musica depressiva?

il significato, le tecniche
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Messaggioda AT » 18 novembre 2009, 20:26

Non credo che qui ci sia nessuno intenzionato a diventare satanista. E neanche ho parlato con ammirazione dei sentieri oscuri. Ho solo detto che mi sono reso conto che tali sentieri toccano influenze "elementari" di cui la banale corruzione è solo una pallidissima eco.
Sull'ascolto di Springsteen che turberebbe i "campi energetici": non credo che si tratti dell'ascolto in sé, ma del rapporto tra la mente di Cico e tale ascolto. Dato un messaggio negativo di qualunque genere, non è la percezione di tale messaggio a provocare problemi, ma la sua interiorizzazione. E' verissimo che quando una mente impreparata è sommersa da messaggi negativi, finisce con il soccombere e con interiorizzare qualcosa di negativo. E sarebbe meglio diffondere una schiacciante prevalenza di messaggi positivi. Ma ogni messaggio negativo di una certa rilevanza è anche un documento storico non indifferente, e andrebbe trattato con attenzione, senza cancellarlo del tutto.

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Re: ...

Messaggioda fabio » 19 novembre 2009, 18:45

cercatore ha scritto:Ecco, questa è una risposta più razionale, per di più proveniente da una persona che ama springsteen.
"....mi sembra di poter dire che le vibrazioni prodotte vanno a mettere un po' fuori quadro il campo energetico e lo stato di calma mentale acquisito con la pratica."


le parole di un mio amico sarebbero...
"ben piccolo yogi colui che si fa turbare dalla musica di chicchessia..."

besos
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Messaggioda Paolo proietti » 19 novembre 2009, 19:59

fabio ha scritto:
cercatore ha scritto:Ecco, questa è una risposta più razionale, per di più proveniente da una persona che ama springsteen.
"....mi sembra di poter dire che le vibrazioni prodotte vanno a mettere un po' fuori quadro il campo energetico e lo stato di calma mentale acquisito con la pratica."


le parole di un mio amico sarebbero...
"ben piccolo yogi colui che si fa turbare dalla musica di chicchessia..."

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Re: ...

Messaggioda cico » 20 novembre 2009, 13:51

fabio ha scritto:
le parole di un mio amico sarebbero...
"ben piccolo yogi colui che si fa turbare dalla musica di chicchessia..."

besos


eheh... infatti sono piccolissimo! :)
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Re: ...

Messaggioda fabio » 20 novembre 2009, 14:18

cico ha scritto:
fabio ha scritto:
le parole di un mio amico sarebbero...
"ben piccolo yogi colui che si fa turbare dalla musica di chicchessia..."

besos


eheh... infatti sono piccolissimo! :)


caro cico, era ovviamente una battuta. conosco la tua serietà. però alla lunga, i luoghi comuni, il normale pensare potrebbe diventare un pericolo, almeno per chi si interessa di yoga.
a tal proposito vorrei incollare parole di un mio caro amico che spiegano bene, secondo me, quale dovrebbe essere il punto di vista o perlomeno il modo giusto di porsi per chi affronta lo yoga. (i colori :) ce li ho messi io)

Ciò che chiamiamo realtà (apparenza fenomenica) non è altro, secondo alcuni, che una rappresentazione teatrale : il teatro della memoria.
La crescita ovvero la modificazione dell'oggetto osservato è l'azione teatrale.
L'oggetto percepito è sempre lo stesso, ma muta ( sembra mutare) ad ogni istante

Per guardare il bambù crescere è necessario un certo livello coscenziale.

Ad ogni livello coscenziale corrisponde un linguaggio diverso.

Ma cosa è il livello coscenziale?

Diciamo che vi sono delle immagini, delle impressioni che si "fissano" nell'animo umano.esattamente come un'immagine viene fissata, dalla "luce" sulla pellicola fotografica.

Quando "percepisco" un oggetto in qualche modo la mente assume la forma dell'oggetto e la ricrea-proietta.

Dall'interazione tra le "impressioni" fissate in precedenza e la percezione dell'oggetto nascono gli impulsi all'azione ed in un certo senso nasce la realtà percepita.

