Le origini dello yoga.

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
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innaturale

Messaggioda labor » 7 febbraio 2006, 16:28

non ho mai visto in natura animali in posizioni simili alle asana.
li vedo correre, saltare, mangiare, dormire ma mai a testa in giù, mai immobili per lungo tempo, mai attorcigliati ed immobili come in certe asana che facciamo noi.
E gli effetti? E' vero ci sente in armonia con la natura e con se stessi, ma proprio perchè sono effetti prodotti dalla pratica yoga, quindi ricercati costruiti, affermo che sono innaturali. La pratica ci fa essere come non saremmo senza di essa.

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Messaggioda gb » 7 febbraio 2006, 16:47

Quel che dici è vero, eppure...

...eppure mi vengono in mente l'immobilità di un iguana che guarda verso le rocce, di una lucertola al sole, di un serpente arrotolato, di un ragno sulla tela, di un gatto alla finestra, di un cane davanti al fuoco, e, perchè no, di un albero su una collina silenziosa,e ancora perchè no, della collina stessa...

...mi viene in mente il movimento ritmico del mare, l'incessante respiro del vento...

...mi appaiono immagini di nuvole apparentemente immobili nel cielo...

...e poi mi viene in mente che noi, in quanto in grado di osservare l'iguana, l'albero, il mare, e le nuvole stesse, e essere consapevoli di essere separati da loro, abbiamo bisogno di "intorcinarci" un pò per ricordarci che siamo anche parte di loro, abbiamo bisogno di un pò di fatica, sudore, disciplina, libri, trattati, maestri, Maestri, per fare quello che iguana, albero, mare e nuvole fanno da molti, moltissimi anni, cioè
.
.
.
essere
.
.
.
immobili
.
.
.
per lungo tempo
.
.
.
senza sforzo!

e quando lo faremo tutti, come razza, ci renderemo conto che i nostri fratelli iguana, albero, mare, nuvole, non sono qui per noi, ma noi per loro

e a quel punto...
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
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Messaggioda Sheena » 7 febbraio 2006, 17:14

labor ha scritto:E gli effetti? E' vero ci sente in armonia con la natura e con se stessi,[...] La pratica ci fa essere come non saremmo senza di essa.

Io pratico yoga perchè sono consapevole di essere, per costituzione o contingenza, cresciuta "difettosa", se così non fosse, o se lo fosse in minima parte, probabilmente non ne avrei bisigno, forse riuscirei ad essere in armonia con me stessa e l'ambiente senza bisogno di "studio"...cosa ne pensate?
eadem mutata resurgo
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Messaggioda drushti » 7 febbraio 2006, 18:43

il difetto di cui parli si chiama "mente" :)

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difettosi e perfetti

Messaggioda alberto » 7 febbraio 2006, 19:54

Ciao yogracri.Tutto l'Universo è difettoso e perfetto allo stesso tempo,proprio come noi,forse tutto sta nell'accettare entrambe le realtà,senza farsi condizionare troppo.Per quello che riguarda la pratica e la non pratica,ascolta il tuo corpo,lasciati andare, se hai voglia di praticare pratica, altrimenti no.
Non è importante arrivare,quello che conta è il modo in cui viaggi.

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origine dello yoga

Messaggioda adriana » 7 febbraio 2006, 20:44

Ciao a tutti Io sono molto d ´accordo con GB .QUando ho iniziato lo yoga ho esperimentato la sensazione molto forte di ritrovarmi a casa Di ritrovare qualcosa che era mio E vero che le asane se non me le imparavano non le conoscevo e che non sono proprio naturali nel senso di venire con uno Ma la scoperta va la di la di una posizione fisica E la scoperta della Coscienza che c´e´dietro , oppur dovrei dire dentro , o anche in fondo .Credo che la "teoria " di GB ha che fare con questo.Anche i mantra era come se gli ritrovassi!! Qualcuno mi ha detto che in un´altra vita avevo praticato lo yoga ed era per questo Ma credo che ha che fare con una natura prevalente come dice GB.Quando eravamo coscienza pura .Bellissimo é molto ricco questo incotro Grazie a tutti
l' odio non finisce con odio.solo si ferma con l'amore.buda

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Messaggioda labor » 7 febbraio 2006, 22:02

Sheena scrive:
Io pratico yoga perchè sono consapevole di essere, per costituzione o contingenza, cresciuta "difettosa", se così non fosse, o se lo fosse in minima parte, probabilmente non ne avrei bisigno, forse riuscirei ad essere in armonia con me stessa e l'ambiente senza bisogno di "studio"...cosa ne pensate?

