Lo yoga non e' unione

misticismo, esoterismo, riflessioni e temi vari
Paolo proietti
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Lo yoga non e' unione

Messaggioda Paolo proietti » 8 maggio 2013, 20:32

Per recitare un mantra è necessario conoscere la corretta pronuncia delle parole sanscrite, perché il linguaggio, nello Yoga, è TECNICA OPERATIVA.

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Ogni lettera dell'alfabeto sanscrito rappresenta una particolare forma di energia e ogni parola la manifestazione del vario combinarsi delle energie della creazione.

Ma c'è anche un aspetto pratico: in sanscrito esistono cinque classi di vocali e cinque classi di consonanti, collegate a cinque diverse forme della शक्ति śakti e ai cinque elementi fondamentali della materia (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) e ogni "classe" corrisponde ad una diversa modalità di emissione vocale:

kaṇṭhya (Gutturali), tālavya (Palatali), oṣṭhya (Labiali), mūrḍhanya (Retroflesse), dantya (Dentali)
Ogni classe di lettere, cioè, vibra e stimola zone diverse della bocca e del cranio producendo effetti "FISICI" diversi, che hanno una qualche attinenza con il valore simbolico della parola, per cui occorre fare molta attenzione sia al significato.

Ad esempio, शक्ति śakti è parola usata come sinonimo della DEA, dell'energia femminile universale e dell'organo sessuale femminile, ma letteralmente significa "potere, "abilità", "aiuto", "dono" e "spada".

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Si dovrebbe pronunciare CIAkti, con la "c" morbida toscana ma visto che la troviamo quasi sempre critta all'inglese, Shakti, la stragrande maggioranza dei praticanti la chiama sciacti.

Lo so che, in apparenza almeno, non fa gran differenza, ma se ci sforzassimo di pronunciar bene le singole lettere e prendessimo l'abitudine di scrivere le parole sanscrite nelle translitterazione IAST (International Alphabet of Sanskrit Transliteration) o ASCII (il sistema di translitterazione usato per l'arabo e il persiano) potremmo cominciare a renderci conto della delicatezza e della ricchezza del sanscrito, avvicinandosi alla reale comprensione dell'arte dei Mantra.

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Il sanscrito che si parla nelle nostre scuole di yoga spesso è frutto della pronuncia italiana di termini scritti per gli anglosassoni e questo ha creato quasi una lingua parallela, uno pseudo sanscrito che si è sostituito alla lingua originale.

Facciamo l'esempio della parola योगिन्yogin
E' un termine neutro che indica i praticanti di yoga senza distinzioni di sesso.
Se si tratta di un uomo si dovrebbe scrivere योगी yogī (il segno diacritico sulla i significa che è una doppia i, ii, se invece lo yogin è una donna si dovrebbe scrivere योगिनी yoginī.

In sanscrito la G è gutturale, una K più morbida, simile all'italiano GH (Ghiro), per cui si dovrebbe leggere:
योगिन्yogin = IOGHIN
योगी yogī= IOGHII
योगिनी yoginī = IOGHINII

Ma visto che gli americani scrivono quasi sempre yogi, noi lo pronunciamo con la G morbida e senza la doppia I.
Niente di male , ovviamente, solo che योजि yoji in sanscrito vuol dire tutt'altra cosa: significa "Tirante"(yoji daṇḍa)

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Sicuramente ci sarà qualcuno che troverà delle affinità tra il "tirante" e il praticante di Yoga, anche in virtù della interpretazione di Yoga come unione perchèfatto derivare da युज् yuj, ("Unire", "Connettere") come योजि yoji ("Tirante", "Giunto").

Già. perchè YOGA SIGNIFICA UNIONE, è la prima cosa che mi hanno insegnato.

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Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Per giocare un po' ho confrontato le lettere sanscrite che compongono la parola Yoga
य् + ओ + ग् + अ = योग
e le ho confrontate con quelle che compongono la parola Yuja ("ciò che unisce","ciò che "connette")
य् + उ + ज् + अ = युज
e devo dire che graficamente non è che mi sembrano molto simili.
E anche il suono, nonostante ciò che si può pensare, è molto diverso.
J e G in sanscrito non sono nemmeno lontane "parenti": la J appartiene alla classe di lettere detta ālavya (Palatali) , ovvero:
च ca
छ cha
ज ja
झ jha
ञ ña
य ya
श śa
mentre la G appartiene alla classe detta kaṇṭhya (Gutturali) ovvero

क ka
ख kha
ग ga
घ gha
ङ ṅa

Perchè mi sono chiesto, a qualcuno dovrebbe venire in mente di trasformare योग YUJA in योग YOGA?

E' vero che non mi intendo di etimologia, ma sarebbe come far derivare, in italiano NIDO da NASO o PILA da PETA: è mai possibile che gli antichi indiani ragionassero in maniera tanto dissimile alla nostra?

Il sanscrito è lingua sillabica.
La lettera G, ad esempio si pronuncia GA.
Se in una parola con la G non si deve pronunciare la A o è presente un'altra vocale, si aggiunge un segnetto alla consonante.
Facciamo di nuovo un esempio : quella che noi chiamiamo G dura (gh) in sanscrito è GA e si scrive così:

con il ricciolino che indica il percorso dell'aria sulla lingua nella pronuncia della consonante G e la stanghetta verticale la A

Se voglio farla leggere senza la A aggiungo un segno obliquo sotto la stanghetta verticale:
ग्

Se invece voglio unire la G ad altre vocali aggiungerò segni differenti:
GE (ghe) = गे
GO = गो
GU = गु
GI (ghi)= गि (la I di solito si mette prima della sillaba).

La parola YOGA nasce evidentemente dalla modificazione della parola YAGA, formata dalla consonante palatale YA य e dalla consonante gutturale GA ग , ovvero YAGA यग.

