Shiva/Shakti- Bindu/Trikona (Sri Vidya).

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Shiva/Shakti- Bindu/Trikona (Sri Vidya).

Messaggioda neuromante » 14 settembre 2014, 2:23

Alcuni spunti interessanti sulla Sri Vidya (tratto in parte da materiale ricevuto, non ancora reso pubblico in maniera fomale), in particolare su Bindu (punto) e Trikona (triangolo) dello Sri Yantra.


Spero possa essere utile a coloro che sono interessati a tale argomento.





Bindu

Il centro di ogni esperienza sei tu stesso.
Questo e’ Shiva, il punto che non varia, Bindu.
Tutto cio’ che viene sperimentato e’ Shakti.

La funzione di Shiva e’ di unirti nell’Essere Cosmico che sei.

La funzione di Shakti e’ di separarti dall’essere Shiva in maniera da aggiungere un esperienza a tale consapevolezza che fluisce e si muove nel tempo.

Shiva e’ la consapevolezza dell’esperienza che non si muove nel tempo. E’ un esperienza immobile che non ha evoluzione/movimento.

Il primo movimento , nello spazio e tempo e’ la creazione di un intevallo- un intervallo tra “osservatore” ed “osservato”, tra colui che e’ consapevole e cio’ di cui si e’ consapevoli.

Chaitanya e Jada.

Jada e’ cio’ che stai osservando. E’ qualcosa che in qualche modo separa se stesso da se stesso e tale separazione si manifesta come un intervallo tra osservatore ed osservato.

Tale intervallo si puo’ comparare alla distanza tra un punto e la sua imagine nello specchio. Il punto non ha dimensioni. Il punto e’ riflesso nello specchio ed appare come se un punto diverso da se stesso.

Quindi abbiamo, il primo Punto , il secondo punto e la distanza tra I due, connessi da Spazio (distanza) e Tempo (intervallo richiesto dalla luce per coprire la distanza).

Una volta che l’intervallo spazio/tempo e’ formato, qualcosa deve avere la proprieta’ di movimento. Il Tempo e’ cio che ha la caratteristica del movimento. Tale frase non e’ verita’ assoluta, ma e’ una buona approssimazione (e’ ugualmente appropriato dire che lo spazo, non il tempo ha la proprieta’ del movimento).

Immagine



Tuttavia, la nostra esperienza ci dice che e’ il tempo che si muove e lo spazio non si muove, e tale esperienza e’ valida in un sufficientemente ampio numero di casi da poter accettare tale osservazione come verita’.
Tale legge si va a sfaldare nel momento in cui ci avviciniamo alla velocita’ della luce. Ed e’ qui che la teoria della relativita’ prende il sopravvento.


Immagine

L’intervallo spazio tempo e’ la prima creazione e si manifesta come interazione tra spazio e tempo e dalla rotazione di spazio attorno il tempo la materia si forma.


Immagine

Il Bindu, il punto centrale e’ unico, e’ senza dimenzione, e’ consapevolezza ma non e’ autoconsapevole, quindi non puo’ essere chiamato creatore.

E’ il Lingam, una caratteristica di invariabilita’.
E’ consapevolezza e non-consapevolezza combinata. .
Cio’ che vedi e cio che sei e’ combinato in esso.
Conoscenza ed ignoranza sono combinati in esso.
E’ non negabile, E’ invariante alla negazione.


Immagine


Se hai pura conoscenza , nel momento in cui la neghi , hai ignoranza. Se hai pura ignoranza , negandola , hai conoscenza.
Ma se hai la somma dei due (ignoranza e conoscenza) e cerchi di negarla , la somma, il totale non cambia.

X=conoscenza
-X=ignoranza

X+(-X)=0 (somma di ignoranza e conoscenza)

-[X+(-X)]=0 ( negando la somma, il risulatato rimane costante)


Non puo essere negato, e’ prova di se stesso.
La consapevolezza ha la proprieta’ di essere prova di se stessa.
La consapevolezza e’ autoilluminante.

Cos’e’ che deve essere illuminato?
La nostra ignoranza. Cos’e’ l’ignoranza?
Il vedere il mondo come differente da se stesso.
Ma se l’illuminazione e’ li, non c’e’ piu’ differenza.

L’assorbimento dell’intervallo indietro nel punto (Bindu) e’ la funzione di Shiva.

Immagine

La creazione dell’intervallo e’ la funzione di Shakti.


Immagine


Sono opposti l’uno all’altro.



Shiva uccide l’individualita’ per farti “Essere Cosmico”.
Nell’essere “assassino” Shiva ti fa nascere nella Coscienza Cosmica.

Shakti cerca di limitare la tua coscienza cosmica nella tua coscienza individuale e quindi Shakti in apparenza ti da la Vita, Shiva in apparenza ti da la morte.

Cio’ che interpretiamo per morte e’ la nascita nella Coscienza cosmica.
Cio’ che interpretiamo per vita e’ la Morte cosmica.

Queste sono le funzioni dei due creatori Shiva e Shakti.

Tale e’ l’identita’ Shiva/Shakti.


Immagine



Il triangolo centrale


Dal punto (Bindu) , si ha due punti e l’intervallo tra I due.
Da uno si passa a tre e tale triade e’ simbolizzata dal triangolo centrale dello Sri Yantra.


Immagine



Il triangolo e’ la creazione dell’intervallo.



