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IL Denaro.

autore messaggio
AT
brahmana
brahmana


registrato: 28/03/05
messaggi: 2246

inviato: 25/04/05 15:08
oggetto: Julius Evola

rispondi citando messaggio privato
Forse non tutti sanno chi era Julius Evola (Roma 1898-1974).
Nato da famiglia aristocratica, da giovanissimo legge ed ammira soprattutto Nietzsche, Michelstaedter e Weininger (tre autori finiti tragicamente, nella pazzia o nel suicidio). E il giovane Evola prende molto sul serio l'aforisma di Nietzsche "l'uomo è qualcosa che deve essere superato": nella ricerca dell'espansione della coscienza e del trascendimento della comune condizione umana, che egli disprezza, non esita ad avventurarsi nel sesso estremo e nell'uso di droghe. Giunto alle soglie del suicidio, viene salvato dalla lettura di un libro sul buddhismo. Inizia così il suo profondo interesse per le filosofie orientali, che lo porterà a scrivere molte opere e ad interessarsi soprattutto del tantrismo della mano sinistra,che egli vede come una via "eroica" verso la trascendenza. Fondamentale per la sua evoluzione è l'incontro con il pensatore tradizionalista René Guénon: Evola inizia a elaborare una sua visione del mondo antimoderna,aristocratica, antidemocratica e spirituale. In base a tale visione, esistono due tipi fondamentali di civiltà: la civiltà dell'Essere, basata sulla Tradizione, gerarchica, aristocratica ed orientata verso i valori dello spirito e dell'eroismo, e la civiltà del divenire, plebea, democratica,materialista, evoluzionista e tutta immersa nel mondo inferiore del samsara. Tutto questo lo porterà a riconoscere, parzialmente, nel nazionalsocialismo e soprattutto nell'ordine virile ed esoterico delle S.S. una positiva reazione contro la decadenza del mondo moderno. Nel 1945, a Vienna, resta gravemente ferito durante un bombardamento e paralizzato per il resto della sua vita agli arti inferiori. Il suo ritorno in Italia dopo la fine della guerra è drammatico: paralizzato,sconfitto,egli vede sempre più nel mondo moderno il trionfo della decadenza e della dissoluzione dei residui delle strutture Tradizionali. Boicottato da quasi tutta la cultura ufficiale ma amato e stimato come un maestro da molti giovani dell'estrema destra, Evola vivrà fino al 1974 scrivendo e lottando per quello in cui credeva fermamente, ricambiando il disprezzo del mondo contemporaneo con un disprezzo ancora maggiore.
Ora, che cosa si può dire di questo pensatore indubbiamente geniale ed inquietante ma irrimediabilmente razzista e nemico della democrazia? Evola disprezzò profondamente il Cristianesimo, che vedeva come religione scomposta, plebea e decadente,e stimò invece la spiritualità "ariana" dell'India. Si avventurò in pratiche occultistiche spesso estremamente pericolose, e apprezzava personaggi come Aleister Crowley. In pratica invitava i giovani ad isolarsi dal resto della società, irrimediabilmente immersa nel Kali Yuga, e a rinchiudersi in un culto spesso narcisistico e sprezzante della propria "spiritualità" e del proprio Io. Gli "Evoliani" hanno spesso prodotto frutti assai amari e negativi. Una strana contraddizione animava il suo pensiero: da un lato ammirava la potenza,compresa la potenza militare, e dall'altro disprezzava la scienza, la tecnologia e l'economia, che sono le basi di qualsiasi potenza sociale e militare. D'altra parte, non c'è nessuna prova che quell'età dell'oro dominata da guerrieri ariani, puri, aristocratici e semidivini sia mai esistita. Se si apprezza lo sviluppo della scienza e della matematica non si può disprezzare in blocco il mondo moderno. Se ogni giorno si usufruisce dei vantaggi (enormi) della democrazia e della tecnologia, compreso il sito internet nel quale stiamo scrivendo, non si può sputarci sopra. Se si desidera opporsi all'idolatria moderna del denaro esistono tante altre posizioni, più realistiche, operative ed umane rispetto all'allucinata e spesso perversa visione del semi-nazista Evola.
paria
ospite





inviato: 28/04/05 09:59
oggetto:

