Le origini dello yoga.

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
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Miranda Fey
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Segno, simbolo, parola

Messaggioda Miranda Fey » 23 agosto 2007, 1:21

Paolo: "leggere i segni e i simboli.
è necessario essere eruditi prima di avere la conoscenza."

"Gli uomini dell'Antichità che volevano organizzare lo Stato, regolavano prima il loro ambito familiare; coloro che volevano regolare il loro ambito familiare, miravano prima a sviluppare la propria personalità; coloro che volevano sviluppare la propria personalità, prima rendevano nobili i loro cuori; coloro che volevano nobilitare il proprio cuore rendevano prima veritiero il loro pensiero; coloro che volevano rendere veritiero il pensiero, perfezionavano prima il loro sapere"
(Confucio)

Badate bene, signori, l'erudizione è l'anticamera della Conoscenza. Non conoscerete se non indagherete, quantunque non vi sarà bastevole l'avere indagato perché possiate affermare d'aver conosciuto.
In quanto a voi, signore, e ai segni che dite, converseremo. Se benignamente concederete a un'incostante cercatrice il bene primo della Parola.


Miranda
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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 1:45

"Lei parla di erudizione e noi accettiamo questo termine: lo troviamo pertinente. L'erudizione è rappresentata dall'accumulo, dall'ammasso delle cognizioni che si riferiscono al mondo dei nomi e delle forme, cioè riguardano il divenire. Ora, il divenire, proprio perché diviene, non può che avere nozioni relative e contingenti che fluttuano, cambiano, si trasformano e possono essere anche annullate da altre nozioni. Nel divenire non c'è conoscenza assoluta ma relativa, e la relatività dell'erudizione rende relativo anche l'individuo.
la verità non è nel divenire e nel cangiamento per cui l'enciclopedica erudizione, per quanto grande, non mette fine all'ignoranza e quindi al conflitto.
La Conoscenza, con lettera maiuscola, non verte sul divenire e sul processo evanescente, ma sui princìpi che stanno dietro al divenire-processo; quei princìpi che sono universali e imperituri. Quindi è Conoscenza stabile, e in essa lo stesso individuo trova stabilità e saldezza. Essendo Conoscenza principale è conoscenza sintetica, riguarda cioè l'unità della vita, e l'unità e la sintesi non sono quantità delle parole, quindi non è di ordine discorsivo, ragionativo manasico.
Lei può sentirsi ignorante perchè si è cibato di questo tipo di erudizione che non dà sintesi, permanenza e stabilità. Tocca a lei comprendere se uscire dall'erudizione del divenire ed entrare nella Conoscenza dell'Essere.

- Sì, capisco. Ho notato persino che l'erudizione gonfia l'io e alimenta molti attributi dell'io.

R - Ne siamo convinti. L'erudizione crea orgoglio, separatività, potere, capitale, senso di superiorità, ma anche conflitto e dolore.

- Devo dunque combattere l'erudizione?

R - Non è questione di combattere, è questione di mettere le cose al loro giusto posto; e per l'io questo è cosa difficile.

- Mi perdoni questa domanda: si sente erudito lei?

R - Guardi, Raphael più che per il fare è per la contemplazione; ma questa non è nè inerzia, nè abulìa, nè passività; purtroppo in Occidente certi termini sono degenerati o fraintesi.
Lo stesso scrivere, ad esempio, è già fare.
Egli ripete spesso che non è questione di scrivere sul Brahman per potersi dire realizzati. Alcuni pensano di essere Maestri perché sono prolifici - come conigliette - di concetti manasici. Occorre avere l'umiltà, ma anche il coraggio, di abbandonare il "potere" dell'erudizione e i frutti che ne possono derivare. Laddove c'è erudizione c'è l'io, c'è il fantasma samsarico, c'è memoria; c'è anche arroganza, presunzione e senso di superiorità. L'erudito è imprigionato dalla sua stessa cultura nozionistica. Penso che tutto ciò l'abbia sperimentato."
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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 1:59

