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yogin, filosofi e personaggi del mondo della spiritualità
Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 20 aprile 2007, 23:53

Rudra ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:continuo ad aver dei problemi con il termine Grazia.
per grazia nell'occidente cristiano si intende un dono che giunge dall'alto su alcuni per motivi inesplicabili.
l'uomo in quanto frattale dell'assoluto è invece artefice del suo destino.
solo che non lo sa.

artefici del proprio destino ?...esiste quindi un liberio arbitrio ?

è per ricordare che deve intreprendere la sadhana.
la sadhana è un allenamento un tirocinio necessario e la tradizione (in occidente se ne parla da orfeo in poi) indica i passaggi il percorso da seguire.

vero.

l'assoluto non fa discriminazioni.

cosa può discriminare se non esiste un secondo a se stesso ?

usare il termine grazia significa aderire al significato datogli nel cristianesimo.

"Quello"..non è raggiungibile...è inaferrabile...è prima di ogni causa..niente lo può determinare. Anche lo sforzo più ostinato non serve a nulla....ne il non soforzo ostinato.

Il riveglio è come dice un caro amico..."...quando l'Essere decide di mostrarsi a sé stesso o quando l'ente sciolto ogni contenuto addiviene alla sua natura di Essere."



il termine grazia inmplica una discriminazione effettuata dall'assoluto per ragioni appunto inesplicabili......


pensare di essere gli artefici di qualche cosa o addirittura del risveglio significa credere di esistere in quanto enti definiti. Significa dare eisstenza all'essente individuato. Questo se in una prospettiva vitale è giusto in quella nonduale è limitante.

La Grazia è il riconoscimento finale che "qualsiasi azione" sinanche quella mossa in prospettiva della liberazione..non serve a nulla se non a renderci "degni" in termini di purificazione...a lasciare che Quello si autoriconosca e si mostri a se stesso.
Quel salto finale, che salto non è,...presuppone la morte totale dell'ente individuato dove quindi nessuna sua azione-movimento è più possibile...lo "squarcio" che caratterizza l'apertura del Reale...è Grazia.
In Quel punto senza tempo e senza dimenisoni...l'unica cosa possibile e rimettersi nelle "Sue" mani. Le Sua mani sono Grazia.

Comunque anche il termine Cristiano di Grazia ...visto nella sua prospettiva ultima indica la stessa cosa che nel Vedanta..del resto non potrebbe essere che così. La Tradizione è Unica. Che poi il significato sia divenuto altro...si sa.

Ru.

credo di comprendere ciò che dici.
ma non riesco ad essere d'accordo.
problema mio, chiaramente.
e forse non rilevante.
in questi casi comunque sono solito prendere un libro a caso e aprirlo sempre a caso.
guarda che ho trovato stavolta:

L'uomo prima o poi deve rendersi consapevole che non è Dio a volere e determinare la sua direzione energetica, ma la sua essenziale natura.
Fino a quando non si rende conto che è l'arbitro del suo destino non solo rimanda i problemi d'incompiutezza,ma si crea l'alibi di scaricare su una "Divinità personale" la causa dei suoi conflitti e dei suoi affanni.
[...]
se l'uomo vuole veramente il Bene e il Bello ha solo da realizzarli.
Nessun Dio individuale e capriccioso gli si contrappone, nessun demonio malefico e burlone gli è di ostacolo.

[...] così non si parla del divenire Dio e Creatore da parte di un non-Dio e di un non-creatore....ma si parla invece di uno svegliarsi e di un reintegrarsi, o tornare a sè, di un "Dio che dorme" (Clemente di Alessandria), di un "Angelo tramortito"
(Bohme).


il grassetto è mio.
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Yogavira
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Messaggioda Yogavira » 21 aprile 2007, 0:06

Van ha scritto

Ah questo mi spiega perché non ami U.G. In effetti lui non solo dice, ops diceva, che non servono i nostri sforzi ma anzi diceva che sono proprio questi sforzi che prevengono la possibilità che qualche cosa di meraviglioso accada. Secondo lui è proprio la ricerca che previene che ciò che siamo nella nostra intima natura possa esprimere se stesso.

