Trasformazione delle emozioni negative

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
Paolo proietti
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Trasformazione delle emozioni negative

Messaggioda Paolo proietti » 17 luglio 2012, 0:20

In sanscrito la qualità di un cibo, un fiore, una persona è detta rasa.
Si traduce con sapore, di solito, ma anche l'essenza di un canto antico, di una danza d'amore o di un grido di guerra è rasa.
Ed è rasa l'emozione che nasce, come per magia, da quel canto, quella danza, quel grido.
È il senso dell'Acqua, il quarto elemento (bhūta) della fisica indiana.

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Si torna sempre a bomba, nello yoga.
Idee, gesti, simboli ci riportano sempre al miracolo della creazione e alla corrispondenza, sbalorditiva nella sua prevedibilità, tra grande e piccolo, tra microcosmo e macrocosmo.
Nella mano ad esempio, c'è l'universo intero.
Il potere generante dell'Acqua si riconosce nel quarto dito.
Lo chiamano anulare perché indossa la fede d'oro degli sposi.
Il medio è il Fuoco. Il mignolo è la Terra e l'indice l'Aria
Il pollice, primo a dispiegarsi e ultimo a chiudersi nel pugno, è lo Spazio.
Ogni elemento porta con sé un'energia, una percezione, una serie di organi del corpo.
Il potere dell'acqua è la generazione.
L'Acqua è la memoria, e anche il sesso, e la lingua coi suoi cinque sapori.

Nello Hatha Yoga rasa, il senso dell'acqua indica anche il mercurio nel senso di nettare, seme, ambrosia.
E il nettare, il succo della vita, sono le emozioni.


Il lavoro sulle emozioni (Rasa) e sui sentimenti (Bhava) è la base dell'arte indiana.
E lo Yoga è un'arte.
Praticare Asana in maniera meccanica, senza tener conto del sapore (rasa) di ogni movimento ed ogni posizione, delle emozioni e dei sentimenti che stanno dietro l'asana e vengono provocati dall'asana, significa fare ginnastica.
Il che non e male.
Ma la ginnastica non é yoga.
Così come dedicarsi all'auto osservazione senza aver fatto i conti con le proprie pulsioni e le "radici" di certi blocchi psichici, è un ottimo esercizio mentale, ma non è yoga.
Il distacco di cui parlano i testi indiani, ovvero la quieta osservazione dei propri moti psichici passa attraverso la trasformazione delle emozioni negative.

Più si procede nella pratica o sadhana e piu i nemici interiori si fanno sottili.
La parola सधन Sadhana è formata dalle parole धन dhana, che significa soldi, denaro, ricchezza, dono, prezzo, ricompensa, e स sa, che in genere sta per “Lei! (sā), ma nello yoga sta ad indicare la शक्ति śakti, la Dea intesa come energia creatrice.
Sadhana è ciò che porta alla ricchezza o che fa ottenere una ricompensa.
Nel sadhana,che possiamo intendere anche come allenamento occorre fare grande attenzione ai "nemici interiori".
Supponiamo che uno lotti con tutto se stesso per annichilire il proprio ego.
E supponiamo che per farlo impari a controllare o trattenere talune pulsioni che reputa negative.
Il desiderio di affermazione personale, ad esempio.
Il desiderio di essere riconosciuto come maestro o praticante esperto o persona di grande cultura, carisma, fascino.
Il desiderio di imporre la propria volontà o il proprio punto di vista su tutto e tutti.
Il desiderio di dar sfogo alla propria rabbia.
Il praticante onesto riconosce in sé certe pulsioni, quando emergono.
E, a volte, quasi automaticamente, le sotterra.
Ne impedisce l'emergenza.
Più si avanza nella pratica, meglio si riesce a controllare rabbia, paura, desiderio.
Un romanzo del 1796 scritto da Matthew Gregory Lewis, “Il Monaco”, racconta la storia di Ambrosio, un prelato bello è intelligente.
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E' considerato un santo, Ambrosio.
Un giorno scopre che un suo confratello, Rosario, in realtà è una donna, Matilda, che si finge uomo per stargli vicino.
Le energie vitali tenute a freno per anni, emergono improvvisamente.
Il sant'uomo si trasforma in assassino e stupratore.
Si dedica alla magia nera e finisce per vender l'anima al diavolo.
Si tratta di un romanzo "nero" pieno di esagerazioni, ma leggerlo ponendo l'attenzione sul rapporto che il Monaco instaura con le proprie emozioni può risultare assai utile.

