kundalini dopo realizzazione?

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kundalini dopo realizzazione?

Messaggioda Thot » 21 luglio 2013, 19:45

Dato che non si sta parlando di nulla in particolare, vorrei porre questo quesito:

Perché i Maestri suggeriscono di lavorare sulla kundalini solo dopo essersi realizzati?

Cosa si intende per realizzazione. La realizzazione non comprende la meta finale? e se comprende la meta finale a che serve lavorare sulla kundalini?


Procedo logicamente: Comparando vari studi che ho affrontato, l'unione di Shiva e Shakti a formare l'androgino dovrebbe avvenire solo dopo essersi illuminati, cioè avere compiuto l'opera al bianco, in alchimia. Ma essere illuminati (anche se esistono diverse forme di illuminazione, o bodhi), non consiste allora la meta finale?

Dopo di ciò, dopo essersi illuminati, avverrebbe la cosiddetta opera al rosso, che è la redenzione della carne, ovvero la ridiscesa dello spirito nella materia corporea, a redimere la carne. La redenzione della carne.
Ma questa ridiscesa può solo realizzarsi se prima si è compiuta l'ascesa dell'anima, l'illuminazione.

La redenzione della carne produce il Parabrahman, il compimento della Grande Opera.
Ma questo processo dovrebbe avvenire a posteriori, poiché, mentre l'Illuminazione segna l'ascesa dell'anima, che qui viene definita realizzazione, il Parabrahman segna la ridiscesa dello spirito nel corpo e sostituisce i suoi atomi.

Mentre l'illuminazione implica una "coscienza che si vede realizzata", il Parabrahman, l'androgino, segna il disfacimento della stessa coscienza.


Dovremmo allora dubitare degli insegnamenti volti al lavoro sulla kundalini propinati a chiunque non sia ancora un realizzato?
Dovremmo considerare la Bodhi, il risveglio ottenuto senza alcun lavoro sul corpo, non come la meta dell'illuminazione ma come la fase che precede l'ascesa della kundalini, ovvero lo spirito ridisceso nel corpo?

Che valore ha allora l'ascesa del serpente kundalini se l'illuminazione è la meta?



(Nota: alcuni mi risponderanno che i 2 processi sono complementari e che l'illuminazione consiste proprio nell'ascesa della kundalini. Allora vi chiedo, perché i maestri distinguono fra la realizzazione, cioè l'illuminazione e l'ascesa della kundalini?)

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Messaggioda AT » 21 luglio 2013, 22:30

C'è qualcosa che non torna. Poni una domanda, e contemporaneamente dici che "i Maestri" ti hanno già spiegato tutto. Chi sono questi "Maestri" che sanno tutto per filo e per segno su argomenti misteriosi e complessi come il risveglio di kundalini e il risveglio del Purusha? Sai benissimo quante decine e decine di scuole diverse esistano, e come tali argomenti siano interpretati variamente. Per me, non esistono fasi preordinate e suddivise così nettamente (prima l'emergere della Coscienza-Testimone, poi kundalini). Qualsiasi pratica meditativa, qualsiasi tecnica yoga e anche molte esperienze vitali ed esistenziali hanno effetto su kundalini. Come puoi distinguere nettamente due fasi? Qualunque cosa significhino risveglio della coscienza e risveglio di kundalini, è chiaro che tali processi si compenetrano, per alcuni attraverso interi cicli di esistenze. E in tale compenetrarsi, esisteranno fasi di sviluppo che privilegeranno l'uno o l'altro aspetto, a seconda del tipo di persona.

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Messaggioda gb » 21 luglio 2013, 22:39

Si, ma poi a che giova sapere certe cose quando i tempi non sono maturi, nel senso quando poi ancora non si sono avute le relative esperienze?

Perché porsi il problema?
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Messaggioda Thot » 22 luglio 2013, 16:47

gb ha scritto:Si, ma poi a che giova sapere certe cose quando i tempi non sono maturi, nel senso quando poi ancora non si sono avute le relative esperienze?

Perché porsi il problema?


Perché sempre questa tendenza a riprendere ogni domanda per porla in coerenza con i tempi? Se mi pongo il problema ci sarà una ragione...la ragione consiste semplicemente nel fatto che se volessi intraprendere il lavoro sui chakra e su kundalini saprò se farlo libero da ogni prevenzione e con o senza maestro, visto che sto praticando da solo, per ora!

e poi, che mi sia utile o meno, posso definirmi in questa fase più un ricercatore che un praticante...

AT ha scritto:...Qualsiasi pratica meditativa, qualsiasi tecnica yoga e anche molte esperienze vitali ed esistenziali hanno effetto su kundalini. Come puoi distinguere nettamente due fasi? Qualunque cosa significhino risveglio della coscienza e risveglio di kundalini, è chiaro che tali processi si compenetrano, per alcuni attraverso interi cicli di esistenze. E in tale compenetrarsi, esisteranno fasi di sviluppo che privilegeranno l'uno o l'altro aspetto, a seconda del tipo di persona.