"L'erudito, in quanto tale, non é un iniziato né tampoco un realizzato. Un realizzato può aver letto poco o niente, eppure avere la Conoscenza; ciò si spiega col fatto che chi ha toccato la propria essenza ha conquistato la Conoscenza delle conoscenze. La lettura e lo studio dei testi tradizionali possono, comunque, costituire un potente stimolo ad aprire certe porte nella nostra psiche che precedentemente erano chiuse. E di ciò occorre tener conto; per aprire la porta dell'intuizione super inconscia occorre esercitare il veicolo corrispondente. L'iniziato realizzato può anche non scrivere niente; grandi Realizzati come il Buddha e il Cristo non hanno lasciato scritti; altri hanno solo cercato, per i loro discepoli, di dilucidare, con commenti e note, i testi tradizionali (Sruti o Rivelazione). L'iniziato non si misura in
riferimento alla quantità delle parole che scrive o dice. La quantità appartiene all'erudito e al saggista le cui menti sono troppe imbevute di rajas. La quantità di nozioni può anchere nuocere al processo iniziatico perché potenzia la mente distintiva, empirica e rappresentativa (manas). Il manas, si sa, va sempre in cerca di cibo nozionistico, ma non é sul piano della sua epanzione e della quantitizzazione che l'ente può trovare la morte dei filosofi. Così, anche il sentimento egoico va in cerca del suo cibo, ma se si vuole pervenire alla vera iniziazione occorre saper morire al manas e al kama. E' difficile far
comprendere all'erudito che per trovare vera iniziazione occorre morire a se stessi. Spesso l'erudito é litigioso, orgoglioso, separativo, incentivato da un senso di superiorità velato da una falsa umiltà, esclusivo, vanitoso, e fa anche pensare il suo potere psichico. La facoltà del manna é un potere psichico, come
il potere del sentimento (kama); l'erudito si serve del potere del manas, mentre il mistico si serve di quello del Kama. Anche il desiderio-sentimento é esclusività e fanatico; occorre un grande sforzo per liberarsi dei poteri che appartengono all'individualità. L'amore, la conoscenza, la beatitudine sgorgano da un cuore puro, innocente (da non confondere con lo sprovveduto).
Un manipolatore di semplici parole, un mago di concetti, di termini verbali a effetto non può non conoscere la semplicità e la bellezza dell'essenziale verità. Chi tende all'iniziazione deve sapere che dal molteplice si avvia verso l'unità, dalla qualità, e dal potere psichico verso la comprensione del Cuore, che é in sintesi onnipervadente."

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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 2:37

"L'erudizione porta all'orgoglio di sé, la Conoscenza rende poveri perché offre la ricchezza del supremo Bene; il desiderio-passione è intemperante e si vende per avere, l'Amore filosofico si offre per Essere."

"Riflettete: l'erudizione stessa appartiene ala società del divenire, mentre la Conoscenza è qualità consustanziale all'Essere. L'erudizione scientifica, filosofica, letteraria in genere, ecc., è un capitale che può essere impiegato anche per sfruttare gli altri, coloro che non posseggono erudizione. Molte rivoluzioni sono manipolate dall'erudito. La schiavitù e l'asservimento non
avvengono solo sotto la pressione del capitale-denaro, ma anche sotto quella - maggiormente efficace, del capitale-erudizione. Da quanto abbiamo esposto, possiamo comunque dedurre che non è la ricchezza che ci imprigiona, ma il nostro non giusto accostamento ad essa."

"L'erudizione è un altro grande idolo che ha molti adoratori e fedeli. L'erudito pensa di essere mentre non è; ed è difficile farglielo comprendere perchè generalmente è orgoglioso, critico, con la mente spesso iperstimolata; ha in mano un potere oggettivo psichico a cui non vuole rinunciare. L'erudizione dà
sicurezza all'io relativo e limitato."

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Messaggioda labor » 23 agosto 2007, 8:44

Paolo proietti ha scritto:siamo alle solite.
ogni volta che si usa la parola erudizione si salta sulla sedia.
va bene.
ma state attenti il fatto che molti maestri orientali abbiano criticato l'erudizione è vero , ma a chi si riferivano?
a molti pandit che tutto sdanno e niente fanno.

infatti, occorre anche "fare"

la conoscenza intuitiva.
d'accordissimo.
ma attenzione.
occorre il processo di inversione o rettificazione o conversione, prima.

certo
le vocine di dentro possono provenire dal superconscio o dal subconscio.

il maestro interiore, quello che alcuni chiamano il genio del budda proviene dal superconscio.

se non avete ancora ucciso l'io fermatevi ogni tanto a leggere un paio di buoni libri.

sicuramente anche quando avremo ucciso l'io sarà bene leggere qualche buon libro. il problema è il tempo.. trovare il tempo per farlo.