Spazio, tempo e materia (creata dalla curvatura dello spazio attorno al tempo) sono tutti metodi per descrivere tale intervallo.

Sristi, Sthiti e Laya – creazione, sostenimento e dissoluzione sono la stessa funzione, che appare differente sotto il potere del triangolo.


L’espanzione del Bindu nel triangolo e’ la proiezione della consapevolezza cosmica verso la separazione, attraverso un fenomeno simile ad un “onda”.

E’ una “limitazione”. E’ chiamata Maya. Maya e’ simboleggiata dal Bija mantra HRIM


Immagine

HRIM = Hara (Shiva)+ Hara (Vishnu)+ Virinci (Brahma)

Hara e’ il simbolo dell’unita’ e tempo (minintervallo misurato in tempo)
Hara e’ il simbolo della dualita’ e spazio (intervallo misurato in spazio)
Virinci e’ il simbolo di creazione e materia (intervallo misurato in spazio/tempo).

Puoi anche paragonarli a passato, presente e futuro.


Il Futuro sta morendo nel creare il momento presente,
Il presente sta morendo nel creare il passato.

Il futuro viene spinto nel presente ed il presente viene spinto nel passato.

Questo e’ cio che il Tempo fa nel muoversi. Manifesta il futuro e spinge il presente nel passato.
Osservando da un altra prospettiva possiamo dire che il presente e’ la creazione del futuro e il passato e’ la creazione del presente.

Immagine


Di nuovo puoi osservare l’identita’ di due modi di vedere lo stesso processo.

Diciamo quindi che c’e’ un qualche potere intrinseco nella stessa consapevolezza che permette di autoconoscersi, e tale potere si manifesta come se fosse uno specchio. Lo specchio e’ cosi’ “puro” che non sei neanche consapevole che e’ davanti a te.

Quindi cio’ che vedi e’ un riflesso di se stesso.

Immagine


Lo specchio e’ la tua mente, o la mente cosmica, Dio/L’Assoluto
riflette la sua immagine e si riflette su di essa.

Dio non e’ mascho o femmina o neutro. Tutti I generi sono inclusi.
Tutti e tutto sono inclusi nella manifestazione. Cio’ e’ vero non solo nella inteligenza cosmica ma anche nella inteligenza individuale.

La tua mente e’ uno specchio nel quale puoi vedere te stesso riflesso,non importa quato complesso sembre essere il mondo manifesto, cio’ che vedi non e’ altro che te stesso.

Non importa quanto sia variegato nella sua apparenza- alberi, uccelli, maschi , femmine, oggetti, terre, mari, cieli, sole, luna, stelle, galassie- nulla di queste cose esiste se TU non esisti.
Quindi Dov’era il Mondo?


Esistenza e’ consapevolezza. Nega l’esistenza stessa. Puo esserci consapevolezza?
Quindi l’esistenza implica la consapevolezza.
Consapevolezza implica esistenza.

Dato che queste due implicano l’un l’altra, esse contengono l’un l’altra.

Quindi non sono due entita’ separate, ma sono la stessa entita’.

L’esistenza (Sat) e’ chiamata Shiva, la Consapevolezza (Chit) e’ chiamata Shakti.

La loro unita’ crae il flusso di esperienze e tale flusso di esperienze e’ Beatitudine /Ananda.

Possiamo dire che I tre punti del Triangolo sono Sat-Chit-Ananda.

Immagine

Puoi definirli in termine di creazione-sostenimento-distruzione o in termini di osservatore, osservato e osservazione ,oppure colui che misura ,cio che e’ misurato e l’atto di misurare.

Tutte queste sono associazioni, significati di questo triangolo.

Quindi appare evidente che se c’e’ un potere centrifugo nella consapevolezza che fa esplodere tale punto in un triangolo, deve esserci un potere centripeto che implode il triangolo nel punto.

Quindi abbiamo discusso il punto e il triangolo dello Sri Chakra.
E tali elementi sono il fondamento dello Yantra.
Il triangolo e il punto sono di per se un grande yantra- un punto da cui l’universo fuoriesce trasformandosi in un triangolo.

Immagine

E’ uno dei primi diagrammi, Tripura Bhairavi. Il triangolo e’ chiamato Yoni, la sorgente, la porta attraverso cui ogni essere viene alla luce.
E’ Kama Kala, il desiderio del vario, il desiderio della vita di sperimentare l’esistenza.
Il triangolo ed il bindu sono il potere creativo che animano il Cosmo.
Tale e’ l’esplosivo , espansivo potere della consapevolezza.

Tale movimento e’ HRIM, il movimento verso il centro e’ SHRIM.
SHRIM disfa’ cio’ che HRIM produce.

Il bija HRIM crea l’individualizzazione, limitando la consapevolezza cosmica alla consapevolezza individuale.

Il bija mantra SHRIM rimuove le limitazioni e l’individuo viene esploso nella consapevolezza cosmica.

HRIM e SHRIM sono due operatori inversi .

OM (A+U+m) e’ il “nome” di Dio/Assoluto.

Interessante notare che OM e’ composto da A+U+M

Ripetendo ciclicamente AUM si ottiene UMA.

OM e’ il nome di Shive UMA e’ il nome di Shakti.

Sono due modi di vedere alla stessa entita’

Ventus
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Re: Shiva/Shakti- Bindu/Trikona (Sri Vidya).

