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yogash chittavritti nirodhah

autore messaggio
Paolo proietti
brahmana
brahmana


registrato: 08/05/05
messaggi: 6018
località: Roma

inviato: 03/09/13 19:47
oggetto: yogash chittavritti nirodhah

rispondi citando messaggio privato
Sono sempre più convinto del fatto che (nello yoga come per altre arti) riflettere sui significati letterali dei termini "tecnici" sia una delle chiavi della conoscenza.
Il sanscrito, si sa, è lingua complessa.
L'alfabeto è formato da una cinquantina di lettere (meglio sarebbe dire suoni) e le parole cambiano significato a secondo della posizione che assumono in una frase o dei termini cui sono collegate.
Se si parla dello specifico dello yoga, poi, la situazione si fa ancora più complicata, perché non esiste, nell'occidente moderno, nessuna arte paragonabile alla "danza di Shiva".

Ogni arte ha un proprio gergo, un linguaggio tecnico nato dall'esperienza pratica, perfettamente comprensibile solo agli addetti ai lavori.

In virtù della comune esperienza pratica, il gergo di un pittore di Varazze, ad esempio, avrà delle similitudini con quello di un pittore di Katmandu e alla fin fine si comprenderanno.
Per lo yoga, invece, ci si è invece dovuti inventare un codice di sana pianta, in pratica una nuova lingua.



Ovviamente quelli che giocano meglio con le parole sono gli scrittori e i poeti, così è avvenuto che certe "perifrasi ad effetto" ideate dai letterati si siano sovrapposte ai significati originali rendendo talvolta impossibile la piena comprensione degli insegnamenti tradizionali.

Uno dei più fortunati creatori di slogan e brillanti giri di parole è stato Mircea Eliade, che secondo me è stato uno dei più grandi romanzieri del '900, ma per sua stessa ammissione, non conosceva perfettamente né il sanscrito né il tibetano.
E' a lui che si deve lo slogan "LO YOGA E' UNIONE" che nonostante non appaia in nessun testo precedente al '900 è divenuto la definizione principe dello Yoga.

Un'altra delle sue brillanti invenzioni (oggi caduta in disgrazia) è la traduzione di Samadhi con il neologismo ENSTASI, ed un'altra ancora, se non sbaglio, è la traduzione del secondo sutra di Patanjali (yogasutra) yogaś citta vṛtti nirodhaḥ con: LO YOGA E' LA SOSPENSIONE DELLE MODIFICAZIONI DELLA MENTE.
Questa traduzione è divenuta così popolare da essere identificata con Patanjali stesso e con il Raja Yoga, ed è pure plausibile....ma approfondendo lo studio viene il sospetto che ci sia qualcosa d'altro.
चित्त citta ad esempio che nel sutra si traduce con mente, significa qualcosa di più e di diverso. E' lo spazio interno dell'individuo, e, assieme, la rappresentazione del mondo che egli fa in base alle sue conoscenze, emozioni, tendenze innate.

E' insieme la rappresentazione dell'individuo e la rappresentazione soggettiva del mondo.

निरोध nirodha che viene tradotto con SOPPRESSIONE ha più il senso di confinare, controllare, ma nello yoga dei siddha e dei kaula è il nome di un flusso energetico e di una particolare nadi, Nirodhika.

वृत्ति vṛtti infine che viene tradotto con modificazioni o vortici, ha più il senso di RUOLO, SPECIALIZZAZIONE.

Per un attore specializzato nell'interpretare il ruolo di Arlecchino, ad esempio, Arlecchino è una vṛtti.



Cogliere questa sfumatura nella pratica dello yoga, è fondamentale.

Dire che LO YOGA E' LA SOPPRESSIONE DELLE MODIFICAZIONI DELLA MENTE può condurre nel campo della speculazione intellettuale, della riflessione sulla natura della mente e del pensiero, tipici della filosofia e della psicologia occidentali che magari confinano con lo yoga, MA NON SONO YOGA!
La cosa in sé non è negativa, ma se studiando i testi di yoga, scopriamo che le vṛtti risiedono nei petali dei cakra e che questi sono considerati una realtà fisica, tangibile, dovremo ammettere la possibilità che il secondo , celebre sutra di Patanjali abbia, anche, significati e valenze operative che neppure immaginiamo.

Se leggiamo gli Yoga Sutra vedremo che Patanjali, dopo aver parlato di vṛtti al secondo sutra, ne riconosce cinque gruppi: sonno, immaginazione, memoria, retta conoscenza, errata conoscenza.