Ho letto da qualche parte che proprio Shivananda metteva in guardia dall'avviare un lavoro su kundalini se prima non si è "realizzati", e "purificati".
Come puoi interpretare questa affermazione?


Comunque, su quello che hai scritto: vuoi dire che qualunque tecnica o evento ha un effetto su kundalini senza lavorarvi con tecniche specifiche, giusto?
Per esempio, quando uno (che non vuole essere io) si innamora di un altro e sente il "cuore sciogliersi", vuol dire che in quel dato periodo il chakra anahata è aperto?

La fioritura della coscienza/testimone porta kundalini a ridestarsi, o almeno ha degli effetti su di essa?


Non vorrei altresì dilungarmi con speculazioni filosofiche, per esempio come si può attraverso un ciclo di esistenze rinascere con la kundalini ridestata se nella precedente incarnazione, muorendo il corpo muore kundalini con esso, essendo kundalini dimorante nel corpo. Allora lo è nell'anima...?


Ma a questo non vi chiedo di rispondere, quello che voglio sapere in sintesi, oltre le domande precedenti, è se si può iniziare a lavorare sia sulla coscienza che sul corpo, dunque sulla kundalini, indipendentemente l'uno dall'altro e senza precedere l'uno prima dell'altro, come scrive Shivananda... o se l'uno, la coscienza, conduce conseguentemente l'altra a risvegliarsi senza che vi si abbia operato direttamente, come si può forse intuire da dottrine (potrei sbagliare) che di kundalini non ne parlano affatto come il vedanta e quella del Buddha...

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Messaggioda Chlòé » 24 luglio 2013, 9:38

Thot ha scritto: ............ se volessi
.............se farlo libero da ...................se con o senza maestro,
visto che sto praticando da solo, per ora!

.... che mi sia utile o meno, posso definirmi
..........................................
Ma a questo non vi chiedo di rispondere, quello che voglio sapere in sintesi, oltre le domande precedenti, è se ......................... o se l'uno, la coscienza, conduce conseguentemente l'altra a...........................



Troppi SE e troppo EGO.
Tu non sei un ricercatore,
sei un lettore accurato
di cose che voorresti sapere
ma senza metterci il naso dentro...

"Naso di falco...
dal becco in su,
sull' albero più alto...
guarda lassù..."

:shock:
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Messaggioda Thot » 24 luglio 2013, 15:59

Credere di non essere in un Sé che non abbia ancora realizzato questa essenza -che non c'è- come fai tu è tenere il becco in giù, sciocchina!

Dubitare è sciocco ma è degli intellettuali, tu non sei intellettuale per dunque non hai un EGO da sfaldare. Chi ha un'ego più grande, più grande è la lotta, ma prossima sua è la salvezza. Comprendi?
E' l'età delle nostre anime, non è come vivi la vita. La mia anima è più vecchia della tua, accertato. Non sei tu l'Anatman, non puoi scappare.


Perché invece non mi si risponde alla mia domanda?


Studia bene, e vedrai che il tuo lavoro è una fuga, attraverso lo yoga, che non si sottrae alla tribalità mentale. Un esempio? se tu trovassi l'uomo che ti domini intimamente e che ti sappia dare più di ogni tua pratica, tu vedresti la pratica come futile.
Se io ti facessi innamorare, visto che sono di una bellezza divina e straordinaria intelligenza,
O se io fossi pagano e ti mostrerei mondi sconosciuti. Cosa diverrebbe per te lo yoga? Quando passa un vero Dio rimani affascinata... Vedi, lo yoga è per te sensazioni. E dici di non avere un ego? Immagina Totò mentre ride adesso!

Io sono un genio, ma non il Signore dello yoga, e tu mi vieni a dire di alzare il becco, a me? Tu non sei un genio ma canti i mantra della prakrti che ti fanno fuggire dal Sé. Ma questo tuo ego in verità è velato. Un esempio? Se lo yoga ti provocasse sofferenza, lo praticheresti?

Da notare, io giudico ma senza provare il giudizio, quindi è come se non stessi giudicando. Questo mi rende geniale. Applica questo al Sé.
Ci hai mai pensato? Ovvio che no.
Fra voi c'è anche troppa coerenza.
Tu con lo yoga stai velando questo tuo ego che credi di avere dissolto ma che stai solo rifuggendo, mediante lo yoga. Per questo parli così.


Non si può inveire, né si può istruire con ammonimenti. Se quello ti basta, buon per te, ma non plagiare me, lo Spirito Santo.

La moda di essere maestri del non sé...

Tu non sei Teresa d'Avila al momento... canta le lodi a Dio, perché qualcuno ti ha insegnato, essendo, che si può non essere.
Io prego Dio, affinché mi liberi da Dio...

