Haum

il significato, le tecniche
Paolo proietti
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Haum

Messaggioda Paolo proietti » 16 luglio 2014, 13:00

HAUM - IL MANTRA NASCOSTO DELLA MANIFESTAZIONE
La mente corrisponde al bija mantra OM.
La parola al bija mantra AH.
Il corpo al bija mantra HUM.

Immagine






Oṃ ॐ è l'inizio del canto rituale (il rito è la manifestazione) ed è il canto stesso.
Per questo è detto udgītha.
Secondo la Chāndogya Upaniṣad ( I,1,5):

"vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca"

ovvero:
La parola (vāg) è ṛk (Ṛgveda, il libro degli inni), il prāṇa è sāman (Sāmaveda), udgītha è la sillaba Oṃ.
Parola e prāṇa formano una coppia così come ṛk con sāman.


E ancora (I, 1, 8):

"tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste"

ovvero:
Questa sillaba significa dire si.
Quando si vuole dire si a qualcosa si dice Oṃ.
E quello a cui si dice si verrà realizzato.
Colui che conosce questo venera udgītha come la sillaba Oṃ e realizzerà i suoi desideri.

Oṃ è la mente ma è anche ciò che sta prima della mente.
Il simbolo con cui viene rappresentato, come del resto tutte le lettere sanscrite, può essere considerato un disegno, una specie di Yantra.

L'analisi del significato dei singoli tratti da cui è composto esprime i tre (quattro) stati di coscienza dell'uomo:
La linea curva inferiore rappresenta la A, l'inizio, lo stato di veglia , il dio Brahmā inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti del demiurgo o del legislatore; è detta anche akāra o akāram ed è collegata alla funzione della mente detta ahaṃkāra ("ciò che fa l'io").


Immagine


La linea curva orizzontale, centrale, rappresenta la U ovvero lo stato del sogno, il dio Viṣṇu inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che mantiene e preserva; è detta anche ukāra o ukāram ed è collegata alla funzione della mente detta Buddhi.

[img]
http://www.vedanta.it/divinita/images/V ... _teste.jpg[/img]

La linea curva superiore rappresenta la M ovvero lo stato di sonno profondo, il dio śiva inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che riassorbe la manifestazione; è detta anche makāra o makāram ed è relata alla funzione della mente detta Manas o alla mente in generale.
Il fatto che M sia in alto ed A sia in basso ricorda il concetto della manifestazione grossolana come specchio della manifestazione allo stato potenziale. (MUA - AUM) e le modalità di recitazione dell'AUM di cui parla Shankara nel commento ai Mandukyakarika ( dice più o meno Shankara: "che la A e la U insorgano e vengano riassorbiti dalla M")
Sopra le tre linee curve ci sono altri due simboli :



La mezzaluna detta नाद nāda, ed il punto detto बिन्दु bindu.
Questi due segni sono così importanti da meritarsi un'intera upanishad tutta per loro, la nādabindu upanishad.
Nāda è la vibrazione iniziale, il primo suono e tutti i suoni.
Rappresenta la Shakti nell'atto di dare inizio alla manifestazione.
Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e M la coscienza dello stato di sonno profondo, Nāda rappresenta il "Quarto" o Turiya, inteso come Grande Sè col quale si può entrare in identita mediante lo strumento Nirvikalpa samadhi.
E' il primo fremito, potenziale, creato dall'unione di Shiva e shakti nell'isola delle gemme.
Il Bindu rappresenta l'anusvāra, reso nella pronuncia con la nasalizzazione (esempio Aummnnnnng) o, meno spesso, con l'allungamento della vocale precedente.
L'anusvāra è Shiva in unione con Citshakti o Cit Rupini.
E' l'amplesso di Shiva e Shakti.
Nāda sono i fluidi vaginali della dea uniti allo sperma del Dio.
Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e M la coscienza dello stato di sonno profondo, Nāda e Bindu insieme rappresentano il "Quarto" o Turiya, inteso come Grande Sè col quale si può entrare in identita mediante lo strumento Nirvikalpa samadhi.