Si tratta di ruoli, specializzazioni, della citta termine che, come abbia visto non significa propriamente mente, ma indica lo spazio interiore dell'essere umano, chiamato talvolta citta-akasha, per distinguerlo dallo spazio esterno (sia lo spazio propriamente detto che la visione generale del mondo) detto maha-akasha e dall'assoluto inteso come infinito spazio cosciente o cit-akasha.

Questo spazio, interiore è l'ATTORE che, per Patanjali, può interpretare le cinque tipologie di ruoli (vṛtti) sonno, immaginazione, memoria ecc.
5 come cinque sono i gruppi di consonanti dell'alfabeto sanscrito che, iscritte nei petali, indicano le particolari vibrazioni dei vari cakra.


Le vṛtti sono dei ruoli e al tempo stesso sono delle frequenze vibratorie.
E' come dire che ascoltando LA VIBRAZIONE DELL'ERRATA CONOSCENZA interpreto il ruolo del CATTIVO CONOSCITORE o ascoltando LA VIBRAZIONE DEL SONNO interpreto il ruolo di COLUI CHE DORME.....



L'immagine, tradizionale, di Milarepa che ascolta i "suoni sottili" con l'orecchio destro rappresenta il processo, misterioso, dell'intonazione.

E' una cosa che sto studiando con Ivana Cecoli, cantante e Sahaja Yogini (https://www.facebook.com/events/13 89773501250708/)

In pratica se, ascoltando una nota o una melodia si svuota la mente e si lascia fluire il suono dall'orecchio destro, la lingua, la gola, il palato si organizzano per riprodurre esattamente quella nota o quella melodia.

Con le vṛtti dei cakra, che sono vibrazioni al pari delle note (non importa se interne o esterne) accade la stessa cosa.

Il corpo, inteso come corpo parola e mente, si organizza per risuonare con quella data vibrazione.
Il segreto per comprendere il processo dell'intonazione e della risonanza sta nei cinque vayu secondari (9 secondo alcuni)

Sappiamo infatti che ciò che chiamiamo Prana è in realtà una serie di soffi vitali che, pur avendo sede in diversi cakra, si uniscono e in un certo senso nascono dal centro dell'ombelico



i dieci petali di nabhi cakra sono le dieci nadi in cui scorrono i cinque venti principali (PRANA, APANA, UDHANA, VYANA e SAMYANA) e i cinque venti secondari come DEVADATTA che, se non sbaglio, ha il compito di aprire e chiudere gli occhi e, secondo alcuni testi, permane dopo la morte fisica creando quei fenomeni che chiamiamo fantasmi, fuochi fatui, ecc.

Il sonno, la fame, l'eccitazione della mente ( e magari la morte....considerata una modificazione del sonno) sono determinati dall'azione di determinati vayu, ovvero alla predominanza, nell'interrotto fluire dei soffi vitali, di questa o quella particolare vibrazione.

La citta, intesa come spazio interno, si organizza per riprodurre quella determinata vibrazione, mettendoci nell condizioni di interpretare il ruolo dell'affamato, ad esempio, o del dormiente, o del sognatore e così via.

So che può sembrare una bizzarria, ma pensate al misterioso potere di uno sbadiglio, una risata o un impulso violento: sono più contagiosi del virus dell'influenza!
Se in una cena uno comincia a sbadigliare nel giro di pochi istanti buona parte dei commensali lo imiterà.
Una risata sincera farà sembrare divertenti anche le battute più idiote e un tranquillo padre di famiglia coinvolto in una discussione da stadio si trasformerà facilmente in un pericoloso teppista.

Cosa significa quindi yogaś-citta-vṛtti-nirodhaḥ dal punto di vista dello yoga tantrico (ovvero di tutto ciò che si occupa di cakra, nadi, kundalini....)?

Visto che il corpo può organizzarsi per riprodurre le vibrazioni che fanno risuonare la corda coscienziale (la via mediana e i canali sottili che la circondano) se lo yogin riesce ad intonarsi con il suono fondamentale, la tonalità di base dell'universo, le altre vibrazioni (e quindi i venti che circolano nelle nadi/petali dei cakra) perdono progressivamente il loro potere di fascinazione e la Mente può riposare in se stessa, ovvero interpretare il ruolo dell'Universo e del demiurgo.
E' questa la vera via della devozione: ASCOLTARE LA PAROLA, FARLA RISUONARE DENTRO DI SE' e, infine, DIVENIRE LA PAROLA.