rispondi citando
hai ragione at, questo distacco dalle cose materiali può essere pericolosissimo, basta pensare che il totale disinteresse per il denaro è il sintomo anticamera del suicidio
un gioco molto pericoloso disegoizzarsi
Faber
ksatriya
ksatriya


registrato: 24/11/04
messaggi: 292
località: roma

inviato: 28/04/05 11:32
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
Non so quanto abbia a che fare la vicenda evoliana col denaro,
I valori guida del "filosofo" in questione mi sembrano sopratutto il disprezzo per l'umanità, da cui la sua esigenza di "superamento"..e la "volonta di potenza" di nietzchiana memoria..
A mio parere questo non ha nulla a che fare con la prospettiva yogica, che si prefigge di accedere ad altre sfere di coscenza piu' elevate spiritualmente ma consapevole di cio' che si e' in partenza e senza alcuna necessita' di disprezzare alcunche'..

Consiglierei di leggere a tale proposito Aurobindo che sintetizza una posizione a mio parere molto "moderna", in quanto l'accesso alla coscienza cosmica trasforma la nostra coscienza ordinaria e quotidiana spiritualizzandola, riportando l'unità nel qui e ora e non solo nel samadhi.
All' ascesa verso l'alto, verso il divino, va fatta seguire una ridiscesa del divino verso "il basso" nell'esperienza quotidiana..
La condizione umana così evolve ed è un continuo cammino nella consapevolezza, ed è anche amore e compassione verso di essa anche quando la si guarda dall'alto del samadhi...

Questo ci fa capire anche l'importanza del "bruciare il nostro karma", perchè possiamo essere immersi nelle vette più alte dello spirito, ma poi quando torniamop qui e ci misuriamo col quotidiano, con le passioni, i timori, le aspirazioni, le paure e le ambizioni, con cio' che permane di ciò che siamo stati e ci condiziona, con tutto cio' che è il nostro io e sul quale non abbiamo lavorato, non abbiamo fatto emergere il materiale inconscio e non lo abbiamo integrato con la coscienza"vigile", non abbiamo realmente "guardato" cio che siamo fino a quel momento, pulito i chakra ecc..resteremo sempre invischiati nell'ego quotidiano che puo' essere anche gonfiato a dismisura da pratiche "discutibili" (sono sicuro che Evola non abbia mai praticato Vipassana..)

andare realmente e consapevolmente oltre il proprio ego, che come sostiene Aurobindo è "una contrazione della coscienza", non mi sembra affatto un gioco pericoloso se non si è motivati dall'attaccamento ai risultati in termini di potere che questo puo' fornire (il che e' rimanere dentro le dinamiche dell'ego e alimentarlo)

... se la nostra coscienza ordinaria è primariamente alimentata dai nostri chakra bassi saranno queste le energie che ci guideranno e come in questo caso sara' il rapporto conflittuale dominio/subordinazione e le strategie ancestrali di sopravvivenza legati alla specie, la logica dominio/sopraffazione ad alimentare il nostro cammino..
Se pratichiamo legati alle nostre aspirazioni di superiorita' o con lo scopo di acquisire potere, gli effetti possono essere davvero nefasti..potremmo persino essere affascinati da un ideologia razzista..
sito web personale
AT
brahmana
brahmana


registrato: 28/03/05
messaggi: 2246

inviato: 28/04/05 19:49
oggetto: Julius Evola

rispondi citando messaggio privato
In realtà Evola era un personaggio stranissimo. Non gli si possono negare diverse qualità: una notevole cultura, una profonda sensibilità per la metafisica, una non comune passione per esplorare gli abissi della psiche, il coraggio di sostenere le proprie idee anche a costo di andare controcorrente ed un virile stoicismo nell'affrontare la propria infermità. La sua conoscenza delle discipline orientali ed esoteriche non era superficiale, e doveva sicuramente aver attinto dalla meditazione una calma ed un distacco che lo ponevano al di sopra dei rumori della vita. Il suo libro sul buddhismo, La dottrina del risveglio, contiene dei passi bellissimi ed espone concetti non banali. Ma in tutta la sua opera non c'è traccia alcuna di amore e di compassione. Questo suo limite è stupefacente, e da esso derivano le sue prese di posizione più odiose, come l'esaltazione della spiritualità e della metafisica della guerra e della distruzione o il razzismo. Per essere giusti, il razzismo di Evola non è il razzismo di Hitler o di Rosenberg, ma un complesso "razzismo dello spirito" funzionale ad una visione gerarchica dell'umanità e della società. Evola non avrebbe approvato i campi di sterminio,ma approvava il regime razzista sudafricano, per esempio. Del resto, non bisogna dimenticare che la società indù si è retta per millenni basandosi su di un regime fondamentalmente razzista ed anche misogino.
Oggi Evola, a parte gli ambienti dell'estrema destra, è tradotto in moltissime lingue ed è studiato con attenzione negli ambienti dell'occultismo come l'O.T.O., il Dragon Rouge, etc., e la sua popolarità è in aumento. Ma è davvero possibile che la spiritualità possa fare a meno dell'amore?
Waterfalls
sudra
sudra