Immagine


Le tre lettere A, U ed M sono in qualche modo le radici di AH, HUM ed OM ovvero, Parola, Corpo e Mente.
Esiste quindi un OM che tutto racchiude ed è lo spazio alogico che trova espressione nel punto (l'infinatamente piccolo relato all''infinitamente grande)
Esiste un OM potenziale che è il primo suono o prima vibrazione.
Esiste un OM che rappresenta la mente.
Nella recitazione del Mantra (qualsiasi mantra) questa differenziazione (apparente) viene manifestazta attraverso una triplice modalità di recitazione: mentale,bofonchiata (o silenziosa muovendo solo le labbra) ed udibile.
Come abbiamo visto il corpo è rappresentato da HUM.
HUM è il Varmabija, il bija mantra dell'armatura.
L'armatura è quella di Shiva nelle vesti del Bhairava, il nobile distruttore del male.
H qui sta per Hara cisoè Shiva.
U sta per Bhairava.
L'insieme nāda-bindu rappresenta l'assoluto che dissolve il male e la sofferenza.
AH è invece rappresentativo delle quattordici vocali.
Le vocali sono ciò che rende percepibili le consonanti e quindi rappresentano l'origine della manifestazione grossolana e della sua intelligibilità.
Ogni volta che portiamo le mani alla fronte (OM) , alla gola (AH)ed al cuore (HUM), rinnoviamo l'atto d'amore di Shiva e Shakti che dà il via alla manifestazione.
Ripetendo i tre bija uno di seguito all'altro può capitare di percepire un altro suono, simile ai gemiti dell'amata durante l'amplesso.
Questo suono si può forse rappresentare con le sillabe HA ed UM.
HAUM diviene così il mantra "nascosto" della manifestazione.
H sta per Hara,
AU sta per Sadashiva
M indica lo spazio, il vuoto, Citakasha ciò che i buddhisti chiamano śūnya o vuota pienezza.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda rogiopad » 17 luglio 2014, 10:40

Grazie Paolo, è interessante osservare (dal lato psicologico) come la curva inferiore è più ampia (inconscio) e la curva sopra è più piccola (conscio). Ciò che conosco è molto meno di ciò che so di "me"! ☺
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Re: Haum

Messaggioda mudrayoga » 20 febbraio 2015, 12:04

Salve a tutti, volevo chiedere un aiuto per quanto riguarda om /haum inteso come simbolo grafico.
Desikachar nel suo libro 'Il cuore dello Yoga' rispondendo ad una domanda scrive che l ' OM induista e' diverso da altri tipi di Om adottati in altri contesti anche yoga e sembra si riferisca proprio a come viene rappresentato. Scrive chiaramente che l Om e' patrimonio di varie culture e religioni, non solo induismo ma anche buddismo,jainismo, ecc ma non spiega quale sia questa differenza che credo sia grafica.
Qualcuno mi puo' evidenziare quale sia questa differenza che credo sia grafica. GRAZIE

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Re: Haum

Messaggioda Ventus » 21 febbraio 2015, 4:55

Non so rispondere alla domanda di Mudrayoga sulle eventuali differenze grafiche o di altro tipo della sillaba Hum nelle diverse culture.
Però ho due libri in cui appare quella Hum, e così ecco le mie impressioni.

Sul libro “Lo yoga tibetano e le dottrine segrete” di Evans-Wentz, Ubaldini editore, appare una “Hum lunga” a pagina 258, e se ne occupa il capitolo “Il sentiero delle cinque saggezze: lo yoga della Hum lunga” a pagina 335.
Una Hum appare anche in “La beatitudine del fuoco interiore” di Lama Yeshe, Chiara Luce edizioni, a pagina 130.
Il segno presentato da entrambi i libri è quasi identico al terzo che appare nell’immagine inserita qui nel forum da Paolo Proietti. Solo nella parte bassa, sotto quella specie di U rovesciata, c’è un tratto curvo, una specie di virgola quasi orizzontale (in Evans Wentz) o quasi a 45° (in Lama Yeshe), con la parte concava rivolta in basso e quella convessa rivolta in alto.

