Emozioni negative 2: sadhana

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Paolo proietti
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Emozioni negative 2: sadhana

Messaggioda Paolo proietti » 19 luglio 2012, 9:29

Paolo proietti ha scritto:
Toki ha scritto:Argomento interessantissimo che, come spesso accade nella Tela, si disperde in sterili chiacchere.

Paolo proietti ha scritto:Qui ad esempio su questo specifico argomento ho parlato di emozioni e , di estetica indiana e di tecniche di trasformazione delle emozioni negative.


Ho letto e riletto, ma non capisco bene come (secondo te), alla fine della fiera, si faccia a trasformare queste benedette emozioni negative.

Una pratica corretta dell'hata yoga?

Meditazione?

Atteggiamento "equanime" (o distaccato? o cosa?) nella vita di tutti i giorni?

Sbronza al bar con gli amici?


Non l'ho ancora scritto.
Quale è l'emozione negativa che associ all'impazienza?
Ti rispondo con argomento a parte, ma prima di consiglio ti leggere l'argomento "Le cinque famiglie mistiche" e l'argomento "Rasa".

Un sorriso,
p.


(NB. IL BRANO IN CORSIVO CHE SEGUE FA PARTE DI UN LIBRO CHE STO SCRIVENDO: MI PARE GIUSTO CONDIVIDERLO MA MAGARI SE QUALCUNO AVESSE VOGLIA DI COPIARLO O CITARLO, COSA CHE MI FAREBBE PIACERE, SAREBBE CARINO SE INDICASSE LA FONTE E L'AUTORE)

SĀDHANA
L'addestramento tantrico ( sādhana) è un viaggio attraverso cinque diversi luoghi o città, cinque tappe, Iṣṭadevatā, Maṇḍala, Mudrā, Pūja, Mantra, per giungere, infine , alla realizzazione, Samudācāratā (gnyis la yongs su rgyu ba med pa)

La prima ( Iṣṭadevatā, y-dam in tibetano) è la pratica dell'evocazione.

Si visualizza nel cuore, sulla testa, dinanzi a sé, una delle forme della divinità.
Quella che fa risuonare le corde misteriose dell'inconscio. È qui che l'āsana insorge, come un fiore che sboccia, dicono i poeti indiani, o il desiderio, improvviso, che trasfigura gli amanti.
Il Maṇḍala ( dkyl-'khor) delimita lo spazio sacro.
A dir la verità la divinità è illimitata, per definizione. Ma come può la mente umana figurasi un qualcosa di così illogico (alogico, diceva Avalon)?
Un mare senza sponde, una montagna senza fine, un pozzo senza fondo non riusciamo nemmeno a immaginarceli.
Il Dio, di Nicola Cusano, dei taoisti e degli yogin, centro e circonferenza di ogni cosa, non può essere raggiunto con la ragione.
Non si può comprendere.
Però c'è il mondo.
E quello lo possiamo conoscere, immaginare, reinventare.
Dal volto del figlio si indovinano i tratti del padre.

In quell'incredibile gioco di specchi che è lo Yoga, si crea un universo contratto, il Maṇḍala,in cui far agire la divinità da noi stessi ideata.
Con le Mudrā ( phyag-rgya), si infonde vita nell'evocazione, la si anima.
Ora la divinità è presente, qui, sul nostro piano di esistenza.
Le si rende omaggio con la Pūja ( mchod-pa), la si chiama con il suo vero nome e se ne assumono i poteri ( Mantra ).
L'ultima tappa è Samudācāratā (gnyis la yongs su rgyu ba med pa), che si può tradurre con abitudine alla non dualità.
É la realizzazione dello stato naturale, il Sahaja.
Si insegna a dar forma tangibile ad un'idea, nel sadhana tantrico, si insegnano gli incantesimi per renderla viva e ci si unisce a lei.
Una “ pratica” conosciuta o sognata da ogni artista.
L'attore che piange e si dispera per Ecuba, sarebbe grottesco se non rivestisse di magia parole scritte da altri.
E cosa distinguerebbe il danzatore dal ginnasta se non fosse per quella nostalgia del cielo che rende poesia salti e piroette?