....lasciamo perdere và !!..... :( ....... :shock: ....... 8)
Ultima modifica di Yogavira il 21 aprile 2007, 7:13, modificato 3 volte in totale.
Immagine mitico ! Immagine

AT
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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 0:07

Dal punto di vista interiore può essere molto diverso essere uomo ed essere zanzara, però U.G. afferma anche: - nello schema delle cose voi non siete più importanti delle zanzare che vi succhiano il sangue. –
Ovviamente l’impatto di questa frase è quantomeno deprimente soprattutto per coloro che amano stimarsi “speciali”. Ma se siamo liberi da questa “presunzione”, (presunzione in quanto se l’è raccontato l’uomo di essere in cima alla piramide), invece possiamo vedere facilmente come U.G. con quella frase non volesse abbassare l’uomo al rango delle zanzare, ma magari intendeva elevare le zanzare alla dignità dell’uomo, cosa che, fra l’altro, circa 2500 fa, aveva fatto un certo Siddarta Goatama Sakyamuni, meglio noto come il Buddha.


Sia Buddha che la maggioranza dei filosofi indù sono concordi nel riconoscere che nascere sotto forma umana è un evento raro, prezioso, un'occasione da non sprecare, insomma, uno speciale privilegio. Non so cosa intendi con "elevare le zanzare alla dignità dell'uomo", ma certo da una affermazione fuori posto come questa qualcosa di buono per la civiltà non nascerebbe di certo.

Per altro non conosco zanzare che violentano le vecchiette, abusano dei bambini, lanciano bombe intelligenti sui loro simili, perpetrano genocidi, alzano campi di sterminio, ed altre amenità simili che questo uomo auto-proclamatosi due volte sapiens ha saputo fare.


Certo, ed è anche questo che fa dell'uomo un essere speciale, cioè dotato di rischi, opportunità e responsabilità del tutto speciali rispetto al resto degli esseri viventi. L'uomo vive in contatto con porte che si aprono sul caos e sugli inferni più spaventosi, o su mondi spirituali e luminosi. Grandi opportunità, grandi responsabilità. Grandi scelte, moltissimo da guadagnare o da perdere.

Poi per me puoi andare avanti a credere di essere speciale, che l’uomo è fatto per un nobile scopo, che è al centro dell’universo, che è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, che c’è un Dio che al momento giusto toglierà le castagne dal fuoco etc. Ma il dubbio che quelle storie ce le siamo raccontate perché ci piaceva sentirle

Pensa che Gurdjieff diceva che dal passato ci è giunta soprattutto questa grande verità, e cioè che l'uomo è fatto ad immagine di Dio, che l'uomo è un microcosmo fatto per scopi speciali e spirituali...

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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 0:21

continuo ad aver dei problemi con il termine Grazia.
per grazia nell'occidente cristiano si intende un dono che giunge dall'alto su alcuni per motivi inesplicabili.
l'uomo in quanto frattale dell'assoluto è invece artefice del suo destino.



Per i calvinisti, la natura umana è totalmente depravata e condannata all'inferno, ma Dio nella sua misericordia ha deciso di salvare alcuni eletti concedendo loro la Grazia.
Invece per la teologia cattolica Cristo si è sacrificato per TUTTI, non solo per gli eletti. Dio concede la Grazia salvifica a tutti, ma lascia l'uomo libero di cooperare ed accettare questa Grazia oppure di rifiutarla. In altre parole, Dio vuole salvare tutti, ma vuole anche lasciare la libertà di accettare o rifiutare la redenzione e la salvezza. Concetti questi sui quali ci sono state furibonde dispute teologiche, spesso anche sanguinose. Ma c'è qualcosa di importante: chi conta solo sulle proprie forze è empio ed illuso. Pecca di orgoglio, ma soprattutto non vede la realtà. Non vede che la sua intelligenza e le sue forze provengono da una Fonte infinitamente più potente, saggia e capace di comprendere di lui. Non vede che "da soli, non potete fare niente." Peraltro, a differenza del protestantesimo, nella teologia cattolica si prende sul serio non solo la fede, ma anche le opere. Operando per il bene, sforzandosi sulla retta via, l'uomo, anche quando lo ignora, coopera con la Grazia, con lo Spirito Santo, con il piano di Dio. E crea i presupposti perché questa Grazia possa essere accolta.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 21 aprile 2007, 0:25