Messaggioda Ventus » 14 settembre 2014, 19:11

neuromante ha scritto:Alcuni spunti interessanti sulla Sri Vidya (tratto in parte da materiale ricevuto, non ancora reso pubblico in maniera fomale), in particolare su Bindu (punto) e Trikona (triangolo) dello Sri Yantra.


Spero possa essere utile a coloro che sono interessati a tale argomento.





Bindu

Il centro di ogni esperienza sei tu stesso.
Questo e’ Shiva, il punto che non varia, Bindu.
Tutto cio’ che viene sperimentato e’ Shakti.

La funzione di Shiva e’ di unirti nell’Essere Cosmico che sei.

La funzione di Shakti e’ di separarti dall’essere Shiva in maniera da aggiungere un esperienza a tale consapevolezza che fluisce e si muove nel tempo.

Shiva e’ la consapevolezza dell’esperienza che non si muove nel tempo. E’ un esperienza immobile che non ha evoluzione/movimento.

Il primo movimento , nello spazio e tempo e’ la creazione di un intevallo- un intervallo tra “osservatore” ed “osservato”, tra colui che e’ consapevole e cio’ di cui si e’ consapevoli.

Chaitanya e Jada.

Jada e’ cio’ che stai osservando. E’ qualcosa che in qualche modo separa se stesso da se stesso e tale separazione si manifesta come un intervallo tra osservatore ed osservato.

Tale intervallo si puo’ comparare alla distanza tra un punto e la sua imagine nello specchio. Il punto non ha dimensioni. Il punto e’ riflesso nello specchio ed appare come se un punto diverso da se stesso.

Quindi abbiamo, il primo Punto , il secondo punto e la distanza tra I due, connessi da Spazio (distanza) e Tempo (intervallo richiesto dalla luce per coprire la distanza).

Una volta che l’intervallo spazio/tempo e’ formato, qualcosa deve avere la proprieta’ di movimento. Il Tempo e’ cio che ha la caratteristica del movimento. Tale frase non e’ verita’ assoluta, ma e’ una buona approssimazione (e’ ugualmente appropriato dire che lo spazo, non il tempo ha la proprieta’ del movimento).

Immagine



Tuttavia, la nostra esperienza ci dice che e’ il tempo che si muove e lo spazio non si muove, e tale esperienza e’ valida in un sufficientemente ampio numero di casi da poter accettare tale osservazione come verita’.
Tale legge si va a sfaldare nel momento in cui ci avviciniamo alla velocita’ della luce. Ed e’ qui che la teoria della relativita’ prende il sopravvento.


Immagine

L’intervallo spazio tempo e’ la prima creazione e si manifesta come interazione tra spazio e tempo e dalla rotazione di spazio attorno il tempo la materia si forma.


Immagine

Il Bindu, il punto centrale e’ unico, e’ senza dimenzione, e’ consapevolezza ma non e’ autoconsapevole, quindi non puo’ essere chiamato creatore.

E’ il Lingam, una caratteristica di invariabilita’.
E’ consapevolezza e non-consapevolezza combinata. .
Cio’ che vedi e cio che sei e’ combinato in esso.
Conoscenza ed ignoranza sono combinati in esso.
E’ non negabile, E’ invariante alla negazione.


Immagine


Se hai pura conoscenza , nel momento in cui la neghi , hai ignoranza. Se hai pura ignoranza , negandola , hai conoscenza.
Ma se hai la somma dei due (ignoranza e conoscenza) e cerchi di negarla , la somma, il totale non cambia.

X=conoscenza
-X=ignoranza

X+(-X)=0 (somma di ignoranza e conoscenza)

-[X+(-X)]=0 ( negando la somma, il risulatato rimane costante)


Non puo essere negato, e’ prova di se stesso.
La consapevolezza ha la proprieta’ di essere prova di se stessa.
La consapevolezza e’ autoilluminante.

Cos’e’ che deve essere illuminato?
La nostra ignoranza. Cos’e’ l’ignoranza?
Il vedere il mondo come differente da se stesso.
Ma se l’illuminazione e’ li, non c’e’ piu’ differenza.

L’assorbimento dell’intervallo indietro nel punto (Bindu) e’ la funzione di Shiva.

Immagine

La creazione dell’intervallo e’ la funzione di Shakti.


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Sono opposti l’uno all’altro.



Shiva uccide l’individualita’ per farti “Essere Cosmico”.
Nell’essere “assassino” Shiva ti fa nascere nella Coscienza Cosmica.

Shakti cerca di limitare la tua coscienza cosmica nella tua coscienza individuale e quindi Shakti in apparenza ti da la Vita, Shiva in apparenza ti da la morte.

Cio’ che interpretiamo per morte e’ la nascita nella Coscienza cosmica.
Cio’ che interpretiamo per vita e’ la Morte cosmica.

Queste sono le funzioni dei due creatori Shiva e Shakti.

Tale e’ l’identita’ Shiva/Shakti.


Immagine



Il triangolo centrale


Dal punto (Bindu) , si ha due punti e l’intervallo tra I due.
Da uno si passa a tre e tale triade e’ simbolizzata dal triangolo centrale dello Sri Yantra.


Immagine



Il triangolo e’ la creazione dell’intervallo.



Spazio, tempo e materia (creata dalla curvatura dello spazio attorno al tempo) sono tutti metodi per descrivere tale intervallo.

