AT, e la croce?

altre vie per la realizzazione
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pushan
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Messaggioda pushan » 14 aprile 2012, 11:05

Luce Oscura ha scritto:pushan

mostro il senso delle parole
e non la loro forzatura

che ti succede? parli di avvicinarsi all'altro come se ci credessi
è forse così per te?

pace deriva dal sanscrito pak che significa 'legare'
amore dal greco mao che significa 'desiderare'
libertà dal latino lubere che significa ' che fa piacere'

legarsi al desiderare che fa piacere?
che ti succede?
è forse così per te?

fiori? profumi?
che ti succede?
è forse così per te?

il Loto Nero dal profumo mortale
è l'essenza del dissolvere
Con esso il Vira uccide il Sè e danza la tandava

così poco sai dell'inebriarsi dell'Essenza?
che ti succede?
è forse così per te?

Per me è spazio sconfinato, immensamente grande, e contemporaneamente è osservare un ago in fondo al mare.
Infinitamente piccolo.
Il corpo di Shiva è fatto di atomi.
E' il gigantesco lingam che separa i mondi e li riassorbe.

Le parole sono intere oppure attraversate da lame.
Dipende dalla visuale.
Pace amore e libertà
Umiltà devozione e servizio.
parole che ti fanno rabbrividire ne sono certa.
Sassolini da lanciare verso le sentinelle, per distrarle e attaccare dai fianchi.
Lo sai che sono crudele quanto te, a volte.
Mi piace particolarmente la luce dell'alba e la sua chiarezza.

Eppure nell'oggi, a volte serve farci una pur minima riflessione su.
Tentare di capirne il "senso", non solo quello derivante dallo spacchettamento dei fondamenti etimologici.
Pace.
Shanti
Ahimsa
umiltà
Prema
amore incondizionato, offerta di sè
Satya, Verità
la verità rende liberi, anche gli umili, gli ultimi della terra, quelli che razzolano nelle bidonville mentre noi disquisiamo e mostriamo le nostre saggezze sui forum.
Che vuoi, sono i limiti del femminile.
Queste sdolcinature sono sempre fuori luogo, lo so.
Loto viola.

cinque
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Messaggioda cinque » 14 aprile 2012, 11:07

AT ha scritto:Penso che un cristianesimo privato della croce sia banalizzato, depotenziato, in qualche modo censurato.


Penso che QUESTO cristianesimo privato della croce sia banalizzato, depotenziato, in qualche modo censurato.

chissà se Gesù è la che se la ride.....
certo andava a banchetti e non si rifiutava di parlare con meretrici, forse non era poi così triste.

namaste

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Messaggioda pushan » 14 aprile 2012, 11:16

cinque ha scritto:
AT ha scritto:Penso che un cristianesimo privato della croce sia banalizzato, depotenziato, in qualche modo censurato.


Penso che QUESTO cristianesimo privato della croce sia banalizzato, depotenziato, in qualche modo censurato.

chissà se Gesù è la che se la ride.....
certo andava a banchetti e non si rifiutava di parlare con meretrici, forse non era poi così triste.

namaste

Questi Gesù sono solo nel nostro ricordo, nell'immaginario. Tracce nella memoria, chi osserva la Croce e chi l'Ultima Cena, chi l'Albero e il Ventre di Maria, chi il Sepolcro e gli Angeli.

La presenza di Cristo nel cuore è perdere ad una ad una tutte le parole:
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio onnipotente, abbi pietà di me peccatore
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio onnipotente, abbi pietà di me
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà
Signore Gesù Cristo, abbi pietà
Gesù abbi pietà
Gesù pietà
Gesù...Gesù...Gesù...

Alla fine resta solo il Nome e il nome non ha i capelli biondi e la corona di spine con il sangue che cola, non è quello che è morto in croce e poi resuscitato, discendente di qualcuno e iniziato da qualcun'altro, quello che si accostava a belle donne e a banchetti...anche.