registrato: 27/04/05
messaggi: 23

inviato: 29/04/05 09:45
oggetto: Re: Julius Evola

rispondi citando messaggio privato
AT ha scritto:
Ma è davvero possibile che la spiritualità possa fare a meno dell'amore?

Premetto che non conosco nè lui nè le sue opere, quindi lasciatemi libero di scrivere qualche castroneria Mr. Green
"spiritualità" ed "amore" ... mi sembra un punto importante quello che sollevi. Anch'io mi stavo chiedendo come fosse possibile che una persona di così grande cultura e conoscenza delle dottrine fosse anche così profondamente lontano da amore e compassione.
Sono fermamente convinto del fatto che la compassione sia il primo passo, senza di essa ci può essere una conoscenza profonda, ma non c'è pratica, o meglio ci sono pratiche di altro genere, perchè la purificazione porta sempre e comunque l'illuminazione che (secondo me) è SEMPRE di energia positiva.
Yoga è unione, Io sono l'acqua, Io sono il vento, Io sono quello che il mio spirito è in quel momento preciso in cui pratico o medito. Per poter condividere della natura dell'universo è necessario sentire questa "com-passione" cioè condivisione della stessa sostanza con le cose animate ed inanimate. Come può esserci assieme alla compassione una speculazione intellettuale su cosa è degno o non degno, su chi è degno o non degno...tutto è uno ed uno è tutto.
Se non c'è compassione vuol dire che enunciando un percorso, in verità se ne conduce un altro, magari si scriveranno cose meravigliose, ma una cosa è scrivere un'altra è la pratica.
Chi avvelena la mente ed il corpo con pensieri ed azioni che non corrispondono ai precetti morali, fuoriesce dal sentiero tracciato e cammina laddove è stato prescritto di non andare. Può egli (solo per questo...) essere ritenuto un saggio, un esploratore, oppure semplicemente uno stolto ?
Credo che il punto sia proprio questo: conoscenza, cultura dottrina etc... non bastano ! il fondamento filosofico dello Yoga (come di altre pratiche) è ben chiaro !!! ci sono i precetti morali e quelli sono la base, poi viene il resto. Una volta tanto mi sento di dire che le scritture non esagerano affatto quando parlano di distruzione, morte etc. Non si può prendere di una filosofia quello che fa comodo (per es la capacità di concentrazione e meditazione) e buttare via quello che non ci piace (i precetti morali).
Sul fatto poi che la società indiana fosse sostanzialmente razzista ho dei dubbi. Una cosa è il sistema delle caste degli ultimi secoli, una cosa è la sua origine, non confondiamo le cause con gli effetti e soprattutto non seguiamo chi piega filosofie, religioni e culture millenarie alle sue deliranti idee.
Rimango dell'opinione che chi esprime determinate idee manifesta immediatamente di essere uscito dal sentiero. Capisco che ciò possa colpire l'immaginario di alcuni, ma non c'è niente altro che dolore, morte e distruzione per quella via. Pensiamo veramente che i saggi dei tempi passati non abbiano mai percorso quella strada ? mi pare invece evidente che ciò si è verificato, essi hanno posto dei limiti e dei divieti e lo hanno fatto per il nostro bene, perchè non seguire i loro consigli ?
that's all folks.
W.
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"Nella pratica della meditazione ci sono tre cose: il corpo, il respiro, la mente" (Thich Nhat Hanh)
Waterfalls
sudra
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registrato: 27/04/05
messaggi: 23

inviato: 29/04/05 09:56
oggetto: Re: Julius Evola

rispondi citando messaggio privato
AT ha scritto:
Evola non avrebbe approvato i campi di sterminio,ma approvava il regime razzista sudafricano, per esempio.

