Svatmarama - Hathapradipika

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Messaggioda malcolm » 10 ottobre 2006, 22:10

avete mai pensato al perchè si chiami proprio osso sacro!?!?!?!? e proprio in quel punto particolare!!?!?!?
vabbè ora me ne volo via disegnado rotte policrome
:wink:

HathaJo
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Messaggioda HathaJo » 11 ottobre 2006, 15:25

Ritornando al racconto di Paolo.
E' un vero peccato, per me, non aver avuto vent'anni in quel periodo (fine anni 60 in poi)
E' un peccato ancora più grave che simile epoca sia finita e non si sia più riaffacciata alla storia (ma si sa la storia non si ripete!)
Forse occorrerebbe un devastante periodo di crisi, di barbarie... insomma un 'ricorso' storico, perchè l'uomo, nel tentativo di risollevarsi, si apra di nuovo ad un tempo di sperimentazione, di valorizzazione delle sue risorse più intime... riaffidandosi all'immaginazione, alla creatività e facendo della propria vita una forma d'arte.
Tu non sai, Paolo, che fortuna hai avuto! Ma forse anche che sfortuna nell'aver visto (ahimè) il declino di quell'epoca unica!

Jo

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Messaggioda adriana » 11 ottobre 2006, 20:00

CAro MAnray, non solo questo , penza che io mi trovo a mile di chilometri da voi, ed invece , noi nel forum e tu nella tua classe di yoga eravamo in comunione di penziero, credo che questo risponde a quel argomento che si faceva all´inizio se parlarne oppur no dei temi spirituali aiuta , io credo di si , ed inquesto vedo una risposta chiara parlarne come satsanga é molto edificante , proprio per me é cosí..
l' odio non finisce con odio.solo si ferma con l'amore.buda

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 11 ottobre 2006, 20:30

HathaJo ha scritto:Ritornando al racconto di Paolo.
E' un vero peccato, per me, non aver avuto vent'anni in quel periodo (fine anni 60 in poi)
E' un peccato ancora più grave che simile epoca sia finita e non si sia più riaffacciata alla storia (ma si sa la storia non si ripete!)
Forse occorrerebbe un devastante periodo di crisi, di barbarie... insomma un 'ricorso' storico, perchè l'uomo, nel tentativo di risollevarsi, si apra di nuovo ad un tempo di sperimentazione, di valorizzazione delle sue risorse più intime... riaffidandosi all'immaginazione, alla creatività e facendo della propria vita una forma d'arte.
Tu non sai, Paolo, che fortuna hai avuto! Ma forse anche che sfortuna nell'aver visto (ahimè) il declino di quell'epoca unica!

Jo

Probabilmente esageri.
per non fare un discorso politico e parlare solo delle discipline che stiamo trattando la grossa differenza secondo me è stata rappresentata dal fiorire del mercato new age e dalla conseguente necessità di etichettare.
All'epoca ci si incontrava si faceva yoga insieme si parlava di meditazione di arti marziali, di filosofia, senza nessun altro scopo.
C'erano i più fortunati che andavano in India, magari in macchina mettendoci dei mesi, e poi tornavano e raccontavano parlavano di tecniche, di guru, di monaci.
c'erano delle esagerazioni,delle balle colossali, ma non c'era tutto il fiorire di scuole e di etichette che c'è adesso.
Con le scuole e le etichette è nata la voglia di difendere il proprio sapere.
cerco di spiegare: se io mi trovavo con un sannyasin come si facevano chiamare allora gli arancioni, con un Hare krisna, con uno che aveva studiato in un monastero Zen non cercavamo le differenze, non dicevamo questo è così perchè il mio maestro ha detto che è così. c'era lo scambio di dettagli di informazioni.
c'era la ricerca disinteressata.
Poi (te lo racconto come l'ho vissuto, naturalmente)è comparso il mercato e sono comparsi i guru voraci.
quelli che ti chiedevano di rinunciare a tutto perchè erano loro i veri portatori della verità.
l'obbligo del silenzio sul lavoro all'interno del gruppo degli adepti, ad esempio, che pure è sempre stato in uso in molte scuole esoteriche, prima dell'arrivo dei guru voraci, in pratica non esisteva perchè ci consideravamo una comunità, un gruppo allargato a tutti coloro che si occupavano , come si diceva allora, di spiritualità.
forse non era giusto, ma questo ha permesso il diffondersi di tecniche e pratiche di vario genere.
un sapere pratico.
se adesso arriva qualcuno che, come mi è capitato di sentire, insegna una tecnica particolare di Nyasa (porre la divinità tra il cuore e il braccio sinistro) e chiede di sentire e vedere Gesù nel braccio sinistro dicendo che si tratta di una tecnica del cristianesimo esoterico che gli è stata rivelata in sogno da qualche santo, alcuni ci possono credere, chi ha vissuto le esperienze spesso confuse ma a volte formative degli anni '70, sa ,invece,che è un' interpretazione di una tecnica tantrica, studiata in vari ashram e reperibile su qualche buon testo.
Ultima modifica di Paolo proietti il 11 ottobre 2006, 23:22, modificato 1 volta in totale.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda adriana » 11 ottobre 2006, 20:38

