in rapida alternanza (attenzione però che questa gabbia fa rimbalzare all'interno dell'auto le onde radio prodotte dal telefonino!).
Anche il nostro viaggio in treno è influenzato da capi magnetici (ricordiamo sempre che l'influenza esterna non è l'unico fattore che determina le nostre cadute di energia). La ferrovia è, di per sé, un forte campo elettromagnetico! Il treno è alimentato dalla corrente elettrica: sopra il tetto passano cavi ad altra tensione e sotto il pavimento un nastro di rotaie di metallo.
LA PROTEZIONE ENERGETICA
Sappiamo che le sostanze che noi assumiamo finiscono per fare parte di noi. Ad esempio, noi siamo ciò che mangiamo. Per Ayurveda l'energia è una sostanza: uno dei Bindu (i centri più importanti del nostro "cervello") è situato 12 centimetri fuori dal nostro cranio - per l'Ayurveda è infatti "materiale" tutto ciò che può essere percepito dai sensi; e quindi l'energia, che, ad esempio, posso percepire tra le mani come calore (senso del tatto), è "materiale"! (E ciò è assolutamente scientifico anche dal punto di vista quantistico).
Quindi noi diventiamo anche ciò che assumiamo, a livello energetico, dall'ambiente.
Noi siamo soggetti ad influenze di campi energetici esterni, e di questo dobbiamo tenere conto: ciò vale non solo per i campi elettromagnetici, ma anche per i flussi di energia che provengono dalle altre persone (se sto seduto a lungo vicino ad una persona molto arrabbiata sentirò la rabbia crescere dentro di me).
E' quindi importante che nel mio percorso di consapevolezza cerchi di "aprirmi" ed ascoltare le altre persone anche attraverso i canali sottili (se ascolto bene posso infatti scoprire che una persona arrabbiata con me in realtà vuole solo ottenere la mia attenzione - ricevere un po' di affetto). Ma è anche vero che devo proteggermi da quelle influenze che in un certo momento non sono in grado di sopportare, e che possono perciò travolgermi.
Quindi quando andiamo al supermercato (o in stazione, o sul treno) dove ci sono centinaia di persone stressate, arrabbiate, depresse può anche avere un senso proteggersi! (attenzione: gli altri non sono dei nostri nemici; il fatto è semplicemente che, se non siamo in grado di fare qualcosa in quella situazione, è utile pensare a noi stessi; però troppa protezione ci rende insensibili all'unione: come ci ricordava Jen, lo Yoga è anche l'arte del Guerriero, ed il Guerriero si difende quando le forze esterne si fanno troppo difficili per essere affrontate; quella condizione di difesa non deve diventare però una situazione di comodo, una dipendenza).
Bach, (lo scopritore dei "Fiori di Bach"), che era una persona estremamente sensibile (era in grado di percepire l'influenza vibrazionale dei fiori sulle nostre emozioni!) ha scoperto un fiore importante dedicato alla "Protezione" dall'esterno: può essere utile consultare un terapeuta per approfondire l'argomento.
E' quindi molto importante cercare di comprendere cosa sta producendo le nostre cadute di energia. E quale è la svolta, l'interruttore, che può cambiare la situazione (ricordiamo che ciò che sentiamo, e che ci crea il problema, è in realtà proprio ciò che ci serve per risolvere quel problema).
Dal punto di vista dell'Hata Yoga, se si tratta di un "blocco psicologico" legato ad una "Memoria" non piacevole, possiamo cercare di capire se agisce attraverso un blocco fisico (una postura errata). Chiedersi, ad esempio, se i nostri "canali esegetici sono tutti (piacevolmente) allungati e rilassati. Se la nostra colonna è ben diritta (il sacro che va verso il terreno e la nuca verso il cielo). Se i nostri organi sono ben rilassasti, ecc.. .
Poi possiamo cercare di capire quali possono essere le influenze esterne: energie dell'ambiente; sensazioni prodotte dalla situazione, dalla presenza di altre persone (ci sentiamo indifesi, inadeguati, ecc..). Provando a capire che non si è, in quel momento, un soggetto passivo, che subisce la situazione, ma che ha un senso (una sua utilità, un suo ruolo attivo: "cosa posso fare, proprio ora, per quella persona"?).
(non dimentichiamoci però che alcune attività possono essere veramente stancanti, anche solo perchè non in accordo con quella che è la nostra "missione di vita"; e quindi che ogni tanto le sensazioni negative servono anche ad indicarci che ogni tanto nella nostra vita dobbiamo effettuare scelte radicali che modifichino le nostre abitudini, per portarci più vicino alle nostre "inclinazioni").
grazie
l u c a
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