Penso che fai bene.
Aggiungo che per "naturale" prima non intendevo "privo di difetti".
Naturale è "come natura crea" ... e si possono anche avere difetti.
Allora lo yoga aiuta ad essere innaturali ancorchè, mi ripeto, più sani e più equilibrati rispetto al nostro stato "naturale".

Lo yoga, in sostanza e secondo me, fa deviare in positivo il nostro evolvere naturale. In questo senso è innaturale.
ciao

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Messaggioda AT » 7 febbraio 2006, 23:52

Io non ho mai pensato che lo yoga fosse "innaturale". Volevo dire che la vera natura umana non è solo biologica, e lo yoga aiuta a ritrovare la naturalità dello spirito. Ci tenevo ad affermare un punto: l'uomo non è fatto per restare nei limiti della natura, ma è fatto per la trascendenza (Dio, l'Assoluto, l'Eternità). E la trascendenza non è una costruzione artificiale umana: E' là da sempre. Nello yoga, nei suoi aspetti migliori, è presente questa volontà di trascendere i limiti del mondo per andare oltre.

AT
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Messaggioda AT » 8 febbraio 2006, 0:03

Se poi è vera la visione cristiana del mondo, allora è chiaro che l'uomo non può giungere a Dio per mezzo dei suoi sforzi, né con l'ascesi né con lo yoga, perché è solo attraverso la Grazia che si ottengono le virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) che conducono a Dio. Ma il valore positivo dell'ascesi e dello yoga resterebbe comunque, accanto alle virtù cardinali (Giustizia, Prudenza, Temperanza e Fortezza) che sono invece il prodotto degli sforzi umani.

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Messaggioda labor » 8 febbraio 2006, 13:52

Eppure AT credo che qualcosa di comune nei nostri punti di vista ci sia. Sostieni che lo yoga è una forma di ascesi, e su questo concordo pienamente.
Ma l'ascesi ti sembra naturale? Trovo naturale mangiare, e non digiunare, fare all'amore, e non sublimare le energie sessuali, correre, e non attorcigliarsi immobili, cantare, ma non pronunciare l'OM per lungo tempo....
A me sembra che lo yoga abbia qualcosa di non naturale.
In relazione agli effetti, trovo pertinente il parallellismo che è stato fatto in altro tread con gli effetti di alcune droghe (peraltro mai provati) e che sicuramente alterano il "naturale" assetto biochimico del nostro organismo.
Certo poi possiamo discettare sul significato di "naturale".
Sicuramente lo yoga ci fa ritrovare piano piano uno stato più corretto, più equilibrato.
E se vediamo nei nostri squilibri, difetti, il risultato degli effetti di tutte le cattive abitudini, degli eccessi, delle sofferenze, delle ferite, degli errori biochimici naturali e non etc etc .....che si sono accumulati per migliaia di generazioni, allora credo che lo yoga può riportarci ad uno stato più vicino a quello originale e non ancora stuprato dalle violenze subite da migliaia di vite (e perciò più naturale). In questo senso concordo anche con GB quando afferma che lo yoga è un ricordo.

sd279m

essere ossia vivere

Messaggioda sd279m » 20 febbraio 2006, 10:37

:D spero che il messaggio parta
a dire il vero non so, ma sara' come sara'
contento di dividere con voi questi momenti
e' tutto molto bello
per dirne una yoga E' non c'e' altro essere e' uno stato che spesso ci si scorda esista :D [/u]

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ancora sulle origini

Messaggioda labor » 15 agosto 2007, 9:30

in questo thread riporto un interessante articolo reperito sul web che riprende nozioni già scritte in precdenti msg:

Storia della yoga

A partire dalla fine delle glaciazioni, circa 9000 anni prima di Cristo, nei territori del Mohenjo Daro, in Harappa, nella vallata dell’Indo, in Pakistan e nel Panjab attuale, si sviluppò, assieme alla civiltà Dravidica, il culto di Shiva, nel quale diverse tradizioni videro il Signore degli Yogin (Yogindra), primevo Maestro, e al quale si fa risalire la trasmissione dell’Hatha Yoga.