Scusate Ragazzi, ma questo che dice Paolo mi fa un po di paura , significa che abbiamo costruito la societa di mercato dello spirito??
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Messaggioda HathaJo » 11 ottobre 2006, 22:53

Questo è indubbio, cara Adriana:
all'interno del nostro 'bel' sistema sociale ed economico, ormai tutto è mercificato, quindi anche lo Spirito: di ogni cosa si fa mercimonio, feticcio... quindi anche dello Yoga.
Per me avrebbe senso solo se lo imparassi (lo Yoga) da una bocca disinteressata. Ma dove trovarla? Non c'è che una risposta: in un amico! Il vero insegnamento è un atto d'amore (gli insegnamenti dietro pagamento sono prostituzione), in quanto quando si insegna veramente si cerca di rivelare all'altro i propri segreti, è perciò il dono più prezioso, che non può ricevere in cambio nessuna somma, ma solo stima e rispetto, considerazione e venerazione; quindi il vero insegnamento non può che venire da una persona che ti ami, dunque da un amico.

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Messaggioda Paolo proietti » 11 ottobre 2006, 23:21

non lo dire a nessuno H.J. ma la penso come te.
Anche se forse non è giusto.
Molti se pagano attribuiscono più importanza all'insegnamento.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda malcolm » 11 ottobre 2006, 23:37

ok, il castello di Fontainebleau lo prendo io e mi occupo di mantenervi tutti miei amati e stimati amici guru/allievi...

è davvero molto bello quanto scrivi Jo, sono commosso... Paolo..

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Messaggioda ManRay » 11 ottobre 2006, 23:53

non lo dire a nessuno H.J. ma la penso come te.
Anche se forse non è giusto.
Molti se pagano attribuiscono più importanza all'insegnamento.

°°° Si infatti, paradossalmente in questo mondo se una cosa costa poco e vale tanto, non sembra granchè buona, se costa tanto e vale tanto, sembra buona due volte tanto.

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Messaggioda adriana » 12 ottobre 2006, 0:00

SI, é vero Jo , ma avvolte anche un insegnante pagato diventa dopo un´amico che ti accompagna , ti apre ad un mondo nuevo ed anche sconosciuto, ed impari ad amarlo.Non só se diventa un´amico , ma é come se lo fosse.E l´amore che provi per queta persona pou essere magari molto puro ed importante(non centra niente la paga) Che ne penzi??Non é bianco o nero ,puó esistere una via di mezzo...
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Messaggioda fabio » 12 ottobre 2006, 11:56

ieri sera una signora che per la prima volta veniva a lezione di yoga mi ha chiesto se ci fossero le cinture...
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Messaggioda devata » 12 ottobre 2006, 14:08