Sristi, Sthiti e Laya – creazione, sostenimento e dissoluzione sono la stessa funzione, che appare differente sotto il potere del triangolo.


L’espanzione del Bindu nel triangolo e’ la proiezione della consapevolezza cosmica verso la separazione, attraverso un fenomeno simile ad un “onda”.

E’ una “limitazione”. E’ chiamata Maya. Maya e’ simboleggiata dal Bija mantra HRIM


Immagine

HRIM = Hara (Shiva)+ Hara (Vishnu)+ Virinci (Brahma)

Hara e’ il simbolo dell’unita’ e tempo (minintervallo misurato in tempo)
Hara e’ il simbolo della dualita’ e spazio (intervallo misurato in spazio)
Virinci e’ il simbolo di creazione e materia (intervallo misurato in spazio/tempo).

Puoi anche paragonarli a passato, presente e futuro.


Il Futuro sta morendo nel creare il momento presente,
Il presente sta morendo nel creare il passato.

Il futuro viene spinto nel presente ed il presente viene spinto nel passato.

Questo e’ cio che il Tempo fa nel muoversi. Manifesta il futuro e spinge il presente nel passato.
Osservando da un altra prospettiva possiamo dire che il presente e’ la creazione del futuro e il passato e’ la creazione del presente.

Immagine


Di nuovo puoi osservare l’identita’ di due modi di vedere lo stesso processo.

Diciamo quindi che c’e’ un qualche potere intrinseco nella stessa consapevolezza che permette di autoconoscersi, e tale potere si manifesta come se fosse uno specchio. Lo specchio e’ cosi’ “puro” che non sei neanche consapevole che e’ davanti a te.

Quindi cio’ che vedi e’ un riflesso di se stesso.

Immagine


Lo specchio e’ la tua mente, o la mente cosmica, Dio/L’Assoluto
riflette la sua immagine e si riflette su di essa.

Dio non e’ mascho o femmina o neutro. Tutti I generi sono inclusi.
Tutti e tutto sono inclusi nella manifestazione. Cio’ e’ vero non solo nella inteligenza cosmica ma anche nella inteligenza individuale.

La tua mente e’ uno specchio nel quale puoi vedere te stesso riflesso,non importa quato complesso sembre essere il mondo manifesto, cio’ che vedi non e’ altro che te stesso.

Non importa quanto sia variegato nella sua apparenza- alberi, uccelli, maschi , femmine, oggetti, terre, mari, cieli, sole, luna, stelle, galassie- nulla di queste cose esiste se TU non esisti.
Quindi Dov’era il Mondo?


Esistenza e’ consapevolezza. Nega l’esistenza stessa. Puo esserci consapevolezza?
Quindi l’esistenza implica la consapevolezza.
Consapevolezza implica esistenza.

Dato che queste due implicano l’un l’altra, esse contengono l’un l’altra.

Quindi non sono due entita’ separate, ma sono la stessa entita’.

L’esistenza (Sat) e’ chiamata Shiva, la Consapevolezza (Chit) e’ chiamata Shakti.

La loro unita’ crae il flusso di esperienze e tale flusso di esperienze e’ Beatitudine /Ananda.

Possiamo dire che I tre punti del Triangolo sono Sat-Chit-Ananda.

Immagine

Puoi definirli in termine di creazione-sostenimento-distruzione o in termini di osservatore, osservato e osservazione ,oppure colui che misura ,cio che e’ misurato e l’atto di misurare.

Tutte queste sono associazioni, significati di questo triangolo.

Quindi appare evidente che se c’e’ un potere centrifugo nella consapevolezza che fa esplodere tale punto in un triangolo, deve esserci un potere centripeto che implode il triangolo nel punto.

Quindi abbiamo discusso il punto e il triangolo dello Sri Chakra.
E tali elementi sono il fondamento dello Yantra.
Il triangolo e il punto sono di per se un grande yantra- un punto da cui l’universo fuoriesce trasformandosi in un triangolo.

Immagine

E’ uno dei primi diagrammi, Tripura Bhairavi. Il triangolo e’ chiamato Yoni, la sorgente, la porta attraverso cui ogni essere viene alla luce.
E’ Kama Kala, il desiderio del vario, il desiderio della vita di sperimentare l’esistenza.
Il triangolo ed il bindu sono il potere creativo che animano il Cosmo.
Tale e’ l’esplosivo , espansivo potere della consapevolezza.

Tale movimento e’ HRIM, il movimento verso il centro e’ SHRIM.
SHRIM disfa’ cio’ che HRIM produce.

Il bija HRIM crea l’individualizzazione, limitando la consapevolezza cosmica alla consapevolezza individuale.

Il bija mantra SHRIM rimuove le limitazioni e l’individuo viene esploso nella consapevolezza cosmica.

HRIM e SHRIM sono due operatori inversi .

OM (A+U+m) e’ il “nome” di Dio/Assoluto.

Interessante notare che OM e’ composto da A+U+M

Ripetendo ciclicamente AUM si ottiene UMA.

OM e’ il nome di Shive UMA e’ il nome di Shakti.

Sono due modi di vedere alla stessa entita’



Grazie Neuromante
un’altra bellissima meditazione.

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Re: Shiva/Shakti- Bindu/Trikona (Sri Vidya).