Om Adesh!
p.
_________________
Il Manzo non Esiste
gb
brahmana
brahmana


registrato: 26/04/05
messaggi: 4263

inviato: 04/09/13 01:39
oggetto: Re: yogash chittavritti nirodhah

rispondi citando messaggio privato
Paolo proietti ha scritto:
Se leggiamo gli Yoga Sutra vedremo che Patanjali, dopo aver parlato di vṛtti al secondo sutra, ne riconosce cinque gruppi: sonno, immaginazione, memoria, retta conoscenza, errata conoscenza.

Si tratta di ruoli, specializzazioni, della citta termine che, come abbia visto non significa propriamente mente, ma indica lo spazio interiore dell'essere umano, chiamato talvolta citta-akasha, per distinguerlo dallo spazio esterno (sia lo spazio propriamente detto che la visione generale del mondo) detto maha-akasha e dall'assoluto inteso come infinito spazio cosciente o cit-akasha.

Questo spazio, interiore è l'ATTORE che, per Patanjali, può interpretare le cinque tipologie di ruoli (vṛtti) sonno, immaginazione, memoria ecc.
5 come cinque sono i gruppi di consonanti dell'alfabeto sanscrito che, iscritte nei petali, indicano le particolari vibrazioni dei vari cakra.


Le vṛtti sono dei ruoli e al tempo stesso sono delle frequenze vibratorie.
E' come dire che ascoltando LA VIBRAZIONE DELL'ERRATA CONOSCENZA interpreto il ruolo del CATTIVO CONOSCITORE o ascoltando LA VIBRAZIONE DEL SONNO interpreto il ruolo di COLUI CHE DORME.....



L'immagine, tradizionale, di Milarepa che ascolta i "suoni sottili" con l'orecchio destro rappresenta il processo, misterioso, dell'intonazione.

E' una cosa che sto studiando con Ivana Cecoli, cantante e Sahaja Yogini (https://www.facebook.com/events/13 89773501250708/)

In pratica se, ascoltando una nota o una melodia si svuota la mente e si lascia fluire il suono dall'orecchio destro, la lingua, la gola, il palato si organizzano per riprodurre esattamente quella nota o quella melodia.

Con le vṛtti dei cakra, che sono vibrazioni al pari delle note (non importa se interne o esterne) accade la stessa cosa.

Il corpo, inteso come corpo parola e mente, si organizza per risuonare con quella data vibrazione.
Il segreto per comprendere il processo dell'intonazione e della risonanza sta nei cinque vayu secondari (9 secondo alcuni)

Sappiamo infatti che ciò che chiamiamo Prana è in realtà una serie di soffi vitali che, pur avendo sede in diversi cakra, si uniscono e in un certo senso nascono dal centro dell'ombelico



i dieci petali di nabhi cakra sono le dieci nadi in cui scorrono i cinque venti principali (PRANA, APANA, UDHANA, VYANA e SAMYANA) e i cinque venti secondari come DEVADATTA che, se non sbaglio, ha il compito di aprire e chiudere gli occhi e, secondo alcuni testi, permane dopo la morte fisica creando quei fenomeni che chiamiamo fantasmi, fuochi fatui, ecc.

Il sonno, la fame, l'eccitazione della mente ( e magari la morte....considerata una modificazione del sonno) sono determinati dall'azione di determinati vayu, ovvero alla predominanza, nell'interrotto fluire dei soffi vitali, di questa o quella particolare vibrazione.

La citta, intesa come spazio interno, si organizza per riprodurre quella determinata vibrazione, mettendoci nell condizioni di interpretare il ruolo dell'affamato, ad esempio, o del dormiente, o del sognatore e così via.

So che può sembrare una bizzarria, ma pensate al misterioso potere di uno sbadiglio, una risata o un impulso violento: sono più contagiosi del virus dell'influenza!
Se in una cena uno comincia a sbadigliare nel giro di pochi istanti buona parte dei commensali lo imiterà.
Una risata sincera farà sembrare divertenti anche le battute più idiote e un tranquillo padre di famiglia coinvolto in una discussione da stadio si trasformerà facilmente in un pericoloso teppista.

Cosa significa quindi yogaś-citta-vṛtti-nirodhaḥ dal punto di vista dello yoga tantrico (ovvero di tutto ciò che si occupa di cakra, nadi, kundalini....)?