E' Presenza eternamente vivente.
Figlio unigenito, della stessa sostanza del Padre.

E' là che se la ride?
Dove?

PS: "A qualunque Nome, Io risponderò" (Ramayana)
«Invocate Allah o invocate il Compassionevole, qualunque sia il nome con il quale Lo invochiate, Egli possiede i nomi più belli. Corano XVII. al-Isrà', 110.

cinque
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Messaggioda cinque » 14 aprile 2012, 17:56

ride con me... in me....

hai avuto parole che condivido profondamente.

l'incontro può essere solo nella spiritualità.

namaste

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Messaggioda pushan » 14 aprile 2012, 18:02

cinque ha scritto:ride con me... in me....

hai avuto parole che condivido profondamente.

l'incontro può essere solo nella spiritualità.

namaste


e nello Spirito :)

Indra
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Messaggioda Indra » 14 aprile 2012, 18:47

pushan

che ti succede?
parli dell'essenza come se fosse esistente
siva non è altro che l'apparenza di rudra
l'ardente signore delle tempeste
nè corpo nè atomi

parli di umiltà devozione servizio
allora dimmi tu che ti esplichi nel feminino

umiltà verso chi o cosa?
devozione? servizio?

fino a quando continuerai a proiettare
credendo che ci sia Altro da te
oscillerai tra pace non violenza
e quella stoltezza dell'amore
che condiziona solo i pashu

verità deriva da una radice zendo e sanscrita che significa 'scegliere '

unisci ad essenza che significa esistere ed avrai che
esistere implica scegliere che implica esistere

medita su questa apparenza e
bruciala nel fuoco di rudra


ti è più chiaro ora quello che Luce Oscura
vela ai pashu nel suo dire da Sphynx?

è l'umiltà che lega chi se la pone sul collo come giogo e lo fa restare a sguazzare nel fango dell'ignoranza di sè come fosse un maiale

il loto si erge consapevole di sè

non sa che farsene dell'umiltà
Ultima modifica di Indra il 15 aprile 2012, 10:13, modificato 1 volta in totale.

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Messaggioda R9+ » 14 aprile 2012, 23:07

Dai su ....scendi dal pero che a imitare quelli veri nun gliela fai! 8)

AT
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Messaggioda AT » 14 aprile 2012, 23:18

Questo post ha scatenato una sequenza incredibilmente variegata di risposte, dall'occultismo ermetico e un po' presuntuoso e cieco di Luce Oscura a risposte vagamente new age. Ora capisco bene, e tocco con mano, quel fenomeno che il corrente Papa ha definito analfabetismo religioso. Perché qui in fin dei conti si sta parlando della croce di Cristo. C'è un brano molto noto, ma forse vale la pena di riproporlo, che parla in modo sentito ed efficace della croce, e del suo rapporto con la gioia autentica, che non rimuove il lato terribile della realtà, ma proprio guardandolo in faccia comprende il senso più profondo dell'esistenza e del rapporto con Dio. E' stato scritto da uno che fu ispirato nella sua conversione proprio da un vecchio crocifisso, e che comprese a fondo, portando anche le stimmate, il senso di quella croce che è talmente profondo da scandalizzare per la sua paradossalità. Ma senza passare di lì, non si comincia a comprendere il senso dell'esistere, così come, caro Luce Oscura, non comprenderai mai il senso dell'esistere senza umiltà e amore, parole che sei lontanissimo anche solo da intravedere nel loro significato, per come parli, nonostante tutte le superficiali etimologie che continui a sciorinare.