Aggiungendo la O alla Y (यो) si ottiene appunto YOGA योग.

E' importante comprendere che non si tratta di sostituire una vocale ad un altra, la O non si sostituisce alla A, ma si aggiunge (aggiunge qualità) alla sillaba YA che è il nome proprio della lettera ed ha un significato preciso: E' IL SUONO RADICE DEL VENTO E DEL MOVIMENTO
यं yaṃ

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GA ग, invece indica sia l'assolo di canto, sia l'esistenza in sé, sia colui/colei che ha ha una relazione sessuale con qualcuno, ma soprattutto è il vero nome di गणेश gaṇeśa, il "signore delle schiere", dove le schiere sono i pensieri della mente raziocinante.
Il suon radice गं gaṃ, bija mantra di Gaṇeśa, è "IL SUONO CHE DISTRUGGE LE SOFFERENZE.

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La parola YAGA यग può essere intesa quindi come "ANDARE A CANTARE", "ANDARE A DONARSI (nell'accezione dell'amore erotico)", "ANDARE DAL SIGNORE DELLE SCHIERE", ANDARE AD ESSERE"....

याग yāga con la A doppia significa invece "SACRIFICIO", CERIMONIA", "RITUALE" "CONFERIMENTO".
Tutta roba che secondo me a più a che vedere con lo YOGA di un tirante.
C'è ancora da parlare della O che, nella mia ipotesi, viene aggiunta alla parola YAGA.
In sanscrito le lettere fondamentali sono tre, A, I ed U e rappresentano le tre Potenze Primordiali dell'Universo.
A sta per अनुत्तर anuttara, l'ECCELLENTE, la SUPREMA.
I sta per इच्छा icchā, il DESIDERIO.
U sta per उन्मेष unmeṣa l'ESPANSIONE.

La manifestazione ha luogo (diviene percepibile) quando le tre Potenze arrestano per un istante la loro corsa infinita e "A-LOGICA" (tutto ciò che è infinito è a-logico...).

In un certo senso si riposano.
Il punto di riposo della A, la SUPREMA è आनन्द ānanda, la BEATITUDINE.
Il punto di riposo della I, il DESIDERIO, è ईषणा īṣaṇā, la CAPACITA' CREATIVA.
Il punto di riposo della U, l'ESPANSIONE, è ऊर्मि ūrmi, l'ONDA.

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I punti di riposo, ऊर्मि ūrmi, ईषणा īṣaṇā e आनन्द ānanda sono tre potenze "diverse" dette "LUNARI" e sono contenute, in un certo senso , nel flusso infinito delle prime tre
(अनुत्तर anuttara, इच्छा icchā e उन्मेष unmeṣa ), dette invece solari.
Si parla di POTENZE, quindi di possibilità di azione.
L'azione del manifestare ha inizio quando le potenze lunari iniziano a "fuoriscire" dal flusso infinito generando Luminosità (la semivocale RA र ) e Stupore (la semivocale ल LA).

Da Luminosità e Stupore nascono altre quattro vocali ऋṛ, ॠṝ, ऌḷ e ॡḹ.

E' adesso, e solo adesso che le sei potenze (le"tre lunari" e le tre "solari") cominciano ad "urtarsi e mescolarti tra di loro.
Nell'urto tra la "Suprema" A, la Beatitudine A, il Desiderio I e la Volontà Creativa I, si generano le vocali ए E ed ऐ AI ( intercambiali nei mantra).
Nell'urto tra la "Suprema" A, la Beatitudine A, l'Espansione U e l'Onda U, si generano invece le vocali ओ O ed औ AU (anch'esse intercambiabili).
So che è complesso, o forse pare complesso, ma aggiungo un ultima informazione: si era detto che in sanscrito ci sono cinque classi di lettere, kaṇṭhya (Gutturali), tālavya (Palatali), oṣṭhya (Labiali), mūrḍhanya (Retroflesse), dantya (Dentali), ma in realtà ci sono altri due gruppi di vocali.
La E, la AI la O e la AU formano due classi a parte, miste, dette kaṇṭhatālavya
(Palato-Gutturali) e kaṇṭhoṣṭhya (Labio-Gutturali).

Ogni lettera nasce da un diverso punto del corpo, risuona in punti diversi e necessità di un diverso movimento delle labbra, della lingua e del palato molle.
La O e la AU sono Labio-Gutturali perchè nascono dall'incontro/accordo di A (Gutturale) e di U (Labiale), aggiungerle alla parola YAGA यग significa (a livello simbolico, psichico e fisico) arrestare per un attimo (o per l'eternità) il MOVIMENTO VERSO L'OFFERTA, O VERSO L'AMATO, o per farsi partecipi del RIPOSO DELL'ESPANSIONE E DELLA POTENZA SUPREMA, del "momento in cui le potenze lunari e le potenze solari si sfuggono e si cercano l'un l'altra, nel gioco eterno della manifestazione.
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Lo YOGA è il RIPOSO DELLE POTENZE DELLA CREAZIONE!
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Messaggioda Onkar Singh » 8 maggio 2013, 22:55

" ...... Consider the origin of the word “yoga.” Yoga, as we in the West understand it, has come from the biblical word, yoke. This from the root word in Sanskrit: jugit. They both mean "to join together" or "to unite." ...... "

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Messaggioda Paolo proietti » 9 maggio 2013, 0:00

Onkar Singh ha scritto:" ...... Consider the origin of the word “yoga.” Yoga, as we in the West understand it, has come from the biblical word, yoke. This from the root word in Sanskrit: jugit. They both mean "to join together" or "to unite." ...... "

Yogi Bhajan

Jugit?
Boh, lo cercherò.
Una domanda: perché dice che Yoke (giogo credo) è un termine biblico?
Credo che Giogo in ebraico si dica עול 
ovvero ע ( Ajin che è una specie di nasalizzazione della lettera successiva) ו (Waw) che suona simile alla U (credo)
e ל (lamed) che dovrebbe essere come la L, quindi (spero che legga qualcuno che sa leggere l'ebraico così mi corregge) credo che giogo in ebraico suoni più o meno 'ul..... :roll:
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Messaggioda Onkar Singh » 9 maggio 2013, 0:07

Occhio che la Bibbia è vasta.
Contiene l'ebraico, l'aramaico e il greco.
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Messaggioda Indra » 9 maggio 2013, 7:40

..
Ultima modifica di Indra il 9 maggio 2013, 20:50, modificato 3 volte in totale.

