Visione di un simbolo

il significato, le tecniche
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Messaggioda fabio » 24 giugno 2014, 17:05

mauro ha scritto:
fabio ha scritto:
Qui faccio un pò di black out. Perchè mai tra i requisiti di un maestro dovrebbe esserci una tale capacità di trasmissione? Non dovrebbe dipendere piuttosto dall'aspirante? Che colpa ne ha un (ipotetico) maestro se i suoi discepoli non capiscono una cippa? O se semplicemente non sono pronti? Come è possibile trasmettere una realizzazione?


Beh a dirla tutta, se un maestro e' colui che ha "realizzato la verita'", mi pare normale che scelga i suoi discepoli in maniera tale che essi siano qualificati per giungere essi stessi alla realizzazione, altrimenti che trasmissione di conoscenza e'? Se non e' confortata dalla realizzazione essa non puo' essere perfetta, e se non puo' essere perfetta essa e' fallace ed ingannatrice, soggetta a degradazione ed inabissamento ( come peraltro e' successo in tutte le tradizioni). Ecco perche' ritengo che non siano mai esistiti maestri di tal fatta.


Secondo me ragionare su come dovrebbe ragionare un realizzato è un errore di partenza.

Non so, ovviamente ognuno di noi ha una "figurina" mentale di come dovrebbe essere o cosa dovrebbe dire un "realizzato".

Nella mia figurina, ad esempio, non vedo perchè mai un maestro dovrebbe preoccuparsi della trasmissione di un Principio che è indistruttibile e sostegno di tutto.

Ma è ovviamente un parere personale.
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Messaggioda mauro » 24 giugno 2014, 17:12

fabio ovviamente anche il mio e' un punto di vista, ma secondo la prospettiva che indichi tu, cioe' del principio indistruttibile, non sarebbe neanche necessaria la figura del maestro, non credi? cio' che E', naturalmente E' e non si degrada. Cio' che si degrada e' la "riminiscenza" di cio'.
Altrimenti siamo nel campo della new age che tu ed io abbiamo sempre criticato.

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Messaggioda fabio » 24 giugno 2014, 17:51

mauro ha scritto:fabio ovviamente anche il mio e' un punto di vista, ma secondo la prospettiva che indichi tu, cioe' del principio indistruttibile, non sarebbe neanche necessaria la figura del maestro, non credi? cio' che E', naturalmente E' e non si degrada. Cio' che si degrada e' la "riminiscenza" di cio'.
Altrimenti siamo nel campo della new age che tu ed io abbiamo sempre criticato.


Per l'amore del cielo. Certo che i maestri servono. Sopratutto a chi ne ha bisogno. Io sono lontano anni luce dal famoso "sei già l'assoluto che c'è in te...".
Però da qui a fare linee guida su come dovrebbe essere e dire un maestro, pure a seconda dei suoi discepoli... ne passa. :)
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Messaggioda DELETED » 24 giugno 2014, 18:27

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Messaggioda mauro » 24 giugno 2014, 19:14

Marspiter ha scritto:
Da cosa riconosci la maestria di un maestro se non capisco un ca-zz-o del suo insegnamento? Solo se i suoi discepoli divengono pari a lui.


E' quello che penso anch'io, altrimenti si tratta di sola bhakti.

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Messaggioda fabio » 25 giugno 2014, 0:11

mauro ha scritto:
Marspiter ha scritto:
Da cosa riconosci la maestria di un maestro se non capisco un ca-zz-o del suo insegnamento? Solo se i suoi discepoli divengono pari a lui.


E' quello che penso anch'io, altrimenti si tratta di sola bhakti.


Più ci penso e meno mi convince. Domani se riesco argomento.

Beso
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Messaggioda mauro » 25 giugno 2014, 9:30

ripeto, non parlo di realizzazioni parziali (rispetto le quali tutti siamo maestri e discepoli), ma se parliamo di "Assoluto", tale maestria puo' essere riconosciuta solo da chi ha conseguito tale livello, altrimenti non e' riconoscimento ma sola fede.

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Messaggioda fabio » 25 giugno 2014, 10:15

mauro ha scritto:ripeto, non parlo di realizzazioni parziali (rispetto le quali tutti siamo maestri e discepoli), ma se parliamo di "Assoluto", tale maestria puo' essere riconosciuta solo da chi ha conseguito tale livello, altrimenti non e' riconoscimento ma sola fede.


Dopo di che avremo due che si riconoscono a vicenda, ma alla base di questo ragionamento è che ci vorrebbe un terzo che riconoscesse gli altri due... è un circolo che non si chiuderà mai...
cioè non ci sono certificazioni, pedigree o realizzatometri...

senza contare (esempio stupido) che se nessuno avesse mai riconosciuto o addirittura conosciuto Ramana Maharshi, ciò non avrebbe tolto nulla alla sua esperienza o alla sua realizzazione.