scrive AT
Pensa che Gurdjieff diceva che dal passato ci è giunta soprattutto questa grande verità, e cioè che l'uomo è fatto ad immagine di Dio, che l'uomo è un microcosmo fatto per scopi speciali e spirituali...


l'uomo è un dio che dorme o un angelo tramortito.
lo dice la tradizione occidentale (Pindaro, Orfeo, Pitagora, Platone.....).
ma dove hai letto quelle parole di Gurdjieff?
non le ho trovate sui testi scritti da lui.
ma ho trovato invece che l'umanità è un gregge condotto da montoni ipnotizzati...
in che testo di gurdjieff è scritta la frase che hai citato?
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Rudra
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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 0:41

Paolo proietti ha scritto:
Rudra ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:continuo ad aver dei problemi con il termine Grazia.
per grazia nell'occidente cristiano si intende un dono che giunge dall'alto su alcuni per motivi inesplicabili.
l'uomo in quanto frattale dell'assoluto è invece artefice del suo destino.
solo che non lo sa.

artefici del proprio destino ?...esiste quindi un liberio arbitrio ?

è per ricordare che deve intreprendere la sadhana.
la sadhana è un allenamento un tirocinio necessario e la tradizione (in occidente se ne parla da orfeo in poi) indica i passaggi il percorso da seguire.

vero.

l'assoluto non fa discriminazioni.

cosa può discriminare se non esiste un secondo a se stesso ?

usare il termine grazia significa aderire al significato datogli nel cristianesimo.

"Quello"..non è raggiungibile...è inaferrabile...è prima di ogni causa..niente lo può determinare. Anche lo sforzo più ostinato non serve a nulla....ne il non soforzo ostinato.

Il riveglio è come dice un caro amico..."...quando l'Essere decide di mostrarsi a sé stesso o quando l'ente sciolto ogni contenuto addiviene alla sua natura di Essere."



il termine grazia inmplica una discriminazione effettuata dall'assoluto per ragioni appunto inesplicabili......


pensare di essere gli artefici di qualche cosa o addirittura del risveglio significa credere di esistere in quanto enti definiti. Significa dare eisstenza all'essente individuato. Questo se in una prospettiva vitale è giusto in quella nonduale è limitante.

La Grazia è il riconoscimento finale che "qualsiasi azione" sinanche quella mossa in prospettiva della liberazione..non serve a nulla se non a renderci "degni" in termini di purificazione...a lasciare che Quello si autoriconosca e si mostri a se stesso.
Quel salto finale, che salto non è,...presuppone la morte totale dell'ente individuato dove quindi nessuna sua azione-movimento è più possibile...lo "squarcio" che caratterizza l'apertura del Reale...è Grazia.
In Quel punto senza tempo e senza dimenisoni...l'unica cosa possibile e rimettersi nelle "Sue" mani. Le Sua mani sono Grazia.

Comunque anche il termine Cristiano di Grazia ...visto nella sua prospettiva ultima indica la stessa cosa che nel Vedanta..del resto non potrebbe essere che così. La Tradizione è Unica. Che poi il significato sia divenuto altro...si sa.