Tu credi di non esserci? E se ti offendessi in questo momento? Vedi?
Non perdere la fede...


COMUNQUA, Oramai che non mi è stata data una risposta, continuiamo questa commedia giocando. Poi cancellerò i copioni a breve.

Altro che non Sé, basterebbe la retorica sublime per farti cambiare idea, a te, a voi, a me e persino a un Maestro. perché siamo nell'idea, ancora.

Non ero qua per metterti in difficoltà, me ne guardo bene da infognare il mio corpo di luce, né di darmi troppo per nulla.


Fatto si sta che non vengono mai date risposte risolutive per l'incapacità di entrare nel processo logico di chi pone la domanda, non per la sua incapacità a comprendere.

Credi che Joshua mentre parlava ai suoi, al contempo aveva la coscienza dentro i processi cognitivi di questi tanto da prevedere le reazioni a questi processi? No. Sennò sarebbe stato il Salvatore.

Tutti parlano e hanno parlato dalla loro prospettiva, perché non entravano nella prospettiva di chi ha un Sé. Il risultato è che essere in Dio è essere in un altro Sé, non nel non essere e poter essere tutti.


Per finire, come era scritto da qualche parte, Perdere l'ego significa perdere anche la dignità. Essere una vera put-tana! Dai veda, puta, significa puro.
Tu la tua la difendi benissimo. E dici di non avere un ego? Non avere un ego è molto più che credere e sostenere di non averlo!
Io al momento mi sento molto più put-tana di te, ciò vuol dire che non ho un ego così fossilizzato quanto il tuo...

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Messaggioda AT » 24 luglio 2013, 20:53

Thot, in estrema sintesi:
1.Io non sono un maestro, parlo solo in base a quello che conosco. Diciamo che ho praticato abbastanza per capire che kundalini, il Purusha , l'energia interna non sono astrazioni vuote, ma corrispondono a realtà estremamente concrete. Quale sia l'interpretazione da dare a questi elementi, ebbene varia molto a seconda delle scuole. Un Vaisnava ti dirà che kundalini è ben reale, ma è ben poca cosa rispetto al nettare della devozione per Dio. Un seguace dell'advaita ti dirà che kundalini, i chakra, etc. sono solo giocattoli se paragonati alla realizzazione non duale. Viceversa, molti tantrici, specie se della mano sinistra, diranno che né i Vaisnava né i vedantini hanno idea della tremenda profondità di kundalini, e ne realizzano solo minimamente la portata. Io personalmente sono più propenso a considerare reale tale ultimo punto di vista.
2.Distinguere rigidamente due fasi, una in cui si lavorerebbe sul Purusha e l'altra in cui ci si aprirebbe al mistero di kundalini, è senz'altro inadeguato se riferito alla globalità dei praticanti. Nella maggioranza dei casi, i due processi si intersecano.
3. Tu sei portato a divagare costruendo continuamente fantasticherie nemmeno tanto logiche. Per cui, è evidente come tu abbia un tremendo bisogno di lavoro sul corpo. Il che avrà sicuramente effetti su kundalini, qualunque cosa essa sia. Ma ben altro è un lavoro diretto, tantrico, sulla kundalini: visto il tuo profilo conflittuale e divagante, potrebbe essere sconsigliato.
4. Distinguere nettamente il cosiddetto "corpo" dalla cosiddetta "anima" potrebbe essere fuorviante. Qualunque cosa sia kundalini, essa appartiene alla radice più profonda del mio essere, ed è ben oltre, abissalmente oltre, la mera corporeità fisica.

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Messaggioda Thot » 25 luglio 2013, 16:52

Detto questo, e tornando all'origine della mia domanda, essere realizzati, cioè aver realizzato il purusha prima di lavorare sulla kundalini, non ha alcun senso perché su questo esistono varie interpretazioni.
Queste erano intanto le parole di alcuni maestri.

Riguardo le fantasticherie, posso fantasticare dopo aver letto o studiato un tema, ma queste sono probabilità, non le do per certe, sennò perché verrei a chiedere spiegazioni?
Ripeto che, non ho maestri, mi è difficile sincretizzare, concretizzare e attuare come fanno tanti altri sotto una guida.

Anche perché, non avere dubbi è rischiare. Mi hai scritto che sarebbe per me in questa fase, sconsigliato di dare l'accento alla kundalini, difatti se io non lo calcolassi e mi gettassi per esempio in pratiche di questo genere:
http://www.itajos.com/X%20SEZIONE%20MED ... 0ANIMA.htm
cosa accadrebbe, una volta che ho ignorato l'interpretazione dei testi?
Tu me ne hai data una, adesso. Delle ammonizioni ontologiche non ho che farmene, chiaramante.

Grazie delle delucidazioni, ευλογία για σας

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Re: kundalini dopo realizzazione?