Se la tappe del Sadhana sono sempre le stesse (sei come il percorso interno dell'enneagramma di Gurdjeff, i dettagli (sequenze e posizioni, Mudra, Mantra ecc) variano a seconda della famiglia mistica di appartenenza.

Le famiglie mistiche sono rappresentate dai cinque Dhyani Buddha (Vairocana, Amithaba, Akshobia, Ratnasambhava,Amogasiddhi), dalle cinque teste di Siva (Sadyojāta,Vāmadeva, Aghora, Tatpuruṣa, Īśāna) o dalle cinque Terre originarie ( Il monte Meru e le grandi terre circostanti:Purvavideha/Est, Uttarakuru/Nord, Aparagodaniya/Ovest, Jambuvidpa/Sud).


Ogni Famiglia Mistica, Pañca Kula in sanscrito, corrisponde ad una delle cinque emozioni fondamentali, i cinque motivi che ci portano ad incarnarci e a "cadere" nella catene delle rinascite o Samsara.

La realizzazione consiste nell'integrazione delle cinque emozioni negative e del loro corrispondente positivo in cinque tipi diversi di conoscenza.

Cinque diverse realizzazioni (sarupya ecc) che conducono alla realizzazione non duale, uno stato che a volte è detto nelle upanishad vaisnava NIRVANA o NIRODHA o TURIYA ma che è oltre questo stato (Turiya Turiya, o "quinto" come lo chiamava Ramana Maharishi).


Il primno passo verso la trasformazione delle emozioni negative è il riconoscimento della famiglia mistica di appartenenza.

Ogni famiglia è legata a una emozione negativa:
ODIO e RABBIA (AKSHOBIA, famiglia dell'Acqua).

GELOSIA e INVIDIA (AMOGASIDDHI, famiglia del Vento).

PASSIONE CIECA (AMITHABA, famiglia del Fuoco).

ORGOGLIO E PRESUNZIONE (RATNASAMBHAVA, famiglia della Terra).

IGNORANZA (VAIROCANA, famiglia dello Spazio).

Per riconoscere la propria famiglia di appartenenza o la Terra dell'inizio dal quale proviene, il Sadhaka solitamente si affida al sogno o alla coincidenza significativa.

Un tempo si faceva gettare un fiore o un bastoncino sul Mandala, ad occhi chiusi.
Il campo in cui fiore o bastone cadevano indicava la Famiglia di appartenenza.

Tutti i mandala rappresentano le cinque Famiglie.

E presentano coppie di divinità intente a far l'amore (che indicano l'aspetto statico non connesso al divenire e l'aspetto dinamico) e altre divinità dall'aspetto terrifico che stanno all'esterno del mandala (ad indicare le forse del CONSCIO che scendono nell'INCONSCIO per portare alla luce le pulsioni nascoste)

A volte le divinità sono sostituite da simboli e colori, altre da lettere dell'alfabeto sanscrito (si usa il sanscrito per i mandala, sia in Tibet che in Cina che in Giappone).


Il Mandala è la rappresentazione insieme dell'Universo (Macrocosmo) e del praticante (Mcrocosmo).
E' un simbolo Universale.

Lo Yantra, sempre associato a particolari mantra, è invece specifico di determinate vasana o qualificazioni o tendenze soggettive.


Ogni Mantra rappresenta una divinità o un gruppo di ddivinità, ovvero degli dei , degli archetipi che con il potere vibrazionale penetrano nelle acque dell'inconscio CONSCIAMENTE, e per risonanza muovono le emozioni che abbiamo bisogno di portare in superficie e, in qualche modo ce le fanno chiamare per nome.