Tizio, Caio, Sempronio o PincoPallo vedranno un oggetto in maniera diversa a seconda delle impressioni fissate in ciò che abbiamo definito animo umano (altrove si è parlato di guaine corporee: le impressioni secondo il vedanta si fissano a tali guaine)e le loro re-azioni saranno quindi diverse.

La pratica realizzativa consiste nel risolvere progressivamente queste impressioni annullando così l'impulso a re-agire fino a condurre l'aspirante alla rottura dei livelli dell'io(samadhi per gli indiani, satori per i giapponesi, estasi per i platonici).

Il tipo di impressioni e di comportamenti ad esse legate (da esse impulsati) costituisce il livello coscenziale e ad ogni livello coscenziale corrisponde un linguaggio, ovvero una modalità di comprensione e comunicazione, diversa.

Non superiore, inferiore, migliore o peggiore, semplicemente diversa.

Per porgere la medesima istruzione Platone, ad esempio, scriverà il dialogo tra "Socrate ed il Rapsodo Ione", un maestro zen chiederà all'aspirante di tentare di chiudere in un sacco un gatto vivo ed infuriato ,
un maestro taoista dirà:" getta la palla nella corrente".

Nel giardino dove si guarda (ascolta) il bambù crescere si dialoga sforzandosi di comprendere e di imparare/ricordare il linguaggio dell'altro.

Da cuore a cuore.

Si osservano le modificazioni del bambù fino ad imparare che è la mente che si modifica.

Modificare la mente significa spogliarla dalle impressioni-sovrapposizioni fino a svelare il silenzio.

" D.-Maestro,qual'è il segreto della mente?-

R.-Prendi una palla e gettala nella corrente-

D.-Cosa significa prendi una palla e gettala nella corrente?-

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Re: ...

Messaggioda cico » 21 novembre 2009, 2:14

fabio ha scritto:
caro cico, era ovviamente una battuta. conosco la tua serietà. però alla lunga, i luoghi comuni, il normale pensare potrebbe diventare un pericolo, almeno per chi si interessa di yoga.
a tal proposito vorrei incollare parole di un mio caro amico che spiegano bene, secondo me, quale dovrebbe essere il punto di vista o perlomeno il modo giusto di porsi per chi affronta lo yoga. (i colori :) ce li ho messi io)

. . .



Ciao Fabio,
Sì, se hai un livello di consapevolezza sufficientemente elevato, se hai un corpo energetico ben "in quadro", il tuo discorso regge.
Ma chi non ce l'ha? :)

La mia esperienza mi dice che un certo tipo di musica influenza in modo negativo la struttura energetica, mentre un altro tipo di musica la mette in equilibrio.
Almeno.. a me succede così.. poi magari sono io un caso clinico :)

Magari prova a farti 1 ora di kirtan seguita da 1 ora di musica rock...
Poi mi dici le tue impressioni...
Ciau! :)
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Messaggioda AT » 21 novembre 2009, 22:09

La mia esperienza è diversa. Non credo di essere particolarmente dotato, solo, magari, molto meno suggestionabile adesso di tanti anni fa. Su di me, nessuna musica, poesia, lettura ha effetti di per sé (purché il volume sia ragionevolmente non troppo alto, altrimenti entrano in gioco altri fattori). Ciò che ha effetto, è il rapporto della mia coscienza-mente-volontà-capacità interpretativa con quello che leggo, ascolto, vedo. Se io ti dico che posso ascoltare musiche e testi di qualsiasi genere senza per questo subire passivamente il loro messaggio, non mi sembra di esagerare. Anzi, spesso sono proprio le produzioni più negative a ispirare le riflessioni e gli adattamenti più interessanti.

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Re: ...

Messaggioda Lakshmi » 22 novembre 2009, 1:05

cico ha scritto:
fabio ha scritto:
caro cico, era ovviamente una battuta. conosco la tua serietà. però alla lunga, i luoghi comuni, il normale pensare potrebbe diventare un pericolo, almeno per chi si interessa di yoga.
a tal proposito vorrei incollare parole di un mio caro amico che spiegano bene, secondo me, quale dovrebbe essere il punto di vista o perlomeno il modo giusto di porsi per chi affronta lo yoga. (i colori :) ce li ho messi io)

. . .