Ru.

credo di comprendere ciò che dici.
ma non riesco ad essere d'accordo.
problema mio, chiaramente.
e forse non rilevante.
in questi casi comunque sono solito prendere un libro a caso e aprirlo sempre a caso.
guarda che ho trovato stavolta:

L'uomo prima o poi deve rendersi consapevole che non è Dio a volere e determinare la sua direzione energetica, ma la sua essenziale natura.

La Sua natura essenziale è Quello, e Quello non appartiene a niente a a nessuno, nemmeno a se stesso, figuriamoci all'individuo..che dal Suo punto di vista non esiste neanche.

Fino a quando non si rende conto che è l'arbitro del suo destino non solo rimanda i problemi d'incompiutezza,ma si crea l'alibi di scaricare su una "Divinità personale" la causa dei suoi conflitti e dei suoi affanni.

vero ma stiamo parlando di due cose differenti.
[...]
se l'uomo vuole veramente il Bene e il Bello ha solo da realizzarli.
Nessun Dio individuale e capriccioso gli si contrappone, nessun demonio malefico e burlone gli è di ostacolo.

vero ma siamo ancora nel bene e nel bello, cioè nei Principi, sino a li l'uomo può "esercitare" la sua giurisdizione, il suo "potere". Da li in poi l'essente, l'individuo...non esiste più...e l'unica cosa è restituire il Principio alla fonte. Questo movimento lo possiamo intendere in più modi, ..in termini di distacco, rinunciando al Principio..in quanto nessun Principio regge alla Purezza della sua fonte, Quello. In termini di Amore, Grazia...Quello che si autoriconosce e "consuma" il Figlio, la sua Creatura in se stesso.

[...] così non si parla del divenire Dio e Creatore da parte di un non-Dio e di un non-creatore....ma si parla invece di uno svegliarsi e di un reintegrarsi, o tornare a sè, di un "Dio che dorme" (Clemente di Alessandria), di un "Angelo tramortito"

esatto è la stessa cosa. Ma chi si risveglia non è l'individuo.
In realtà non c'è ne risveglio, ne risvegliato ne nessuna cosa da risvegliare.


(Bohme).


lo scenziato ?...troppo meccanicistico..anche se grande..non credo parli di qualche cosa che conosca per esperienza diretta.

Paolo ti fai deviare da un idea di Grazia dettata da un cristianesimo morto e bigotto. Considera i limiti del liguaggio e cerca di comprendere ciò che non può essere espresso con le parole.

ciao
Ru


il grassetto è mio.
Ultima modifica di Rudra il 21 aprile 2007, 0:44, modificato 1 volta in totale.

AT
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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 0:42

L'immagine di Dio.
Nel capitolo di Beelzebub's Tales intitolato "Purgatorio", Gurdjieff afferma che l'unica verità che è giunta all'uomo dal passato è quella secondo cui "L'uomo è fatto ad immagine di Dio". Poi dice che questo non significa che Dio va concepito a immagine dell'uomo, specialmente non come un vecchio ebreo col barbone e un pettine che gli esce dalla tasca. Significa che l'uomo è fatto secondo uno schema in sintonia col grande tutto, il Megalocosmos. L'uomo così creato è l'uomo vero, non l'uomo tra virgolette; è colui nel quale tutti e tre i centri sono attivati, di modo che possa portare in sé la 'legge dei tre.'

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Messaggioda grazianozap » 21 aprile 2007, 8:12

La fede pura e semplice nelle parole dei Saggi apporta più profitto di anni di studi e discussioni. Meditate sul detto vedico: Tat Tvam Asi (Tu sei Quello). Se vi riflettete sopra, il significato vi cadrà addosso senza l'aiuto di alcun commento; i commenti tendono solo a confondervi. Pensate a Tat (quello sta per Divinità), analizzate Tvam (tu) e vi convincerete che Asi (sei) è l'unica soluzione. Voi siete nella Luce, la Luce è in voi, voi siete la Luce: questi sono i tre passi successivi che conducono alla realizzazione.


