Il sorriso della dea e il veleno supremo

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Paolo proietti
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Il sorriso della dea e il veleno supremo

Messaggioda Paolo proietti » 9 giugno 2014, 21:12

"Non c'è più giorno per me, né notte.
Ho ridato il sonno a Colei cui apparteneva.
Ho mandato il sonno a dormire per sempre.
Amo la Tua oscura bellezza
il battito del Tuo cuore, i capelli arruffati,
Ti amo e ti venero"
(Ramprasad Sen)

VIDEO "IL SORRISO DELLA DEA"

Il sorriso della Dea è la GRAZIA, l'energia sottile che muta la percezione.
Ciò che vedi lo vedi con gli occhi della Dea.
Ascolti con le Sue orecchie.
Senti con la sua pelle.
Il tuo corpo cambia, e così lo spazio.
Ogni gesto si fa danza.
Pare più morbido il corpo, fluido.
Come acqua che scorre.
Ogni gesto, ogni Asana sono preghiere dedicate alla Dea.
La dimensione del Tantra è tattile.
Una carezza interiore, un fremito sotto-pelle.
Abhinavagupta parla di effervescenza, la sensazione che milioni di bollicine di champagne tentino di uscire dai pori della pelle.
Sensazione tattile, ma dal tatto, dall'aria, Il sorriso della Dea si diffonde nel corpo e nella mente e si entra in una dimensione altra.
Nello stato di sogno.
Non si tratta di una metafora. Lo stato di sogno è il territorio delle energie sottili.
Tutto è vibrazione nell'universo.
Anche pensieri, parole, immagini oniriche.
Prima di accedere allo stato di sogno occorre essere ben centrati stabili, ché un suono improvviso può farsi lama che dilania la carne e la mente, e un'emozione fossile, una gioia rifiutata o un'offesa involontaria, può mutare il sogno in incubo.

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Nello stato di sogno esistono leggi diverse dallo stato di veglia.
Prima di cercare il sorriso della Dea occorre sapere il gioco delle cinque energie e quello del Sole e della Luna interiori.
La Luna, le nadi di sinistra, sono il Corpo di Sogno, l'aspetto emotivo.
Il Sole, le nadi di destra, sono la misura, il ritmo.
I petali dei Cakra sono le nadi principali, le più facilmente percettibili, ma quando si lavora nel sogno, improvvisi emergono i marici, i raggi della creazione, la voce delle stelle.

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I raggi della creazione sono infinitamente potenti.
Possono donarci l'Amrita, e farci uno con l'Universo.
Ma non si deve dimenticare che l'Amrita, l'elisir dell'Immortalità, si accompagna all'Halahala, il veleno supremo.
Il Fuoco che dà luce è lo stesso che divora.



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Che il praticante, alla ricerca del Sorriso della Dea, ricordi sempre il Mito dell'Oceano di latte.
Si racconta che quando Dei ed Asura si misero a zangolare l'Oceano di Latte alla ricerca dell'Elisir, improvvisi si levarono i fumi del Veleno della manifestazione.
Caddero a terra, gli uni e gli altri, in preda al terrore della morte.
Brahma chiamò Shiva in soccorso, e il Nataraja, senza pensarci due volte, inghiottì l'halahala, veleno troppo potente anche per lui.
Sarebbe morto il Dio Shiva, ma la Dea, in forma di Parvati, gli strinse la gola e poi, in forma di Tara, lo mutò in un neonato e lo allattò, salvando lui e il mondo manifesto.

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Dal mondo di sogno il veleno si può fare parola e immagine, e rendere surreale il mondo di veglia...
Attraverso i canali squilibrati, troppo aperti, può impossessarsi della mente.
Se accade, che ogni gesto, ogni pensiero si rivolga alla Madre.
Solo il suo sorriso, il latte del suo seno ridanno vita: è la Maternità ad indicare la via per l'immortalità.
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andrea P.
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Messaggioda andrea P. » 10 giugno 2014, 14:56

... divenni acqua e fuoco per lenire
il calore bruciante e il freddo
che gela Dei perduti negli inferi.

Smembrandomi divenni cibo e acqua
per fantasmi affamati...
e regola per bestialità privata di parola...

Quegli esseri nati in terre selvagge, io li ho trascinati dalla barbarie alla gioia.

Fui tregua dalla guerra - essendo guerra per i demoni,
così li ho condotti...

Protessi gli Dei dalla caduta,
così portai la gioia.

Ovunque vi sia spazio,ecco i cinque elementi.
Ovunque vi siano cinque elementi, ecco
le case degli esseri viventi.

Ovunque vi siano esseri viventi, ecco
il karma e le impurità.

