Modernità del sanscrito

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Modernità del sanscrito

Messaggioda devendra » 5 ottobre 2012, 15:47

Il sanscrito, nonostante la sua antichità superi quella degli stessi latino e greco, possiede oggi tutte le caratteristiche delle lingue moderne. Pandit moderni, infatti, basandosi fedelmente sul vocabolario classico (tranne forse per le "e
" di e-mail probabilmente mutuata dall'inglese) hanno elaborato tutta una serie di termini che attestano come questo idioma sia in grado di soddisfare tutte le esigenze della nostra attuale vita quotidiana quali:
दूरभाष dūrabhāṣa m. telefono
चलभाष calabhāṣa m. cellulare
अन्तर्जाल antarjāla n. internet
जालस्थान jālasthāna n. sito web
ए-सन्देश e-sandeśa m. e-mail
ए-पत्र e-patra n. e-mail
पञ्जीकृतपत्र pañjīkṛtapatra n. posta certificata
L'elenco, naturalmente, non è esaustvo. In questa sede è stato limitato a pochi vocaboli concernenti il mondo della comunicazione elettronica, ma è sufficiente per dare un esempio dell'attualità di questo idioma.
Nonostante questa "modernizzazione" il sapore antico di questa lingua permane inalterato, com'era ai tempi di Panini, il grammatico che ha inaugurato la nascita del periodo classico, rendendo l'idioma strutturalmente inalterabile per i secoli futuri, intendendo con inalterabilità la sua capacità di evolvere con i tempi senza trasformarsi in qualcosa di differente da sé stesso, com'è accaduto per il latino ed il greco antichi divenuti poi il greco moderno e il congruo numero di lingue neo-latine.
Oggi il sanscrito è parlato in molti centri dell'India come veniva parlato ai tempi di Shankara ed altri maestri passati alla storia. L'intenzione di questi centri è di restituirlo al ruolo di lingua nazionale del Paese. Sulla stessa Facebook è possibile riscontrare questa tendenza, senza contare che la Costituzione Indiana stessa l'ha annoverato tra le sue 22 lingue ufficiali. sul web esistono quotidiani in sanscrito

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Messaggioda jasmin » 5 ottobre 2012, 17:23

per me il sanscrito ha qualcosa di magico, e mi spiego, a me nella mia grande ignoranza succede che se leggo - a voce alta - in sanscrito (cercando per quanto mi è possibile di non sbagliare la pronuncia) succede che le parole stesse il suono e forse qualcos'altro mi entra dentro e quello che è particolare ci rimane. :)

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Messaggioda devendra » 5 ottobre 2012, 20:55

Quello che dici è giusto ed è vero. Quando parlo della "modernità del sanscrito" non sto parlando di una lingua deformata o annacquata. Sto parlando del sanscrito classico, quello pervenuto a noi da Panini e usato dai innumerevoli veggenti e poeti che ci hanno tramandato quella meravigliosa letteratura. Utilizzo la definisione "moderno" per due motivi: 1) quello stesso sanscrito con cui è stata scritta la bhagavad gita ad esempio è stato semplicemente arricchito con i termini che hai letto nel post e molti altri ancora per renderlo atto ad esprimere i concetti in uso nella nostra società attuale;
2) in molti centri dell'India si sta ormai procedendo in questa direzione, vedi ad esempio lo Sri Auobindo Ashram
http://www.sriaurobindoashram.com/Conte ... efault.htm
oppure Samskrita bharati
http://www.samskritabharati.org/
Tutto questo non toglie nulla a quello che senti e che fai, anzi vi può aggiungere molto e farti sentire il sanscrito ancora più intimo e tuo.

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Messaggioda jasmin » 6 ottobre 2012, 16:40

grazie Devendra, anche per gli altri post, per me preziosi.