Messaggioda neuromante » 15 settembre 2014, 15:36

Ventus ha scritto:Grazie Neuromante
un’altra bellissima meditazione.


Prego Ventus

Traduco uno scritto che ho trovato, e si riconnette con Bindu/Trikona.

"Sutra-1:Dve brahma veditavye. Shunyamcaa Shunyamca.

Due tipi di Brahman devono essere conosciuti: Zero e Non-Zero.



Come fa il mondo fenomenico a manifestarsi, in una tale varieta’ di forme, dal Nulla?
Questa e’ la domanda che ci proponiamo.

Alcuni dicono che c’era Naada, il suono primordiale, da cui tutto viene ad esistere. Naada significa vibrazione. La vibrazione per esistere, ha bisogno di qualcosa che vibra e uno spazio in cui vibrare.
Quando il Nulla/ Shunya e’ li cosa vibra? In quale spazio?
Quindi Naada non puo’ essere primordiale.

Come quo’ qualcosa nascere dal Nulla?
E’ necessario quindi investigare sulla proprieta’ del Nulla.

Zero, Zero, Zero,puo’ zero produrre qualcosa altro che se stesso?

Vediamo…….

0=1-1

Aha!, continuiamo

0=2-2=3-3=4-4=1.5-1.5

Sembra che Zero sia terreno fertile per produrre coppie

0=x-x
0=y-y
0=z-z
0=t-t

Sebra che da Zero si possa avere lo Spazio “xyz” ed il Tempo “t”

Una volta creato Spazio/Tempo , qualcosa si puo’ muovere, una vibrazione.
La creazione dell’intervallo Spazio/Tempo precede il “Verbo”, Naada.
La fisica ci dice che spazio e tempo si rincorrono l’un l’altro creando la materia che e’ un vortice di spazio/tempo.

Questa coppia, soggetto ed oggetto devono avere un intervallo, sia spaziale che temporale.

Insieme sonstituiscono la triade: soggetto, oggetto, intervallo.

Quindi da Zero di passa a 3 , la triade


Quindi abbiamo il concetto di centro, sorgente di Tutto, Madre del Cosmo, la Yoni da cui tutto nasce, il triangolo centrale dello Sri Chakra.
Nel suo centro c’e’ lo Zero, uno Zero molto fertile, il Lingam.

Shunya, Ashunya. Che significa?



“A” significa negazione. Negare lo zero significa che qualcosa esiste che non e’ Zero.

Dopo aver prodotto un numero uguale e contrario di coppie, lo Zero si esaurisce?
No puo’ produrre di piu’. Dammi un numero, per quanto grande possa essere, e ti produco piu’ coppie che quel numero, dallo Zero.

Questo e’ il concetto di infinito, Ashunya

Entrambi Zero ed infinito hanno le stesse proprieta’.

Uno e’ il piu’ piccolo dei piccoli, l’altro e’ il piu’ grande dei grandi.

Sembra che Zero ed infinito abbiano proprieta’ simili.

Facciamoci una domanda: e’ il triangolo centrale dello Sri Yantra equilatero?
E’ competamente simmetrico?

La risposta e’ No, Perche?

Io vedo me stesso nello specchio della mia mente. Penso di sapere cosa sta accadendo nella mente dell’immagine riflessa.
Ma aspetta un attimo, c’e’ una distanza in “tempo” tra me ed il mio riflesso.
Posso quasi conoscere, ma non completamente.
Cio che posso conoscere dipende dalla distanza in tempo tra Me ed il mio riflesso.
Quindi posso conoscere cio’ che e’ stato, ma non cio ‘ che e’.
Sembra che la mia imagine sia “Jada”, mentre io sono “Chitanya”.
L’intervallo sta anche creando il conosciuto e lo sconosciuto.
Quindi c’e’ un’asimmetria che previene al triangolo di essere equilatero.

Ora chi e’ che decide se Io sono reale o la mia imagine e’ reale?
Nessuno puo’ in verita’. Qualche esempio?

Se sto sul sole, la terra gira intorno a me, al contrario se sto sulla Terra il sole gira intorno a me

Sembra che io sia sempre l’aspetto immutabile della cosienza, e la mia imagine sia la parte che si muove, la coscienza mutabile.
Qualsiasi cosa vedo o conosco e’ tansitoria, limitata a tempo spazio, materia.

Buddha chiama Brahman Shunya. Gli Hindu lo Chiamano Purna.

Stiamo parlando della stessa cosa, l’aspetto Zero e Infinito dello stesso."

Amritananda Natha
ऐं ह्रीं श्रीं
ऐं क्लीं सौः

Ventus
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Messaggioda Ventus » 20 settembre 2014, 22:27

Leggendo queste spiegazioni su Shiva/Shakti e Bindu/Trikona dello Sri Yantra, e osservando lo sviluppo della formula o equazione di Neuromante, “0=2-2=3-3 ossia 0 e poi addirittura “tre...” oppure “4” e il mondo, mi scorrono contemporaneamente “dentro” immagini e sapori di tante altre pagine e ricordi.

I segni usati sono già perfetti per illustrare il movimento dell’animo assieme al mondo, e se ci fosse qualche dubbio spero di dare un contributo a vederli così, come animo e mondo.
Certo, se tra quei numeri iniziasse ad apparire esattamente e precisamente la nostra vita, i nostri esatti lineamenti, là per là potremmo preoccuparci. Ma sarebbe ridicolo, perché quella formula siamo sempre e comunque noi, col nostro mondo. Vuole significare proprio quello. Il mandala è il meditante col (suo) mondo. E sembra un allenamento a riconoscere e sentire che anche ogni suo sapere e pure il mondo è il meditante.
Ecco qualche riverbero.