Visto che il corpo può organizzarsi per riprodurre le vibrazioni che fanno risuonare la corda coscienziale (la via mediana e i canali sottili che la circondano) se lo yogin riesce ad intonarsi con il suono fondamentale, la tonalità di base dell'universo, le altre vibrazioni (e quindi i venti che circolano nelle nadi/petali dei cakra) perdono progressivamente il loro potere di fascinazione e la Mente può riposare in se stessa, ovvero interpretare il ruolo dell'Universo e del demiurgo.
E' questa la vera via della devozione: ASCOLTARE LA PAROLA, FARLA RISUONARE DENTRO DI SE' e, infine, DIVENIRE LA PAROLA.

Om Adesh!
p.


Ho letto questo dopo aver scritto l'aggiunta sui calcoli renali nel msg sui benefici del pranayama (leggete lì se volete dopo aver letto questo di Paolo)...

http://www.yoga.it/forum/viewtopic. php?p=68549#68549&sid=34e1eb45511a2 df80f0455c88d9ddb6c

...mi torna tantissimo quello che scrivi: per anni ho "ascoltato" rabbia e paura in casa, e le ho riprodotte come una sorta di stazione radiofonica, ho vibrato di rabbia e paura e il corpo si è "organizzato" di conseguenza.

Poi la pratica mi ha portato in qualche modo ad ascoltare altro, e non mi sono più accordato con quelle vibrazioni e di lì tutto il resto (calcoli che se ne vanno, etc.) con corrispondenza corpo parole mente autoevidente...

Anche perchè ascoltandomi, è stato ad un certo punto che quelle caratteristiche non erano mie, che le stavo mimando ma non mi appartenevano.

Ma vi rendete conto di quanto può essere bello questo viaggio???
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“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci
fabio
brahmana
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registrato: 24/03/06
messaggi: 2742

inviato: 04/09/13 12:17
oggetto: Re: yogash chittavritti nirodhah

rispondi citando messaggio privato
Paolo proietti ha scritto:
se lo yogin riesce ad intonarsi con il suono fondamentale, la tonalità di base dell'universo, le altre vibrazioni
Om Adesh!
p.



Lo yoga deve cominciare meditando sulla sillaba OM e, senza più pronunciarla perseverare: per una presa di consapevolezza si raggiunge l'Essere, non il non-essere.(Brahma Bindu upanishad, 7)

Hari OM! OM è tutto questo. Segue infatti una chiara spiegazione: ciò che è passato, presente e futuro è realmente OM. E ciò che oltrepassa questa triplicità temporale, in verità, è sempre OM. (Mandukya Upanisad, I, I)


(vecchi appunti...)

Mi sembra che tu dicevi, tempo fa, che il suono OM (AUM) va compreso. E va fatto vibrare a frequenze molto alte.
Come si comprende questa frequenza? Forse l'intonazione è comprensione?
_________________
IL GRANDE CONTROLLORE
Paolo proietti
brahmana
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registrato: 08/05/05
messaggi: 6018
località: Roma

inviato: 04/09/13 15:03
oggetto: Re: yogash chittavritti nirodhah

rispondi citando messaggio privato
fabio ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:
se lo yogin riesce ad intonarsi con il suono fondamentale, la tonalità di base dell'universo, le altre vibrazioni
Om Adesh!
p.



Lo yoga deve cominciare meditando sulla sillaba OM e, senza più pronunciarla perseverare: per una presa di consapevolezza si raggiunge l'Essere, non il non-essere.(Brahma Bindu upanishad, 7)

Hari OM! OM è tutto questo. Segue infatti una chiara spiegazione: ciò che è passato, presente e futuro è realmente OM. E ciò che oltrepassa questa triplicità temporale, in verità, è sempre OM. (Mandukya Upanisad, I, I)


(vecchi appunti...)

Mi sembra che tu dicevi, tempo fa, che il suono OM (AUM) va compreso. E va fatto vibrare a frequenze molto alte.
Come si comprende questa frequenza? Forse l'intonazione è comprensione?


Le indicazioni di Shankara nel commento ai karika di Gaudapada alla Mandukya sono molto precise, ma devi tener conto della base dello yoga del suono e della fisiologia sottile:
"...la A e la U devono nascere e morire nella M"

Se si parla di AUM come pranava tieni conto che M non è M ma è NADA+BINDU cioè anunasika.