- Baba
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Messaggioda Rudra » 21 aprile 2007, 8:47

grazianozap ha scritto:La fede pura e semplice nelle parole dei Saggi apporta più profitto di anni di studi e discussioni. Meditate sul detto vedico: Tat Tvam Asi (Tu sei Quello). Se vi riflettete sopra, il significato vi cadrà addosso senza l'aiuto di alcun commento; i commenti tendono solo a confondervi. Pensate a Tat (quello sta per Divinità), analizzate Tvam (tu) e vi convincerete che Asi (sei) è l'unica soluzione. Voi siete nella Luce, la Luce è in voi, voi siete la Luce: questi sono i tre passi successivi che conducono alla realizzazione.


- Baba


Quindi ?...a cosa vorresti riportare l'attenzione ?

Ru.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 21 aprile 2007, 8:55

Fino a quando non si rende conto che è l'arbitro del suo destino non solo rimanda i problemi d'incompiutezza,ma si crea l'alibi di scaricare su una "Divinità personale" la causa dei suoi conflitti e dei suoi affanni.

vero ma stiamo parlando di due cose differenti.
[...]
se l'uomo vuole veramente il Bene e il Bello ha solo da realizzarli.
Nessun Dio individuale e capriccioso gli si contrappone, nessun demonio malefico e burlone gli è di ostacolo.

vero ma siamo ancora nel bene e nel bello, cioè nei Principi, sino a li l'uomo può "esercitare" la sua giurisdizione, il suo "potere". Da li in poi l'essente, l'individuo...non esiste più...e l'unica cosa è restituire il Principio alla fonte. Questo movimento lo possiamo intendere in più modi, ..in termini di distacco, rinunciando al Principio..in quanto nessun Principio regge alla Purezza della sua fonte, Quello. In termini di Amore, Grazia...Quello che si autoriconosce e "consuma" il Figlio, la sua Creatura in se stesso.


Ecco il punto.
giustamente il tuo riferimento è Shankara e quindi usi un linguaggio che è traduzione in italiano di testi in sanscrito e talvolta in pali.
dovendo dare parole e lettere all'inesprimibile paolo si trova più a suo agio con termini desunti dalla filosofia occidentale e provenienti dal greco.
la costante ,il brahman saguna per platone-plotino è il Bello in sè
ed il Bene in sè.
lo Zeus indifferenziato, lo Zeus che è l'inizio,la fine, il punto mediano seppure nion esista nessun punto mediano
.

dopo che si era parlato per la prima volta di Grazia ho sfrugugliato tutti i testi che ho trovato di Shankara e di raphael e non ho trovato nessun riferimento alla Grazia così come ne parlavi tu.
capisco ciò che intendi ma quando le parole hanno (come quasi tutte le parole) più significati sarebbe meglio usare i termini sanscriti e proporre commenti di tali termini.
lo stesso dicasi con il termine volontà.
volontà in occidente significa altro, a volte, che volontà realizzativa.
occorrerebbe un termine che significasse volontà senza sforzo.

[...] così non si parla del divenire Dio e Creatore da parte di un non-Dio e di un non-creatore....ma si parla invece di uno svegliarsi e di un reintegrarsi, o tornare a sè, di un "Dio che dorme" (Clemente di Alessandria), di un "Angelo tramortito"

esatto è la stessa cosa. Ma chi si risveglia non è l'individuo.
In realtà non c'è ne risveglio, ne risvegliato ne nessuna cosa da risvegliare.

(Bohme).

[colorlo scenziato ?...troppo meccanicistico..anche se grande..non credo parli di qualche cosa che conosca per esperienza diretta.