Guardando ai due disegni mi sembra che quel trattino non sia decisivo, e dipenda un po’ dalle diverse calligrafie, specialmente se ci ricordiamo che quelle scritture manuali sono state meno formalizzate delle nostre scritture europee, che dal 1400 avevano a disposizione la stampa, e quindi l’opportunità e il problema della uniformazione.
Lo stesso Lama Yeshe esorta a non formalizzarsi troppo sulla forma delle lettere, che devono servire a una sorta di “sentire” e non essere fini a se stesse. Nel caso di questa Hum, che in questa tecnica di Tumo viene visualizzata capovolta per favorire il gocciolamento della beatitudine..., il lama dice a pagina 132: “Il modo usuale di scrivere la Hum in tibetano è piuttosto complicato, per cui potete visualizzarla in forma semplificata, simile alla A breve. Come minima alternativa, potete visualizzare una barretta di luce blu, più larga alla base e più sottile alla sommità”.
Praticamente un triangolino stretto e verticale. Anche il colore blu serve a quella tecnica complessa ma non penso sia legata strutturalmente alla sillaba Hum in se stessa. Non mi pare che Evans Wentz parli del colore, nonostante la foto di pagina 258, in bianco e nero, lasci intendere con vari grigi che vi erano diversi colori nelle diverse parti della stessa sillaba.

In Evans-Wentz la pratica collegata a questa sillaba Hum consiste in una visualizzazione e spiritualizzazione delle parti e dell’intero segno (che nelle sue componenti rappresenta “i 5 veleni” o “le 5 passioni ottenebranti”, ossia l’ignoranza), in una pratica che comporterebbe la loro trasformazione (trasfigurazione e transustanziazione?) in giusta conoscenza o buddità (quelle stesse entità come sostanziate di buddità, che in esse si esprime e sostanzia). Secondo Evans-Wents ci sono altri riferimenti culturali nel Libro tibetano dei morti, di Padmasambhava. Ma scorrendolo rapidamente non vi trovo un altro disegno esplicativo per la Hum.

Non posso fare a meno di pensare al meccanismo identificato da Lacan nello “stadio dello specchio”, dove quella “figura esterna”, che noi vediamo sempre, raccoglie a mo’ di specchio di noi stessi (e quindi rende visibile mentre inevitabilmente deforma) una interiorità vivente invisibile che è invece sempre “in pezzi” o caotica).
Solo che la psicanalisi era interessata a comprendere la formazione dell’io vivente in senso psicologico (e biologico o vitalistico, quindi superficiale, diciamo “a cose fatte”), e non sapeva che quel meccanismo ha anche uno spessore determinante per la stessa formazione o struttura del mondo vissuto, cioè ha un vero e proprio spessore ontologico (è il mondo). Come invece aveva compreso l’orfismo, con il mito di Dioniso. E come sicuramente si sono accorti i filosofi vicini alla psicanalisi, come Merleau Ponty, Derrida, Ricoeur, ecc.
Forse è anche per questo che Alain Danielou ha scritto un libro intitolato “Siva e Dioniso”, Ubaldini editore, che un giorno leggerò.
In ogni caso non figurine piatte e sterili ma figure spesse e viventi, sostanze spirituali, nuvole viventi.

Naturalmente, se ho ben compreso, come in tutte le altre pratiche yoga e in senso lato spirituali, questa pratica non va eseguita irrigidendosi nella considerazione di se stessi come struttura materiale e mentale, che in più visualizza il segno laggiù, eccetera.
Mi sembra che si debba “entrare” nel segno o essere il segno, e quindi vedere le stesse cose che si vedono “qui” (se stessi e mondo, o meglio uomondo, ossia passioni, materia e ignoranza?) come costituiti, sostanziati, attraversati e animati dalle 5 saggezze ossia dai 5 Buddha (mi pare nomini Vairochana, Akshobhya, Ratna Sambhava, Amitabha e Amoghasiddhi). E tutti emanati, come sua espressione, dal Budda primordiale Adi Buddha o Samantabhadra (il Sempre buono).