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Messaggioda Toki » 9 maggio 2013, 10:48

Onkar Singh ha scritto:This from the root word in Sanskrit: jugit.


Come ha scritto Paolo nel primo post, la parola yoga si fa comunemente risalire alla radice verbale युज् yuj.


Anche Satyananda concorda con quest'etimologia. Se il sanscrito funziona in maniera simile a lingue semitiche come l'arabo, come mi pare di aver capito, ogni termine deriva giocoforza da una radice verbale, da qui non si scappa. Come nell'arabo, a volte le derivazioni possono mutare forma e non essere chiaramente riconoscibili.

Un'altra cosa che mi pare di aver capito è che il sanscrito è una lingua matemagica, quindi resta intatto il valore delle riflessioni di Paolo o dei geniali assoli di Luce Oscura.
Ultima modifica di Toki il 9 maggio 2013, 15:41, modificato 1 volta in totale.
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Re: Lo yoga non e' unione

Messaggioda fabio » 9 maggio 2013, 11:47

Paolo proietti ha scritto:YOGA non vuol dire UNIONE.
Lo YOGA è il RIPOSO DELLE POTENZE DELLA CREAZIONE!


Domanda stupida, da chi ha fatto molta fatica a seguire il discorso.
Il "riposo delle potenze della creazione", non potrebbe essere appunto inteso come "unione"?
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Messaggioda Toki » 9 maggio 2013, 16:10

PP ha scritto:Sicuramente ci sarà qualcuno che troverà delle affinità tra il "tirante" e il praticante di Yoga


Pronti. 8)

तन्त्र tantra è sostantivo neutro, formato dalla radice verbale तन् tan che significa appunto "tendere", e il suffisso indeclinabile ॰त्र -tra che, se ho capito bene ma non garantisco, dev'essere uno "strumentale". Quindi tantra può essere lo strumento del tendere. Tendere cosa?

tantrī, al femminile, indica la corda di un liuto, ma anche i vasi sanguigni (e linfatici) del corpo umano.

Raphael, Raphael... accordare.

Scopiazzo da http://www.yoga-integrale.it/Centro%20Yoga%20Genova_file/articoli%20YOGA/sanscrito.htm

La caratteristica unica del sanscrito è quella di non essere una lingua naturale (come il latino e il greco, anche loro lingue antiche di famiglia indo-europea) ma una lingua “grammaticale”.

(...)

Nell’opera di Panini si sviscerano i meccanismi grammaticali fondamentali del vedico (che sono gli stessi del sanscrito), quindi principalmente l’utilizzo dei casi (concetti di soggetto, oggetto e complementi vari), i concetti di sostantivo aggettivo e pronome, i generi e i numeri, la coniugazione verbale (concetti di persona, modo, tempo, voce, ecc.) e l’utilizzo degli indeclinabili (particelle, avverbi, forme verbali non coniugate).

Ma oltre a ciò (e in questo sta la vera fondazione del sanscrito) la grammatica di Panini definisce le regole morfologiche “dietro” alla formazione delle parole, identificando i concetti di radice, suffisso, terminazione e definendo le regole con cui tali elementi minimi della parola agiscono e si uniscono fra loro.




W LA BUDDHI :D
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Re: Lo yoga non e' unione

Messaggioda Paolo proietti » 9 maggio 2013, 17:15

fabio ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:YOGA non vuol dire UNIONE.
Lo YOGA è il RIPOSO DELLE POTENZE DELLA CREAZIONE!


Domanda stupida, da chi ha fatto molta fatica a seguire il discorso.
Il "riposo delle potenze della creazione", non potrebbe essere appunto inteso come "unione"?

la differenza è sottile, ma è importante.
Nel riposo delle potenze, esse , potenze solari e potenze lunari, non sono "disunite".
Sono rappresentate dalle stesse lettere A, I, U.
La molteplicità, la diversificazione, ha luogo dopo, quando la potenza si trasforma in azione.
A quel punto si creano RA (luminosità) e LA (stupore) e cominciano a prodursi tutte le cinque classi di lettere più le due combinate (quelle di Au/O e Ai/E).
YOGA=RIPOSO quindi, come dicono Shankara e Vyasa nel commento ai sutra di Patanjali, non Unione perchè niente è stato diviso.
ma non è questo il punto importante.
Ho dato quelò titolo solo per destare interesse.
Il discorso della nascita delle lettere e dei diversi effetti che hanno le loro diverse pronuncie, secondo me, è una parte essenziale della pratica Yoga.
Un sorriso,
P.
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Re: Lo yoga non e' unione

Messaggioda ckstars » 13 maggio 2013, 9:37

Paolo proietti ha scritto:Per recitare un mantra è necessario conoscere la corretta pronuncia delle parole sanscrite, perché il linguaggio, nello Yoga, è TECNICA OPERATIVA.

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Ogni lettera dell'alfabeto sanscrito rappresenta una particolare forma di energia e ogni parola la manifestazione del vario combinarsi delle energie della creazione.