Messaggioda Chlòé » 26 luglio 2013, 10:55

Thot ha scritto:(Nota: alcuni mi risponderanno che i 2 processi sono complementari e che l'illuminazione consiste proprio nell'ascesa della kundalini. Allora vi chiedo, perché i maestri distinguono fra la realizzazione, cioè l'illuminazione e l'ascesa della kundalini?)


Perchè l' ascesa di Kundalini non implica necessariamente la realizzazione.
questo è fondamentale.

Ci sono vie molto veloci e brutali di ascesi della kundalini.
Ma se dai una Ferrari ad uno che non ha nemmeno la patente, quello alla prima curva si schianta!

Per questo, in molte vie, si consiglia di lavorare prima su se stessi.Che significa: prepararsi gradualmente all' ascesa di kundalini, secondo i tempi adatti ad ognuno.E perchè vi sia realmente una maturazione e integrazione adeguata.
L' illuminazione è come il matrimonio: chi vi arriva considerandolo il raggiungimento di una vetta, un traguardo, deve sapere che lì si riparte nuovamente. Va visto semplicemente come una tappa importante di un processo che si avvia...Quindi da lì si riparte ed è bene che giunti al matrimonio, si abbia un bagaglio di consapevolezza consolidato precedentemente, adatto ad affrontare le sfide prossime della vita.
...Dii di dooh

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Messaggioda Paolo proietti » 26 luglio 2013, 14:45

Non so chi abbia detto che bisogna lavorare sulla kundalini dopo la realizzazione.
Si dicono tante cose.
Nello yoga le parole di quelli che Thot definisce maestri, se di maestri veri si tratta, sono quasi sempre indirizzate a vari livelli di consapevolezza.
Quasi sempre.
Le cose che ho letto di Goraksha (OM ADESH!) ad esempio ai miei orecchi appaiono molto dirette, chiare, precise.
Parla di una serie di esercizi fisici

Immagine

legati a kriya (percezione e indirizzamento delle energie sottili nelle nadi) e mantra.
Per cogliere le indicazioni è necessaria una certa conoscenza dello yoga e dell'anatomia (la percezione dell palato molle, la doppia "valvola" della gola , o l'asse dei diaframmi, ad esempio, che tanta importanza hanno negli scritti di Goraksha richiedono una sensibilità non comune), ma in fin dei conti è roba abbastanza comprensibile.
Altri maestri ( e qualche volta Gorakanath stesso) usano un linguaggio dedicato agli iniziati.
In un testo che sto leggendo adesso (un dono che mi è stato fatto da uno dei discepoli anziani di Babaji di Hairakhan) si parla ad esempio di una vedova che guarda dal balcone suo figlio sedicenne, si commuove pensando al padre di lui, morto a sedici anni) e versa lacrime che bagnano il corpo del figlio.
La Vedova è kundali, nome di sri bhavagatii. E' vedova perchè Shiva è il mahapreta (il grande defunto) morto per il gran ridere (HA). Il numero sedici si riferisce a varie cose (è un quarto del numero perfetto sessantaquattro ed è il numero delle matrika le sillabe vocaliche in vishuddha), la lacrima si riferisce al liquido che viene emesso dopo la rottura del bulbo della fronte e il balcone è il palato molle (talu chakra).
Si tratta della descrizione di una tecnica operativa che dovrebbe portare alla realizzazione intesa come identità con il senza forma "NIRGUNA" detto nel tantrismo ANANGA, senza membra, uno dei nomi di Kama, il desiderio.

Se per realizzazione si intende l'identità con l'assoluto e il viaggio nel territorio di Turiya (ci sono ette stati di coscienza nel sanathana dharma: veglia - sogno - sonno profondo - turiya (il Quarto) - Jiva turiya - Brahma turiya e tutiya/turiya che Ramana definiva il QUINTO) pensare ad una realizzazione senza il lavoro di kundalini è come pensare di dissetarsi con la sabbia.

Lo yoga si basa sulla trasformazione di corpo/parola mente ovvero tanu sarira, l'essere fatto di parti (SAKALA).

Tramite l'inversione del naturale processo fisico che porta kundalini ad essere l'elemento cosciente (anche se assopito) di tutti gli elementi della materia si giunge allo stato di NISHKALA (senza parti).
La realizzazione del tantra è intesa come cosciente ridiscesa di kundali nel corpo fisico (SEPARAZIONE DELL'ORO DALLA TERRA) che conduce alla comprensione dell'identità tra nishkala e sakala o nirguna e saguna o nirvana e samsara....

Coloro che non parlano di kundalini in realtà la chiamano in maniera diversa.
Kundalini sole ad esempio è definita spesso conoscenza, kundalini luna oggetto di conoscenza e kundalini fuoco soggetto che conosce.

un sorriso,
p.
Il Manzo non Esiste

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Re: kundalini dopo realizzazione?

Messaggioda Thot » 26 luglio 2013, 16:13

Chlòé ha scritto:Perchè l' ascesa di Kundalini non implica necessariamente la realizzazione.
questo è fondamentale.

