aimsa e bhagavad gita

lo yoga regale o yoga della mente, Patanjali
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 18 gennaio 2017, 22:33

In origine era per combattere in guerra, poi ben presto, divenne una vera e propria via di realizzazione, tant'è che oggi nessun praticante si allena in mutande, ma si porta un kimono, una cintura, e ci sono regole ben precise da seguire......un praticante che usa un arte marziale per proprio egoismo o per fare del male, non farebbe onore alle stesse. Non è un caso poi, che molti nomi di stili hanno un significato spirituale o comunque positivo, come il termine wado ryu, che significa via della pace.....
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 18 gennaio 2017, 22:41

Nel Doyo poi, non si strangola il proprio avversario, ci si combatte, portando a lui il rispetto che lo stesso porta per te, il combattimento esteriore con un avversario, serve a modificare e rafforzare se stessi interiormente, al fine di affrontare il vero avversario che è dentro di noi.....
Come il katà, che è una forma di combattimento con più avversari invisibili, cioè i nostri difetti o imperfezioni...
Ultima modifica di Elazar il 18 gennaio 2017, 23:25, modificato 1 volta in totale.
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda gb » 18 gennaio 2017, 22:49

Paolo proietti ha scritto:le cinture le hanno inventate i soldati olandesi.
nessun karateka giapponese le usava. lavoravano in mutande.
le arti marziali sono tecniche per i soldati e le forze di polizia.
si impara a mettere un avversario in condizione di non nuocere.
Dire che un'arte marziale é una tecnica di pace é una corbelleria.
dire che serve a portare la pace é giusto: tu scassi le balle e ti meno cosî stai buono!

é ipocrita dire che si impara a strangolare o a mettere al tappeto una persona con un pugno per la pace.


Si vis pacem, para bellum
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Paolo proietti » 18 gennaio 2017, 23:48

Elazar ha scritto:Nel Doyo poi, non si strangola il proprio avversario, ci si combatte, portando a lui il rispetto che lo stesso porta per te, il combattimento esteriore con un avversario, serve a modificare e rafforzare se stessi interiormente, al fine di affrontare il vero avversario che è dentro di noi.....
Come il katà, che è una forma di combattimento con più avversari invisibili, cioè i nostri difetti o imperfezioni...

credo che si debba vedere le cose come stanno.
ueshiba per dimostrare la superiorità di quello che poi venne chiamato ai ki do spaccò la clavicola di un maestra di arti marziali davanti ad Hiro Hito.

Se non fossero tecniche di guerra non si chiamerebbero arti marziali.

ci sono vari livelli nelle arti da combatrimento orientali.

il primo livello é quello di colui che combattendo mostra di essere il poù forte.

il secondo é il livello di colui che con la sola presenza mette a cuccia i probabili aggressori.

il terzo e il più elevato é il livello di colui che é cosí in pace con se stesso e con l'universo da annullare completamente l'aggressivitâ altrui.

Detto questo il 90% delle persone che si avvicinano alle arti marziali lo fa per imparare a menare e acquisire sicurezza.

Le arti marziali, come dice il nome, nascono per la guerra.

perché mai si dovrebbe imparare ad atterrare un avversario?

insieme allo yoga ho cominciato a praticare boxe a karate nel 1994 ( mio padre, poliziotto aveva la fissa della boxe. é stato il primo a spaccarmi il naso)
per anni ho lavorato come maestro d'armi in teatro ( e in qualche fiction).
oltre ad insegnare yoga tengo un corso di taiji quan.

non ho mai fatto a botte negli ultimi 35 anni.
ma credo di saperne abbastanza per affermare che ogni mossa, posizione, allenamento delle arti marziali nasce al fine di sottomettere con la forza o con l'abilità un altro essere umano.

Le arti marziali nascono per la guerra.
e chiunque si avvicini alle arti marziali sogna di essere un guerriero.

chi studia il piano sogna di essere un musicista.
chi si cimenta con i pennelli sogna di essere un pittore.
chi sii allena colpendo un sacco o un compagno di dojo sogna in cuor suo di essere un guerriero.

il resto sono chiacchiere .
Il Manzo non Esiste

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 19 gennaio 2017, 10:12

Paolo proietti ha scritto:Le arti marziali nascono per la guerra.
e chiunque si avvicini alle arti marziali sogna di essere un guerriero.

chi studia il piano sogna di essere un musicista.
chi si cimenta con i pennelli sogna di essere un pittore.
chi sii allena colpendo un sacco o un compagno di dojo sogna in cuor suo di essere un guerriero.
il resto sono chiacchiere .