Una delle parole sanscrite usate a proposito della trasformazione delle energie è नीहार nīhāra, che sta ad indicare anche, credo, la nebbia del mattino.
Nīhāram iva bhāskaraḥ, e scritto nel Ramayana (VII, 6, 16).
“La nebbia svanisce al primo sole”.
Basta un po' di luce, un po' di calore e Nihara scompare da solo.
Se seppelliamo nel nostro inconscio le emozioni, le pulsioni che riteniamo indicibili o negative, si faranno sempre più forti e potenti e prima o poi, riemergeranno.
Tanto più violentemente quanto più in profondità le avevamo nascoste.
Quando i nostri “nemici interiori”, le pulsioni nascoste, arrivano alla luce della coscienza, bisogna chiamarle per nome e rendersi conto che ci appartengono.
E' impressionante osservare in questa fase, il fenomeno della proiezione.
Proseguendo nella ricerca spirituale si giunge, talvolta, a credersi esseri puri, o distaccati dalle pulsioni del corpo, o qualcosa di più degli altri.
E questa illusione gratificante si fa strada nel nostro subconscio e comincia a lavorare sottotraccia.
Difficile riconoscere in noi certi meccanismi.
Più facile osservarli negli altri.
In un certo senso gli altri sono sempre nostri maestri.
Ci danno l'opportunità di riconoscere le nostre emozioni e di imparare a viverle alla luce del giorno.
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Il Manzo non Esiste

fuxi
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Messaggioda fuxi » 17 luglio 2012, 8:41

...

PP:
Il distacco di cui parlano i testi indiani, ovvero la quieta osservazione dei propri moti psichici passa attraverso la trasformazione delle emozioni negative.
Più si procede nella pratica o sadhana e piu i nemici interiori si fanno sottili.


... ed anche di quelle positive... l'attaccamento è verso entrambe le polarizzazioni...

... ma più che trasformazione, sperimento "il lasciarle andare" così da poterle riconoscere, e risalire alla radice...

alla radice, c'è un solo combustibile, l'io... riconoscere che si è artefici di ciò che si desidera è essenziale, ed illuminante... si scopre se stessi, nudi...

PP:
“La nebbia svanisce al primo sole”


... è un'immagine che evoca in me sensazioni che ho vissuto... molto piacevoli...

la nebbia sono tutti i condizionamenti, il sole è Sé stessi, e la fiducia in se stessi, poichè in ogni essere vi è il Bene Supremo...

PP:
In un certo senso gli altri sono sempre nostri maestri.


... pensieri consumati...

... sono solo gli altri che possono essere nostri maestri... il modello del pensare ci porta a ritenere che il giudizio, o la visione, che l'altro ha di noi è più vera di quella che possiamo percepire di noi stessi... l'altro è "terzo" rispetto a noi stessi, dunque è privo di interessi che possano condizionare il suo giudizio, la sua visione...

... leggo che la ricerca scientifica è arrivata a dimostrare che anche il solo osservare un fenomeno lo condiziona... l'osservazione di un fenomeno fisico determina il risultato, dunque l'osservazione interferisce, l'osservatore è parte dell'osservato...

... così... nell'osservarci, falsiamo noi stessi, ci autocondizioniamo tanto da modificare l'esito dell'osservazione... per l'uomo è assolutamente consueto... si apprende a trattenere l'ira, tanto che all'insorgere dell'ira l'autocondizionamento porta a costringerla, a rinchiuderla... apprendiamo i "fine corsa" cioè i limiti in cui possiamo relazionarci con il prossimo... e con noi stessi...

... ma... se l'osservazione di se stessi, se il caso o la meditazione, porta a scoprire come "io" sono vuoto, se si arriva ad osservare l'assoluto silenzio, l'assenza totale di emozioni, il buio più profondo, se si arriva a scorgere in se stessi che l'io è una costruzione vuota, un costrutto per dare evidenza al vuoto che contiene... allora, scorto che non si è nulla, constatato che c'è il vuoto, c'è spazio per la vita...

... gli altri sono maestri poichè nell'osservarci ci condizioniamo... e ci condizioniamo proprio perchè abbiamo un io che desidera, fosse anche solo per evitare qualcosa che riteniamo "negativo"... è l'io che falsa la nostra visione e la visione del mondo... scoperto che non c'è io, eliminati i desideri, non vi è nulla... dunque non è più necessario "cercarsi" poichè si è ciò che si è...

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Messaggioda gb » 17 luglio 2012, 8:52

Condurre una qualsiasi sadhana spirituale senza gli altri, il confronto, anche lo scontro, le emozioni, gli spintoni, gli abbracci, lo spingere e il cedere è come praticare judo da soli...

Epurare, tagliare, censurare, nascondere sotto il tappeto le lacrime e il sangue, il sudore e la relativa puzza, è resistere alla comprensione, resistere alla vita.

Ovviamente, ahimè, trattasi di opinione personale.
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Messaggioda fabio » 17 luglio 2012, 10:16

Ieri sera mi sono seduto di fronte alla finestra in siddhasana. Ho meditato e alternativamente, riflettuto. Guardavo cogli occhi socchiusi le montagne. Era il tramonto. Si vedeva solo il profilo scuro del panorama.

Om tare tuttare ture soha.

E’ piombato, improvvisamente un gran silenzio.
C’erano solo gli animali del bosco che rumoreggiavano. E' caduto un gran silenzio anche in me.
Il sole nel frattempo è calato del tutto. E’ diventato buio. In cima alla montagna, una luce.
Non l’avevo mai vista, in tanti anni.
L’ho potuta vedere solo calato il buio.
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Messaggioda Paolo proietti » 17 luglio 2012, 12:35

gb ha scritto:Condurre una qualsiasi sadhana spirituale senza gli altri, il confronto, anche lo scontro, le emozioni, gli spintoni, gli abbracci, lo spingere e il cedere è come praticare judo da soli...