La celebrazione solenne delle ultime pagine di "Turms l’Etrusco", di Mika Waltari, (lettura di adolescente, libro prestato... e oggi finalmente ricomprato), con la dea Turan (Afrodite o Venere, ma a volte in evanescente sembianza di Artemide/Diana e forse pure Athena/Minerva) e il dio Voltumna (dio del mutamento, dell’avvicendarsi delle stagioni, della maturazione dei frutti e delle messi), seguiti poi, come un inatteso dulcis in fundo, dal “dio velato e inconoscibile”, che invece si fa inaspettatamente presente.
[Come se tutta l’esistenza si inscrivesse in quelle incerte e vibratili dimensioni di femminilità, provenienza, sapere cangiante più o meno mobile o stabile, che è la dea Turan quando è connessa alla sapienza celeste. Dimensioni di volta in volta più o meno vibratili e sensibili oppure irrigidite, come pure tra invisibile e visibile, spirituale e materiale, zero e “unduetre”].

Invece il nome Turms starebbe per Turno o Mercurio, ossia Ermes, messaggero degli dei e veggente e interprete per antonomasia. E siamo ancora lì: maschere pulsanti in cui non si sa bene dov’è il dentro e dov’è il fuori, quale sia la fonte e quale sia la sua espressione.
Zero sempre in veste di Uno o di Due, ecc. Ossia Ku in veste di Iro o di Shiki (quando il linguaggio è inteso come Koto-ba, fogliame o fioritura della cosa stessa, alla maniera giapponese), oppure ancora, in sanscrito, Shunya in veste di Rupa, oppure Brahman/Atman in veste di Maya, o ancora Purusa in veste di Prakrti, ... Padre in veste di Figlio (Cristo), ... in un movimento di sottrazione che offre, “offerta diradante” dice anche Heidegger.
In ogni caso un “presente” che c’è sempre in quanto espressione della “assenza”, unica possibile fonte perenne e inesauribile di pre-senza. Proprio come la sapienza può essere solo in cammino, evolventesi. Scaturendo continuamente da una fonte invisibile (perché appena si vede è sapere definito e derivato, fogliame promanante da, oppure maschera, ...). Mu o vacuità, in veste di fiori vari oscillanti.

Poi Michelangelo. Cos’avrà dipinto al centro della volta della Cappella Sistina? Controllo qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_Sistina
Michelangelo ha dipinto al centro... nientemeno che la creazione di Eva. Proprio al centro della volta! come una Shakti/fonte in-visibile di tutte le cose. E solo accanto ad Eva, in posizioni decentrate, ha dipinto la creazione di Adamo (da una parte) e la cacciata dal paradiso (dall’altra), e si allontana via via con altre coppie di “opposti” (Noè e separazione acque e terra; diluvio universale e creazione degli astri; ebbrezza di Noè e separazione della luce dalle tenebre; Ezechiele e Giona).
Questi ultimi profeti sono rivolti, rispetto a chi osserva, uno verso “destra” (Ezechiele) e l’altro verso “destra-sinistra-destra” (Giona, con i piedi che sembrano andare un po’ più a destra, il bacino che si volge a un sinistra, e il capo e le braccia ancora altrove). Il quale Giona in questo modo sembra evocare in modo affettuoso e scherzoso il coinvolgimento petulante dell’uomo nel mondo.
E questo potrebbe anche essere un significato sapienziale di Colomba, infatti il nome Giona significherebbe Colomba. Che è simbolo per eccellenza della semplicità e del candore, ma anche della luce (appare a volte al centro delle cupole dipinte, come segno della stessa fonte suprema), e nella Bibbia la colomba dapprima non torna all’arca, proprio come ha già fatto anche il corvo, e poi invece finalmente ritorna all’arca, portando il rametto d’ulivo (ho trovato diverse versioni e non ho approfondito oltre). Come se Giona/Colomba rappresentasse un invito affettuoso, per l’uomo o essere vivente, ad andare avanti ma ri-portandosi appresso il visibile, occhi come colombe, in un andare tornante perché memorante o inerziale, sempre cooperante avanti-indietro). Colomba e corvo contemporaneamente.

E qui mi si rievoca la coppia fiamma-goccia del Tumo: emozione che sale-bodhicitta che scende. Come pure orazione che sale-grazia (ancora) che scende, di un classicissimo modello di vita mistica e contemplativa teistica ma non solo.

Poi ricorda il disegno di Yoga Sutra nella versione commentata da Taimni, edizioni Ubaldini, che riporta i diversi stadi (Vitarka, Vicara, Ananda, Asmita) non a salire ma a scendere, con il Dharma Megha samadhi raffigurato in basso. Quindi inteso non come uva da cogliere altrove (e magari troppo alta) bensì come radice già sempre presente (ma dimenticata).
Come uno zero, appunto, che normalmente (ci) oscilla in un crescendo di Asmita, Ananda, Vicara, Vitarka, ecc. a salire e sempre più lontano dalla radice/fonte primordiale.
Come se volesse mostrare anche così che il cammino del “veggente” non deve tanto affaccendarsi verso misteriosi “altrove” ma, viceversa, dovrebbe ritrovare la fonte che lo muove anche adesso dall’interno. Il centro dell’asterisco raggiante, che è invisibile eppure in qualche modo è visibile grazie ai raggi medesimi.
In ogni caso già sempre presente, acceso, attivo nel cuore di ciascuno.