Ciao Fabio,
Sì, se hai un livello di consapevolezza sufficientemente elevato, se hai un corpo energetico ben "in quadro", il tuo discorso regge.
Ma chi non ce l'ha? :)

La mia esperienza mi dice che un certo tipo di musica influenza in modo negativo la struttura energetica, mentre un altro tipo di musica la mette in equilibrio.
Almeno.. a me succede così.. poi magari sono io un caso clinico :)

Magari prova a farti 1 ora di kirtan seguita da 1 ora di musica rock...
Poi mi dici le tue impressioni...
Ciau! :)


Se non mi sbaglio, in passato sono stati fatti studi sugli animali e la musica.
Mi ricordo dell'esperimento fatto in differenti allevamenti di mucche: le mucche a cui veniva propinata musica classica tutto il giorno facevano piu' latte di altre mucche in un altro allevamento dove veniva propagata musica rock tutto il giorno.
E cose del genere. Era uno studio fatto parecchi anni fa.

Personalmente ho notato che in passato ho ricercato musiche tristi se il mio stato d'animo era triste, e musiche vivaci se il mio stato d'animo era contento e felice.

Come avere la compagnia di amici felici o la compagnia di amici depressi o rabbiosi. Influisce.

Altre volte ho sperimentato che la musica nutriva una parte di me che doveva essere nutrita e potevo tenerla a bada in quel modo.
Esempio: in periodi di depressione, ascoltavo e suonavo musica triste e mi aiutava enormemente a non essere depressa durante il resto della giornata. Come se l'anima fosse soddisfatta in sperimentare tristezza attraverso la musica, rendendola libera dal sperimentarla durante altre situazioni durante la giornata.

Sempre parlando di come la musica influenza gli esseri viventi, mi viene in mente il film/documentario "the story of the weeping camel". Tutta la storia e' incentrata su una famiglia che vive solo di pastorizia (in Mongolia. Un cammello madre non vuole dare il latte al suo cucciolo- non lo riconosce come suo per qualche motivo-ed il cucciolo giorno dopo giorno diventa piu' debole. La famiglia allora manda il figlio (sui 10 anni se mi ricordo bene- gia' grande e responsabile a quell'eta' in quella determinata societa') a cercare un certo suonatore di violino mongolo nella grande citta'.
Il suonatore affronta il lungo viaggio nel deserto per suonare una certa musica al cammello.
Parte della loro tradizione.
Quando sente la musica, il cammello madre finalmente si mette a piangere ed accetta il suo piccolo e lo ama/nutre di nuovo.
Devo dire che la musica suonata al cammello e' molto semplice, profonda e suggestiva.
Qui il documentario su Google:
http://video.google.com/videoplay?docid ... 688447819#
Enjoy

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Messaggioda fabio » 22 novembre 2009, 10:30

:lol:
credevo si parlasse di aspiranti yogi, e non di mucche e cammelli :lol:

un abbraccio
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Messaggioda cercatore » 22 novembre 2009, 13:23

fabio ha scritto::lol:
credevo si parlasse di aspiranti yogi, e non di mucche e cammelli :lol:

un abbraccio

Se andiamo a guardare agli effetti psicosomatici dei vari ritmi, non solo musicali (anche un macchinario industriale produce ritmi sonori, e c'è una branca della prevenzione infortuni che se ne occupa) possiamo notare che alcuni di essi disturbano l'organismo, altri no. Si tratti di mucche o esseri umani la cosa non cambia molto, e avviene a livelli quasi pre-psicologici. Ovvio che poi l'imperturbabilità è un elemento positivo, ma dire che la psicologia dell'individuo fa completamente da filtro per cui non c'è differenza tra un'aria di Bach e un brano come ad es. Raining Blood degli Slayer mi sembra un'esibizione "muscolare" della propria impassibilità, molto poco "yogica" nei presupposti.

