Yoga integrale e psicoanalisi

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pupadipezza83
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Messaggioda pupadipezza83 » 28 gennaio 2011, 16:08

ah ok, grazie cico :wink:
"La mente, o Krsna, e' agitata, turbolenta, ostinata e molto forte; dominarla mi sembra piu' difficile che controllare il vento"

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cara
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Messaggioda cara » 13 marzo 2011, 11:18

Ho letto anche Sri Aurobindo e l'avventura della coscienza e ho un paio di domande da farvi.

Iniziamo dicendo che il libro tutto sommato non mi è dispiaciuto; ho trovato argomenti che conosco già, concetti che ci hanno anche insegnato al centro yoga eppure ci sono un paio di cose che non riesco a capire. Ho provato a cercare anche sul sito che mi aveva linkato Pushan ma non ho trovato ciò che cercavo quindi faccio prima a chiedere a voi.

1) Sri Aurobindo parla di espansione della coscienza e che per farlo è necessario svuotare la mente, mettere silenzio nella mente. Questo sarebbe il punto di partenza ma non parla mai (almeno in questo libro) di come, innanzitutto, arrivare a questo stadio. Non è che mi aspettavo di trovare delle ricette su come fare però almeno delle indicazioni, la sua esperienza, il suo percorso. Da quello che ho capito lui parte direttamente dalla meditazione ma non è mica facile arrivare ad uno stadio di meditazione così profondo; parla del silenzio mentale e ne parla come se fosse una cosa a cui si arriva con facilità (questo almeno è quello che ho capito io). Da per scontato che tutti ci arrivano. Quindi la mia domanda: lui lascia ad ognuno la libertà di trovare il proprio metodo per arrivare alla meditazione? Quindi lo yoga di Sri Aurobindo parte da dharana e dhyana?

2) Dice che l'hatha yoga può aiutare, che seguire una vita moralmente ed eticamente giusta può servire ma non è indispensabile. Di nuovo la domanda: ho capito male io o lo pensa veramente? Mah, magari mi aspettavo di trovare qualche riferimento a Patanjali e non avendolo trovato sono rimasta un po' "delusa". Cioè, non proprio delusa ma ho percepito come se mancassero dei pezzi in questo libro oppure che non è un libro adatto a tutti (me compresa).

Grazie a chiunque voglia rispondere.

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Messaggioda Hosni » 13 marzo 2011, 12:00

Provo a rispondere io in base alle mie conoscenze sul pensiero del maestro in questione.
Premetto che non ho letto il libro le avventure della coscienza.
Lui dette ai suoi discepoli una conoscenza del meccanismo corpo-mente, specificando che la via per arrivare allo yoga doveva passare per forza per la comprensione e la padronanza di questo meccanismo.
Se non ricordo male, riteneva che tutte le forme di yoga erano buone, ma non complete, come se fossero tutte parti complementari tra loro, affermando che neanche i rishi arrivarono alla supermente.
Il compimento dello yoga secondo lui non poteva non comprendere l'adorazione della madre, e l'aiuto stesso della shakti per innalzare la natura inferiore a una natura superiore, quindi nello yoga integrale è compreso il tantrismo, in un certo senso, perchè lo compimento dello yoga non si può attuare senza l'aiuto della Madre.
L'uomo per sua natura è Ishvara,signore del cielo e della terra, solo che a causa della confusione delle funzioni dei vari organi del meccanismo, e dell'ignoranza, Ishvara nell'uomo è ridotto ad anisha, uno zimbello dei vari distretti del corpo che lo usano per loro scopo e piacere, i sudditi diventano il re collaborando tra loro.
La shakti per sua natura è perfetta e infallibile, intesa come volontà, e nei vari yoga questo problema non si risolve, perchè gioco forza lo yogi userà varie modalità che sono tutte errate, la cosa migliore secondo lui è riportare i sudditi sotto il dominio del re, ed utilizzare ogni organo per la propria funzione, altrimenti vi sarà ogni volta confusione tra i vari organi, insuccesso e frustrazione. (qui si riferisce all'utilizzo delle siddhi)
La sadhana dei suoi discepoli era molto dura per quanto riguarda la condotta di vita (ho letto qualche discorso e domande-risposte), nel suo ashram non si poteva bere nè fumare, e non si potevano avere rapporti sessuali, inoltre per quanto riguarda l'astinenza sessuale consigliava anche la repressione :?
Come pratica per arrivare alla meditazione credo consigliasse la concentrazione sul cuore e in alcuni casi la ripetizione di un mantra dato dal Maestro per circa 24 ore no-stop, cioè anche durante i sogni, sonno, lavoro e lo studio :D
Ovviamente questo è quanto ricordo ed ho capito io.
Barzelletta cosmica, barzelletta cosmicaaa ;)