Lo so che i linguisti non fanno differenza tra anusvara (prolungamento della consonante m o n) e anunasika (chiusura e nasalizzazione dell'ultima vocale della parola) ma se in sanscrito si indicano con segni grafici diversi una differenza ci dovrà pur essere.

La M dell'AUM è Rudra e Rudra, come dice Gorakanath è "SOTTOPOSTO AL GUNA TAMAS".
Sappiamo anche che la casa di Rudra (l'urlatore) è nel palato molle.

E sappiamo pure che il nodo di Rudra è localizzato nel punto tra le sopracciglia.

Praticando vedrai che spostando il mento verso il petto il punto tra le sopracciglia (chiasma ottico) si ritroverà all'altezza del palato molle e facilmente potrai disegnare mentalmente un asse parallelo al suolo che va da ajna cakra al palato molle al cervelletto passando per Pituitaria (epifisi) e Pineale (ipofisi).

Adesso intonati con il tuo suono interiore (tappa le orecchie fin quando non trovi la vibrazione base, il suono della vita) e cerca di farlo risuonare al palato molle portando l'aria dalla trachea alla zona immediatamente dietro il naso.

Quando il suono prende la forma di una specie di MMMNNNN, immagina che sia la base di un triangolo.

Il lato di sinistra, legato a Ida/Varuna, sarà la A e il lato di destra, legato a Pingala/Mitra, sarà la U.

Fai ruotare il triangolo attorno alla base (M) aprendo la bocca progressivamente e i due suoni compariranno da soli producendo a loro volta altri suoni (overtones) che andranno a stimolare la parte superiore della testa.

Basterà chiudere, sempre progressivamente, la bocca per sentire tutti i suoni spegnersi nella M.

Le due diverse funzioni delle orecchie sono collegate alle due diverse caratteristiche delle nadi di destra e delle nadi di sinistra.

Le nadi di sinistra (orecchio sinistro) lungo le quali circola KUNDALINI DI LUNA, sono legate a RTA ritmo universale.

Le nadi di destra (orecchio destro) lungo le quali circola KUNDALINI DI SOLE sono legate alla conoscenza del ritmo universale.
Questa conoscenza/comprensione si applica "attivando l'orecchio destro".
In pratica è come dici tu: l'intonazione è comprensione del ritmo universale.

L'organismo si organizza per seguire quel ritmo e quindi per entrare in sintonia con LA MUSICA DELLE SFERE.

Ma questa sintonia non è il lavoro dello yogin: è il punto di partenza del lavoro.

Il lavoro vero consiste nel far risalire KUNDALINI DI FUOCO attraverso CITRINI NADI e stabilizzarla.

CITRINI è la Nadi di CITRA che oltre ad essere la stella più luminosa del triangolo di primavera (considerata sacra con il nome di Spica sia dai greci che dai celti) è anche CIT intesa come coscienza e RA inteso come colui che colore alla luce, l'occhio del sole.

La vera coscienza, la consapevolezza pura è Kundalini di fuoco che risale attraverso citrini nadi.

A questo punto osserva il simbolo dell'AUM



La nasalizzazione come si è detto è formata da NADA (la mezzaluna) e BINDU (il punto).

Nada è il nome con cui sono indicati i raggi della creazione che risuonano nei cakra, i MARICHI



Ovvero 56 raggi in muladhara cakra, 62 in svadhisthana, 52 in manipura, 54 in anahata, 72 in vishuddha e 64 in ajna.
I 64 raggi in ajna vengono chiamati talvolta "LE 64 YOGINI" , se tieni presente che la parola आज्ञा ājñā è femminile e significa ordinatrice, forse ne comprenderai il motivo.

Quindi la mezzaluna dell'AUM rappresenta le Nada, ovvero i 360 raggi della creazione (risonanze celesti)
Il Bindu rappresenta invece la sillaba seme che risuona nel pericarpo dei fior di loto posti (i principali sei) tutti intorno al canale mediano della colonna vertebrale, ovvero:

LAM, VAM, RAM, YAM, HAM.

Quella specie di sedere di scimmia con la coda che forma il resto dell'AUM innanzitutto è lettera simile alla doppia U


E questo probabilmente fornisce delle indicazioni sulla pronuncia di AUM (c'è un semitono di differenza tra la prima tra la A e la U, per esempio FA- FA#).

In secondo luogo rappresenta le KALA (FASI) dell'universo indicate con le sillabe inscritte nei petali.