Prendiamo ad esempio il mantra di Padmasambhava Padmasambhava era uno Yogin indiano non appartenente a nessun ordine monastico, chiamato in Tibet da Yeshe Tsogyal nel 700 d. C. per insegnare lo Yogachara.

Il suo mantra è:

OM AH HUM VAJRA GURU PADME SIDDHI HUM.

OM AH HUM (Bhur Bhuva Svara nel gayatri) è il mantra della suprema saggezza, dove HUM rappresenta il corpo (O il Cuore o l'energia sessuale, il Piano di veglia Visva), AH rappresenta la Parola (La bocca, l'insieme delle energie sottili, il piano dio sogno Taijasa) OM la mente (ciò che sottende la manifestazione, la conoscenza di Isvara, il piano di sonno profondo taijasa).


Vajra (che i tibertani pronunciano BEZDRA o BEZA o qualcosa del genere) che significa diamante è il simbolo della famiglia dell'ODIO (Akshobia).
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Guru che vuol dire maestro (ma NAMOGURU è il Narayana) rappresenta la famiglia dell'Orgoglio (Ratnasambhava).
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PADME (PEMA in tibetano= Loto), rappresenta la famiglia della PASSIONE ( AMITHABA).

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SIDDHI (Potere psichico, realizzazione, perfezione) rappresenta la famiglia della GELOSIA o dei CONTENUTI KARMICI (AMOGASIDDHI).

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HUM (bija mantra della protezione corrispondente a Sadasiva) rappresenta la famiglia dell'IGNORANZA (VAIROCHANA)

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Se si è intonati e abbiamo sviluppato l'arte dell'ascolto interiore, ripetere il mantra di Padmasambhava e sentire dove e come le singole sillabe risuonano dà interessanti indicazioni.


Le immagini dei Dhyani buddha (e delle Dee corrispondenti) sono archetipiche.
In qualche modo risuonano.

E meditare sull'Y-Dam ovvero "riempire la mente con l'immagine della divinità o con il suono del mantra corrispondente, dà altre indicazioni.

C'è da tener presente che se uno è intriso di rabbia e odio difficilmente la riconoscerà in se stesso.

L'acqua del mare non sa di essere acqua di mare.
proverà magari attrazione per la terra (le onde corrono a frantumarsi sugli scogli appena possono....).

per cui c'è sempre bisogno degli altri.

Spesso, come per magia, le persone che ci stanno d'intorno sembrano parti di noi.
Si comportano come abbiamo imparato a comportarci nell'infanzia o in vite precedenti(?) con gli stessi vizi, le stesse modalità.

Naturalmente siamo noi che le vediamo così, non sono loro ad esserlo.
E' il fenomeno della proiezione.

I ritiri, i distacchi servono solo nel caso siano già prodotti quei fenomeni che alcuni chiamano "Rottura dei livelli dell'io" o samadhi.

E' dopo l'esperienza del samadhi che si può dire veramente di "praticare Yoga".

Prima si è "SADHAKA".


Un sorriso,
p.
Ultima modifica di Paolo proietti il 19 luglio 2012, 13:13, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda gb » 19 luglio 2012, 9:42

AT ha anche parlato involontariamento o meno, dei fenomeni di evacuazione. Possiamo sviscerare anche questo argomento?
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Messaggioda Paolo proietti » 19 luglio 2012, 11:03

gb ha scritto:AT ha anche parlato involontariamento o meno, dei fenomeni di evacuazione. Possiamo sviscerare anche questo argomento?


l'evacuazione è una delle cinque azioni fondamentali dell'essere umano.

Ci sono cinque azioni, collegate ai cinque vayu, ai cinque elementi ecc. ecc.

la prima legata allo spazio, è l'azione dell'ESPRIMERE.

La seconda è l'azione dell'AFFERRARE.

La terza l'azione del MUOVERSI.

La quarta l'azione del GENERARE.

La quinta l'azione dell'EVACUARE.