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Messaggioda cara » 13 marzo 2011, 12:30

Hosni ha scritto:Se non ricordo male, riteneva che tutte le forme di yoga erano buone, ma non complete, come se fossero tutte parti complementari tra loro, affermando che neanche i rishi arrivarono alla supermente.

Ecco, un altro punto che ho capito ma non fino in fondo. Anche a me hanno insegnato che non basta arrivare al samadhi se poi questa gioia e beatitudine non la si porta nel mondo. Dobbiamo farla nostra, deve diventare parte di noi e viverci ogni giorno nella vita quotidiana mettendola in tutto ciò che facciamo. Sri Aurobindo dice che non bisogna perdersi nel samadhi (e questo lo dicono anche le mie insegnanti) ma dice che bisogna andare oltre, ai superiori piani di coscienza e portare alla fine una scintilla di luce in ogni cellula del corpo per poterlo trasformare (l'uomo supermentale) e di conseguenza trasformare il mondo. Secondo lui non basta arrivare ai superiori piani di coscienza se poi non c'è una trasformazione completa, anche della materia. Questa sarebbe l'impresa a cui non tutti arrivano (e da quello che ho capito non ci è arrivato neanche lui così mère ha continuato la sua opera). Però anche qui, ne parla come se arrivare al samadhi fosse una passeggiata; ecco perchè secondo me non è uno yoga per tutti.

Il compimento dello yoga secondo lui non poteva non comprendere l'adorazione della madre, e l'aiuto stesso della shakti per innalzare la natura inferiore a una natura superiore, quindi nello yoga integrale è compreso il tantrismo, in un certo senso, perchè lo compimento dello yoga non si può attuare senza l'aiuto della Madre.

Vero. Infatti c'è scritto che uno dei punti fondamentali è anche la fede e un affidarsi ciecamente.
Però non parla di kundalini che deve risalire anzi, dice che questa forza deve entrare dall'alto per andare a fare luce in basso mentre invece ho sempre sentito parlare del percorso opposto: kundalini deve risalire. Secondo lui questo percorso è più pericoloso ed ecco perchè negli altri yoga c'è bisogno di un guru mentre invece nel suo di yoga non c'è bisogno di un guru.

... la cosa migliore secondo lui è riportare i sudditi sotto il dominio del re, ed utilizzare ogni organo per la propria funzione, altrimenti vi sarà ogni volta confusione tra i vari organi, insuccesso e frustrazione. (qui si riferisce all'utilizzo delle siddhi)

In questo caso non si potrebbe parlare di pratyahara?

La sadhana dei suoi discepoli era molto dura per quanto riguarda la condotta di vita (ho letto qualche discorso e domande-risposte), nel suo ashram non si poteva bere nè fumare, e non si potevano avere rapporti sessuali, inoltre per quanto riguarda l'astinenza sessuale consigliava anche la repressione :?

Presumo che in ogni ashram sia vietato fumare, bere e fare sesso. Da quello che ho capito lui non seguiva i suoi discepoli, non teneva lezioni, non insegnava. Boh, forse ho capito male io.