HathaJo ha scritto:Questo è indubbio, cara Adriana:
all'interno del nostro 'bel' sistema sociale ed economico, ormai tutto è mercificato, quindi anche lo Spirito: di ogni cosa si fa mercimonio, feticcio... quindi anche dello Yoga.
Per me avrebbe senso solo se lo imparassi (lo Yoga) da una bocca disinteressata. Ma dove trovarla? Non c'è che una risposta: in un amico! Il vero insegnamento è un atto d'amore (gli insegnamenti dietro pagamento sono prostituzione), in quanto quando si insegna veramente si cerca di rivelare all'altro i propri segreti, è perciò il dono più prezioso, che non può ricevere in cambio nessuna somma, ma solo stima e rispetto, considerazione e venerazione; quindi il vero insegnamento non può che venire da una persona che ti ami, dunque da un amico.


Ciao sono d'accordo quasi con tutto ciò che hai scritto, solo che mi viene da chiederti una cosa: tu insegni?
Se no, mi spieghi come fai a sapere cosa anima realmente una persona che lo fa?
Vedi è un pò semplicistico dire che "gli insegnamenti dietro pagamento sono prostituzione"...certo non tutti sono animati dallo spirito di poter trasmettere agli altri delle conoscenze(con infinito amore) però d'altra parte non è detto che se uno paga un corso l'insegnante ha per forza fini economici ...vedi a un vero insegnante (secondo me) non gli importa neanche di ricevere considerazione venerazione, rispetto ecc..come tu dici..sarebbe comunque un tornaconto egoico non trovi?!
La cosa potrebbe essere più profonda, ma ripeto non è per tutti così.
"Sii umile come un filo d'erba e paziente e capace di sopportare come un albero"

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Messaggioda cicciopasticci » 12 ottobre 2006, 14:12

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Messaggioda AT » 12 ottobre 2006, 14:43

ok, il castello di Fontainebleau lo prendo io e mi occupo di mantenervi tutti miei amati e stimati amici guru/allievi...


Ora mi devi spiegare perché proprio il castello di Fontainebleau.

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Messaggioda HathaJo » 12 ottobre 2006, 15:30

Penso che un po’ di ragione l’abbiamo tutti, come dice Adriana: non c’è solo il bianco e il nero, ma anche il grigio (e io aggiungo: e anche tanto marrone!)

Paolo conviene con me; ed io so che, in questo, è coerente (anche se non posso raccontarvi perché! Ma se mi dà il consenso ve lo dico)

E’ vero quanto dice Adriana: un’amicizia può essere occasionata anche da un contesto di relazioni diciamo ‘ufficiali’ o ‘istituzionalizzate’, come quelle cliente-esercente in un corso a pagamento di yoga.

Devata, che so essere insegnante, manifesta il disagio di chi, dovendo fare i conti con la mercificazione strutturale che investe nel nostro sistema ogni attività, cerca di sottrarsi, forte della propria buona fede, all’imperialismo del ‘mercanteggiare’.
Ma vedi, Devata, il problema non sei tu e nemmeno gli insegnanti che come te hanno a tema una disciplina spirituale. Il problema è nel sistema sociale ed economico, e nel suo potere pervasivo, di condizionare, fin nel midollo, ogni nostra inclinazione: l’abbiamo appena visto: ManRay, mi pare, due o tre post sopra questo, dice che ‘la gente pone l’equivalenza costa molto = ha valore; è gratis = non vale niente’. Come vedi, questo è il sintomo del nostro completo asservimento psicologico nei confronti del capitale, del plagio che fa da orizzonte alla nostra stessa capacità di pensare.
Il risultato è che noi pensiamo con categorie economiche anche quando parliamo di spiritualità. Il capitale ingloba a sé ogni aspetto della nostra sventurata esistenza.
Non avertene a male, dunque, ho ben chiara l’entità e lo spessore del problema: immagino che tu ci metta tutta la buona volontà e le più nobili intenzioni nella tua attività di insegnante, altrimenti non staresti qui a dibattere.
So anche quanto possa essere difficile insegnare una disciplina spirituale in un contesto così degradato come il nostro, superficiale, falsamente meritocratico, spudoratamente materialistico, anzi plutocratico, opportunistico, carrieristico…


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