Ogni azione, gesto dell'essere umano è il frutto del combinarsi delle cinque azioni fondamentali.


Se io mangio significa che dentro di me è nata la necessità del cibo.
Con pensieri, parole o gesti ESPRIMO, a me stesso e agli altri, l'idea/necessità del cibarmi.

Cerco quindi di AFFERRARE quell'idea o fisicamente di AFFERRARE qualcosa che soddisfi il desiderio del cibo.

Mi MUOVO quindi o verso il cibo o per portare il cibo alla bocca.

GENERO energia positiva (che mi dà vita) traendo sostanze nutrienti dal cibo e GENERO sensazioni positive derivanti dall'aver soddisfatto un desiderio.

EVACUO le sostanze inutili o negativi che l'azione ha prodotto.

Che succede se dopo aver mangiato non evacuo, per scelta, necessità o malattia, sotto forma di feci e di urina ( ma anche sudore ecc) le sostanze negative?

Il corpo si carica di energia compressa, la pancia si gonfia, chiudo i muscoli dell'ano e tiro su lo sfintere e i muscoli legati alla vescica.

La non evacuazione è assimilabile alla compressione.


Ora facciamo finta che le IMPRESSIONI, ovvero ciò che rimane delle esperienze e delle emozioni che hanno portato a tali esperienze e/o sono stato prodotte da tali esperienze, siano CIBO.

Le impressioni positive saranno come la pappa buona, alimenteranno il corpo (intendiamolo sempre come CORPO/PAROLA/MENTE) facendo crescere i muscoli, rendendo la pelle luminosa e dando un senso di soddisfazione.

Le impressioni negative saranno come le tossine che non riusciamo a smaltire.

Il senso di gonfiore che si ha se non si riesce a defecare o a eliminare il gas in eccesso dopo aver mangiando dei fagioli cotti con l'osso di prosciutto, in qualche modo è simile al senso di fastidio che si sperimenta nel non evacuare le impressioni negative.

Gas.
Cosa succede se ficca sempre più gas in un deposito a tenuta stagna?

Diminuisce il volume a disposizione delle molecole.
Aumenta la velocità delle particelle.
Aumenta la pressione.

L'unica possibilità per evitare l'esplosione è quella di alleggerire la pressione facendo uscire il gas da valvole di sicurezza.

Ognuno di noi ha delle valvole di sicurezza.

Le tensioni muscolari che osservo nei miei allievi si accompagnano sempre a delle ipotonie.

Il corpo, espressione dell'intero essere umano, trova sempre un suo equilibrio.

Una tensione nella zona del petto nelle donne si accompagna spesso ad un restringimento della vita, ad esempio.
Le energie non circolano e "il [om] si fa chiozzotto".

Le impressioni negative probabilmente si stanno esprimendo nella zona del cuore.

C'è un accumulo di "GAS".

Il corpo , saggio quanto la mente è scioccamente furba, per evitare di "esplodere" toglie tensione alla zona bassa, così da rendere possibile una parziale evacuazione.

Se si considera il corpo come strumento di conoscenza e strumento del sadhana questo equilibrio, necessario e pure positivo per la vita quotidiana, diviene però un ostacolo.

E allora si procede all'evacuazione.

Esistono tecniche nel tantrismo i cui effetti sono simili a quelli del movimento rigeneratore di Tsuda/Noguchi e al Qi Gong spontaneo dei maestri taoisti.
tecniche che però a volte possono insorgere senza motivo apparente (la mela cade quando è matura....)

Con una serie di tecniche che vanno dai mantra, all'iperventilazione, all'ipossia si mette la mente in una condizione di non-controllo del corpo.

E' come quando , dopo aver mangiato fagioli e cotenne, si prende la purga.

Non si controlla più lo sfintere.
Si deve correre al bagno in continuazione.


La razionalità, la volontà di controllare in questi casi è come l'Imodium.
Qualcosa che blocca i naturali processi del corpo.