Paolo ti fai deviare da un idea di Grazia dettata da un cristianesimo morto e bigotto. Considera i limiti del liguaggio e cerca di comprendere ciò che non può essere espresso con le parole.

ciao
Ru


forse , ribadisco, occorrerebbe usare i termini sanscriti e commentarli, proponendo più alternative.
siamo in occidente, credo.
e forse occorrerebbe tener conto che esiste una tradizione occidentale e che i termini della filosofia e della scienza occidentale si prestano a meno confusione, per noi italiani, delle traduzioni dei termini in sanscrito.
il riferimento a Bohme è tratto da un testo di Raphael . "Jivanmukta- la via del Fuoco". ed.Asram Vidja.
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Messaggioda Paolo proietti » 21 aprile 2007, 8:58

AT ha scritto:L'immagine di Dio.
Nel capitolo di Beelzebub's Tales intitolato "Purgatorio", Gurdjieff afferma che l'unica verità che è giunta all'uomo dal passato è quella secondo cui "L'uomo è fatto ad immagine di Dio". Poi dice che questo non significa che Dio va concepito a immagine dell'uomo, specialmente non come un vecchio ebreo col barbone e un pettine che gli esce dalla tasca. Significa che l'uomo è fatto secondo uno schema in sintonia col grande tutto, il Megalocosmos. L'uomo così creato è l'uomo vero, non l'uomo tra virgolette; è colui nel quale tutti e tre i centri sono attivati, di modo che possa portare in sé la 'legge dei tre.'

J.G. Bennett, L'uomo superiore.


conosco bene "i racconti di belzebù a suo nipote, non vi è , mi pare, niente del genere.
ce l'ho qui davanti a me.
secondo me non hai letto gurdjeff ma bennet.
ma non fai riferimento alle fonti ma ai commentatori.
come secondo me fai spesso.
un abbraccio.
p.
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Messaggioda DAVIDE89V » 21 aprile 2007, 9:22

AT ha scritto: Ma c'è qualcosa di importante: chi conta solo sulle proprie forze è empio ed illuso. Pecca di orgoglio, ma soprattutto non vede la realtà. Non vede che la sua intelligenza e le sue forze provengono da una Fonte infinitamente più potente, saggia e capace di comprendere di lui. Non vede che "da soli, non potete fare niente." Peraltro, a differenza del protestantesimo, nella teologia cattolica si prende sul serio non solo la fede, ma anche le opere. Operando per il bene, sforzandosi sulla retta via, l'uomo, anche quando lo ignora, coopera con la Grazia, con lo Spirito Santo, con il piano di Dio. E crea i presupposti perché questa Grazia possa essere accolta.


Dio (se esiste) è uno solo, ma come mai ci sono così tante religione, credere che la propria religione sia l'unica portatrice della salvezza mi sembra stupido e infantile, tutte le religione sono state fondate da maestri illuminati (che per chi crede in dio si suppone che esse siano la personificazione di dio) ma con il tempo sono mutate a causa della spazzatura che l'uomo ci ha infilato dicendo che anche quella era parola di dio(prendi il buddhismo che alcuni considerano buddha come un dio :shock: :shock: )
quindi attaccarsi a una religione mi sembra poco costruttivo per il fatto che ti limiti agli insegnamenti di una determinata religione
essendo solitario e tracciando il proprio cammino spirituale peri fatti propri prendi le conoscenze da dove + ti capita, sufi, taoismo, ecc...ci ragione vedi se ragionandoci possano funzionare o meno e puoi decidere se mettere il pratica o meno

e cmq abbiamo detto che dobbiamo abbandonare l'ego?? ma l'ego è anche la paura di accettare che i nostri credi possono pure essere falsi, ciò che cianno insegnato da piccoli può essere falso...

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Messaggioda DAVIDE89V » 21 aprile 2007, 9:23

ps: sarò bombardato da critiche :lol: :lol: lo sento con la mia telepatia del 6 chakra :lol: :lol:

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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 10:38

conosco bene "i racconti di belzebù a suo nipote, non vi è , mi pare, niente del genere.
ce l'ho qui davanti a me.


Cerca bene, nel capitolo "Purgatorio". E' un libro grosso! Bennett non parla a sproposito.