Le ultime scoperte del Mohenjo Daro hanno dimostrato che i Dravidi furono un popolo di marinai avanzato nelle arti, nei mestieri e nella civiltà, le rovine delle loro città mostrarono un’urbanistica molto raffinata, sistemi di pesi e di misure sofisticati, i loro geroglifici sono ancora oggi oggetto di studio.
Naturalmente parallelamente a tutto ciò in questa civiltà esistevano sistemi filosofici e di conoscenza dell’uomo profondissimi, secondo la tradizione, in seno allo Shivaismo e alle sue radici sciamaniche e ritualistiche nacquero delle scuole dette Tantriche, i cui insegnamenti, mantenuti segreti, si trasmettevano esclusivamente per via iniziatica da maestro a discepolo.
Tali profonde conoscenze e pratiche segrete del Tantrismo Shivaita divennero la fonte di tutte le correnti Yoga ulteriori adottate dalle tradizioni successive, anche Vedica e Upanishadica, influenzando inoltre il Buddismo mahayana, le discendenze tibetane, il Ch’an Cinese, le relative arti marziali e lo Zen giapponese.
Tra le pratiche e i contenuti tantrici più antichi, che solo molto più tardi vennero scritti in sanscrito, conosciamo il fondamentale “Vijnanabhairava tantra” (tantra della conoscenza suprema), probabilmente la summa più straordinaria di metodi yogici mai riunita, nessun testo ulteriore, in nessuna scuola, offre allo yogin un ventaglio così variegato. Questa singolarità deriva dal fatto che lo Yoga tantrico non è soltanto “la via dell’arresto dell’attività automatica del mentale”, come definirà poi Patanjali nel celebre Yogasutra, ma uno Yoga, come evidente nel “Vijnanabhairava tantra”, che utilizza quale via mistica verso l’Assoluto lo spettro integrale dei pensieri, delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni del ricercatore spirituale situato dentro il pullulare della realtà quotidiana.
Comunque lo Yoga non è estraneo alla nostra eredità razziale, la lingua in cui sono scritti i più antichi documenti sullo Yoga è il sanscrito, il linguaggio dei nostri avi indoeuropei.
Parole come pitr (pater-padre), vidhava (vedova), manas (mens-mente), dimostrano la nostra parentela con i primi esploratori del sentiero Ariano.

La civiltà Dravidica, di cui sopra, raggiunse il suo apice tra il 6000 e il 2000 a.C. data delle invasioni Ariane, che segnò l’inizio della tradizione Vedica.
Gli Ariani invasero progressivamente il nord dell’India, riducendo in schiavitù le popolazioni indigene ma senza arrivare a sradicare quella formidabile cultura mistica e di conoscenza che era lo Shivaismo, di cui assorbirono lentamente un gran numero di elementi, e che si ritrovano poi infatti nella Bhagavad-Gita (considerata come la Bibbia per gli Indù).
La nuova popolazione creatasi appunto dall’unione degli invasori Ariani con le popolazioni dei territori del nord dell’India si dedicò alla ricerca e alla speculazione filosofica sui temi dei misteri dell’esistenza, e facendolo con alti risultati.
Questi antichi rishi furono straordinari osservatori della natura, sperimentatori dell’essenza dei limiti dell’uomo e delle sue complesse relazioni con le realtà, dalle loro realizzazioni e dalla loro tradizione orale, nacquero i testi sacri indiani rimasti come i più antichi (anche se nessuno sa quando furono composti, né mai lo si saprà): i quattro Veda (RigVeda, SamaVeda, YahurVeda, AtharvaVeda), tutta la filosofia induista si fonda sulla sacralità delle realizzazioni contenute nei Veda.
Dai Veda nacquero i Bramana e le Upanishad, i primi sono libri di testo per i riti sacerdotali, i secondi, che ci interessano di più come studiosi dello Yoga, contengono le pratiche destinate a coloro che abbandonavano il mondo ed esploravano i misteri dell’esistenza in eremitaggi, lontani dalla vita dell’umanità.
Upanishad significa “sedere insieme”, e si riferisce a quell’ambito fondamentale che era l’intimità dell’insegnamento tra maestro e discepolo.
Il tema centrale delle Upanishad è la ricerca della verità della realtà, si pensa esistano 180 Upanishad e dieci di esse sono le più antiche e autorevoli, si suppone che siano state scritte tra il 1000 e il 300 a.C. ma nulla si conosce dei loro autori, che alcuna notizia lasciarono di loro ai posteri.
In seguito poi, nella filosofia induista, si iniziò (dal 550 a.C. al 1000 d.C.) a cercare di riorganizzare l’immensa mole di informazioni prodotta dal periodo Vedico attraverso sei differenti sistemi di visione della realtà, i Dharshana (Vedanta, Purva-Mimamsa, Nyaya, Vaisesika, Samkhya e Yoga). Ogni dharshana rappresenta quindi un punto di vista metafisico della filosofia indiana, scaturito dalla sapienza Vedica: nessun darshana, cioè, inventa autonomamente un sistema, ma produce un approccio particolare ad un tema o aspetto già apparso nei Veda.