L'evacuazione dà sempre sollievo, perché si eliminano delle impressioni/tossine che si attaccano per così dire all'anima (in termini vedantici si direbbe che si fissano a Vijnanamayakosha) e, come il granello di sabbia crea la perla, creano dei nodi sempre più complessi.


Se il nodo si scioglie si prova benessere.

Se l'energia accumulata è troppa si ha paura di scioglierlo.

L'evacuazione può essere fisica (movimenti inconsulti, vibrazioni, gesti inimmaginabili in situazioni ordinarie, foruncoli e ascessi in luoghi stravaganti, vomito, diarrea, emorragie), verbale (grida, risate, pianti, impropreri, bestemmie, aggressività discorsiva incontenibile scollegata dalla postura del corpo), mentale (incapacità di controllare i pensieri e il dialogo interiore, immagini che si susseguono senza riuscire a collocarle razionalmente o cronologicamente, stati depressivi alternati a stati di eccitazione, sensazione di star per morire o sensazione di illusoria immortalità e onnipotenza ecc.).


Se si lavora sul corpo occorre, prima di procedere a certe pratiche, individuare i propri "punti di fatica".

Sappiamo che il rapporto tra l'IO, inteso come spazio interno, e lo spazio esterno è regolato da 12 nervi principali che , a sei a sei, provongono da due diverse parti del cervello.

Attraverso l'occipite (o cervicale zero), i dodici nervi si introducono all'interno della colonna passando per due fasce spugnose collegate l'una ai movimenti volontari e l'altra a quelli involontari.


Da questi nervi ne "nascono" altri, in pratica due per ciascuna vertebra.


I nervi hanno funzione EFFERENTE (dall'interno all'esterno) ed AFFERENTE (dall'esterno all'interno).


Quando c'è un BLOCCO le informazioni che da una particolare zona del corpo vanno al cervello e viceversa, procedono a velocità ridotta o non procedono affatto.


Le informazioni lungo i nervi, si trasmettono mediante delle reazioni chimiche, se non sbaglio.

le reazioni chimiche sono Esotermiche o endotermiche, se non sbaglio.

Significa che o assorbono energia o la producono.

Se le informazioni non viaggiano quella particolare zona del corpo smette di CEDERE energia o di ASSORBIRLA.

In tutti e due i casi c'è un eccesso di energia da qualche parte
.

In sostanza ci sarà una vertebra o un gruppo di vertebre che è rigida o troppo mobile.

Il "serpente" (l'insieme colonna vertebrale, nervi, liquido cerebro spinale) non potrà muoversi naturalmente.

Il primo passo sarà quindi scoprire quali sono i propri punti di fatica lungo la colonna vertebrale.

poi si cercherà di comprendere, usando il linguaggio dei simboli, a quali impressioni e emozioni si collega tale blocco/punto di fatica.

Quindi si procederà all'evacuazione, la fase che in alchimia è detta OPERA AL NERO.
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Messaggioda Paolo proietti » 19 luglio 2012, 18:28

Paolo proietti ha scritto:
gb ha scritto:AT ha anche parlato involontariamento o meno, dei fenomeni di evacuazione. Possiamo sviscerare anche questo argomento?


l'evacuazione è una delle cinque azioni fondamentali dell'essere umano.

Ci sono cinque azioni, collegate ai cinque vayu, ai cinque elementi ecc. ecc.

la prima legata allo spazio, è l'azione dell'ESPRIMERE.

La seconda è l'azione dell'AFFERRARE.

La terza l'azione del MUOVERSI.

La quarta l'azione del GENERARE.

La quinta l'azione dell'EVACUARE.


Ogni azione, gesto dell'essere umano è il frutto del combinarsi delle cinque azioni fondamentali.


Se io mangio significa che dentro di me è nata la necessità del cibo.
Con pensieri, parole o gesti ESPRIMO, a me stesso e agli altri, l'idea/necessità del cibarmi.