Ecco, ci sono parecchi punti che mi sono poco chiari quindi non riesco a capire se Sri Aurobindo avesse un metodo tutto suo di cui però non ho trovato nessun accenno (almeno in questo libro) o se il suo lavoro consiste solo nel superamento del samadhi per trasformare l'uomo e di conseguenza il mondo. Non è sicuramente un libro di facile lettura e dà molte cose per scontate; forse è questo quello che mi è piaciuto meno.

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Messaggioda Hosni » 13 marzo 2011, 14:37

Kundalini shakti sale e scende.
Io penso che l'impresa sia stata compiuta da diversi uomini nel corso dell'umanità. Ci sono racconti in diverse culture e razze.
Si dice che sull'himalaya ci siano yogi immortali.
Si racconta degli immortali del taoismo.
Di alchimisti come Saint Germain e altri che abbiano completato l'opera.
Comunque il fatto che molti maestri o gli avatar come sai baba non abbiano mai spinto nessuno in questa direzione, mi fa supporre che non sia la strada giusta.
Per quanto riguarda Aurobindo...sicuramente insegnava.
Barzelletta cosmica, barzelletta cosmicaaa ;)

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Messaggioda cara » 13 marzo 2011, 14:44

Hosni ha scritto:Kundalini shakti sale e scende.
Io penso che l'impresa sia stata compiuta da diversi uomini nel corso dell'umanità. Ci sono racconti in diverse culture e razze.
Si dice che sull'himalaya ci siano yogi immortali.
Si racconta degli immortali del taoismo.
Di alchimisti come Saint Germain e altri che abbiano completato l'opera.

Sugli yogi immortali non ho nessuno dubbio, il mio dubbio era sulla trasformazione del corpo di cui parla Sri Aurobindo.
Intendevo dire che Sri Aurobindo non era riuscito a completare la sua opera e cioè quella della trasformazione integrale, portare questa scintilla di luce divina anche in una singola cellula del corpo per riuscire così a trasformare non solo l'uomo ma anche l'umanità intera.


Comunque il fatto che molti maestri o gli avatar come sai baba non abbiano mai spinto nessuno in questa direzione, mi fa supporre che non sia la strada giusta.

Con "questa direzione" intendi l'insegnamento dello yoga integrale di Sri Aurobindo?

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Messaggioda Hosni » 13 marzo 2011, 15:26

Non so se Aurobindo fosse riuscito nella sua opera di portare questa scintilla in tutte le cellule, nè posso dire che un uomo solo avrebbe potuto trasformare l'umanità intera.
Onestamente parlando mi sembra una [om].
Che avrebbe potuto aiutare l'umanità con il suo cammino è certo. Chiunque aiuta se stesso aiuta sempre tutti quelli che gli stanno intorno. E' una legge.
Però posso dirti quello che penso dell'umanità. Essa è cambiata a livello collettivo rispetto al passato. Ma è sempre cambiata e sempre cambierà.


"Con "questa direzione" intendi l'insegnamento dello yoga integrale di Sri Aurobindo?"
Intendo l'inseguire il sogno della supermente, la supercoscienza, la superumanità. E' il mito del superuomo.
L'insegnamento dello yoga integrale contiene sicuramente spunti interessanti per chiunque pratichi yoga.
Tieni conto che non c'è nulla che impedisca il risveglio di Kundalini. Questo accade spontaneamente quando la persona è pronta. Oppure un Guru potrebbe farla risvegliare ad una persona in tre secondi. La natura ha una propria intelligenza. Persino quando Kundalini si risveglia se la persona non è pronta è come se desse un'occhiata fuori e poi tornasse a dormire.
Ed è bene che sia così :mrgreen:
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Messaggioda cara » 13 marzo 2011, 15:43

Hosni ha scritto:Non so se Aurobindo fosse riuscito nella sua opera di portare questa scintilla in tutte le cellule, nè posso dire che un uomo solo avrebbe potuto trasformare l'umanità intera.
Onestamente parlando mi sembra una [om].

Evviva la sincerità! :D
Anche a me leggendo quella parte mi sembrava tutto molto assurdo e al limite del credibile. Non dico che non sia possibile, non voglio mettere in discussione niente e non voglio giudicare cose che non riesco a comprendere però si fa fatica a credere sia realmente possibile.