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Messaggioda AT » 21 aprile 2007, 11:17

Eccolo qua:


because each three-brained being arisen on this planet of yours represents in himself also, in all respects, just as every three-brained being in all our Universe, an exact similarity of the whole Megalocosmos.
“The difference between each of them and our common great Megalocosmos is only in scale.
“Here you should know that your contemporary favorites very often use a notion taken by them from somewhere, I do not know whether instinctively, emotionally, or automatically, and expressed by them in the following words: 'We are the images of God.'“These unfortunates do not even suspect that, of everything known to most of them concerning cosmic truths, this expression of theirs is the only true one of them all.
“And indeed, each of them is the image of God, not of that 'God' which they have in their bobtailed picturings, but of the real God, by which word we sometimes still call our common Megalocosmos.“Each of them to the smallest detail is exactly similar, but of course in miniature, to the whole of our Megalocosmos, and in each of them there are all of those separate functioning´s, which in our common Megalocosmos actualize the cosmic harmonious Iraniranumange or 'exchange of substances,' maintaining the existence of everything existing in the Megalocosmos as one whole.
“This same expression of theirs - 'We are the images of God' - can here serve us as a very good additional illustration in explanation of how far what is called 'perceptible logic,' or, as it is sometimes still said, 'Aimnophnian mentation,' is already distorted in them.
“Although this expression corresponding to the truth exists there among them, yet concerning the consideration of its exact sense, as in general concerning every short verbal formulation, they at best always express with their strange shortsighted mentation - even if they should wish with their whole common presence actively and sincerely to reveal their inner representation and essential understanding of this expression of theirs -something as follows:
“'Good... if we are “images of God"... that means... means... “God’ is like us and has an appearance also like us... and that means, our “God’ has the same moustache, beard, nose, as we have, and he dresses also as we do. He dresses as we do, doubtless because like us he is also very fond of modesty; it was not for nothing that he expelled Adam and Eve from Paradise, only because they lost their modesty and began to cover themselves with clothes.'
“In certain of the beings there, particularly of recent times, their being-Aimnophnian-mentation or perceptible logic has already become such that they can very clearly see this same 'God' of theirs in their picturings, almost with a comb sticking out of his left vest pocket, with which he sometimes combs his famous beard.
“Such a superpeculiar being-Aimnophnian-mentation about their 'God' proceeded in your favorites chiefly from the Hasnamussian manifestations of those 'learned' beings who, you remember, I have already told you, assembled in the city of Babylon and collectively began to invent various maleficent fictions concerning their 'God,' which were afterwards by chance widely spread everywhere on that ill-fated planet. And in view of the fact that that period coincided with the time when the three-brained beings there began to exist particularly Selzelnualno,' i.e., particularly 'passively,' in the sense of the being-efforts proper to three-centered beings, therefore these maleficent inventions were thoroughly absorbed and appropriated by the beings.
“And afterwards, in their transmission from generation to generation by inheritance, they gradually began to be crystallized into such monstrous 'logienestarian-materials,' with the result that in the psyche of the contemporary three-brained beings there, there began to proceed such an already exceptionally distorted being-Aimnophnian mentation.
“And the reason that they picture their 'God' to themselves just with a long beard was due to the fact that then, among the maleficent inventions of the Babylonian 'learned,' it was said among other things that that famous 'God' of theirs had, as it were, the appearance of a very old man, just with a heavy beard.
“But concerning the appearance of their 'God,' your favorites have gone still further. Namely, they picture this famous 'God' of theirs exactly as an 'Old Jew,' since in their bobtailed notions, all sacred personages originated from that race.
'At any rate, my little Hassein, each of your favorites, separately, is, in his whole presence, exactly similar in every respect to our Megalocosmos.
“I once told you that there is localized in the head of each one of them as well as in us a concentration of corresponding cosmic substances, all the functioning of which exactly corresponds to all those functions and purposes which our Most Most Holy Protocosmos has, and fulfills, for the whole of the Megalocosmos.
Tratto dal Capitolo "The holy planet Purgatory."


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