Ma c'è anche un aspetto pratico: in sanscrito esistono cinque classi di vocali e cinque classi di consonanti, collegate a cinque diverse forme della शक्ति śakti e ai cinque elementi fondamentali della materia (Spazio, Aria, Fuoco, Acqua e Terra) e ogni "classe" corrisponde ad una diversa modalità di emissione vocale:

kaṇṭhya (Gutturali), tālavya (Palatali), oṣṭhya (Labiali), mūrḍhanya (Retroflesse), dantya (Dentali)
Ogni classe di lettere, cioè, vibra e stimola zone diverse della bocca e del cranio producendo effetti "FISICI" diversi, che hanno una qualche attinenza con il valore simbolico della parola, per cui occorre fare molta attenzione sia al significato.

Ad esempio, शक्ति śakti è parola usata come sinonimo della DEA, dell'energia femminile universale e dell'organo sessuale femminile, ma letteralmente significa "potere, "abilità", "aiuto", "dono" e "spada".

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Si dovrebbe pronunciare CIAkti, con la "c" morbida toscana ma visto che la troviamo quasi sempre critta all'inglese, Shakti, la stragrande maggioranza dei praticanti la chiama sciacti.

Lo so che, in apparenza almeno, non fa gran differenza, ma se ci sforzassimo di pronunciar bene le singole lettere e prendessimo l'abitudine di scrivere le parole sanscrite nelle translitterazione IAST (International Alphabet of Sanskrit Transliteration) o ASCII (il sistema di translitterazione usato per l'arabo e il persiano) potremmo cominciare a renderci conto della delicatezza e della ricchezza del sanscrito, avvicinandosi alla reale comprensione dell'arte dei Mantra.

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Il sanscrito che si parla nelle nostre scuole di yoga spesso è frutto della pronuncia italiana di termini scritti per gli anglosassoni e questo ha creato quasi una lingua parallela, uno pseudo sanscrito che si è sostituito alla lingua originale.

Facciamo l'esempio della parola योगिन्yogin
E' un termine neutro che indica i praticanti di yoga senza distinzioni di sesso.
Se si tratta di un uomo si dovrebbe scrivere योगी yogī (il segno diacritico sulla i significa che è una doppia i, ii, se invece lo yogin è una donna si dovrebbe scrivere योगिनी yoginī.

In sanscrito la G è gutturale, una K più morbida, simile all'italiano GH (Ghiro), per cui si dovrebbe leggere:
योगिन्yogin = IOGHIN
योगी yogī= IOGHII
योगिनी yoginī = IOGHINII

Ma visto che gli americani scrivono quasi sempre yogi, noi lo pronunciamo con la G morbida e senza la doppia I.
Niente di male , ovviamente, solo che योजि yoji in sanscrito vuol dire tutt'altra cosa: significa "Tirante"(yoji daṇḍa)

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Sicuramente ci sarà qualcuno che troverà delle affinità tra il "tirante" e il praticante di Yoga, anche in virtù della interpretazione di Yoga come unione perchèfatto derivare da युज् yuj, ("Unire", "Connettere") come योजि yoji ("Tirante", "Giunto").

Già. perchè YOGA SIGNIFICA UNIONE, è la prima cosa che mi hanno insegnato.

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Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Per giocare un po' ho confrontato le lettere sanscrite che compongono la parola Yoga
य् + ओ + ग् + अ = योग
e le ho confrontate con quelle che compongono la parola Yuja ("ciò che unisce","ciò che "connette")
य् + उ + ज् + अ = युज
e devo dire che graficamente non è che mi sembrano molto simili.
E anche il suono, nonostante ciò che si può pensare, è molto diverso.
J e G in sanscrito non sono nemmeno lontane "parenti": la J appartiene alla classe di lettere detta ālavya (Palatali) , ovvero:
च ca
छ cha
ज ja
झ jha
ञ ña
य ya
श śa
mentre la G appartiene alla classe detta kaṇṭhya (Gutturali) ovvero

क ka
ख kha
ग ga
घ gha
ङ ṅa

Perchè mi sono chiesto, a qualcuno dovrebbe venire in mente di trasformare योग YUJA in योग YOGA?

E' vero che non mi intendo di etimologia, ma sarebbe come far derivare, in italiano NIDO da NASO o PILA da PETA: è mai possibile che gli antichi indiani ragionassero in maniera tanto dissimile alla nostra?

Il sanscrito è lingua sillabica.
La lettera G, ad esempio si pronuncia GA.
Se in una parola con la G non si deve pronunciare la A o è presente un'altra vocale, si aggiunge un segnetto alla consonante.
Facciamo di nuovo un esempio : quella che noi chiamiamo G dura (gh) in sanscrito è GA e si scrive così:

con il ricciolino che indica il percorso dell'aria sulla lingua nella pronuncia della consonante G e la stanghetta verticale la A

Se voglio farla leggere senza la A aggiungo un segno obliquo sotto la stanghetta verticale:
ग्

Se invece voglio unire la G ad altre vocali aggiungerò segni differenti:
GE (ghe) = गे
GO = गो
GU = गु
GI (ghi)= गि (la I di solito si mette prima della sillaba).

La parola YOGA nasce evidentemente dalla modificazione della parola YAGA, formata dalla consonante palatale YA य e dalla consonante gutturale GA ग , ovvero YAGA यग.

Aggiungendo la O alla Y (यो) si ottiene appunto YOGA योग.

E' importante comprendere che non si tratta di sostituire una vocale ad un altra, la O non si sostituisce alla A, ma si aggiunge (aggiunge qualità) alla sillaba YA che è il nome proprio della lettera ed ha un significato preciso: E' IL SUONO RADICE DEL VENTO E DEL MOVIMENTO
यं yaṃ

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GA ग, invece indica sia l'assolo di canto, sia l'esistenza in sé, sia colui/colei che ha ha una relazione sessuale con qualcuno, ma soprattutto è il vero nome di गणेश gaṇeśa, il "signore delle schiere", dove le schiere sono i pensieri della mente raziocinante.
Il suon radice गं gaṃ, bija mantra di Gaṇeśa, è "IL SUONO CHE DISTRUGGE LE SOFFERENZE.