Che avrebbe potuto aiutare l'umanità con il suo cammino è certo. Chiunque aiuta se stesso aiuta sempre tutti quelli che gli stanno intorno. E' una legge.
Però posso dirti quello che penso dell'umanità. Essa è cambiata a livello collettivo rispetto al passato. Ma è sempre cambiata e sempre cambierà.

Con questo sono d'accordo.

Intendo l'inseguire il sogno della supermente, la supercoscienza, la superumanità. E' il mito del superuomo.
L'insegnamento dello yoga integrale contiene sicuramente spunti interessanti per chiunque pratichi yoga.

Si, anche su questo sono d'accordo, ci sono spunti interessanti ma purtroppo ho questa mania di cercare di capire sempre bene fino in fondo soprattutto se un libro mi lascia domande a cui non riesco a trovare delle risposte. Voglio sempre indagare per capire sempre meglio e non lasciare dubbi in sospeso.

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yoga integrale

Messaggioda devendra » 29 gennaio 2013, 8:51

Con la definizione di yoga integrale si intendono due cose. Una corrisponde alla spiegazione data da Cico e, sulla base di tale spiegazione si può considerare yoga integrale la serie di pratiche date da Satyananda, le quali spaziano in modo armonioso dallo hatha yoga al raja yoga, ai sistemi tantrici quali il kundalini yoga, ecc. C'è poi il concetto che invece ne dà Sri Aurobindo. Con yoga integrale lui non intende un metodo che ingloba i vari metodi esistenti in un sistema. Lo yoga di Sri Aurobindo si chiama integrale perché ricerca la trasformazione di ogni livello della nostra esistenza, dal mentale al fisico, dal sopracosciente al subcosciente e all'inconscio e la cosa può esser perseguita anche senza nessun metodo identificabile, dato che l'elemento propulsore è l'aspirazione ed il metodo la semplice concentrazione della coscienza su tale aspirazione. In quanto all'aspirazione su cui concentrarsi non può essere spiegata. Ciascuno deve trovarla in sé da sé stesso ed il modo migliore per tale scoperta è, come spiega Satprem nell'Avventura della Coscienza, il "silenzio mentale".

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Meditazione da La Sintesi dello Yoga