Da “I fioretti di san Francesco d’Assisi”



Un giorno venendo una volta santo Francesco da Perugia a santa Maria degli Angioli, con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente li crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e dissecosì: «Frate Lione, avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona educazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia». E andando più oltre santo Francesco, li chiamò per la seconda volta: «O frate Lione, benchè il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare ai mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando un poco, santo Francesco grida forte: «O frate Lione, se ‘l frate minore sapesse tutte le lingue e tute le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: «O frate Lione, pecorella di Dio, benchè il frate Minore parli con lingua d’Angiolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti i tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: «O frate Lione, benchè ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia».

E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti prego dalla parte di Dio che tu mi dica dov’è perfetta letizia». E santo Francesco gli rispose: «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” e noi diremo: “noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via” e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e dolla fame infino a notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: “Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo sostereremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. e se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: “Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come sono degni; e uscirà fuori con un bastone nocchieruto, e pigliaraccci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?” Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo”.

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Messaggioda gb » 15 aprile 2012, 9:10

La differenza tra contenuti psichici personali, che per loro natura spostano l'attenzione dall'argomento del topic ai contenuti psichici propri o degli altri, e l'analisi e la focalizzazione sull' argomento iniziale, misura la "quantita'" di inferenze che ruotano attorno all'asse centrale e che devono essere sfrondati per potersi concentrare, in termini "yogici".

AT, puoi commentare il brano postato per cortesia? La mia domanda iniziale e' sempre valida.
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Messaggioda Helvetia » 15 aprile 2012, 9:33

AT ha scritto:Questo post ha scatenato una sequenza incredibilmente variegata di risposte, dall'occultismo ermetico e un po' presuntuoso e cieco di Luce Oscura a risposte vagamente new age. Ora capisco bene, e tocco con mano, quel fenomeno che il corrente Papa ha definito analfabetismo religioso. Perché qui in fin dei conti si sta parlando della croce di Cristo. C'è un brano molto noto, ma forse vale la pena di riproporlo, che parla in modo sentito ed efficace della croce, e del suo rapporto con la gioia autentica, che non rimuove il lato terribile della realtà, ma proprio guardandolo in faccia comprende il senso più profondo dell'esistenza e del rapporto con Dio. E' stato scritto da uno che fu ispirato nella sua conversione proprio da un vecchio crocifisso, e che comprese a fondo, portando anche le stimmate, il senso di quella croce che è talmente profondo da scandalizzare per la sua paradossalità. Ma senza passare di lì, non si comincia a comprendere il senso dell'esistere, così come, caro Luce Oscura, non comprenderai mai il senso dell'esistere senza umiltà e amore, parole che sei lontanissimo anche solo da intravedere nel loro significato, per come parli, nonostante tutte le superficiali etimologie che continui a sciorinare.

Da “I fioretti di san Francesco d’Assisi”



Un giorno venendo una volta santo Francesco da Perugia a santa Maria degli Angioli, con frate Lione a tempo di verno, e ‘l freddo grandissimo fortemente li crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e dissecosì: «Frate Lione, avvegnadiochè li frati Minori in ogni terra dieno grande esempio di santità e di buona educazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia». E andando più oltre santo Francesco, li chiamò per la seconda volta: «O frate Lione, benchè il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti, iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare ai mutoli e, ch’è maggior cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando un poco, santo Francesco grida forte: «O frate Lione, se ‘l frate minore sapesse tutte le lingue e tute le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: «O frate Lione, pecorella di Dio, benchè il frate Minore parli con lingua d’Angiolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe, e fussongli rivelati tutti i tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: «O frate Lione, benchè ‘l frate Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia».

E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti prego dalla parte di Dio che tu mi dica dov’è perfetta letizia». E santo Francesco gli rispose: «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta del luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: “Chi siete voi?” e noi diremo: “noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: “Voi non dite il vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via” e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e dolla fame infino a notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: “Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, chè qui non mangerete voi, nè albergherete; se noi questo sostereremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. e se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: “Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come sono degni; e uscirà fuori con un bastone nocchieruto, e pigliaraccci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia. E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: “Che hai tu, che non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te?” Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però dice l’Apostolo: “Io non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo”.