A = BRAHMA = influenza del Guna RAJAS
U = VISHNU = Influenza del Guna SATTVA.

L'insorgere e il tramontare di kundalini di sole e kundalini di Luna rappresentato dalle vibrazioni delle sillabe dei petali cantate in senso orario, e ciò che indica il tempo e lo spazio dell'universo.

M=RUDRA = Influenza del GUNA TAMAS, rappresenta l'assorbimento di Kundalini di Sole e Kundalini di Luna nella corrente di Kundalini di Fuoco, ovvero la fine di ogni ciclo cosmico e di ogni esistenza individuale.

La risalita di kundalini di Fuoco nell'orgasmo, prima di svenire, prima di morire è il samadhi, ovvero l'attimo in cui possono coesistere l'assorbimento e la testimonianza cosciente dell'assorbimento.

La percezione della Chiara Luce o il momento in cui la mente risiede in se stessa.

Lo Yogin è colui che fa risuonare Kundalini di fuoco non nelle occasioni ordinarie (orgasmo, sonno, svenimento, morte), ma in seguito alla pratica, e stabilizza questa vibrazione [ una vibrazione fisica che si avverte come il rapido oscillare delle due nadi principali (Ida e Pingala) ed il loro unirsi nel suono fondamentale] al loto dai mille petali (dove risuonano venti volte tutte le kala ovvero le cinquanta sillabe dell'alfabeto, e tutti i marichi, ovvero le 360 risonanze celesti) o al Cakra segreto del cuore (posto non sulla colonna, ma al centro del torace, tra il cuore fisico e il diaframma toracico).

Sintetizzo: La comprensione è l'intonazione.
L'intonazione è il lasciarsi andare al ritmo naturale, ovvero l'arrendersi (surrender) alla vibrazione celeste in modo che il corpo si auto-organizzi per ripeterla.
La realizzazione è la consapevolezza di emettere la vibrazione celeste, e, in fine, di essere la Vibrazione celeste.
Questa consapevolezza dell'IDENTITA' tra il JIVA (suono base dell'individuo), l'ATMAN (suono base della vita percepita come tale dall'insieme degli esseri viventi) e il BRAHMAN (suono base dell'Universo) è rappresentata dalla parola ADESH!

Ascoltare la PAROLA.
Far risuonare la PAROLA.
Essere la PAROLA
:

l'insegnamento dei Siddha (Patanjali) dei Nath (Goraksha), dei Kaula (Abhinavagupta) si può sintetizzare in queste tre frasi.

Se ascolti il nome e risuoni il nome dice Goraksha, basta praticare per 24 minuti, le 64 yogini e i 56 kalwa arriveranno alla casa dei mille colori e Sri Narada suonerà la vīṇā nel soggiorno di casa per farti intonare il tuo canto meraviglioso.

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inviato: 04/09/13 15:35
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e sti c azzi. hai detto niente... Shocked
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inviato: 31/12/13 19:04
oggetto: Re: yogash chittavritti nirodhah

rispondi citando messaggio privato
Paolo proietti ha scritto:
Sono sempre più convinto del fatto che (nello yoga come per altre arti) riflettere sui significati letterali dei termini "tecnici" sia una delle chiavi della conoscenza.
.
E' questa la vera via della devozione: ASCOLTARE LA PAROLA, FARLA RISUONARE DENTRO DI SE' e, infine, DIVENIRE LA PAROLA.

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Stavo tentando di analizzare i tuoi messaggi rimasti senza rispostei e mi trovavo di fronte a cattedrali barocche così piene di volute che l'occhio non sapere dove guardare.
Ho capito quindi perchè nessuno finora si è azzardato a fare una osservazioni, anche se io ci provo lo stesso.
Invece l'analisi in questo messaggio è molto forbita e tocca un vecchio mio intervento di interpretazione dei sutra.
Hai fatto quì una analisi letterale molto plausibile che mi trova concorde.
Infatti anch'io dissentivo sul "sopprimere" e optavo per il "calmare" e se sei d'accordo formulerei:
"La mente agitata va calmata per ascoltare meglio".
Possiamo vedere le altre righe?
O fose l'hai già fatto?
Cercherò o forse mi puoi indirizzare tu sui tuoi messaggi specifici.
Om
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Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
Nella Natura, nello Yoga, nella Scienza i percorsi si intrecciano e producono l'evoluzione.
Il cambiamento è vita.
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