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La parola YAGA यग può essere intesa quindi come "ANDARE A CANTARE", "ANDARE A DONARSI (nell'accezione dell'amore erotico)", "ANDARE DAL SIGNORE DELLE SCHIERE", ANDARE AD ESSERE"....

याग yāga con la A doppia significa invece "SACRIFICIO", CERIMONIA", "RITUALE" "CONFERIMENTO".
Tutta roba che secondo me a più a che vedere con lo YOGA di un tirante.
C'è ancora da parlare della O che, nella mia ipotesi, viene aggiunta alla parola YAGA.
In sanscrito le lettere fondamentali sono tre, A, I ed U e rappresentano le tre Potenze Primordiali dell'Universo.
A sta per अनुत्तर anuttara, l'ECCELLENTE, la SUPREMA.
I sta per इच्छा icchā, il DESIDERIO.
U sta per उन्मेष unmeṣa l'ESPANSIONE.

La manifestazione ha luogo (diviene percepibile) quando le tre Potenze arrestano per un istante la loro corsa infinita e "A-LOGICA" (tutto ciò che è infinito è a-logico...).

In un certo senso si riposano.
Il punto di riposo della A, la SUPREMA è आनन्द ānanda, la BEATITUDINE.
Il punto di riposo della I, il DESIDERIO, è ईषणा īṣaṇā, la CAPACITA' CREATIVA.
Il punto di riposo della U, l'ESPANSIONE, è ऊर्मि ūrmi, l'ONDA.

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I punti di riposo, ऊर्मि ūrmi, ईषणा īṣaṇā e आनन्द ānanda sono tre potenze "diverse" dette "LUNARI" e sono contenute, in un certo senso , nel flusso infinito delle prime tre
(अनुत्तर anuttara, इच्छा icchā e उन्मेष unmeṣa ), dette invece solari.
Si parla di POTENZE, quindi di possibilità di azione.
L'azione del manifestare ha inizio quando le potenze lunari iniziano a "fuoriscire" dal flusso infinito generando Luminosità (la semivocale RA र ) e Stupore (la semivocale ल LA).

Da Luminosità e Stupore nascono altre quattro vocali ऋṛ, ॠṝ, ऌḷ e ॡḹ.

E' adesso, e solo adesso che le sei potenze (le"tre lunari" e le tre "solari") cominciano ad "urtarsi e mescolarti tra di loro.
Nell'urto tra la "Suprema" A, la Beatitudine A, il Desiderio I e la Volontà Creativa I, si generano le vocali ए E ed ऐ AI ( intercambiali nei mantra).
Nell'urto tra la "Suprema" A, la Beatitudine A, l'Espansione U e l'Onda U, si generano invece le vocali ओ O ed औ AU (anch'esse intercambiabili).
So che è complesso, o forse pare complesso, ma aggiungo un ultima informazione: si era detto che in sanscrito ci sono cinque classi di lettere, kaṇṭhya (Gutturali), tālavya (Palatali), oṣṭhya (Labiali), mūrḍhanya (Retroflesse), dantya (Dentali), ma in realtà ci sono altri due gruppi di vocali.
La E, la AI la O e la AU formano due classi a parte, miste, dette kaṇṭhatālavya
(Palato-Gutturali) e kaṇṭhoṣṭhya (Labio-Gutturali).

Ogni lettera nasce da un diverso punto del corpo, risuona in punti diversi e necessità di un diverso movimento delle labbra, della lingua e del palato molle.
La O e la AU sono Labio-Gutturali perchè nascono dall'incontro/accordo di A (Gutturale) e di U (Labiale), aggiungerle alla parola YAGA यग significa (a livello simbolico, psichico e fisico) arrestare per un attimo (o per l'eternità) il MOVIMENTO VERSO L'OFFERTA, O VERSO L'AMATO, o per farsi partecipi del RIPOSO DELL'ESPANSIONE E DELLA POTENZA SUPREMA, del "momento in cui le potenze lunari e le potenze solari si sfuggono e si cercano l'un l'altra, nel gioco eterno della manifestazione.
YOGA non vuol dire UNIONE.
Lo YOGA è il RIPOSO DELLE POTENZE DELLA CREAZIONE!


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Chiedendomi da tempo il legame tra Yoga e .... “unire”, “attaccare”, “imbrigliare” e il verbo Yuj e non sapendo soprattutto perche’ etimologicamente ci fosse tale legame ho chiesto aiuto al Prof. G.Geymonat docente di sanscrito e filosofia. Cosi’ mi ha risposto:

“yoga e yuj sono connessi come, citando alcuni esempi, krodha (ira) e krudh (irarsi), sarga (creazione) e sRj (creare), sara (flusso) e sR (fluire), lobha (brama) e lubh (bramare), ecc..

In ognuno di questi casi vediamo agire il suffisso -a che morfologicamente comporta un'alterazione della vocale radicale, (per cui da u/U in radice abbiamo o nel tema, da i/I in radice abbiamo e, ecc..), e semanticamente serve per formare nomi (aggettivi e sostantivi) appartenenti all'ampia categoria dei nomi d'azione (l'altra categoria di nomi essendo i nomi d'agente).

Aggiungo che la trasformazione di una -j finale in -g è standard (vedi per esempio vRj/varga vij/vega o tyaj/tyAga).
Tutto ciò fa parte delle prime cose che si devono imparare quando si studia sanscrito!”