Per questo, in molte vie, si consiglia di lavorare prima su se stessi.Che significa: prepararsi gradualmente all' ascesa di kundalini, secondo i tempi adatti ad ognuno.E perchè vi sia realmente una maturazione e integrazione adeguata.


L'ascesa di kundalini non implica necessariamente la realizzazione, siamo d'accordo, perché appunto molti insegnamenti quali appunto il kriya inizia, indipendentemente dal grado di consapevolezza, da questo processo, come nel tantra, pare...
Allora perché dovrebbe valere il contrario, cioè la realizzazione implica l'ascesa di kundalini?
C'è qualcosa che a me non torna... difatti...

Paolo proietti ha scritto:Se per realizzazione si intende l'identità con l'assoluto e il viaggio nel territorio di Turiya (ci sono ette stati di coscienza nel sanathana dharma: veglia - sogno - sonno profondo - turiya (il Quarto) - Jiva turiya - Brahma turiya e tutiya/turiya che Ramana definiva il QUINTO) pensare ad una realizzazione senza il lavoro di kundalini è come pensare di dissetarsi con la sabbia.

Lo yoga si basa sulla trasformazione di corpo/parola mente ovvero tanu sarira, l'essere fatto di parti (SAKALA).


Io non lo so di che genere di realizzazione si tratti, e quante interpretazioni di realizzazione esistono. Ma se essere realizzati implica il lavoro su kundalini, perché leggo di illuminazioni spontanee, illuminazioni avvenute in 3 giorni, ecc. ? Per fare un esempio, Osho, a suo dire si sarebbe illuminato a 21 anni senza avere mai praticato yoga. Il Buddha abbandona la tradizione e si dice abbia raggiunto lo stato di perfezione, anuttara samyaksaṃbodhi, senza alcun metodo, e ancora... nella tradizione occidentale, la conquista del lapis philosophorum è un lavoro completamente differente. Saint-Germain parla di illuminazione: "la mia paura non era quella di morire, ma morire senza essere illuminato."
Voglio dire, in tutti questi casi, di che genere di illuminazione/realizzazione si tratta? Visto che nessuno di questi si presuppone abbia mai lavorato ne menzionato(sembra) nulla su kundalini?

Un'illuminazione avvenuta in 2 mesi è chiaro che abbia fatto a meno del lavoro su kundalini... a meno che nell'arco di questi 2 mesi essa si risvegli spontaneamente ma senza avervi lavorato direttamente, o riprendendo un lavoro interrotto in una precedente incarnazione ...
si può prescindere da essa?

Non capisco infatti il lavoro degli jnani e il loro rapporto con la kundalini, non c'è.
Leggere le upanishad senza comprendere il linguaggio esoterico è un'opera vana, ma la simbologia è ricorrente, come in altri testi.

Io personalmente ho fatto esperienze di beatitudine, ben diverse fra loro. Per un periodo l'ho vissuta ma mi accorsi che era una beatitudine per attaccamento. L'ultimo periodo è accaduto per la comprensione del "non ego", non saprei come definirlo, ovvero: "se io non sono questo, posso essere chiunque." E allora per ogni azione che compievo non provavo l'esigenza che provo da una vita, quella di redimermi da azioni e pensieri che non fanno parte di "me" e da lì provocarmi sofferenza.
Questi stadi, che forse possiamo definire illuminazioni provvisorie, perché vengono decantate da vari "maestri" come meta e stadi di realizzazione se fanno a meno della kundalini?
E' vero che in quei momenti mi sentivo leggero, e non so se questo abbia a che fare con kundalini. AT m'aveva risposto che kundalini è a stretto contatto con le esperienze vitali.
Ecco che allora l'illuminazione può divenire una condizione mentale, così come sorgere a seguito di conoscenze del linguaggio esoterico e pratiche occulte riservate ad iniziati. Molti ne parlano come fosse così semplice, altri come fosse un traguardo che si realizza dopo un duro lavoro e dopo molti anni di lavoro sul corpo.

Al che io sarei tentato a chiedere: come farebbe un qualsiasi disabile se impedito a compiere un lavoro sul corpo? Non v'è allora per lui redenzione?...

Per finire, scrive ad esempio Aivanhov: "Il miglior consiglio agli occidentali è di non far nulla per risvegliare Kundalini prima del tempo, ma di vivere una vita pura rispettando le leggi divine. Quando sarà giunto il momento, si risveglierà da solo...La direzione che prenderà kundalini una volta risvegliata non dipenderà dalla volontà ma dalle qualità e virtù dell'uomo."
Come la si mette?

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Re: kundalini dopo realizzazione?

Messaggioda Paolo proietti » 26 luglio 2013, 20:35

Thot ha scritto:
Chlòé ha scritto:Perchè l' ascesa di Kundalini non implica necessariamente la realizzazione.
questo è fondamentale.