Dovunque vi siano impurità, la mia compassione.
Io sono ovunque vi sia la necessità
degli esseri viventi.

Per venti anni, nella grande caverna di Lhodrak Kharchu,
visibile e invisibile."


Yeshe Tsogyal, "Ye-ses-mtsho-rgyal" Oceano della Saggezza Primordiale (757–817)[/i]

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Messaggioda Paolo proietti » 10 giugno 2014, 20:03

andrea P. ha scritto:... divenni acqua e fuoco per lenire
il calore bruciante e il freddo
che gela Dei perduti negli inferi.

Smembrandomi divenni cibo e acqua
per fantasmi affamati...
e regola per bestialità privata di parola...

Quegli esseri nati in terre selvagge, io li ho trascinati dalla barbarie alla gioia.

Fui tregua dalla guerra - essendo guerra per i demoni,
così li ho condotti...

Protessi gli Dei dalla caduta,
così portai la gioia.

Ovunque vi sia spazio,ecco i cinque elementi.
Ovunque vi siano cinque elementi, ecco
le case degli esseri viventi.

Ovunque vi siano esseri viventi, ecco
il karma e le impurità.

Dovunque vi siano impurità, la mia compassione.
Io sono ovunque vi sia la necessità
degli esseri viventi.

Per venti anni, nella grande caverna di Lhodrak Kharchu,
visibile e invisibile."


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Messaggioda gb » 11 giugno 2014, 19:15

Intervista al Lama Geshe Gedun Tharchin marzo 2014

Da www.riflessioni.it

Geshe Gedun Tharchin è nato in Nepal da genitori tibetani. Ha studiato all’Università Monastica Gaden di Tibet in India. Ha ricevuto l’ordinazione a novizio dal Lama Yong-Zin-Ling Rinpoche e l’ordinazione completa da Sua Santità il XIV Dalai Lama. Nel '93 gli è stato conferito il titolo di Geshe Lharampa. Ha studiato Filosofia e Religione Occidentale. È stato docente all’Istituto di Studi Orientali e Africani a Roma e collaboratore al progetto del catalogo della Collezione Tucci. Dal 1996 insegna filosofia e meditazione Buddhista in molti centri in Italia e all’estero. E' fondatore e Guida Spirituale dell’Istituto Lamrim di Roma. Pubblica periodicamente articoli su vari giornali e riviste, e nel 2003 è stato pubblicato il suo primo volume in italiano “La Via del Nirvana, Il Dharma del Buddha” edito da Ellin Salae.
Il suo blog: http://geshetharchin.blogspot.it/


1) Normalmente le grandi domande sull'esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos'è per lei la felicità?
Per me la felicità intesa in un senso generale è la sensazione psicologica di soddisfazione, un sentimento che si sviluppa ed è parte di un altro aspetto della sofferenza stessa. Ma vi è un livello superiore di felicità che è quello di essere nell’equanimità, è uno stato mentale che va oltre e supera sia la felicità generale che la sofferenza. E’ la capacità dello stato di coscienza che ci fa essere nella pace autentica, è come se ci trovassimo in "no war zone ".

2) Venerabile Lama Geshe Gedun Tharchin cos'è per lei l'amore?
L'amore autentico deve essere universale e incondizionato, non è un sentimento passeggero, ma lo stato d'animo stabile dell’essere nell’equanimità.

3) Come spiega l'esistenza della sofferenza in ogni sua forma?
La presenza della sofferenza è soprattutto un fattore psicologico della mente umana che pervade tutte le parti dell’essere, compreso il corpo fisico. In breve, ogni forma di disordine nel sistema umano crea automaticamente un allarme che noi chiamiamo sofferenza, che può essere soltanto psicologica o fisica o entrambe.

4) Cos'è per lei la morte?
La morte è una presenza costante e molto viva nella vita umana. In ogni momento, in ogni giorno di esistenza si hanno esperienze di morte, ma gli esseri umani preferiscono negarle, ignorarle completamente, non vogliono essere consapevoli di questo fatto fino a quando non ne saranno costretti, di fronte alla morte finale che inevitabilmente arriva per tutti, così la morte definitiva appare ed è vissuta come una disgrazia.
In effetti la realtà dell'impermanenza è il concetto generale di morte, e se osservano l’impermanenza in ogni aspetto, ciò che accade in ogni istante e per ogni cosa, gli esseri umani sono consapevoli di sperimentare la morte costantemente nella loro vita. Pertanto, la realizzazione dell'impermanenza è una rivelazione, è la chiave per entrare nella porta della vita senza morte.