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Ho iniziato a fare pugilato a livello agonistico, nel 1982 -83 (avevo 13, 14 anni) fui campione regionale e poi campione italiano dei giochi della gioventù, fui convocato nella nazionale italiana e dovevo partire per Verona, ma non andai, per motivi che non sto qui a dire, ho insegnato boxe nonché karate quindi conosco abbastanza la materia, diventare un guerriero significa innanzitutto diventare un uomo vero, il combattimento tra due avversari è la metafora della vita. Si combatte allora, per evolvere e per realizzare un certo equilibrio interiore nonché fisico, come in analogia avviene tra le cellule del corpo umano, al fine di mantenere l'organismo sano e vitale.......un guerriero quindi non è come gli animali, che lottano per un pezzo di carne o per il territorio, egli lotta per evolvere e per realizzare un sogno che ha nel cuore fin dalla nascita.......
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 19 gennaio 2017, 11:11

Comunque concordo con te Paolo, che il 90% delle persone che praticano arti marziali ma anche boxe, lo fanno per aumentare sicurezza e per stare meglio fisicamente, pochissimi lo fanno per una crescita interiore.....
Cari saluti
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda mauro » 19 gennaio 2017, 14:59

Grazie Elazar per la tua bella ed istruttiva testimonianza.

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda viveka » 19 gennaio 2017, 19:34

comunque forse Paolo ha anche ragione quando dice che la nostra cultura, con riferimento anche alla religione cattolica, crea delle difficoltà nel capire le istruzioni di Krishna. ricordo che quando andavo al catechismo per la prima comunione, mi è stato insegnato che si può uccidere con le parole: non uccidere non vuol dire semplicemente togliere la vita ad un'altra persona, ma la si uccide anche ferendola con le parole... mi dissero.
questo insegnamento c'entra nella comprensione dell'istruzione di Krishna.
insomma per molti di noi occidentali, è difficile comprendere come si possa conficcare la spada nel corpo di un'altra persona, sensa offenderlo (ahimsa)!! come si può?!! per poter far questo, secondo me il guerriero dovrebbe trovarsi in uno stato di samadhi nel momento in cui conficca la spada.
e c'entra anche la teoria della reincarnazione. perchè, se non ricordo male (mi riprometto di rileggere il commento alla Baghavad G. di Aurobindo e poi vi aggiorno) Krishna dice ad Arjiuna che in realtà i guerrieri colpiti non muoiono... cioè dice: tu non uccidi nessuno, perchè le loro anime si reincarnano...

grazie a tutti

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 19 gennaio 2017, 20:38

viveka ha scritto:comunque forse Paolo ha anche ragione quando dice che la nostra cultura, con riferimento anche alla religione cattolica, crea delle difficoltà nel capire le istruzioni di Krishna. ricordo che quando andavo al catechismo per la prima

---------
Riferendomi al messaggio di viveka, a volte bisogna lasciare da parte i testi, i maestri e le religioni e pensare con la propria testa, quello che sentiamo con il nostro cuore....
Quindi, se dobbiamo vedere le cose così come sono, dobbiamo dire che quando uccidi qualcuno lo uccidi, questo in un combattimento vero può anche succedere, ed un vero guerriero ne è cosciente, al di là del samadhi e della reincarnazione. Ma il fine ultimo del guerriero, non è assolutamente quello di uccidere o rompere ossa....
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda mauro » 20 gennaio 2017, 10:24

Concordo con Elazar.
Oltretutto mettere come "scusa" per l' uccisione, il concetto di "reincarnazione" (ti faccio un favore così ti reincarni in forme più evolute), a me appare oltremodo aberrante.
Se uccidi togli una vita: ora. Questo è un fatto.
La vita è per vivere, chi ha diritto di toglierla?
Poi ammetto situazioni nelle quali uccidere può risultare necessario per salvaguardare la propria di vita, o la vita altrui.
In questo senso comprendo l'esortazione di Krishna ad Arjuna: se non avesse ucciso lui, i suoi parenti lo avrebbero ucciso.
Certo, non si può dire che i Pandava abbiano usato un codice cavalleresco per questo: tutt'altro. Ed è questo che mi fa riflettere. Hanno vinto, ma senza onore. Il kali yuga sarebbe arrivato da lì a poco.