Per questo, in molte vie, si consiglia di lavorare prima su se stessi.Che significa: prepararsi gradualmente all' ascesa di kundalini, secondo i tempi adatti ad ognuno.E perchè vi sia realmente una maturazione e integrazione adeguata.


L'ascesa di kundalini non implica necessariamente la realizzazione, siamo d'accordo, perché appunto molti insegnamenti quali appunto il kriya inizia, indipendentemente dal grado di consapevolezza, da questo processo, come nel tantra, pare...
Allora perché dovrebbe valere il contrario, cioè la realizzazione implica l'ascesa di kundalini?
C'è qualcosa che a me non torna... difatti...

Paolo proietti ha scritto:Se per realizzazione si intende l'identità con l'assoluto e il viaggio nel territorio di Turiya (ci sono ette stati di coscienza nel sanathana dharma: veglia - sogno - sonno profondo - turiya (il Quarto) - Jiva turiya - Brahma turiya e tutiya/turiya che Ramana definiva il QUINTO) pensare ad una realizzazione senza il lavoro di kundalini è come pensare di dissetarsi con la sabbia.

Lo yoga si basa sulla trasformazione di corpo/parola mente ovvero tanu sarira, l'essere fatto di parti (SAKALA).






Io non lo so di che genere di realizzazione si tratti, e quante interpretazioni di realizzazione esistono. Ma se essere realizzati implica il lavoro su kundalini, perché leggo di illuminazioni spontanee, illuminazioni avvenute in 3 giorni, ecc. ? Per fare un esempio, Osho, a suo dire si sarebbe illuminato a 21 anni senza avere mai praticato yoga. Il Buddha abbandona la tradizione e si dice abbia raggiunto lo stato di perfezione, anuttara samyaksaṃbodhi, senza alcun metodo, e ancora... nella tradizione occidentale, la conquista del lapis philosophorum è un lavoro completamente differente. Saint-Germain parla di illuminazione: "la mia paura non era quella di morire, ma morire senza essere illuminato."
Voglio dire, in tutti questi casi, di che genere di illuminazione/realizzazione si tratta? Visto che nessuno di questi si presuppone abbia mai lavorato ne menzionato(sembra) nulla su kundalini?


Se vuoi parlare seriamente devi abbandonare i luoghi comuni.
Buddha non ha mai abbandonato la tradizione.
basta che leggi le upanishad vaisnava per verificare che non c'è niente di ciò che dice shakyamuni che sia non tradizionale.
Il discorso del non metodo riguarda gli insegnamenti dello zen non significa che non ci sia pratica.
I monaci tibetani con cui ho lavorato io erano dichiaratamente "buddisti" e lavorano dichiaratamente su kundalini (kundali hana hana hum phet) così come padmasambhava, yeshe tsogyal e via discorrendo.
L'illuminazione è detta illuminazione perché presuppone la visione della luce interiore che è uno dei sintomi del passaggio "dell'energia efficiente" dal punto tra le sopracciglia al loto dei mille petali.
scusami ma ho il dubbio che tu giunga a delle conclusioni sulla base di boatos, di luoghi comuni dello spiritualismo.
Occorre la pratica e l'osservazione degli effetti della pratica.

La cosiddetta realizzazione (ma cosa ci sarà poi da realizzare......?) passa attraverso quattro vie, le prime tre sono quelle dell'EREMITA, della [om] e del MACELLAIO, la quarta è la via diretta.

Il Macellaio è colui che lavora sul corpo fisico ed ha la conoscenza perfetta dell'anatomia e della fisiologia.

La [om] è colei che conosce i segreti del piacere e del desiderio ovvero il corpo delle energie.

L'Eremita (asceta) è colui che conosce la maniera di controllare il corpo tramite il controllo della mente.

CORPO, PAROLA, MENTE.

La via diretta arriva tramite l'intervento diretto del NAMOGURU.
Quando interviene sotto forma di divinità si parla di Shambavi Diksha in quel caso c'è la risalita immediata di kundalini che si fa spazio nei canali sottili e attraverso shankini nadi giunge al punto tra le sopracciglia e risale al brahmarandha.

Quando interviene sotto forma di maestro trasferisce direttamente la propria shakti (altro mome di kundalini) nel corpo dell'allievo visualizzandola prima nell loto blu del cuore e proiettandola quindi nell'allievo.

In tutti e due i casi il corpo dello yogi deve essere predisposto con la pratica o per nascita.

Ci sono dei presupposti fisici sine qua non.
Kundali solitamente risale dal bulbo (kandha) posto alla base dell'organo sessuale (dove passa vajra nadi) fino al manipura cakra da cui partono le dieci nadi principali ma da qui ridiscende al muladhara.
Bisogna che siano "attivi" particolari soffi definiti "portatori di bastone".
In quel modo kundali si irrigidisce e può salire attraverso talu cakra alla fronte e al brahmarandha.

I portatori di bastone si "attivano" solo dopo una lunga pratica di sensibilizzazione.