Naturalmente ringrazio il Prof., un abbraccio, Cks

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Re: Lo yoga non e' unione

Messaggioda Paolo proietti » 13 maggio 2013, 22:16

ckstars ha scritto:- -- -- - -
Chiedendomi da tempo il legame tra Yoga e .... “unire”, “attaccare”, “imbrigliare” e il verbo Yuj e non sapendo soprattutto perche’ etimologicamente ci fosse tale legame ho chiesto aiuto al Prof. G.Geymonat docente di sanscrito e filosofia. Cosi’ mi ha risposto:

“yoga e yuj sono connessi come, citando alcuni esempi, krodha (ira) e krudh (irarsi), sarga (creazione) e sRj (creare), sara (flusso) e sR (fluire), lobha (brama) e lubh (bramare), ecc..

In ognuno di questi casi vediamo agire il suffisso -a che morfologicamente comporta un'alterazione della vocale radicale, (per cui da u/U in radice abbiamo o nel tema, da i/I in radice abbiamo e, ecc..), e semanticamente serve per formare nomi (aggettivi e sostantivi) appartenenti all'ampia categoria dei nomi d'azione (l'altra categoria di nomi essendo i nomi d'agente).

Aggiungo che la trasformazione di una -j finale in -g è standard (vedi per esempio vRj/varga vij/vega o tyaj/tyAga).
Tutto ciò fa parte delle prime cose che si devono imparare quando si studia sanscrito!”

Naturalmente ringrazio il Prof., un abbraccio, Cks


Anch'io ringrazio, sentitamente il Prof. G.Geymonat docente di sanscrito e filosofia, ma vorrei chiederti delle cose.
Si dico a te, P.P., quello in seconda fila con la maglia della Fiorentina e la birra in mano.
Ti chiedo un paio di risposte secche, terra terra.
quali di queste parole, secondo te si somigliano (graficamente) di più tra di loro?
1) योग
2) युज
3) यग.

Seconda domanda:
hai provato confrontare la pronuncia della parola योग YOGA e della parola युज YUJA ?

Vediamo: Y si pronuncia come la I di IERI-
O è una "palato gutturale" e il suono è simile alla nostra O stretta
La G sanscrita invece è una gutturale che assomiglia quasi più alla K che alla nostra G, diciamo che è la G di Gatto ma un pochino più dura.
La A finale è poco udibile.
La pronuncia è più o meno (se sbaglio mi corigerete) YO.kGà

YU si pronuncia più o meno come la I e la U in AIUTO
mentre la sillaba ज ja si pronuncia come l'angloamericano JO di JOE[/b].

Quindi YO kGà e YU GiO.
Ti sembrano simili?

Beh lo so che non significa niente, i filologi e i linguisti ragionano in maniera diversa dai comuni mortali, ma considerato che secondo me gli antichi indiani non erano degli alieni ma avevano cervello, lingua, occhi e orecchie che funzionavano come i nostri, mi chiedo per quale motivo si faccia derivare la parola Yoga da Yuja anzichè da Yaga, che ha aspetto grafico, significato e pronuncia assai più simile.
Va beh che si facevano tante canne, ma che razza di logica c'é?

C'è da dire che se di yoga penso di capirne, per le lingue sono proprio una capra.
E la mia opinione non è certo paragonabile a quella di Yoghi Bhajan e di quella del Prof. Geymonat.

Però ci sono due tipi che ne capiscono sia di yoga che di sanscrito che , incredibilmente, sono d'accordo con me.
Il primo è Vyāsadeva, quello che noi chiamiamo Vyasa, uno che ha messo per scritto i Veda, stilato i 18
Purāṇa, scritto il Vedānta Sutra e dettato a Ganesha il Mahābhārata.
Uno "grosso" insomma.
L'altro è Adi Śaṅkara, un altro che "gliel'ammollava" parecchio nel campo dello yoga e del sanscrito.

Bene questi signori, commentando gli Yoga Sutra di Patañjali, soffermandosi sul secondo sutra dicono che
"IL SIGNIFICATO DI YOGA NON E' UNIONE, IL SIGNIFICATO DI YOGA E' RIPOSO".

Il commento di Vyasa agli Yoga Sutra, con le glosse di Shankara si chiama Yogasutrabhasyavivarana e non è mai stato tradotto in italiano.
Non ne capisco il motivo, a dir la verità, perché da quel poco che ho tradotto mi pare una miniera d'oro.
Vyasa scrive, ad esempio, commentando Yoga sutra I, 2 :
योगःसमाधिः
yogaḥ samādhiḥ (Vyasa, YBh. I,1)
che io ho sempre interpretato con : "LO YOGA E' LA PRATICA DEL SAMADHI".

E Shankara, di rimando: Yoga nei Sutra di Patanjali ha il significato di 'riposo'.


Un testo di non difficile reperimento su internet che dà notizie al riguardo è
Sankaracarya; Patañjali; T. S. Rukmani- Vyasa. Yogasutrabhasyavivarana of Sankara: Vivarana Text with English Translation, and Critical Notes along with Text and English Translation of Patañjali's Yogasutras and Vyasabhasya. Munshiram Manoharlal Publishers, 2001.