Io ho letto poco di Aurobindo e, onestamente, lo sento lontano da me. Ma il fatto che non ci sia un "aurobindiano" che abbia realizzato quello che lui diceva non diminuisce il valore della sua esperienza.

Capisco ciò che dite. Se nessuno realizza ciò che va predicando come è possibile dire se ciò che va predicando è realizzabile? Ma stiamo parlando di esperienze che ognuno vive all'interno della propria coscienza, di stati di coscienza. Come è possibile verificare una cosa del genere? E non sto parlando di Aurobindo, ma in generale.
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Messaggioda mauro » 25 giugno 2014, 10:19

sono esattamente le realizzazioni personali di cui parlavo sopra

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Messaggioda Paolo proietti » 25 giugno 2014, 11:46

mauro ha scritto:sono esattamente le realizzazioni personali di cui parlavo sopra


Ma tu conosci (non è una domanda polemica) un realizzato "Non personale?".
Cioè hai avuto modo direttamente di verificare l'esistenza di un simile essere o ti basi sulle letture e i racconti altrui?

Un sorriso,
P.
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Messaggioda mauro » 25 giugno 2014, 12:26

Non lo conosco, e per questo dico che ciascuno di noi riconosce le realizzazioni altrui solo quando le realizza lui stesso. Ergo, per poter riconoscere un "illuminato" deve essere "illuminato" esso stesso. Per quello concordo con quanto detto sopra da marspiter.

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Messaggioda Paolo proietti » 25 giugno 2014, 13:00

mauro ha scritto:Non lo conosco, e per questo dico che ciascuno di noi riconosce le realizzazioni altrui solo quando le realizza lui stesso. Ergo, per poter riconoscere un "illuminato" deve essere "illuminato" esso stesso. Per quello concordo con quanto detto sopra da marspiter.


Quindi tu credi che esistano degli, tra virgolette, illuminati, in base a letture e racconti altrui?
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Messaggioda fabio » 25 giugno 2014, 13:08

mauro ha scritto:Ergo, per poter riconoscere un "illuminato" deve essere "illuminato" esso stesso. Per quello concordo con quanto detto sopra da marspiter.


Però non vale il suo contrario. Cioè se io non realizzo il suo insegnamento allora non lo ha realizzato nemmeno lui.

Sul riconoscimento per identità, ti do ragione.
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Messaggioda trasparente » 25 giugno 2014, 13:37

Questa la sequenza:

1] La Verità è. Esiste in sé e di per sé. E pure si manifesta, offuscandosi.

[la Verità non è un concetto, ma uno Stato, ovvero una Potenza auto-cosciente].

2] L'essere creato, diciamo l'individuo, viene "spinto" da molteplici forze in lui presenti [forze naturali], verso il riconoscimento e il ricongiungimento con la Verità. Come la falena è attratta dalla luce.

3] Qualcosa d'innato RICONOSCE per REMINISCENZA, la VIA che eleva e conduce alla Verità.

+

Come riconoscere un Maestro?

Scrissi: "Due monti, neppure ne vedo la cima".

Chiediamo: Chi può misurare ciò che lo supera?

+

Quando Gautama Buddha, il "risvegliato”, realizzò lo stato cosiddetto di "illuminazione", in qualche modo venne riconosciuto. Ed istituì addirittura un ordine monacale o “shanga”.

Come fu possibile?

Quando la Verità si manifesta, attraverso un essere realizzato, qualcosa traspare: è una LUCE, una LUCE SPIRITUALE; cosicché si racconta che Ramakrishna o il Profeta Mohammed, dovevano portare un velo per mitigare questa luce.

Anche d'Aurobindo si diceva che il suo volto "emanava luce" e che il suo corpo “splendeva come l'oro”. Satprem attraverso un unico incrocio di sguardi ne fu dapprima ossessionato e poi convinto.

Quando un essere realizzato entra in una stanza, l'intera atmosfera del luogo cambia. Nessuno ha dubbi. Tutti vengono colpiti, trasformati o conquistati.

Lo Spirito è proprio questo: un'energia che apre e scardina le porte, che abbatte e vince le menzogne, che illumina le opacità.

Un saluto

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Messaggioda mauro » 25 giugno 2014, 16:28

Paolo proietti ha scritto:
mauro ha scritto:Non lo conosco, e per questo dico che ciascuno di noi riconosce le realizzazioni altrui solo quando le realizza lui stesso. Ergo, per poter riconoscere un "illuminato" deve essere "illuminato" esso stesso. Per quello concordo con quanto detto sopra da marspiter.


Quindi tu credi che esistano degli, tra virgolette, illuminati, in base a letture e racconti altrui?


no, paolo, come ho gia' scritto qui, non vi credo, proprio perche' me ne e' impossibile il riconoscimento, dato che illuminato non sono.


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