5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?
Credo che l'unico modo per realizzare ogni istante di vita, come la sua stessa fine, sia semplicemente quello di vivere senza essere dominati e schiavizzati dal nostro Ego.
Pensare di concretizzare qualcosa di diverso è un'invenzione, una visione illusoria dell’Ego. Soltanto un percorso che ci liberi dalla schiavitù dell’ego ingannatore è lo scopo della vita umana, la sua realizzazione migliore.

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?
Io davvero non lo so, alcuni sono solo sulla terra per un tempo molto breve, altri vi rimangono più a lungo, quindi ognuno ha certamente molte motivazioni per la propria vita, ma ciò non significa che esista necessariamente un progetto predefinito!

7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un'epoca dove l'individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
La natura umana si basa in prima istanza su più istinti che si fondano su elementi psicologici, biologici e chimici, ma è importante non limitarsi né dare troppo valore alle reazioni emotive prodotte da questi istinti pericolosi in quanto sono in grado di causare troppi danni all'interno di se stessi.
Solo facendo un passo successivo, entrando in contatto con la propria autentica essenza interiore, con il proprio sé reale e profondo si genera automaticamente il senso della vera umanità e di un umanesimo in grado di riconoscere la responsabilità sociale di ogni persona.

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?
Il bene e il male sono fenomeni paradossali. È impossibile che esista l’uno senza l’esistenza dell’altro. La vera bontà è l'equanimità, l’unica condizione in grado di sopportare il bene e il male, senza giudizio, senza condanna, senza divisioni, né buoni né cattivi.

9) L'uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall'ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?
Tutti hanno contribuito al bene del genere umano, ognuno con gli strumenti e le condizioni del proprio tempo.

10) Qual è per lei il senso della vita?
Per me il senso della vita è vivere con semplicità e aiutare gli altri incondizionatamente.
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Messaggioda Paolo proietti » 12 giugno 2014, 9:33

In questo periodo molto particolare, di atmosfere oniriche e coincidenze significative, di timori e meraviglia, mi sembra di vedere dei segni importanti, delle Fessure nella trama della realtà, in ogni evento.
Sarà il caldo, sarà la suggestione.
Quando ho letto, distrattamente, la risposta di Gb, ilprimo pensiero è stato: -"Ma che c'azzecca?" , poi il nome Gedun Tharchin mi ha dato una bella lisciata alle sinapsi, e sono tornato indietro di 14 anni.

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Avevo incontrato il Geshe, (che più o meno significa "colui che fa chiarezza"), prima di una serie di manifestazioni di teatro, tra virgolette, "sacro", che stavo organizzando sul Lago di Bracciano.
Mi regalò due manoscritti, mi dette dei consigli e mi mise in contatto con un monaco che aveva sposato un'italiana in attesa un bambino.
Organizzammo una cerimonia del mandala, un mandala fatto di fiori, alla torre degli Anguillara.

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Poi, alla chiesa medioevale di San Francesco, mettemmo in scena uno spettacolo assurdo che avevo scritto io, sui quattro vangeli.
Strana Roba.
C'erano Ninad, il percussionista, e Caterina, la danzatrice, che qualche anno prima, con i quali avevo condiviso l'esperienza dei formazione con i tibetani.
C'erano Stefano, un gurdjeviano, Enzo, un teatrante che aveva a che fare con un gruppo esoterico balinese, una cantante lirica, la mia ex moglie e la mia figlia maggiore.
E c'erano delle danzatrici.

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Strana roba: io facevo l'angelo e c'era una serie di coreografie e di racconti presi dai vangeli.
Il momento culminante era una improvvisazione di voce, gesto e percussioni sui 72 nomi degli angeli, recitati e cantati come mantra.
Caterina, la mia ex moglie e la figlia maggiore interpretavano le tre donne, tre aspetti della divinità femminile.
La Madre, l'Amante , la figlia , forse.
L'effetto dello spettacolo, nella piccola chiesa in tufo, fu lisergico.
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Divenne un rito.
Faceva caldo, come adesso, e come adesso c'era la luna piena di giugno.
Attori e pubblico entrarono in uno stato particolare, direi meditativo.

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Non so se le foto danno l'idea dell'energia che circolava.
Sembrava di vivere contemporaneamente nello stato di sogno e nello stato di veglia.
Il giorno dopo ci sentivamo strani, qualcuno aveva la febbre, tutti avvertivano uno stato particolare, tra cuore e testa, come se qualche strana forza ci impedisse di pensare nella maniera consueta.
Suggestione, probabilmente, o magari un casuale (?) collegamento con un qualcosa di antico, qualcosa che aveva a che fare con i simboli della Madre.
Roba strana, comunque.
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Messaggioda gb » 12 giugno 2014, 13:33

Ovviamente non sapevo che l'avevi incontrato
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,

nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”

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