Da qui credo possa emergere anche la scaletta piombo-mercurio-argento o oro, in cui il mercurio è già contemporaneamente “piombo e argento”, ed evidenziare uno oppure l’altro dipende in larga parte dal cuore (che sarebbe la fornace/sentimento/emozione, unico attore capace di manovrare il crogiolo/mente).
E poi la cosa si sviluppa quando il mondo “effervesce” ulteriori effervescenze (che si spera siano) in sintonia col sentimento dell’attore.
Naturalmente ciò potrebbe non essere istantaneo. Anche un cucchiaino di zucchero non rivela istantaneamente il suo sapore. E la manifestazione della sua energia è ancor più lenta, a seconda del tipo di zucchero (saccarosio veloce, destrosio velocissimo, ...).

E ancora: 0=mondo, dove quanto più è “mondo” (nel senso di distaccato) tanto più assomiglia alla fonte, ma cerca sempre e si muove sempre a partire dai fiori del mondo (nel senso di giardino) già in atto, e spera di emanare altri fiori.

0=1 e 2 e 3 eccetera... Dove 2 e 3 sono anche quella stessa intera formula quando è riletta adesso e adesso e adesso, ossia nel “tempo”.
E nell’evanescenza di questa medesima ricerca siamo l’ondeggiare di quel segno di uguale. Che non è altro dall’apparire di ogni cosa e di ogni punto.

Poi penso all’arbitrio infinito dell’eguagliare i termini sinistro e destro della formula, come se sapessimo già in partenza, almeno in parte, cosa sono (altrimenti non li eguaglieremmo in quella equazione).
Ma non lo sappiamo affatto. Qui non è come in matematica dove si è già scelto in partenza di lavorare solo con mele oppure pere, oppure “numeri” omogenei. Qui cerchiamo di capire come si collegano, come si rapportano, quei due termini pur senza sapere affatto cosa sono.
E in particolare senza sapere cosa sia lo zero, che qui, a differenza dell’uso matematico, appare come vena profonda della fonte, essere dell’ente, creatore della creatura, Brahman dell’Atman e della Maya.
E allora noi saremmo come manovratori di un telescopio o un microscopio. Come se fossimo dei manovratori o Regolatori di Vicara (riflessioni) che però ci attraversano già, come luce della perla di Dogen, o come Maya invalicabile (eppure sempre valicata già nel riconoscerla e nominarla come differente da “questa mela”, “questo cavallo”, ecc).
E dove non sappiamo se la stessa manovra che compiamo non sia in fondo nient’altro che un’altra mela, un altro cavallo, altra Maya (anche questa, come sempre, già riconosciuta, smascherata, nominata e scavalcata).
Vibratilità, trasparenza effervescente dove in realtà mi pare di vedere solo l’effervescenza. E proprio così la formula permette di affacciarsi alla trasparenza.

Per quel che so, è impossibile vedere tutto questo “di profilo”, e dire che c’è una trasparenza che genera effervescenza. Mi pare che i viventi possano guardare tutto sempre solo “dal davanti”, come effervescenze (essi stessi) che parlano di trasparenza. Così come in passato parlavano di questo o quel dio, oppure di Motore Immobile, oppure di Isvara, oppure Purusa, oppure del Sempre Buono Samantabhadra/Samantabhadri, ecc.
Insomma non sappiamo se la trasparenza si manifesta in effervescenza, oppure se anche la trasparenza è solo l’ennesima effervescenza (di una trasparenza ulteriore e “veramente” inconoscibile). E tutto il movimento sembra ridursi allora a un gioco infinito di quel “veramente”. Pulsazione ed evoluzione della “validità”, cangiante da un vivente all’altro, da una cultura all’altra e di epoca in epoca.

La formula col segno di uguaglianza mi ricorda anche la famosa mattina dell’illuminazione di Gautama, con la Stella del mattino tra notte e giorno, a cavallo del segno di uguaglianza. E mi fa ripensare a come potrebbe essere andata quella famosa notte-alba.
E’ notte, stelle varie più o meno luminose. Ma ecco che il cielo si schiarisce, e una di quelle “stelle” (pianeta Venere), più luminosa delle altre, appena apparsa all’orizzonte di Levante, sale come le altre e inizia anch’essa a sbiadire.
Ma mentre le altre stelle scompaiono via via completamente, la Stella del mattino rimane visibile ancora, mentre il cielo a oriente continua a schiarire.
A un certo punto le altre stelle non ci sono più, e il sole di ogni mattina non è ancora sorto.
Per alcuni istanti, Gautama vede in cielo solamente la Stella del mattino (le altre stelle sono tramontate oppure sono sbiadite, e il sole non è ancora sorto).
In quei pochi istanti, il meditante Gautama Budda, si rende conto che c’è solo la Stella del mattino. Ma essa non è sola. Proprio perché lui la vede, essa è coesistente con tutte le stelle precedenti che prima la accompagnavano e adesso sono scomparse. Stelle assenti, adesso. Eppure presenti, in quanto permettenti il riconoscimento della Stella del mattino (visibile, presente, riconosciuta come tale ossia “non le altre”).
E in quel momento il meditante si accorge che tutte le stelle sono presenti insieme alla Stella del mattino, nella Stella del mattino (ma avrebbe potuto essere qualsiasi altra stella, sebbene senza questo meccanismo così “didattico” ed evidente).
Ed esse sono presenti in ogni istante (anche il Sole, che infatti lui sta aspettando, sebbene debba dire che esso ancora “non c’è”). Insomma Gautama “si risveglia” alla veglia universale, alla presenza permanente di tutto l’universo in lui, nella Stella del mattino che lui vede, nella sua meditazione/risveglio.
Pian piano la Stella del mattino poi scompare, mentre appare il Sole (ma avrebbe anche potuto essere un cavallo, un fiore, un panno, qualsiasi cosa). E questo Sole viene adesso riconosciuto come Sole proprio perché le altre stelle adesso sono “assenti”, così come è assente anche il Sole di ieri e quello dell’altro ieri e pure quello di domani e di dopodomani. La notte è assente, la Stella del mattino va scomparendo, è quasi assente, è assente, anzi “assente”. Eppure ancora e incancellabilmente e impercettibilmente presente. Nel Sole e in ogni cosa.