Messaggioda devendra » 29 gennaio 2013, 11:26

Per Cara

In effetti ne “L'Avventura della Coscienza” Satprem parla molto del silenzio mentale, ma non dà spunti effettivamente pratici per giungervi, tranne quando parla dell'esperienza mediante la quale vi è giunto Sri Aurobindo che si è messo a guardare i “pensieri che arrivavano e respingerli” sino a conseguire un silenzio perfetto. Un altro punto è quando suggerisce di provare ad immaginarsi mentre si galleggia sull'acqua (se non erro) e di lasciarsi assorbire da quella tranquillità. Neanche a me, a dire il vero, queste indicazioni, per quanto bello sia il libro, sono sembrate sufficienti. Satprem in definitiva dice che bisogna provare e riprovare. In quanto alla tua domanda: “lui lascia ad ognuno la libertà di trovare il proprio metodo per arrivare alla meditazione?” La risposta è soatnzialmente sì, ma solo nel senso che non impone un metodo, perché se leggi il secondo volume de “La Sintesi dello Yoga” (Ubaldini), nel capitolo sulla concentrazione vi troverai descritti 4 metodi di meditazione. Il primo consiste nello sviluppare, mediante il nostro normale pensiero discorsivo, una determinata idea sino a sviscerarne tutti gli aspetti. Puoi metterti ad esempio a pensare alla “pace”, alla sua relazione con gli stati di serenità e gioia e come queste condizioni permettano di realizzare uno stato d'animo di armonia con quanto ti circonda (esseri umani, animali, oggetti fisici, ecc). E' inutile che continui, perché ciascuno deve trarre da sé stesso tutte le ispirazioni relative. Però questo trarre da sé stesso significa anche prendere come spunto un brano tratto da qualche libro che trovi particolarmente ispirante. Esiste poi, per questo tipo di meditazione, un suggerimento dato da Paul Brunton nel suo Alla Ricerca del Super Ego”. Era stato tradotto con Super Ego il termine Overself. Sarebbe stato meglio se il traduttore avesse impiegato il termine sé Superiore. Comunque, ritornando alla meditazione, Paul Brunton suggerisce di formulare ogni singolo pensiero con estrema lentezza, un po' come quando si parla lentamente per farsi comprendere bene dagli altri.
Il secondo metodo è uno sviluppo del primo. Non abbiamo più bisogno di una sequenza di pensieri per aver chiara nella nostra mente un'idea. In questo caso è richiesta una concentrazione pura e semplice della coscienza sull'essenza dell'idea. Naturalmente è normale che i due metodi si alternino.
Poi Sri Aurobindo descrive i due procedimento per il silenzio mentale. Uno consiste nel rigettare immediatamente i pensieri nel momento stesso in cui si presentano alla mente. L'altro, invece, nel lasciarli stare, nel non vincolarsi a loro e permettere che scorrano via. Verrà il momento in cui la mente entrerà spontaneamente nel silenzio.
Quest'ultimo punto ha delle somiglianze con quanto insegnato da Patanjali. Egli dice che yoga è la soppressione delle modificazioni mentali. Ma Satyananda spiega che questa soppressione non concerne i pensieri, che devono essere lasciati a sé stessi (Quattro Capitoli sulla Libertà), ma l'impulso ad inseguirli. Dunque un pensiero sorge, e sorge pure l'impulso a seguirlo, a riflettercisi, a rimuginarlo. E' precisamente quell'impulso che io devo arrestare, in modo da permettere al pensiero o al serntimento o all'emozione di andarsene. Con la pratica verrà il momento che tutto diventerà quiete e giungeremo al terzo aforisma: “Allora il Veggente dimora nella sua Forma Essenziale”.

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Per Hosni

Messaggioda devendra » 29 gennaio 2013, 11:46

Volevo rispondere a Hosni sui seguenti due punti:

1) La sadhana dei suoi discepoli era molto dura per quanto riguarda la condotta di vita (ho letto qualche discorso e domande-risposte), nel suo ashram non si poteva bere nè fumare, e non si potevano avere rapporti sessuali, inoltre per quanto riguarda l'astinenza sessuale consigliava anche la repressione.
All'Ashram di Sri Aurobindo la sadhana non è mai stata dura. Figurati che quando c'ero io fumavo e nessuno ha mai avuto niente da ridire. Cerrtamente non si fumava nei locali dell'Ashram, non si fumava al Samadhi (luogo in cui c'è la tomba di Sri Aurobindo) e non si fumava al Playground (palestra all'aperto in cui si faceva anche la meditazione collettiva due volte alla settimana – naturalmente a partecipazuione libera). In quanto al sesso la Madre, nei suoi discorsi, aveva anche detto che , trattandosi di un impulso naturale, questo verrà abbandonato spontaneamente quando la coscienza lo sentirà come qualc osa di estraneo a sé stessa. Farlo prima e reprimerlo non ha senso. Comunque l'incomprensione su questo tema è plausibile, data la tendenza dei discepoli a pubblicare le lettere di un determinato tenore e non anche quelle di un contenuto opposto. Si sappia a tale proposito che ad Auroville (dove seguono lo yoga integrale) ci sono molti bambini.


2) Come pratica per arrivare alla meditazione credo consigliasse la concentrazione sul cuore e in alcuni casi la ripetizione di un mantra dato dal Maestro per circa 24 ore no-stop, cioè anche durante i sogni, sonno, lavoro e lo studio

Non è stato mai suggerito di ripetere un mantra 24 ore su 24. E' stato soltanto detto che, dopo un certo periodo di prartica, accade che il mantra inizia a ripetersi da sé. In tal caso il japa continua anche nel sonno e nei sogni. Ma è un evento che accade spontaneamente.


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