l'abbondono della ragione, quando non si è ancora pronti, provoca disastri.
l'abbandono al guru, quando non si è pronti crea degli stolti.


mai abbandonarsi a niente ed a nessuno se non a Quel Qualcosa che potrei definire... Dio... o Sé... fai un pò tu!

il mondo si sta riempiendo di aspiranti al bhakti marga anzi al japa marga.
va bene per carità.
va tutto bene.

non credo di essere fra quelli...

un ignorante guarda lo sri yantra e non vede niente.
l'erudito sa che è uno strumento per raggiungere un certo obbiettivo.
l'erudito con l'esperienza usa quello strumento.

è così. è vero.

l'erudizione è sicuramente importante per interpretare tutto ciò che ci circonda.

tutto questo condannare la conoscenza razionale e l'erudizione provoca, può provocare la nascita di tanti piccoli mostri.

la ragione è l'unica pista che l'aspirante che non ha ancora "aperto il cuore" come dice qualcuno o fatto "l'esperienza"" come dicono altri, per andare avanti nella via verso la conoscenza.

lo studio dei testi, l'analisi dei simboli deve andare di pari passo con la pratica quotidiana.

d'accordo. il problema è sempre il tempo.

questo atteggiamento di rifiuto della razionalita e della scienza (la vera scienza) è lo stesso che ha prodotto le storpiature new age.

Rudra è unoi dei pochissimi insegnati di yoga, come lo intendo io, che abbia mai conosciuto.
credo che potremmo discutere per giorni su gaudapada o sulle accuse a shankara di essere un buddista mascherato.

ma occorre aver studiato per farlo.

certo

volete far credere che al vostro attuale stato coscenziale sia sufficiente sedersi per arrivare alla conoscenza?

bene.

beati voi.

la risposta del teatrante era per yoga cri.
un invito a non abbandonare la ragione intesa come lampada per non perdersi durante la navigazione a vista, unica possibilità dell'aspirante.

leggi yoga cri, studia e cerca.


certo certo, è quello che cerco di fare. ti ringrazio.

ci sono tantissimi santi in giro.
si è sorpresi e divertiti da questo.

si credeva fossero meno , due tre al massimo.
o uno solo, il che è lo stesso.
che buffo.

:?

la vita è letteratura.

anche
un abbraccio.

:wink:

grazianozap
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Messaggioda grazianozap » 23 agosto 2007, 13:57

Paolo proietti ha scritto:siamo alle solite.
ogni volta che si usa la parola erudizione si salta sulla sedia.
va bene.
ma state attenti il fatto che molti maestri orientali abbiano criticato l'erudizione è vero , ma a chi si riferivano?
a molti pandit che tutto sdanno e niente fanno.

la conoscenza intuitiva.
d'accordissimo.
ma attenzione.
occorre il processo di inversione o rettificazione o conversione, prima.

le vocine di dentro possono provenire dal superconscio o dal subconscio.

il maestro interiore, quello che alcuni chiamano il genio del budda proviene dal superconscio.

se non avete ancora ucciso l'io fermatevi ogni tanto a leggere un paio di buoni libri.

l'abbondono della ragione, quando non si è ancora pronti, provoca disastri.
l'abbandono al guru, quando non si è pronti crea degli stolti.

il mondo si sta riempiendo di aspiranti al bhakti marga anzi al japa marga.
va bene per carità.
va tutto bene.

un ignorante guarda lo sri yantra e non vede niente.
l'erudito sa che è uno strumento per raggiungere un certo obbiettivo.
l'erudito con l'esperienza usa quello strumento.

tutto questo condannare la conoscenza razionale e l'erudizione provoca, può provocare la nascita di tanti piccoli mostri.

la ragione è l'unica pista che l'aspirante che non ha ancora "aperto il cuore" come dice qualcuno o fatto "l'esperienza"" come dicono altri, per andare avanti nella via verso la conoscenza.

lo studio dei testi, l'analisi dei simboli deve andare di pari passo con la pratica quotidiana.

questo atteggiamento di rifiuto della razionalita e della scienza (la vera scienza) è lo stesso che ha prodotto le storpiature new age.