Insomma, per quel che ho letto e compreso, quindi certamente con tutta la mia ignoranza, ci vedo un modo esotico e intelligente e creativo di esperire quello che altre volte ho chiamato il pane in via di spezzarsi, che è il mio modo di vedere l’essere. Non da fuori, come un cartone animato laggiù e quindi metafisico, ma da dentro, come istanti di vita e in sostanza come vita quotidiana.
Naturalmente anche questa meditazione della Hum, praticata in sessioni formali e limitate oppure sostanziandovi tutta la giornata e gli anni, come sostanzialmente avviene in Ati Yoga e in ogni vita spirituale, svilupperebbe effetti benefici.

Per finire, io sono molto meno colto, e rimango coi miei autori prediletti da decenni, però forse il vecchio nickname di Indra, che a volte scrive cose che non comprendo o addirittura non posso apprezzare, intendeva proprio incoraggiare uno sguardo di questo tipo, molto essenziale, dinamico e “attuale”. Se fosse così, questo particolare aspetto sarebbe qualcosa di molto costruttivo e di notevole interesse didattico.
Forse intende dire che anche la luce copre altro dalla luce (copre una oltreluce?) copre un ineffabile che sarebbe la vera sostanza primordiale (Siva? Samantabadra? Essere? Dio? sempre invisibili per se stessi, anche se immersi nella propria stessa luce). Quindi la luce nasconde (un po’ come in tv quando i personaggi sul palco devono stringere gli occhi e non vedono la platea, o come quando non si riesce a guardare il sole). Tenerlo presente sarebbe una meditazione che coglie tutto come copertura dell’oltre, ma anche espressione dell’oltre. E questo sguardo meditante coltiva l’oltre (sempre invisibile, irraggiungibile o inesistente come tale da solo), con sviluppi nel tempo che possono essere interessanti e benefici.

Paolo proietti
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Re: Haum

Messaggioda Paolo proietti » 13 marzo 2015, 14:40

mudrayoga ha scritto:Salve a tutti, volevo chiedere un aiuto per quanto riguarda om /haum inteso come simbolo grafico.
Desikachar nel suo libro 'Il cuore dello Yoga' rispondendo ad una domanda scrive che l ' OM induista e' diverso da altri tipi di Om adottati in altri contesti anche yoga e sembra si riferisca proprio a come viene rappresentato. Scrive chiaramente che l Om e' patrimonio di varie culture e religioni, non solo induismo ma anche buddismo,jainismo, ecc ma non spiega quale sia questa differenza che credo sia grafica.
Qualcuno mi puo' evidenziare quale sia questa differenza che credo sia grafica. GRAZIE



No, aspetta, si parla di cosa diverse. è una specie di "doppia U" con l'anunasika, la mezzaluna con il punto, che significa che la vocale va nasalizzata SENZA CONSONANTE, quindi il suono è AUUUUUUUUUUUUUUg o U-UUUUUUU o O-OOOOO con una una vibrazione della zona del naso.

ओं invece, in caratteri latini oṃ, è invece la tredicesima vocale del cakra della gola e si pronuncia OMMMMMN. e non ha l'anunasica, ma l'anusvara, che è una m o n nasalizzata e in sanscrito si indica con un punto sopra la sillaba

औं auṃ è la quattordicesima vocale del cerchio della gola ed anche lei ha lo anusvara.

हौं hauṃ è un'altra cosa ancora , è il bija mantra, Il vero Nome, di Samba sadashiva, colui che eternamente (sad) sta insieme (sama) alla madre (Amba).
per cui va letto così: HA è Shiva, AU è l'unione del dio (Shri baghavate) con la Dea (Shri Baghavati) e l'anusvara ṃ (o l'anunasica secondo alcuni testi) è la dissoluzione intesa come assorbimento nel se dopo l'Unione.

Ricapitolando abbiamo quattro suoni diversi:
è il pranava, il bija mantra dell'Assoluto.
ओं oṃ è la tredicesima vocale del cerchio delle matrika ed è quindi una delle sedici dee chiamate Nitya.
औं auṃ è la quattordicesima vocale.
हौं hauṃ è la sillaba seme, cioè il Vero Nome, di Samba Sadashiva.

Ok?
Un sorriso,
paolo
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