Ecco allora che lo Yoga costantemente e concretamente ha esercitato un influsso enorme sulla scienza dell’uomo e sulla cultura spirituale indiana; ancora e ufficialmente con il Dharshana “Yoga Sutra” di Patanjali - (vissuto probabilmente tra il IV e V secolo d.C.) - che ordinò la dottrina e
sintetizzò nei suoi 194 aforismi (Sutra) l’essenza della disciplina dello Yoga rendendola sistema ortodosso della filosofia indù e della ricerca spirituale indiana.
Tantissimi altri testi antichi sullo yoga esistono o furono redatti, tra i più fondamentali, e che interessano da vicino le pratiche Yogiche, oltre al già presentato Vijnanabhairava tantra, citiamo l’Hatha Yoga Pradipika, la Gheranda Samhita e la Shiva Samhita.

(Centro del Loto, Roma)

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...ed ancora...

Messaggioda labor » 15 agosto 2007, 9:49

...la leggenda:

L’esperienza dello Yoga come disciplina del corpo e della mente volta a costruire una situazione esistenziale e di coscienza superiore a quella ordinaria è verosimilmente adombrata nelle icastiche immagini di alcuni sigilli dell’antica civiltà dell’Indo, databili alla seconda metà del terzo millennio a.C. ritrovati nella città di Mohenjo Daro. La figura rappresentata, assisa in una postura Yogica, potrebbe essere la divinità Siva, Adinatha, il primevo Maestro, al quale la tradizione fa risalire la prima enunciazione dell’Hatha Yoga.
La leggenda narra che Siva descrisse a Parvati, sua consorte, lo Yoga, sulla sponda del mare. La Dea si addormentò durante questa enunciazione e Siva incontrò una donna che desiderava ardentemente avere un figlio, il Signore le donò del cibo, promettendole che avrebbe avuto discendenza. La donna, però, non solo non ne mangiò, ma lo gettò in un letamaio.
I fatti e le parole del Signore Siva furono uditi e raccolti da Avalokitesvara, la divinità protettrice del Nepal, che si trovava là in forma di pesce accanto alla riva. Proprio per questo fatto da allora egli fu conosciuto come Matsyendra-Natha (Signore dei pesci), depositario della scienza dello Yoga.
Dopo dodici anni passò per il medesimo posto Matsyendra-Natha il quale chiese a quella donna che ne fosse stato del bambino che avrebbe dovuto avere. Informato dell’accaduto le comandò di andare a scavare là dove aveva gettato il cibo , e proprio in quel posto ella scoprì un ragazzino dodicenne che fu chiamato Goraksa, dal termine ghora, che significa sudiciume. Egli ebbe da allora come maestro Matsyendra e la sua vita divenne tutto un susseguirsi di azioni miracolose. Figlio di un dono di Siva egli raggiunse un’eccezionale maestria con lo Yoga, ottenuta attraverso una terribile disciplina, e divenne il leggendario Goraksa-Natha.
La potenza yogica di Goraksa-Natha era superiore perfino a quella di Siva ed è adombrata in una moltitudine di leggende della tradizione Yogica.
Così come è legato ad un intreccio mitico-storico, Goraksa è associato alla realtà geografica. Templi a lui dedicati si trovano in molte città sacre indiane soprattutto nell’India settentrionale.
Si potrebbe prospettare a livello storico, uno scenario che vede intorno ai secoli XI-XII, nelle regioni nord-occidentali dell’India, un aggregarsi di elementi Sivaiti e Hatha yogici per opera di vari maestri legati alla tradizione dei Natha Yogin tra i quali Goraksa fu uno dei più rappresentativi.

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Re: Le origini dello yoga.

Messaggioda Govinda » 20 agosto 2007, 12:24

AT ha scritto:Su questo argomento, sentite cosa ho trovato:
"Lo yoga è un ramo del tantra. Le pratiche di maha mudra, maha bheda mudra, siddhasana, padmasana,pranayama e così via, derivano tutte dai testi tantrici. Tutte le pratiche di hatha yoga e bhakti yoga erano una parte del tantra. (...) Ma durante la storia, gli uomini cominciarono a criticare il tantra (...) Allora le persone prudenti estrassero lo yoga dal tantra. Abbandonarono quella parte che era criticata, e adottarono quella che era accettabile da tutti." Swami Satyananda Saraswati.

"E' dallo Shivaismo preistorico che ci vengono i metodi dello Yoga. Shiva è il signore dello Yoga." Alain Daniélou, Shiva e Dioniso.
Non so quanto siano attendibili questi autorevoli studiosi, però con gli anni mi sono formato un'idea. A volte, sembra quasi che il lato esoterico di tutte le pratiche yoga sia il Tantrismo, e che il lato esoterico del Tantrismo sia la via della mano sinistra. Mi rendo conto che si tratta di una tesi approssimativa, ma la butto là come provocazione.