La presunta o reale che sia derivazione della parola Yoga dal verbo Unire è successiva alla trasformazione del significato di Yoga negli Yogasutra operato da ambienti Bhakti.
La traduzione di Yoga con Unione deriva dall'interpretazione, secondo me un pochino cervellotica , di Yogasutra IV, 34:

पुरुषार्थशून्यानां गुणानांप्रतिप्रसवः कैवल्यं स्वरूपप्रतिष्ठा वा चितिशक्तिरिति ॥३४॥

[b]puruṣa-artha-śūnyānāṁ guṇānāṁ-pratiprasavaḥ kaivalyaṁ svarūpa-pratiṣṭhā vā citiśaktiriti ||34||


kaivalyaṁ è la liberazione/realizzazione, svarūpa-pratiṣṭhā è " ripristinare la propria natura autentica" o meglio (riprendendo il primo capitolo) "riposarsi nella propria vera natura", riscoprirsi DIO.
Ora, per i Bhakti l'identità con Dio è inconcepibile (chiedi agli Hare Krishna, per loro la realizzazione non duale equivale all'inferno) per cui hanno forzato un pochino l'interpretazione del 34 sutra di Patanjali:
svarūpa-pratiṣṭhā è stato interpretato con "unirsi alla vera natura dell'Essere" (che ci sta pure, volendo) e Yoga , da "Riposo" è stato trasformato in "Unione".
L'etimologia , ahimé è venuta dopo, nell'ambito di un processo di manipolazione ( a fin di bene ovviamente) che ha colpito sia gli Yoga Sutra che i testi tantrici.

Yoga non è unione, Yoga è RIPOSO.

Capisco che se lo dice l'urfido Proietti la cosa possa apparire poco attendibile, ma se lo dicono Shankara e Vyasa come la mettiamo? 8)

Un sorriso,
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Messaggioda Paolo proietti » 14 maggio 2013, 1:00

Comunque "LO YOGA NON E' UNIONE" era ovviamente una provocazione.
Volevo portare l'attenzione su un punto che secondo è cruciale: LA SCIENZA DELLE LETTERE SACRE ha a che fare relativamente poco con la grammatica e la linguistica.

Ci sono delle cose che sto sperimentatndo adesso assai singolari, e delle idee forse, folli che mi sfrugugliano da un po' di tempo a questa parte.

Esempio: ॐ che di solito traslitteriamo con oṃ e pronunciamo AUM, OM ONG e via discorrendo.

Avete mai fatto caso al fatto che il segno sopra la lettera non è l'anusvara (il puntino sopra le lettere sanscrite) ma è un anunasika(la mezzaluna con il punto)?

la differenza tra ad esempio O con l'anusvara
Oṃ e l'O con l'anunasika Oṁ e che nel secondo NON C'E' LA CONSONANTE.
Il primo suono è OM con la M nasalizzata. il secondo è O che viene spinto nel naso.

Adesso, vediamo, avete mai visto la ū in devangari?
Si scrive così: . vi ricorda qualcosa ?

Se avete voglia provate a fare una cosa: emettete una U prolungata spingendola, anziché verso le labbra socchiuse, verso il naso, fino a sentir vibrare la nuca e le narici.
E poi cominciate a allargare e stringere il palato e a muovere in alto e in basso il palato molle.
Succedono cose interessanti, secondo me.
Un sorriso,
P.
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Re: Lo yoga non e' unione

Messaggioda Toki » 14 maggio 2013, 2:32

Premessa: non avevo ancora letto il tuo ultimo post:

Comunque "LO YOGA NON E' UNIONE" era ovviamente una provocazione.


Ovviamente mica tanto... :D


Paolo proietti ha scritto:Beh lo so che non significa niente, i filologi e i linguisti ragionano in maniera diversa dai comuni mortali, ma considerato che secondo me gli antichi indiani non erano degli alieni ma avevano cervello, lingua, occhi e orecchie che funzionavano come i nostri, mi chiedo per quale motivo si faccia derivare la parola Yoga da Yuja anzichè da Yaga, che ha aspetto grafico, significato e pronuncia assai più simile.
Va beh che si facevano tante canne, ma che razza di logica c'é?


Anche i matematici ragionano in maniera diversa dai comuni mortali, soprattutto se si parla di numeri. Nel caso, spesso ragionano meglio.

La logica c'è eccome, ma per comprenderla bisogna conoscerla, se vuoi te la spiego poi a voce.

Yoga non è unione, Yoga è RIPOSO.

Capisco che se lo dice l'urfido Proietti la cosa possa apparire poco attendibile, ma se lo dicono Shankara e Vyasa come la mettiamo? 8)


Lo dicono o glielo fai dire?

Prendiamo yogaḥ samādhiḥ. La tua interpretazione già aggiunge, perchè c'è scritto chiaramente: "lo Yoga è samadhi", o al massimo "lo Yoga è il samadhi". Volendo si potrebbe tradurre samādhiḥ... vogliàmolo.

samādhi deriva dal verbo samādhā, che significa "posare, fissare, riunire" ma anche "riparare" (interessante, no?). Ora, samādhā è
sam + ādhā; sam è un prefisso intensivo, significa "completamente, totalmente, perfettamente", ādhā è un verbo che significa "posare, mettere, depositare". Qui mi fermo, ed ecco che lo Yoga diventa riposo. Ma questo non ha nulla a che vedere con il rapporto (scientifico, non presunto) tra
la parola yoga e yuj. Fattene una ragione, ùrfido.

L'etimologia , ahimé è venuta dopo, nell'ambito di un processo di manipolazione ( a fin di bene ovviamente) che ha colpito sia gli Yoga Sutra che i testi tantrici.


L'etimologia viene prima. Il sanscrito non è una lingua comune, ma un precisissimo sistema fissato dal grammatico Pāṇini nella sua grammatica in quattro parti, di cui una riguardante appunto la morfologia (Aṣṭādhyāyī). La tradizione ritiene che il Patanjali degli Yoga Sutra sia lo stesso autore del Mahābhāshya, il "Grande Commentario" sull'Aṣṭādhyāyī di Pāṇini stesso e su un altro trattato di grammatica.

Non sottovalutate il sanscrito. Come dice il suo nome stesso, è uno strumento perfetto. Il fondatore della linguistica moderna (Ferdinand de Saussure) era professore di sanscrito, e il più geniale linguista del Novecento (Naom Chomsky) riconosce di essere debitore a Pāṇini per la sua teoria principale, la grammatica generativa.