Dimenticavo una cosa. Cosa significa "Evola non avrebbe approvato i campi di sterminio" ??? Anche qui, mi pare, che si ripeta il medesimo difetto congenito. Aderisco ad un'idea, ma una parte no..., ma poi scarico le responsabilità di quello che ne deriva. Se io aderisco ad una visione razzista del mondo ed, anzi, la diffondo e ne faccio dottrina, non posso poi lavarmene le mani delle conseguenze. Ho seminato un pensiero, esso ha prodotto frutti (mostruosi)...chi ha raccolto i frutti è più responsabile di chi ha seminato ? ecco di nuovo che il vizio ritorna: quando intraprendo un sentiero fatto di odio invece che di amore, tutte le conseguenze che da questa scelta derivano sono imputabili a me ! avevo la possibilità di scegliere ed ho deciso quella via, è troppo facile poi dire che non avrebbe approvato...
best regards.
W.
p.s. tralascio la distinzione nazismo/sudafrica, rischierei di scrivere cose negative ... Evil or Very Mad
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Faber
ksatriya
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registrato: 24/11/04
messaggi: 292
località: roma

inviato: 29/04/05 10:40
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
Penso che abbiamo centrato il problema, e cioè che l'assenza di campassione e amore, non può generare vera conoscenza, comprensione, che signifìca appunto -contenere in sè-, e non possiamo far entrare nulla in noi se non sappiamo sentire le emozioni, le energie, le vibrazioni, le paure, le gioie, insomma l'essere degli altri e della natura,.. per questo tipo di conoscenza non basta l'intelletto,,
Se il nostro cuore non è aperto, non accoglie nulla.
cito a memoria Krisnamurty; "per conoscere l'albero non occorre la parola, devo avvicinarmi e toccarlo.."

p.s. Suggerirei di fare attenzione a non insistere troppo su regole morali, precetti e retta via,... che si rischia di fondare delle chiese..

Sat nam
sito web personale
ospite






inviato: 04/05/05 15:12
oggetto:

rispondi citando
il denaro serve per vivere...
se non si ha, si capisce bene cosa vuol dire essere poveri e cosa vuol dire 'rinunciare'...
tutte bellissime parole le vostre ma chi non ha soldi per FARE YOGA, o ancora peggio comprare il latte o comprarsi le scarpe e i vestiti, o per pagarsi l'affitto avrebbe da ridire quando legge: il denaro viene usato per avevre più potere sugli altri...
IL DENARO VIENE USATO PER SOPRAVVIVERE... altrimenti le nostre case sarebbero sotto ai ponti e i secchioni dell'immondizia i nostri supermarket!
e nel sopravvivere facciamo i conti con chi di soldi ne ha molti e li spreca per cose che non servono...
il mio combattere non è 'rinunciare ai beni materiali' perchè in questa società è impossibile, E SI FACCIA AVANTI UNO CHE PENSA DI RINUNCIARE AI BENI MATERIALI, vorrei conoscerlo!!!
bisognerebbe accumulare i beni e donarli a chi non li ha... perchè essere poveri nel nostro mondo consumista è davvero brutto e, solo se lo sei, capisci davvero che vuol dire 'rinunciare'...

scusate lo sfogo...
lilu
sudra
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registrato: 28/04/05
messaggi: 5
località: ROMA

inviato: 04/05/05 15:33
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
concordo pienamente...v
ksatriya
sudra
sudra