Difficile risalire alle origini dello yoga dove non si hanno testi scritti e documentazione storica.
E' però interessante sentire la voce dei maestri illuminati:
anche Shrii Shrii Anandamurti concorda come afferma Swami Satyananda Saraswati sulle origini dello yoga come parte del tantra; sostenendo inoltre che Shiva sia stato un maestro realmente vissuto intorno al 5000 A.C. e che diede un forte impatto nella cultura dell'epoca. A lui si attribuisce una sistematizzazione delle conoscenze tantriche di allora e un forte impatto per la sua diffusione.

Non confonderei però la tradizione del Tantra originario con poi le differenziazioni che ha preso (via della mano sinistra e della mano destra)...

comunque un argomento veramente affascinante
Tu non sei mai solo o senza aiuto. La forza che guida le stelle guida anche te.

Shrii Shrii Anandamurti

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Re: ...ed ancora...

Messaggioda Paolo proietti » 20 agosto 2007, 17:44

labor ha scritto:...la leggenda:

L’esperienza dello Yoga come disciplina del corpo e della mente volta a costruire una situazione esistenziale e di coscienza superiore a quella ordinaria è verosimilmente adombrata nelle icastiche immagini di alcuni sigilli dell’antica civiltà dell’Indo, databili alla seconda metà del terzo millennio a.C. ritrovati nella città di Mohenjo Daro. La figura rappresentata, assisa in una postura Yogica, potrebbe essere la divinità Siva, Adinatha, il primevo Maestro, al quale la tradizione fa risalire la prima enunciazione dell’Hatha Yoga.
La leggenda narra che Siva descrisse a Parvati, sua consorte, lo Yoga, sulla sponda del mare. La Dea si addormentò durante questa enunciazione e Siva incontrò una donna che desiderava ardentemente avere un figlio, il Signore le donò del cibo, promettendole che avrebbe avuto discendenza. La donna, però, non solo non ne mangiò, ma lo gettò in un letamaio.
I fatti e le parole del Signore Siva furono uditi e raccolti da Avalokitesvara, la divinità protettrice del Nepal, che si trovava là in forma di pesce accanto alla riva. Proprio per questo fatto da allora egli fu conosciuto come Matsyendra-Natha (Signore dei pesci), depositario della scienza dello Yoga.
Dopo dodici anni passò per il medesimo posto Matsyendra-Natha il quale chiese a quella donna che ne fosse stato del bambino che avrebbe dovuto avere. Informato dell’accaduto le comandò di andare a scavare là dove aveva gettato il cibo , e proprio in quel posto ella scoprì un ragazzino dodicenne che fu chiamato Goraksa, dal termine ghora, che significa sudiciume. Egli ebbe da allora come maestro Matsyendra e la sua vita divenne tutto un susseguirsi di azioni miracolose. Figlio di un dono di Siva egli raggiunse un’eccezionale maestria con lo Yoga, ottenuta attraverso una terribile disciplina, e divenne il leggendario Goraksa-Natha.
La potenza yogica di Goraksa-Natha era superiore perfino a quella di Siva ed è adombrata in una moltitudine di leggende della tradizione Yogica.
Così come è legato ad un intreccio mitico-storico, Goraksa è associato alla realtà geografica. Templi a lui dedicati si trovano in molte città sacre indiane soprattutto nell’India settentrionale.
Si potrebbe prospettare a livello storico, uno scenario che vede intorno ai secoli XI-XII, nelle regioni nord-occidentali dell’India, un aggregarsi di elementi Sivaiti e Hatha yogici per opera di vari maestri legati alla tradizione dei Natha Yogin tra i quali Goraksa fu uno dei più rappresentativi.




leggere i segni e i simboli.
è necessario essere eruditi prima di avere la conoscenza.
Avalokitesvara è un simbolo.
pare che dietro la sua facciona si nasconda la dea padme che nasce dal loto sorto dall'ombelico di Visnu.

è un altro nome della Dea.

cercare le origini dello yoga nei tantra o dei tantra nello yoga è un buon passatempo.
forse inutile, da certi punti di vista, come tutti i passatempo.

è un passatempo per ricercatori che sono attratti dal mistero.
i misteri sono molto eccitanti per la sfera emotiva e svelarli è gratificante per la sfera mentale.

Gurdjieff direbbe che sono tecniche per abbellire il sogno, non per svegliarsi.
un abbraccio.
p.
Il Manzo non Esiste


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