Cerco quindi di AFFERRARE quell'idea o fisicamente di AFFERRARE qualcosa che soddisfi il desiderio del cibo.

Mi MUOVO quindi o verso il cibo o per portare il cibo alla bocca.

GENERO energia positiva (che mi dà vita) traendo sostanze nutrienti dal cibo e GENERO sensazioni positive derivanti dall'aver soddisfatto un desiderio.

EVACUO le sostanze inutili o negativi che l'azione ha prodotto.

Che succede se dopo aver mangiato non evacuo, per scelta, necessità o malattia, sotto forma di feci e di urina ( ma anche sudore ecc) le sostanze negative?

Il corpo si carica di energia compressa, la pancia si gonfia, chiudo i muscoli dell'ano e tiro su lo sfintere e i muscoli legati alla vescica.

La non evacuazione è assimilabile alla compressione.


Ora facciamo finta che le IMPRESSIONI, ovvero ciò che rimane delle esperienze e delle emozioni che hanno portato a tali esperienze e/o sono stato prodotte da tali esperienze, siano CIBO.

Le impressioni positive saranno come la pappa buona, alimenteranno il corpo (intendiamolo sempre come CORPO/PAROLA/MENTE) facendo crescere i muscoli, rendendo la pelle luminosa e dando un senso di soddisfazione.

Le impressioni negative saranno come le tossine che non riusciamo a smaltire.

Il senso di gonfiore che si ha se non si riesce a defecare o a eliminare il gas in eccesso dopo aver mangiando dei fagioli cotti con l'osso di prosciutto, in qualche modo è simile al senso di fastidio che si sperimenta nel non evacuare le impressioni negative.

Gas.
Cosa succede se ficca sempre più gas in un deposito a tenuta stagna?

Diminuisce il volume a disposizione delle molecole.
Aumenta la velocità delle particelle.
Aumenta la pressione.

L'unica possibilità per evitare l'esplosione è quella di alleggerire la pressione facendo uscire il gas da valvole di sicurezza.

Ognuno di noi ha delle valvole di sicurezza.

Le tensioni muscolari che osservo nei miei allievi si accompagnano sempre a delle ipotonie.

Il corpo, espressione dell'intero essere umano, trova sempre un suo equilibrio.

Una tensione nella zona del petto nelle donne si accompagna spesso ad un restringimento della vita, ad esempio.
Le energie non circolano e "il [om] si fa chiozzotto".

Le impressioni negative probabilmente si stanno esprimendo nella zona del cuore.

C'è un accumulo di "GAS".

Il corpo , saggio quanto la mente è scioccamente furba, per evitare di "esplodere" toglie tensione alla zona bassa, così da rendere possibile una parziale evacuazione.

Se si considera il corpo come strumento di conoscenza e strumento del sadhana questo equilibrio, necessario e pure positivo per la vita quotidiana, diviene però un ostacolo.

E allora si procede all'evacuazione.

Esistono tecniche nel tantrismo i cui effetti sono simili a quelli del movimento rigeneratore di Tsuda/Noguchi e al Qi Gong spontaneo dei maestri taoisti.
tecniche che però a volte possono insorgere senza motivo apparente (la mela cade quando è matura....)

Con una serie di tecniche che vanno dai mantra, all'iperventilazione, all'ipossia si mette la mente in una condizione di non-controllo del corpo.

E' come quando , dopo aver mangiato fagioli e cotenne, si prende la purga.

Non si controlla più lo sfintere.
Si deve correre al bagno in continuazione.


La razionalità, la volontà di controllare in questi casi è come l'Imodium.
Qualcosa che blocca i naturali processi del corpo.

L'evacuazione dà sempre sollievo, perché si eliminano delle impressioni/tossine che si attaccano per così dire all'anima (in termini vedantici si direbbe che si fissano a Vijnanamayakosha) e, come il granello di sabbia crea la perla, creano dei nodi sempre più complessi.