Si potrebbe comunque approfondire. Hai un link (anche in PVT) allo Yogasutrabhasyavivarana, che non riesco a trovarlo? Si potrebbe analizzare il testo sanscrito della frase incriminata di Sankara.

Anche Patanjali IV,34 andrebbe analizzato, tenendo conto dei casi, ma svarūpa-pratiṣṭhā è "stabilirsi, prendere riposo nella natura essenziale". Non credo che nel resto del sutra si parli di propria natura essenziale, nè tantomeno di Dio, ma può essere.

Sattva significa "l'essenza di ciò che esiste".

Anche il tema della manipolazione bhakta si potrebbe sviluppare, visto che se ne parla con LO nel suo thread. Satyananda, a fine "carriera", dopo tutto l'enorme lavoro scientifico su hatha, kundalini, ecc... si considerava bhakta al 100%, ha scritto cose molte interessanti, semplici e secondo me chiarificatrici al riguardo, e anche Sivananda.

Poi se gli Hare Krishna sclerano è un altro discorso...
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.

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Messaggioda Ventus » 14 maggio 2013, 4:51

Paolo proietti ha scritto:[...]
Yoga non è unione, Yoga è RIPOSO.
Capisco che se lo dice l'urfido Proietti la cosa possa apparire poco attendibile, ma se lo dicono Shankara e Vyasa come la mettiamo? 8)
Un sorriso,
P.


Provo un contributo (minimo e invisibile) anch’io.
Yoga come “riposo” invece che “unione” mi pare che “ci stia” benissimo.
Unione (di due), continuità (dello stesso), riposo (delle potenze come delle onde del mare). Mi pare che quello sia il cammino che mistici e grandi studiosi ci hanno sempre indicato, dalle grotte alle università. Siamo alle porte del Raja Yoga più alto, dello zen e della contemporanea filosofia ermeneutìca.
Partiti dalla convinzione di dover accedere a una “re-integrazione” di cose separate, ci accorgiamo di dover passare a una visione di “integrazione”, di “cose” già unite. Ci vedo il Dharma-Mega-Samadhi non da raggiugere domani e altrove ma da rivelare qui e adesso, vedo il “silenzio”, la “povertà di spirito”, la stessità di Samsara e Nirvana, la semiosi infinita di Peirce. Il lavoro diventa più facile, il numero di stazioni diminuisce.
Che poi alla fine incontriamo una luce uscita da una mano (visione teistica/personale), oppure una mano uscita da una luce (visione impersonale), oppure una luce uscita da una mano uscita da una luce uscita… (come i campi elettromagnetici? Il campo elettrico crea un campo magnetico che crea un ulteriore campo elettrico e così via propagandosi a sfera…). Situarsi, resta una questione di messa a fuoco oculare/culturale/sapienziale, di sintonia, di “fare meglio orecchio” a un ritmo eterno (che genera orecchie che lo ascoltano).
Ecco anche perché la Fede può funzionare, perché è già a contatto. Non deve realizzarlo ex novo. Purtroppo spesso si perde in spezzettamenti creati ad arte…
Partiamo come un cubo di Rubik e ci ritroviamo sfera.
Preghiamo tanto!

Toki ha scritto:Il fondatore della linguistica moderna (Ferdinand de Saussure) era professore di sanscrito, e il più geniale linguista del Novecento (Naom Chomsky) riconosce di essere debitore a Pāṇini per la sua teoria principale, la grammatica generativa.
[...]


De Saussure è grandissimo. Ha dimostrato che i termini linguistici non sono nulla di per sé, ma sono quello che sono per differenza dagli altri. Ciò ha permesso a Peirce di elaborare il suo modello di relazione triadica, relazione segnica: Representamen-Oggetto-Interpretante. L’Interpretante si dirige all’oggetto, ma in realtà cammina verso una figura, un segno, il Representamen, mentre l’oggetto è continuamente rinviato lontano (non funziona, non è quello, non c’era, …). L’Interpretante se ne accorge e prende provvedimenti (sviluppando così altri interpretanti/concetti), ma questi moltiplicano solamente la catena di Representamen sempre nuovi, che rimandano a un Oggetto sempre diverso e tuttavia sempre irraggiungibile. Da qui la teoria della semiosi infinita: Abbiamo a che fare solo con Representamen (e oggetti irraggiungibili). Come una rete infinita di relazioni segniche interconnesse. Ogni rapporto triadico semplice si sviluppa e si allunga come una infinita elica del DNA con tre fili: Interpretante-Representamen-Oggetto che non si incontrano mai se non così, nel rinvio (e adesso abbiamo anche noi il concetto di vacuità o almeno di Maya).

Ho qui Patanjali IV, 34
“Il kaivalya è quella condizione (dell’illuminazione) che segue al ri-assorbimento dei guna a causa del fatto che divengono privi dello scopo del purusa. In tale condizione il purusa è fondato nella propria natura Reale, che è pura coscienza. Fine”.

Ma poco sopra, dove sono offerte le singole parole prima della frase compiuta, il testo riporta “/(nella) natura Reale o propria/”, quindi nella traduzione si potrebbe togliere una delle due e lasciare “natura Reale” oppure “natura propria”.
E in quella zona credo di dover pensare che si sia in bilico tra “propria” e non propria, sul limitare di un “si è…”.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 14 maggio 2013, 7:52

Quanto é brutta, ventus, la tua affermazione che io faccio dire a shankara che yoga è riposo! Implica un giudizio di disonestà nei miei confronti che detto tra noi non credo di meritarmi. Tu lo hai letto il commento di vyasa e di shankara a patyanjali?
Ultima modifica di Paolo proietti il 14 maggio 2013, 11:46, modificato 1 volta in totale.
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