registrato: 24/04/05
messaggi: 5
località: Pisa

inviato: 05/05/05 17:38
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
Beh caro il mio ospite c'è una bella differenza tra usare il denaro per vivere e vivere per il denaro. Nel mondo moderno prevale questa componente, sempre che tu non te ne fossi già accorto, poiché il sistema capitalistico è basato proprio su questo: sul profitto indiscriminato. Quindi ogni cosa viene vista in un ottica di profitto: i farmaci sono fatti per profitto, la sanità la si fà per profitto, le guerre più che mai si fanno per profitto, l'istruzione è mossa dal profitto,... Capisci da solo che questo sistema genera "alcuni" problemi, ad esempio, ovviamente qui si fanno delle pure e noiose astrazioni teoriche poiché io sono un filosofo dilettante mentecatto, potrebbe succedere che il guadagno ottenuto con un paziente conti di più della guarigione del paziente stesso o ancora che le aziende farmaceutiche non esitino un secondo ad arricchirsi alle spalle di chi ha bisogno dei farmaci in modo non proprio etico e simpatico etc etc.
A mio parere se non si riesce a trovare un sistema alternativo a quello capitalista sul fronte economico cambierà ben poco (il capitalismo "moderato" non esiste è solo un illusione di alcuni filantropi spassionati).
ksatriya
sudra
sudra


registrato: 24/04/05
messaggi: 5
località: Pisa

inviato: 05/05/05 17:57
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
E comunque sia su Evola ci ho riflettuto abbastanza in questi giorni.... Devo dire che il buon Veneziani sa dove colpire, e in effetti mi dispiace che a Marzo sia stato a Pisa a parlare e me lo sia perso, ma mi sorprende che non capisca che invece diverse sue affermazione che ho potuto leggere sul web sono, a mio parere, alquanto simili al pensiero evoliano.
Inanzitutto non è vero che Evola invita i giovani a non partecipare alla vita politica, ma piuttosto, sull'onda di una cocente delusione ottenuta con l'MSI dove pensava di essere riuscito a creare una corrente tradizionalista-spiritualista, negli ultimi lavori esterna la sua perplessità sul fatto che nel mondo a lui contemporaneo si possa agire in politica salvaguardando i valori della tradizione. Tuttavia ha riservato proprio un libro, Gli uomini e le rovine, a chi trovi la forza, l'ardire di "buttarsi" in politica rispettando i principi tradizionali.
Semmai l'invito, purtroppo poco seguito dai numerosi debosciati che affollano la scena politica italiana, è quello di operare prima al nostro interno per ricercare noi stessi e la nostra identità e solo dopo aver raggiunto una certa perfezione interiore lavorare sul mondo esterno, quindi l'agire politico, poiché solo così riusciremo a restare saldi e a rimanere coerenti.
Ancora, e poi concludo, non penso che il guardare con favore al mondo tradizionale possa generare schizofrenia, almeno non in un individuo sano di mente, il nocciolo anche qui sta soprattutto nel ricercare e tramandare un punto di vista tradizionale della vita. Ovviamente però la Tradizione è, per sua natura in quanto superstorica, un ideale al quale si può solo tendere per ristabilire un senso di trascendenza alla nostra vita, poi come essa si incarni nella storia è un altro paio di maniche. Ovviamente al giorno d'oggi gran parte delle esperienze tradizionali non sarebbero ripetibili ma l'importante è salvaguardarne e cercare di applicarne i principì. Del resto Rivolta contro il mondo moderno tratta proprio di questo problema: la prima parte cerca di ricostruire una visione del mondo Tradizionale Superstorica e comune alla maggior parte delle civiltà tradizionali, la seconda invece analizza la storia dell'umanità ossevando caso per caso come i principì tradizionali siano stati concretizzati dalle varie civiltà e nella storia.
Quindi non credo che una visione evoliana del mondo sia impossibile per gli argomenti citati dal buon Veneziani anzi mi sembra più attuabile e attuale di quanto non sembri.
Faber
ksatriya
ksatriya


registrato: 24/11/04
messaggi: 292
località: roma

inviato: 06/05/05 09:21
oggetto:

rispondi citando messaggio privato
In cosa consisterebbe questa Tradizione Superstorica? In che modo la si conosce?
Per me è soltanto un mito con cui il pensiero di destra ha giustificato gli assetti di potere presenti di volta in volta nelle società, facendoli discendere da un ordine soprannaturale e percio' sacro e immutabile.
In questo modo si rivestono di un immagine spirituale le diseguaglianze sociali e si fa un appello mitico al passato per giustificare una ribellismo indivualista ed egoico di chi si sente portatore di valori supremi contro la decadenza del mondo moderno..
in politica è molto pericoloso giustificare le proprie azioni in base a principi metastorici o sacri, è l'antitesi del fondamentalismo e dell'assolutismo e non credo che ciò, oltre le nefaste conseguenze sociali, abbia a che fare con la vera spiritualità..
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