Se il nodo si scioglie si prova benessere.

Se l'energia accumulata è troppa si ha paura di scioglierlo.

L'evacuazione può essere fisica (movimenti inconsulti, vibrazioni, gesti inimmaginabili in situazioni ordinarie, foruncoli e ascessi in luoghi stravaganti, vomito, diarrea, emorragie), verbale (grida, risate, pianti, impropreri, bestemmie, aggressività discorsiva incontenibile scollegata dalla postura del corpo), mentale (incapacità di controllare i pensieri e il dialogo interiore, immagini che si susseguono senza riuscire a collocarle razionalmente o cronologicamente, stati depressivi alternati a stati di eccitazione, sensazione di star per morire o sensazione di illusoria immortalità e onnipotenza ecc.).


Se si lavora sul corpo occorre, prima di procedere a certe pratiche, individuare i propri "punti di fatica".

Sappiamo che il rapporto tra l'IO, inteso come spazio interno, e lo spazio esterno è regolato da 12 nervi principali che , a sei a sei, provongono da due diverse parti del cervello.

Attraverso l'occipite (o cervicale zero), i dodici nervi si introducono all'interno della colonna passando per due fasce spugnose collegate l'una ai movimenti volontari e l'altra a quelli involontari.


Da questi nervi ne "nascono" altri, in pratica due per ciascuna vertebra.


I nervi hanno funzione EFFERENTE (dall'interno all'esterno) ed AFFERENTE (dall'esterno all'interno).


Quando c'è un BLOCCO le informazioni che da una particolare zona del corpo vanno al cervello e viceversa, procedono a velocità ridotta o non procedono affatto.


Le informazioni lungo i nervi, si trasmettono mediante delle reazioni chimiche, se non sbaglio.

le reazioni chimiche sono Esotermiche o endotermiche, se non sbaglio.

Significa che o assorbono energia o la producono.

Se le informazioni non viaggiano quella particolare zona del corpo smette di CEDERE energia o di ASSORBIRLA.

In tutti e due i casi c'è un eccesso di energia da qualche parte
.

In sostanza ci sarà una vertebra o un gruppo di vertebre che è rigida o troppo mobile.

Il "serpente" (l'insieme colonna vertebrale, nervi, liquido cerebro spinale) non potrà muoversi naturalmente.

Il primo passo sarà quindi scoprire quali sono i propri punti di fatica lungo la colonna vertebrale.

poi si cercherà di comprendere, usando il linguaggio dei simboli, a quali impressioni e emozioni si collega tale blocco/punto di fatica.

Quindi si procederà all'evacuazione, la fase che in alchimia è detta OPERA AL NERO.


Ma come si fa fisicamente, praticamente, a percepire i punti di fatica?

Si è detto che "l'evacuazione" viene scatenata mediante una serie di tecniche psicofisiche, ma innanzitutto occorre localizzare i punti di fatica.

Per farlo occorre, acquisire una sensibilità del corpo non ordinaria.

Per acquisire sensibilità intendo la capacità di percepire con precisione le variazioni di temperatura, di pressione ecc. di zone esterne e interne sempre più piccole.


Diciamo che ad ogni zona del corpo corrisponde una zona del cervello.

Se immaginiamo i neuroni come lampadine, acquisire la sensibilità significa accendere sempre più lampadine in una certa zona.

Come si fa?

Ci sono vari metodi.
Uno, il più semplice, è basato sulla mimesi e sulla ripetizione.

Esempio: io non so che gli alluci possono muoversi separatamente dalle altre dita dei piedi.

Non ho cioè la sensibilità degli alluci (ho già spiegato csa intendo per sensibilità).

Vedo un vecchio pescatore che intreccia le reti con le mani e i piedi e muove gli alluci più o meno come muove i pollici.