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Messaggioda fabio » 22 novembre 2009, 14:38

sarebbe utile sapere cosa centra la psicologia con lo yoga...
se vuoi stare meglio con te stesso (che va benissimo), forse è meglio che ti occupi di psicologia.
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Messaggioda AT » 22 novembre 2009, 15:47

Non ho detto che non c'è differenza, ma che una mente normale, senza nessuna esibizione muscolare, dovrebbe essere in grado di porsi di fronte a una musica, così come ci si pone di fronte ad una poesia, e dovrebbe essere in grado di ascoltare la musica rock così come di leggere una poesia del pessimista Leopardi senza per questo diventare pessimista. Altrimenti è la fine di una percezione intelligente ed articolata della vasta gamma di testimonianze artistiche dell'umanità, in positivo e in negativo. Se si subisce la musica, allora c'è già qualche problema. Attribuire ad un ritmo un potere quasi magico di influenzare l'essere umano non corrisponde per niente alla mia esperienza, studi o non studi. Quando poi il volume è molto elevato, allora entrano in gioco altri fattori, paragonabili all'inquinamento acustico.

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Messaggioda Paolo proietti » 22 novembre 2009, 20:00

Non ho detto che non c'è differenza, ma che una mente normale, senza nessuna esibizione muscolare....


benedetto uomo! :roll:
dopo tutti questi anni che si parla di qualificazione ancora pensi che normale nel senso di comune, sia il tuo punto di vista ?

Se faccio la verticale sin da quando sono bambino, adesso per me sarà normale.
troverò anormale o quasi che altri abbiano difficoltà a farla.
essere yogi (che si pronuncia yoghi come l'orso) non è effetto diretto di studi e pratica .
uno prima è yogi e poi pratica, per realizzare ciò che già è.

ciò che per te è o dovrebbe essere normale non è normale affatto per molti altri.


un sorriso.
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Messaggioda Lakshmi » 24 novembre 2009, 2:09

fabio ha scritto:sarebbe utile sapere cosa centra la psicologia con lo yoga...
se vuoi stare meglio con te stesso (che va benissimo), forse è meglio che ti occupi di psicologia.


Secondo me il punto e' che si vede una differenza "questo e' yoga, questo non e' yoga".

Se parti dal "tutto e' yoga", sicuramente allo stesso tempo "tutto non e' yoga" sara' vero nella stessa maniera.

Un punto partenza totalmente differente (parlando di differenze :mrgreen: ).

Anche se capisco cosa vuoi dire ed a volte sono d'accordo ed a volte no, questo non toglie che le nostre piccole distinzioni tra cosa e' e cosa non e', ci separino solo dal vedere le differenti realta' nella loro interezza.
Unita', interezza, l'unione fra tutte le cose, pensieri, oggetti viventi e non viventi, visibili e non visibili.

Di nuovo, questo non toglie che io sia d'accordo con quello che dici.
Un punto fra i punti.

Baci
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Messaggioda Paolo proietti » 24 novembre 2009, 13:04

Se parti dal "tutto e' yoga", sicuramente allo stesso tempo "tutto non e' yoga" sara' vero nella stessa maniera

la prima frase che è mi è venuta in mente leggendo è stata: "ma che stai a dì?"
Tu quoque laksmi?
Yoga è il darsana yoga quello di patanjali.
con il tempo ha assunto il termine di unione con il divino nel senso però che noi occidentali diamo a Filosofia, ed è composto da insegnamenti universali e insegnamenti soggettivi (le pratiche e tecniche operative)
Tutto è yoga suona come i soldi non fanno la felicità, non c'è niente di meglio che un bicchiere d'acqua quando si ha sete e Pippo Baudo è un professionista.

yoga è ciò che si può articolare in pravritti marga (via diretta) e nivritti marga (via a ritroso).
pravritti è finalizzata ad artha, kama e dharma.
nivritti a Moksha.
punto.
se poi qualcuno vuol chiamare la ginnastica che si insegna nei beauty center (ce ne uno sotto casa mia dove una ragazzina insegna hatha yoga tibetano per la bellezza, fantastico!) o tecniche di rilassamento psicosomatico occidentali Yoga va benissimo, per carità.
ma si tratta di un ampliamento del significato simile a quello per cui le veline sono ragazzotte scollacciate che si dimenano o Totti è un mito.
ciò non toglie che per mito e velina si intenda qualcosa di diverso.
non è importante usare parole a casaccio e per comunicare tra di noi va pure bene, ma sarebbe bene che ogni tanto si parlasse dell'originario significato dei termini che usiamo, lasciando riposare i luoghi comuni.
scambiare il non dualismo per il minestrone non mi pare un'idea geniale.
ma si tratta di un opinione personale, naturalmente

un sorriso,
r.
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