Se Gautama si riaddormentasse, ci sarebbe solo la Stella del mattino (buona per farsi un’idea della fase della notte, o per orientarsi in marcia o in navigazione, magari. Ma in ogni caso slegata, isolata e assoluta nella sua presenza).
Ma Gautama resta sveglio, e per lui adesso tutto è in qualche modo presente (come infatti fu attestato ancora dai Sutra scritti da altri alcuni secoli dopo, che dicevano più o meno: “tutto il mondo era presente e si risvegliò con me”).

Risveglio e illuminazione, si dice. E forse la parola illuminazione permette di capire anche perché il buddismo consideri così importanti i due poli fondamentali che chiama vacuità e chiarezza (saggezza e con-passione).
Vacuità (impermanenza e insostanzialità) è il trascolorare di ogni cosa nelle altre cose (quel che si potrebbe chiamare anche il flusso del “tempo”). E chiarezza è la sostanza delle cose/luci/illuminazioni. Chiarezza perché fatta di luci, o anche con-passione perché fatta di collegamenti sempre con-presenti.
Proprio come in Raja Yoga si parla di strato Ananda (non ho qui il testo di Yoga Sutra, ma spero di azzeccare lo stesso) come sostanziato di Linga (segno).
E anche come San Giovanni della Croce dice di immergersi nella “notizia generale e confusa, e affettuosa” della Sapienza celeste.

Naturalmente io non ero là, e la mia immaginazione attuale è sicuramente condizionata da mille cose lette e vissute da me oggi. Ma questa situazione è inevitabile, e allora non rimane che accettarla ed esserne consapevoli, come danza e offerta di... altrettante stelle del 2014.

Potrei anche pensare un’altra volta “nient’altro che Vicara/riflessioni”, ma direi anche “pazienza” (ed è effervescenza pure questa), e starei ancora qui meravigliato a questa effervescenza.

Che continua.
“La porta della misteriosa femmina/è la scaturigine del Cielo e della Terra” (Tao Te Ching).
“La nube della non conoscenza”, titolo di famoso testo antico di un anonimo autore cristiano (libro che ora non ho sottomano) che gravitava comunque in questa direzione.
“La notte oscura”, cara a San Giovanni della Croce. “Notte” nel senso che il meditante non sta badando a quel che normalmente intende (con più o meno “chiarezza”). Non bada a sensazioni, immaginazioni, idee, principi,... anche se magari proprio quelle, opportunamente scelte tra mille banalità possibili, lo hanno abituato pian piano e sempre meglio a guardare oltre.... Egli invece adesso semplicemente guarda oltre, guarda là dove non vede, diventando pian piano “notizia generale e confusa” della sapienza celeste. Iniziando a sentirsi “animato” da ciò stesso che egli cerca.

Lo Sri Yantra con bindhu e triangolo, insieme alla spiegazione di Neuromante, e devo dire anche ogni “punto” (che è già sempre anche triangolo e mondo), mi portano qui. Qui dove sono adesso. Questo muro e tavolo e computer, e questi stessi pensieri ed emozioni.
E mi pare che la meditazione con seme (quella formula iniziale, come qualsiasi altro punto/triangolo/mondo) sia diventata senza seme. Il bija (seme) si è sciolto ed è nirbija (senza seme). La forma Rupa si affaccia al vuoto Shunya (si direbbe in sanscrito), la forma Shiki si affaccia al vuoto Ku (si direbbe in giapponese).
Anzi la forma (Rupa oppure Shiki) è proprio chiaroscuri di vuoto, fatti di vuoto, o di celeste (di Shunya o di Ku). E’ lo stesso vuoto che si affaccia, ed è forma. E’ espressione della Fonte. E mi pare che proprio da lì provenga pure il poter mettere online questi pensieri. Chissà se ho il coraggio, chissà se riesco a inoltrare la mano fino alla tastiera ecc.
Qualcosa che si potrebbe chiamare anche tempo, mutamento, vita quotidiana.

Forse è anche la semplicità di Forrest Gump!

Vicara o riflessioni o chissacosa, a ruota libera.
Piano col kyosaku.


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