Aforismi di Siva

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Aforismi di Siva

Messaggioda Ventus » 14 marzo 2013, 15:32

Ho appena trovato il nuovo “Gli aforismi di Siva” di Vasugupta, a cura di Raffaele Torella, Adelphi Edizioni. Il denso volume, edito nel 2013, presenta lo Shivasutra, uno dei più importanti testi delle scuole del non dualismo sviluppate in Kashmir. Il testo originale, redatto da Vasugupta nell’VIII-IX secolo d.C., è accompagnato dal commento di Ksemaraja (X-XI secolo d.C.), uno dei maggiori allievi di Abhinavagupta.
La ricca introduzione presenta, fra le radici del testo, la cultura tantrica di non separazione tra “fruizione” e “liberazione”, e l’antica cultura di Uddiyana, che fu anche terra di origine dello Dzogchen. Scuole e radici che nei lettori di zen ricorderanno anche qualcosa dello Shobogenzo e di Dogen.
La lettura prosegue.

Buone letture a tutti.
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Toki
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Re: Aforismi di Siva

Messaggioda Toki » 14 marzo 2013, 16:43

Ventus ha scritto:non separazione tra “fruizione” e “liberazione”


Se hai voglia di fare un riassuntino, a me questo punto interessa un casino.

Poi si potrebbe anche discuterne volendo.

Buona lettura a te.
Lo Yoga è l'arte di comprendere i paradossi.

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Messaggioda Ventus » 15 marzo 2013, 0:50

Grazie Toki
Spero di riuscire a dirne qualcosa di più e meglio quando avrò letto e compreso tutto il libro.
Per adesso posso dirti che quelle parole in me rievocano le riflessioni di Dogen sul fatto che la “pratica” non è affatto un “mezzo” per attingere la Liberazione come Frutto, ma è essa stessa Liberazione vivente. La liberazione non sarebbe uno stato supremo e congelato nella sua perfezione trascendente, al di là della vita quotidiana e in fondo al di là di ogni possibile cognizione. La Liberazione è esercizio (della Fonte), esercizio dell’Essere, è trascendenza qui e adesso, è fruizione, è “Sat, Cit, Ananda” nel lavoro e nel respiro, è vita quotidiana consapevole e gratitudine.
In ogni caso credo che ciò possa essere anche collegato alla tradizione della Prajnaparamita (buddista): “La forma è vuoto, il vuoto è forma”. Scaturigine. Le cose sono in fondo nulla, ma il nulla esprime sempre cose, non sta fisso come una figurina, quindi è immediatamente altro, è immediatamente qualcosa, è questo e quello (possiamo dire che è dinamico? Chi lo ha fatto se ne è poi fatto un feticcio e ha smesso di cercare, ecco perché un maestro zen probabilmente userebbe subito lo Hossu o il Kyosaku). Finché c’è qualcosa, il “meccanismo” è questo, è “questo”. Ecco perché, credo, è potuta esistere una versione brevissima dei testi della Prajnaparamita, la versione in una solla sillaba: “a”. Ed ecco perché qualche maestro Zen rispondeva a ogni domanda alzando un dito, o afferrava il naso dell’allievo, oppure mandava il monaco a “tirare acqua, spaccare legna”. E’ il senso dello zazen, come pure, apparentemente all’inverso e in una interiorità sempre più profonda, del Raja yoga. Non rincorrere questo e quello, è il Sé in ascolto che è qui, vuoto/cornucopia. E’ lo stesso correre o respirare ma vissuti come Grazia.
La filosofia occidentale conosce molto bene queste prospettive, naturalmente in un quadro diverso. Vi si è inoltrata più di recente con Husserl e ha proseguito con Heidegger, Gadamer, Pareyson, Ricoeur, Foucault, Sini. Troverai molto materiale se cerchi questi maestri e la parola Ermeneutica.
Da Cristiano posso pensare anche al Pane/Vita, al “Padre nostro che sei nei cieli”/”Il Regno di Dio è dentro di voi”, a Jacopone da Todi, …).
Buone letture
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pushan
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Vasuguptashivasutra

Messaggioda pushan » 15 marzo 2013, 8:48

Una versione on line del testo per chi volesse approfondire è qui

Om, Srim
O Potenza del Vento!
Yam!
Nel cuore, la Potenza d’Incantesimo è Signora del Sutra.
Nel corpo elementale, tramite la Madre, vien generato il corpo sapienziale.
Tramite il fuoco l’Attorta si mostra qual genitrice del Compiuto.
Per la Sapienza viene generato nel mondo il Re della Danza.


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