Rudra è unoi dei pochissimi insegnati di yoga, come lo intendo io, che abbia mai conosciuto.
credo che potremmo discutere per giorni su gaudapada o sulle accuse a shankara di essere un buddista mascherato.

ma occorre aver studiato per farlo.


volete far credere che al vostro attuale stato coscenziale sia sufficiente sedersi per arrivare alla conoscenza?

bene.

beati voi.

la risposta del teatrante era per yoga cri.
un invito a non abbandonare la ragione intesa come lampada per non perdersi durante la navigazione a vista, unica possibilità dell'aspirante.

leggi yoga cri, studia e cerca.

ci sono tantissimi santi in giro.
si è sorpresi e divertiti da questo.

si credeva fossero meno , due tre al massimo.
o uno solo, il che è lo stesso.
che buffo.

la vita è letteratura.
un abbraccio.
p.


Per dissetarsi è necessario forse sapere che l'acqua è composta da due molecole di idrogeno e una di ossigeno?
Non penso che una persona erudita non possa arrivare alla Conoscenza, ma non che sia(l'erudizione) l' unica qualità necessaria per arrivarci.
Herman Hesse con Shiddartha ci ha insegnato qualcosa a proposito.
samastaloka sukhino bhavantu

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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 14:16

È molto bello viaggiare nei simboli.
Sapere cosa significano, leggerli, percepirli, sentirli...
Ci puoi scoprire dei mondi interi, nuovi universi persino, galassie inusitate...
Ma la vera comprensione si risolve sempre non tanto nell'esperienza di qualsiasi profondità che questa comprensione raggiunga, quanto piuttosto nel ritornare sempre a colui che ne fa l'esperienza, al soggetto.
Altrimenti, per quanto sublime e apparentemente incomparabile possa sembrare l'isight che i simboli ti possono offrire, si tratta ancora e sempre di una esperienza oggettiva.
Ossia, sarà sempre un'amplificazione del soggetto ma mai una sintesi dello stesso.
Chi conosce i libri e i simboli?!
Ecco dove si trova la Comprensione (quella con la C maiuscola).
Chi ne fa l'esperienza?

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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 14:27

Il tuo cuore batte nell'istante.
Quello che tu sei sopravvive nel palpitare del tuo cuore,
non nel pensare della tua mente.

Rudra
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Messaggioda Rudra » 23 agosto 2007, 15:10

Il discorso è molto interessante, e tratta di un aspetto che in molti casi diviene fonte di diatriba, se non addirittura di scontro.

Credo che sia la "posizione" di Paolo, che quella di Swa, sono giuste, nel senso che entrambe le prospettive sono valide.

Sono vicino a Paolo quando insiste sull'importanza dello studio in quanto riflessione profonda sulla Parola Sacra.

La riflessione sul testo sacro sfocia in meditazione o comprensione intuitiva.

In questo senso è un aspetto molto importante da non tralasciare, si peccherebbe di presunzione o superficialità. Certo che l'intuizione deve muoversi attraverrso coordinate legate non solo alla sfera intellettiva, ma a quella Buddica, che fa inevitabilmente leva sul Cuore.
Ma da quel poco che posso aver capito, ad un certo punto le cose vanno di pari passo.

Cuore e Ragione, Ragione e Cuore.

Del resto è vero anche come dice Swa, che una persona non colta, può accedere direttamente alla Conoscenza Ultima, prendiamo ad esempio Ramana, Ramakrishna etc...e questo può essere valido per tutti.

Ma dobbiamo anche considerare che questi Esseri "erano-sono" dei giganti, e che molto probabilmente se sono arrivati "accidentalmente" alla realizzazione, in realtà molto se non tutto era stato già fatto precedentemente. Non a caso vengono definiti Avatara.

Personalmente mi sento talmente piccolo rispetto a questi Giganti e a tutta la Tradizione Sacra in gnerale, che non posso far altro che inchinarmi e pormi in ascolto.
L'ascolto della Parola, che sia di matrice orientale o occidentale.
E' nutrimento per l'anima, è Fuoco che necessita nel cammino, considerando che il cammino, quando è tale diviene arido e faticoso.