Un'illuminazione avvenuta in 2 mesi è chiaro che abbia fatto a meno del lavoro su kundalini... a meno che nell'arco di questi 2 mesi essa si risvegli spontaneamente ma senza avervi lavorato direttamente, o riprendendo un lavoro interrotto in una precedente incarnazione ...
si può prescindere da essa?

pensi che il lavoro dello yogin e l'operato della divinità siano sottoposti al tempo?
Kundalini di fuoco è detta "divoratrice del tempo", non c'è differenza tra lo stare quarant'anni ai piedi del guru o "MEDITARE PER 24 MINUTI" come re kamalo.

Non capisco infatti il lavoro degli jnani e il loro rapporto con la kundalini, non c'è.
Leggere le upanishad senza comprendere il linguaggio esoterico è un'opera vana, ma la simbologia è ricorrente, come in altri testi.

Quale simbologia? quali upanishad?
Jnana è la conoscenza e Vijnana e la conoscenza tra virgolette superiore. E'una via complessa che passa attraverso lo studio dei testi, il mananam (riflessione), il nidhidhianasana (meditazione seduta) e il dialogo d'istruzione.
Quest'ultimo conduce attraverso la messa in discussione delle credenze dell'allievo, all'interruzione del dialogo interiore, manolaya.
Lo stato di manolaya è la stato incui la mente comincia a riposare in se stessa. Il pensiero si trasforma in flusso e questo flusso è Kundalini.

Io personalmente ho fatto esperienze di beatitudine, ben diverse fra loro. Per un periodo l'ho vissuta ma mi accorsi che era una beatitudine per attaccamento. L'ultimo periodo è accaduto per la comprensione del "non ego", non saprei come definirlo, ovvero: "se io non sono questo, posso essere chiunque." E allora per ogni azione che compievo non provavo l'esigenza che provo da una vita, quella di redimermi da azioni e pensieri che non fanno parte di "me" e da lì provocarmi sofferenza.
Questi stadi, che forse possiamo definire illuminazioni provvisorie, perché vengono decantate da vari "maestri" come meta e stadi di realizzazione se fanno a meno della kundalini?


Qualcuno ti ha detto che tali stati erano delle realizzazioni?
Lo stato di beatitudine o ananda è lo stato naturale dell'essere umano. Tutti lo provano un attimo prima di un orgasmo ad esempio, oppure prima di svenire.
Se la percezione è molto stimolata basta un volo di gabbiani o un sorso di un buon vino.
Non c'è persona che non abbia provatolo stato di beatitudine.
Il problema è la stabilizzazione, che la stabilizzazione implica la comprensione ed il controllo della vasana.
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Messaggioda gb » 26 luglio 2013, 22:16

Off topic Paolo, Bologna quando?
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nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”

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Messaggioda Paolo proietti » 27 luglio 2013, 8:40

gb ha scritto:Off topic Paolo, Bologna quando?

pe'bessi un caffè anche martedì mattina.
Pe' lezioni e stage da metà settembre in poi.
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Re: kundalini dopo realizzazione?

Messaggioda Thot » 29 luglio 2013, 20:41

Paolo proietti ha scritto:Se vuoi parlare seriamente devi abbandonare i luoghi comuni.
Buddha non ha mai abbandonato la tradizione.
basta che leggi le upanishad vaisnava per verificare che non c'è niente di ciò che dice shakyamuni che sia non tradizionale.
Il discorso del non metodo riguarda gli insegnamenti dello zen non significa che non ci sia pratica.
I monaci tibetani con cui ho lavorato io erano dichiaratamente "buddisti" e lavorano dichiaratamente su kundalini (kundali hana hana hum phet) così come padmasambhava, yeshe tsogyal e via discorrendo.


Scusa il ritardo, beh tanto il tempo non esiste...

Se Buddha non ha mai abbandonato la tradizione, non capisco le diatribe fra lui e i Vedantin, sarà una questione 'politica' ...

Comunque, non escludo che non ci sia pratica nello zen, ma c'è la pratica del "non praticare", cioè dello lasciar scorrere. Almeno, questo è quello che ho appreso da vari istruttori online, testi, ecc. Lo stesso ho letto per i Jnani, lo stesso per i tantrici buddhisti, ad esempio Il grande sigillo, infatti i buddhisti da te citati a partire da Padmashambhava, fanno parte del lignaggio tantrico.
Non ho mai sentito nel Therevada parlare o praticare di kundalini, per quel poco che ne sappia ...

Da qui non mi tornava chiaro che cosa avesse a che fare questo insegnamento con la kundalini, ma tu hai scritto che:

Paolo proietti ha scritto:Jnana è la conoscenza e Vijnana e la conoscenza tra virgolette superiore. E'una via complessa che passa attraverso lo studio dei testi, il mananam (riflessione), il nidhidhianasana (meditazione seduta) e il dialogo d'istruzione.
Quest'ultimo conduce attraverso la messa in discussione delle credenze dell'allievo, all'interruzione del dialogo interiore, manolaya.
Lo stato di manolaya è la stato incui la mente comincia a riposare in se stessa. Il pensiero si trasforma in flusso e questo flusso è Kundalini.