Sono anche aneddoti come questo che mi hanno allontanata molto presto dalla religione cattolica...
Non riesco a concepire questa visione del dolore, perche' suscita in me due impressioni: che sia consolatoria (non e' sofferenza, in realta' e' gioia!) e che possa diventare una visione morbosa (penso al cilicio, all'autoflagellazione...).

Certo che il dolore e' una componente importante della vita umana e del percorso spirituale, ma definirlo "massima letizia"... stona.

E comunque, giusto per non essere eretica, continuo a pensare che anche questa storia, come la croce, sia un modo per parlare di altro: non della sofferenza fisica, delle bastonate con bastone nocchieruto, ma dell'accettazione della sofferenza che ogni ascesa comporta per essere compiuta. Ma sofferenza rimane, non e' che nell'accettarla diventi massima gioia: Cristo sulla croce non gioiva.

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Messaggioda gb » 15 aprile 2012, 9:50

Forse nel brano si indica uno stato di coscienza, che come tale non nasce ne' da eventi esteriori piacevoli, ne' tantomeno e' turbato da eventi esteriori sgradevoli o dolorosi. Si parla infatti di "perfetta" letizia.
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Messaggioda Helvetia » 15 aprile 2012, 11:17

gb ha scritto:Forse nel brano si indica uno stato di coscienza, che come tale non nasce ne' da eventi esteriori piacevoli, ne' tantomeno e' turbato da eventi esteriori sgradevoli o dolorosi. Si parla infatti di "perfetta" letizia.


Si', puo' essere, ha senso anche cosi'. Pero' l'interpretazione popolare qual e'? Non ne so molto di San Francesco, ma credo che gli aneddoti che lo riguardano siano rivolti a persone semplici, che colgono il senso letterale della storia, che in questo caso e' "gioisci fratello delle tue disgrazie e dei tuoi dolori". E se uno non riesce a provare gioia come deve sentirsi? In colpa, forse?
Ecco che si arriva al senso di colpa, secondo me errore massimo della religione cattolica.

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Messaggioda gb » 15 aprile 2012, 11:46

La religione cattolica e', come le altre religioni, un contenitore, che si snoda nel tempo e nello spazio. All'interno di questo contenitore, sono state percorse esperienze e sono state date testimonianze come quella di San Francesco: possiamo nutrirci di queste esperienze e testimonianze? Magari si, permettendoci anche di non considerare piu' di tanto il contenitore, ma focalizzando l'attenzione su quei contenuti li.
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Messaggioda grazianozap » 15 aprile 2012, 11:53

Helvetia ha scritto:
gb ha scritto:Forse nel brano si indica uno stato di coscienza, che come tale non nasce ne' da eventi esteriori piacevoli, ne' tantomeno e' turbato da eventi esteriori sgradevoli o dolorosi. Si parla infatti di "perfetta" letizia.


Si', puo' essere, ha senso anche cosi'. Pero' l'interpretazione popolare qual e'? Non ne so molto di San Francesco, ma credo che gli aneddoti che lo riguardano siano rivolti a persone semplici, che colgono il senso letterale della storia, che in questo caso e' "gioisci fratello delle tue disgrazie e dei tuoi dolori". E se uno non riesce a provare gioia come deve sentirsi? In colpa, forse?
Ecco che si arriva al senso di colpa, secondo me errore massimo della religione cattolica.


Secondo me ci può essere un ulteriore chiave di lettura.
Quali sono state le cose o avvenimenti che ti hanno portato a "crescere " ?
Per quel che mi riguarda le sofferenze più forti, e che al momento non riuscivo a comprendere e giustificare. Ora rivedendole comprendo che mi hanno reso più forte.
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Messaggioda cinque » 15 aprile 2012, 12:10

religione... religione... religione....

ma lo yoga non ci porta sulla via della liberazione, anche dalla religione?

o no?

namaste


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