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Piccolo dialogo

Messaggioda devendra » 24 ottobre 2012, 15:24

Utilizzo la funzione "rispondi" per non aprire un nuovo argomento. Questa è una breve e stupida conversazione quotidiana, tanto per familiarizzarsi con alcune regole.

तव दूरभाषः अस्ति किम्?
tava dūrabhāṣaḥ asti kim?
Hai un telefono?
आम् अस्ति।
ām asti.
Sì, ce l'ho?
कुत्रास्ति?
kutrāsti?
Dovè?
अवश्यं गृहेऽस्ति।
avaśyaṃ gṛhe'sti.
Naturalmente a casa.
किमनर्थं त्वय सह तं न ऊढः।
kimarthaṃ non l'hai portato con te?
यतो हि सः दूरभाषः न चलभाषः।
yato hi saḥ dūrabhāṣaḥ na calabhāṣaḥ.
Perché è un telefono, non un cellulare.

In quanto ai sostantivi, dūrabhāṣaḥ e calabhāṣaḥ sono due sostantivi maschili che nella loro forma lessicale (non declinata) terminano in “a”.
Nel dialogo è stato usato pure un pronome personale maschile perché di tale genere è il sostantivo a cui si ricollega: saḥ, che significa “egli”. Il corrispondente femmminile è sā (सा) ed il corrispondente neutr è invece tat (तत्). Va da sé che, indipendentemente dal genere a cui il vocabolo appartiene nella nostra lingua, il pronome sanscrito deve necessariamente accordarsi con il genere del vocabolo sanscrito.
La parola “asti” è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo essere. La parola “kim”, invece, in questo contesto non è traducibile. Attesta soltanto che la frase pronunciata o scritta è una domanda. In altri contesti possiede un senso soggetto a traduzione. inoltre l'utilizzo appena menzionato non rappresenta una regola categorica. E' piuttosto una consuetudine opzionale. Un ulterione punto da notare è che in sanscrito non esiste il verbo avere. Il concetto del possesso viene espresso con il verbo essere sostenuto dal caso genitivo:
tava dūrabhāṣaḥ asti kim?
tuo (un) telefono è? Questa sarebbe la traduzione letterale.
Poi abbiamo le seguenti parole indeclinabili:
kutra – dove; avaśyam – naturalmente; kimartham – perché?(interrog.); yato hi – perché (aff.)
na – no, non.
Nel testo si vede scritto: kutrāsti? Questa è l'unione di kutra asti. Questa unione si chiama sandhi ed è molto usata, benché sia obbligatoria soltanto per la poesia, ma del tutto opzionale per la prosa. In questo caso la regola applicata è che quando una “a od ā” finali si incontrano con una “ a od ā” iniziali, si fondono nella ā e le parole si uniscono.
Infine abbiamo: saḥ dūrabhāṣaḥ. Nella traduzione italiana è stato sottinteso il pronome personale. Nella versione sanscrita, invece, è stato sottinteso il verbo essere.

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Errata correge del precedente

Messaggioda devendra » 24 ottobre 2012, 15:39

Volevo solo segnalare due errori di dattilografia sulla lingua italiana:
la frase "sì, ce l'ho" non avrebbe dovuto essere conclusa con il punto interrogativo. Poi a "dov'è" mancava l'apostrofo. Poco male, percheé se non fosse stato per questo non mi sarei avveduto di altre due spiegazioni da dare:

Una riguarda gṛhe'sti. gṛhe è il locativo di gṛham, parola di genere neutro che significa "casa".

Poi ho sballato la traslitterazione della frase che ora sto risportando in modo corretto:
किमनर्थं त्वय सह सः न ऊढः।
kimarthaṃ tvayā saḥ na ūḍhaḥ?
Perché non l'hai portato con te?

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Altra regola del sandhi

Messaggioda devendra » 24 ottobre 2012, 15:42

gṛhe'sti - è a casa

qua abbiamo una seconda regola del sandhi, e cioè quando una parola termina in "e", la "a" che segue cade e viene sostituita da un apostrofo.


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