Questo processo non include il lavoro diretto su kundalini dunque? non è un lavoro fisico a quanto sembra, quindi il corpo non viene preparato mediante la pratica fisica, poi non saprei in cosa consiste la meditazione nidhidhianasana...

Tutto questo implica necessariamente la presenza di un maestro?


Paolo proietti ha scritto:Quale simbologia? quali upanishad?


Per quanto riguarda lo studio dei testi, prendiamo ad esempio la Brhadaranyaka Upanishad, è scritto:

Om! L'aurora è il capo del cavallo sacrificale; il sole è il suo occhio, il vento il suo respiro, il fuoco onnipresente la sua bocca, l'anno il suo corpo. Il cielo è il dorso del cavallo sacrificale; l'atmosfera è la sua pancia, la terra il suo inguine; i punti cardinali sono i suoi fianchi, i punti intermedi le sue coste, le stagioni le sue membra, i mesi e le quindicine le sue giunture, i giorni e le notti le sue gambe, le costellazioni le sue ossa, le nubi le sue carni. La sabbia è il cibo che egli digerisce; i fiumi i suoi intestini, i monti il suo fegato e i suoi polmoni, le erbe e le piante la sua criniera; il sole che si leva è il davanti del suo corpo, dietro il sole che tramonta. Il lampo è il suo ringhio, il tuono lo scuotimento del suo corpo, la pioggia la sua orina, la voce della parola il suo nitrito.
2. Il giorno, che posa sull'oceano orientale, fu la coppa posta dinanzi al cavallo.

L'aurora, il cavallo, la coppa...
Non è questo un linguaggio esoterico?

Paolo proietti ha scritto:La cosiddetta realizzazione (ma cosa ci sarà poi da realizzare......?) passa attraverso quattro vie, le prime tre sono quelle dell'EREMITA, della [om] e del MACELLAIO, la quarta è la via diretta.


Qual'è questa brutta parola che segna la via della [om] ??

E non ho capito se, si può scegliere una di queste vie o lavorarvi al contempo, esclusa la quarta...

Paolo proietti ha scritto:Qualcuno ti ha detto che tali stati erano delle realizzazioni?
Lo stato di beatitudine o ananda è lo stato naturale dell'essere umano. Tutti lo provano un attimo prima di un orgasmo ad esempio, oppure prima di svenire.
Se la percezione è molto stimolata basta un volo di gabbiani o un sorso di un buon vino.
Non c'è persona che non abbia provatolo stato di beatitudine.


Quello che ho provato, essendo un periodo e non un momento, non era beatitudine...sennò avrei perso la coscienza. Ma da vigile avevo realizzato per brevi periodi l'attenzione divisa grazie alla pratica di viveka, se così posso definirla, e, a proposito di quarta via, gli insegnamenti di gurdjieff... Così mi sentì in pace e libero. Poi tornai peggio di prima.

Ora leggendo tutto quello che hai scritto mi chiedo come uno come Osho possa dire di "essersi illuminato" a 21 anni senza avere mai praticato e senza alcun maestro, o Aurobindo, anche lui senza aver mai praticato, a dire di qualcuno, in 3 giorni...
3 sono i casi: o stavano mentendo, o loro hanno scambiato la realizzazione con dei momenti di beatitudine e prolungata per attaccamento, o hanno "concluso" un lavoro iniziato in una precedente incarnazione.


Paolo proietti ha scritto:Il problema è la stabilizzazione, che la stabilizzazione implica la comprensione ed il controllo della vasana.


Su questo mi sono sempre chiesto come potessi afferrare e prolungare quegli stadi che durano pochi istanti. Forse è una fantasticheria, come prolungare la beatitudine dell'orgasmo e farla divenire costante... Non lo so quale sia lo stato di uno che abbia fatto riaffiorare il loto dai mille petali, ma da qualche parte ho letto che nella mano sinistra si facevano assumere droghe agli adepti in modo che provassero un assaggio dello stato in cui si sarebbero ritrovati una volta terminato il lavoro...

Questo mi sembra tutt'altro che autocontrollo, mi sembra un divagare estatico, cos'è l'illuminazione, un'estasi cosciente?

Riguardo le vasana, forse servirebbe una lezione a parte, ovviamente da parte tua ...

Stabilizzarsi nello stato che definiamo di illuminazione significa riuscire a modificare le vasana a piacimento, significa distaccarsi da esse (cioè, esaurire il karma), significa rettificarle e sforzarsi di non uscire da quello stadio raggiunto...
Significa distruggerle, così come si ditrugge il karma, od osservarle soltanto con distacco?


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