Capisco/realizzo che è possibile quel genere di movimento e sento, nel vedere gli alluci del pescatore che intrecciano le reti, un riflesso, una risonanza nella zona dei piedi.
Immagine

Sarà una sensazione indistinta perché non avendo il ricordo dell'esperienza di muovere gli alluci, il mio sistema nervoso centrale manderà degli impulsi alla zona che più si avvicina agli alluci.

A questo punto comincia l'allenamento ovvero la ripetizione ritmica, spesso, di movimenti sempre più complessi atti a sviluppare la sensibilità dei ditoni e a separarne la percezione da quella delle altre dita e dei piedi.

Per esempio posso inspirare sollevando gli alluci e lasciando a terra le altre dita ed espirare rilassando e lasciando "sciogliere a terra" tutte le dita.

La volta successiva inspirando solleverò le altre dita e lascerò a terra gli alluci ecc. ecc.


Poi, magari proseguo alternado il movimento dell'alluce destro e sinistro (quando uno è in alto l'altro è in basso ecc.

Poi potrò legare il movimento degli alluci a quello dei pollici delle mani (per esempio inspirando alzo alluce destro e pollice sinistro ecc.).

proseguendo coordinerò il movimento di pollici e alluci allo spostamento in varie direzioni degli occhi, poi aggiungerò la testa e così via fino a compiere movimenti sempre più complessi.

Più è complesso l'esercizio maggiore sarà l'attenzione necessaria.


Maggiore è l'attenzione maggiore sarà la sensibilità che sviluppo.


Un altro metodo è al negativo.
per esempio mi metto davanti un'immagine, il più possibile dettagliata, del corpo umano.

Immagine

Posso cominciare dai muscoli o forse è più facile dalle ossa.

Ma una statua funziona meglio, è tridimensionale...

Immagine

La studio e ci medito su.

Poi comincio a visualizzarla ad occhi chiusi.

Ogni tanto li riapro e controllo la precisione dei dettagli.

Quando riesco a visualizzare (nel senso di disegnare o scolpire nella mente) con una certa precisione il corpo umano passo ad analizzare il mio corpo facendo "aderire l'immagine visualizzata il più possibile al mio corpo fisico.

Mi metto in una posizione comoda (in piedi, seduto, sdraiato sulla schiena o sdraiato su un fianco) e parto ad esempio dal piede sinistro per analizzare progressivamente tutto il corpo.

Quando sento difficoltà a visualizzare/sentire/immaginare una determinata zona del corpo REALIZZO CHE LA' C'E' UN BLOCCO O UNA DESENSIBILIZZAZIONE (non so se sonono l'uno conseguenza dell'altro, blocco e desensibilizzazione o se significano, in questo caso, la stessa cosa).

Il portrae l'attenzione sulla zona che ci crea difficoltà può provocare disagio, nausea o uno stato di irritazione.

Ripetendo l'esercizio più e più volte cercherò di "sentire" in quale zona della schiena si trasmette o risuona il senso di disagio.

Posso avvertire una leggera scarica elettrica, un dolore, un senso di pressione o di calore o di freddo.

A quel punto intervengo con la manipolazione , ad esempio, o con la "suggestione".



Posso immaginare di respirare dalla zona insensibile o immaginare che si sciolga come cera al sole, o immaginare che la luce o l'energia universale o qualsiasi cosa colpisca il mio immaginario entri ed esca da quella zona del corpo,
Immagine
o ancora posso chiedere a qualcuno di appoggiarvi una mano e di coordinare la sua respirazione alla mia.

Dopo un po' inspirando mi sembrerà che la mano dell'altro emani calore, energia o una specie di fluido.

Visualizzando il passaggio del fluido dal suo corpo al mio farò scorrere in qualche modo, l'energia bloccata.


Per meglio dire costringerò il sistema nervoso centrale a prendere coscienza dell'esistenza della zona che, per necessità o abitudine, ha ignorato per due, dieci venti anni.

http://www.youtube.com/watch?v=fd8TFYuRnm8&feature=player_embedded
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