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Paolo proietti » 28 gennaio 2017, 14:34

mauro ha scritto:Concordo con Elazar.
Oltretutto mettere come "scusa" per l' uccisione, il concetto di "reincarnazione" (ti faccio un favore così ti reincarni in forme più evolute), a me appare oltremodo aberrante.
Se uccidi togli una vita: ora. Questo è un fatto.
La vita è per vivere, chi ha diritto di toglierla?
Poi ammetto situazioni nelle quali uccidere può risultare necessario per salvaguardare la propria di vita, o la vita altrui.
In questo senso comprendo l'esortazione di Krishna ad Arjuna: se non avesse ucciso lui, i suoi parenti lo avrebbero ucciso.
Certo, non si può dire che i Pandava abbiano usato un codice cavalleresco per questo: tutt'altro. Ed è questo che mi fa riflettere. Hanno vinto, ma senza onore. Il kali yuga sarebbe arrivato da lì a poco.

il codice cavalleresco esiste solo nei rom
anzi.
in guerra l'importante é vincere.
le arti marziali nascono come tecniche per uccidere, ferire o sottomettere un avversario.
il codice cavalleresco esiste solo quando ci si allena tra alleati.
ovviamenre.
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 29 gennaio 2017, 22:12

il codice cavalleresco esiste solo nei rom
anzi.
in guerra l'importante é vincere.
le arti marziali nascono come tecniche per uccidere, ferire o sottomettere un avversario.
il codice cavalleresco esiste solo quando ci si allena tra alleati.
ovviamenre.

------------
Il vero praticante di arti marziali è un guerriero ed ha un suo codice d'onore, al di fuori di questo si è solo animali lontano da essere guerrieri, anche se si possiede una veste da guerriero. Guerrieri si nasce, difficilmente lo si diventa, anche se si pratica per molti anni non è detto che si può realizzare tale stato interiore.
I samurai ben sapevano ciò, basterebbe leggere attentamente alcuni antichi scritti per farsene un pochino l'idea.
Uccidere o essere uccisi poi, è un pensiero sempre presente in un guerriero, al di là dei tempi di pace e di guerra......
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda mauro » 30 gennaio 2017, 20:07

"il codice cavalleresco è scritto solo nei romanzi"...
Non saprei. Probabilmente il Mahabharata è un romanzo, e nella battaglia di Kurukshetra molte sono le mosse scorrette dei pandava verso i kuru.
Bishma era l'incarnazione dell'onore in guerra, tanto che per rispettare la sua osservanza al re Dritharashtra, si mette al suo servizio contro gli stessi nipoti.
Invece: Karna viene ucciso da Arjuna in un momento in cui il suo carro si è arenato e lo stesso Karna domanda il rispetto del codice d'onore, non ascoltato.
Yudhishtira non si esime nello spargere la falsa notizia che il figlio di Drona è morto, così che Drona non combatte più e si fa uccidere.
Bhima colpisce Duryodana sotto la cintola (in mezzo ai cojoni), con una mossa talmente scorretta che interviene Balarama, fratello di Krishna, a denunciare tale atto assolutamente fuori ogni regola.
E questi episodi me li ricordo a memoria.
Tali atti a-dharmici verranno poi sanzionati con la morte di tutti i fratelli pandava, escluso Yudhisthira (in virtù di un suo nobile atto nei confronti di un cane che risulterà essere invece Dharmadeva), durante un pellegrinaggio al monte Meru, e la loro discendenza è segnata dall'estinzione.
Il Kali Yuga nasce con la morte di Krishna, fautore e promotore delle scorrettezze sopra enunciate, morte avvenuta poco prima dei Pandava.

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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 2 febbraio 2017, 11:32

Bisogna rammentare che la Bhagavad-Gita è un poema epico metafisico, quindi da un punto di vista metafisico dovrebbe essere meditato, anche perché una guerra tale in india non c'è mai stata. Il concetto di uccidere è collegato al concetto dell'azione, che tra le due vie, qella della rinuncia e quella dell'azione, è la sola che lo yogin (il guerriero-Ksatria) deve intraprendere. Un altro concetto di fondo nel poema, è il concetto dell'immortalità dell'atma, il Sè, che al contrario del corpo fisico mai muore, cosicché nella Bgavad-Gita come nel teatro nessuno muore realmente.....
Detto ciò, in un combattimento reale il codice d'onore è proporzionato al codice d'onore di chi hai difronte, se colui che hai davanti come nemico non è un vero guerriero e non si comporta tale (non possiede quindi le qualità e le virtù del guerriero)
allora non può esserci nessuno sconto per lui, ed è qui che entra in gioco un altro codice, scritto nell'animo di ogni vero guerriero, dove ogni mossa e strategia potrebbe essere lecita, al fine di sconfiggere il nemico....ovviamente solo mie riflessioni :-)
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Re: aimsa e bhagavad gita

Messaggioda Elazar » 2 febbraio 2017, 12:08

Rammento un episodio di un grandissimo campione di boxe, Harry Greb, egli  combatteva pur essendo cieco da un occhio, durante un incontro con un forte avversario Greb con un pollice del guantone ciecò l'occhio dell'avversario, questo si arrabbiò moltissimo per la scorrettezza, ma Greb rispose: adesso combattiamo alla pari........
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