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Messaggioda swa » 23 agosto 2007, 15:50

Oltretutto, caro Rudra, non è che io neghi l'intelletto o qualsiasi altra cosa. Ma trovo che, per la realizzazione del Se', ciò che serve sia più che altro delle semplici istruzioni per comprendere e sopratutto seguirle.
Qualcuno afermava: "la comprensione è tutto."
Ossia, anch'io leggo abbastanza e anch'io amo i simboli.
Ma, per quanto riguarda la realizzazione, a volte alcune parole semplici e dirette sono molto più efficaci di tutti questi libri e questo sapere che sommano la nostra erudizione ma non ci avvicinano più di tanto all'Essere che siamo.
Penso che a volte valga di più aver letto un solo libro di un grande saggio a averne succhiato anche le ossa e il midollo, piuttosto che continuare ad accrescere conoscenza su conoscenza per poi riscoprirci presi dalla sindrome del sapere oggettivo.
Non è che io parli di conoscenza intuitiva come dell'unico cammino, anzi...
Solo che trovo abbastanza vano e superficiale mettere l'erudizione come una delle condizioni per l'autorealizzazione.
Perche' non lo è davvero. Ma questo non nega comunque il viveka vairagya.
Tempo fa leggevo alcuni dialoghi col Maharaj dove i due astanti erano, uno un grande erudito indiano e l'altro un suo amico artista. L'artista, con le parole del Maharaj ha semplicemente preso il volo. L'erudito invece rimaneva impantanato nelle sue stesse concettualizzazioni che diventavano il proprio scoglio che gli impediva l'accesso all'Essere.
Purtroppo non ricordo bene la risposta del Maharaj (ma era su questo tenore di erudizione di troppo..).

I buddisti hanno una bella parola per definire il punto giusto: "equanimità"...

:)

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Messaggioda devata » 23 agosto 2007, 21:11

Ciao volevo inserire una mia considerazione rispetto a tutto il discorso che si riallaccia ad alcune riflessioni che facevo in questi giorni; innanzitutto reputo importante la lettura dei testi sacri quali strumenti per poter ottenere oltre la conoscenza anche la possibilità di entrare in risonanza con tutto ciò che in essi è contenuto.
Vorrei operare però una distinzione tra colui che conosce e colui che è erudito: il primo ha una conoscenza globale e completa di ciò che conosce il secondo solitamente è imbattibile dal punto di vista teorico, conosce tutte le sfumature di una cosa ma solitamente è carente dal punto di vista dell'esperienza pratica rischiando così di trasformare la sua erudizione in una conoscenza sterile.
Esista poi colui che pur non avendo una grande conoscenza teorica dispone di un cuore puro in cui pian piano il Tutto si riflette.
Personalmente reputo che sia importante conoscere "la teoria" e certamente io ho ancora da studiare , ma un grammo di pratica per quel che riguarda la realizzazione del divino vale tonnellate di teoria.
Riflettevo in questo periodo in cui ho modo di dedicarmi alla lettura che in parte questo leggere e documentarmi mi dà l'impressione di alimentare il mio ego.
Solitamente se devo sciegliere per via del tempo preferisco applicare una tecnica di yoga.
ciao
Ultima modifica di devata il 24 agosto 2007, 20:44, modificato 1 volta in totale.
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L'azione d'amore

Messaggioda Miranda Fey » 23 agosto 2007, 21:43

Oh, ma come trascenderà colui che ignori la natura del Divenire il Divenire medesimo, signori, e come si abbandonerà al pelago dell'Essere?
Come potrà colui che ignori la foggia della tessitura del velo fenomenico sollevare lo spesso panneggio e divenire equanime nell'Uno-Tutto che innanzi gli si squaderni?

L'alto intelletto che abbia indagato la natura dell'uomo e del pianeta, le creature mondane e oltremondane, e nella speculazione universa, attendendo allo studio dell'uomo, della bestia, dell'arbore, sia vissuto in ogni uomo, ogni bestia, ogni arbore... Costui, meditabondo, facendo susseguire una meditazione all'altra, non giungerà forse un dì alla vetta del più alto pensiero? E del più veridico? Del maggiore? E non è questo il pensiero d'Amore? Ma colui che non mediti affatto come conseguirà la più alta meditazione? Dal pensiero discende l'azione. Così non altri che colui che abbia indagato la natura d'Amore nell'alte regioni dell'intelletto eserciterà l'azione d'Amore.

Questo si crede, amabili signori.

Valete et me amate.

Miranda
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Messaggioda Rudra » 24 agosto 2007, 0:16

swa ha scritto:Oltretutto, caro Rudra, non è che io neghi l'intelletto o qualsiasi altra cosa. Ma trovo che, per la realizzazione del Se', ciò che serve sia più che altro delle semplici istruzioni per comprendere e sopratutto seguirle.
Qualcuno afermava: "la comprensione è tutto."
Ossia, anch'io leggo abbastanza e anch'io amo i simboli.
Ma, per quanto riguarda la realizzazione, a volte alcune parole semplici e dirette sono molto più efficaci di tutti questi libri e questo sapere che sommano la nostra erudizione ma non ci avvicinano più di tanto all'Essere che siamo.
Penso che a volte valga di più aver letto un solo libro di un grande saggio a averne succhiato anche le ossa e il midollo, piuttosto che continuare ad accrescere conoscenza su conoscenza per poi riscoprirci presi dalla sindrome del sapere oggettivo.
Non è che io parli di conoscenza intuitiva come dell'unico cammino, anzi...
Solo che trovo abbastanza vano e superficiale mettere l'erudizione come una delle condizioni per l'autorealizzazione.
Perche' non lo è davvero. Ma questo non nega comunque il viveka vairagya.
Tempo fa leggevo alcuni dialoghi col Maharaj dove i due astanti erano, uno un grande erudito indiano e l'altro un suo amico artista. L'artista, con le parole del Maharaj ha semplicemente preso il volo. L'erudito invece rimaneva impantanato nelle sue stesse concettualizzazioni che diventavano il proprio scoglio che gli impediva l'accesso all'Essere.
Purtroppo non ricordo bene la risposta del Maharaj (ma era su questo tenore di erudizione di troppo..).

I buddisti hanno una bella parola per definire il punto giusto: "equanimità"...

:)



Sono daccordo,
comunque sia non credo Paolo intendesse questo tipo di erudizione.
In ogni caso, anche una chiara visione intellettuale della "dottrina" che si sta, o si cerca di portare avanti ha la sua importanza. Certo, da un punto di vista sostanziale non sposta una virgola nei confronti del processo di liberazione, sempre se poi questo esista...ma questo è un'altro discorso.

Forse potrebbe servire perlomeno a chiarire da subito che la Via Iniziatica è per chi è stanco di vivere un dimensione orizzontale della vita. Chi è stanco di vedere il protrarsi dell'Ego, stanco delle dinamiche che si ripetono ciclicamente portate avanti da un "Io" privo di una realtà soggettiva.

La Via realizzativa è Fuoco che mortifica, consuma, risolve ed espande.

La cosa se compresa si in fondo...potrebbe far cambiare idea non a pochi.

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Messaggioda gb » 24 agosto 2007, 9:14

Rudra ha scritto: Forse potrebbe servire perlomeno a chiarire da subito che la Via Iniziatica è per chi è stanco di vivere un dimensione orizzontale della vita. Chi è stanco di vedere il protrarsi dell'Ego, stanco delle dinamiche che si ripetono ciclicamente portate avanti da un "Io" privo di una realtà soggettiva.


la mia stessa sensazione esatta: di fronte a mie reazioni e percorsi ripetuti, di recente ho usato l'espressione: mi sono rotto il ..zzo di me stesso (le parole sono ovviamente più colorite di quelle usate da te, da buon toscanaccio)
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Re: L'azione d'amore

Messaggioda fabio » 24 agosto 2007, 15:14

Miranda Fey ha scritto:Oh, ma come trascenderà colui che ignori la natura del Divenire il Divenire medesimo, signori, e come si abbandonerà al pelago dell'Essere?
Come potrà colui che ignori la foggia della tessitura del velo fenomenico sollevare lo spesso panneggio e divenire equanime nell'Uno-Tutto che innanzi gli si squaderni?

L'alto intelletto che abbia indagato la natura dell'uomo e del pianeta, le creature mondane e oltremondane, e nella speculazione universa, attendendo allo studio dell'uomo, della bestia, dell'arbore, sia vissuto in ogni uomo, ogni bestia, ogni arbore... Costui, meditabondo, facendo susseguire una meditazione all'altra, non giungerà forse un dì alla vetta del più alto pensiero? E del più veridico? Del maggiore? E non è questo il pensiero d'Amore? Ma colui che non mediti affatto come conseguirà la più alta meditazione? Dal pensiero discende l'azione. Così non altri che colui che abbia indagato la natura d'Amore nell'alte regioni dell'intelletto eserciterà l'azione d'Amore.

Questo si crede, amabili signori.

Valete et me amate.

Miranda


l'azione d'amore. bellissimo.
grazie

un abbraccio
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