Epurare, tagliare, censurare, nascondere sotto il tappeto le lacrime e il sangue, il sudore e la relativa puzza, è resistere alla comprensione, resistere alla vita.

Ovviamente, ahimè, trattasi di opinione personale.


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Ogni pensiero è un'opinione personale.
Ogni riflessione che concerne noi stessi e gli altri è un giudizio.

Il problema è più complesso, ancora più complesso di ciò che sembra.

La pratica della trasformazione delle energie negative è vecchia come lo yoga.

La si fa risalire al mito del monte Meru.
Un istante dopo l'inizio, quando la Montagna Sacra (Sumeru che significa il meraviglioso Meru) alta come il cielo, è appena emersa dalle acque dell'inconscio universale.

Sulla cima la città degli dei, costruita da Visvakarman, il supremo architetto.

Ha quattro lati, la montagna sacra, di lapislazzuli, oro ( o zolfo, l'importante è che sia giallo), rubini (o cinabro, l'importante è che sia rosso) e cristallo di rocca (o diamante, l'importante è che rifletta la luce bianca).
All'alba l'aurora (la Dea usha) si riflette sul versante Blu.

E' allora che Indra, il re degli Dei, lascia la sua sposa, Indrani, tra le lenzuole disfatte e si affaccia dalle terrazze del giardino incantato.

Guarda ad est.
La terra sembra blu, come l'oceano senza sponde che circonda l'isola delle gemme.
La vista lo riempie di amore.
Amore per la terra.
E poiché ogni sentimento, ogni emozione generano il proprio contrario, Indra dà origine all'Odio e alla Rabbia.

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E' questa la prima delle famiglie mistiche.
La famiglia del Vajra, dell'Acqua, dei Naga, di Akshobia.

L'odio e la rabbia sono il primo nemico interiore che lo yogin deve affrontare.

Non basta l'amore, ci vuole l'integrazione di odio.
Ci vuole la comprensione "dello Specchio".

Quando Buddha Shakyamuni , protetto dal Cobra, simbolo dei naga e dell'esistenza stessa (Adishesha/patanjali è il re dei Naga, il Nagaraja), raggiounge l'illuminazione, è seduto in padmasana con le mani nel mudra dell'amore per la terra.

Il mudra della famiglia dell'odio.

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La natura del Buddha, inteso come realizzato, non è Amore.
Ma è Amore e NON Amore . è Odio e NON Odio.
E' Essere e NON Essere.

L'amore genera odio.
La generosità genera orgoglio e avidità.
Il coraggio genera paura.
ll non attaccamento genera gelosia.
La conoscenza empirica genera ignoranza.
La fede cieca nel Dio persona genera il disprezzo per l'essere umano.

Ogni energia, ogni emozione genera il suo contrario.

Abituati per cultura e nascita a scindere tra bene e male, tra bianco e nero, troviamo difficoltà ad avvicinarci ad un pensiero, quello orientale (parlo di advaita vedanta, Zen e taoismo...), fondato sul Non Dualismo.

Per questo occorre sempre stare in campana.

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Nella pratica dello yoga accade, abbastanza spesso, di vivere degli stati di alterazione percettiva in cui ci sentiamo mossi da una mano divina, da qualche essere superiore, dall'intuizione sovraconscia, dal bene in sé.

Ci pare che tutte le nostre azioni siano motivate dalla ricerca del bene comune e finiamo per considerarci "più qualcosa" degli altri.

E più lo crediamo più consideriamo chi non è d'accordo con il nostro agire come un nemico.

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Non un nostro nemico, ma un nemico del bene in Sé.

Si finisce con il giustificare tutte le nostre azioni e con il condannare tutte quelle degli altri.

Una volta un mio insegnate giapponese mi ha detto di diffidare di chi scende in piazza inneggiando alla pace e di chi continua a cantare la necessità dell'umiltà.

Se uno è in pace che bisogno ha di gridarlo con i pugni serrati?

Se uno è umile che bisogno ha di ricordarlo a se stesso e agli altri ad ogni piè sospinto?

Al tempo non ero d'accordo.
Ma ho finito col ricredermi.

Il miele non può cantare le doti del miele.
Non sa farlo.

Il vento è il vento, non racconta il suo soffiare.



"Il fiore del mio giardino allieta i sensi con il suo profumo.
Inconsapevolmente."




Diceva una poesia cinese che citavo spesso anni fa.

Dentro di noi, nella nostra natura intima, sappiamo benissimo di avere lo stesso valore di un somaro o di una foglia di sambuco.

Ogni ideologia, fede religione che ci fa credere di essere degli eletti, dei predestinati, degli esseri superiori ci lusinga e, al tempo stesso, ci mette in conflitto con la nostra natura autentica.

E quindi con gli altri.

Quando si crea una divisione, da una parte noi che sappiamo o siamo più di voi, l'unico rimedio è il confronto con gli altri.

ZENSEI dicono i giapponesi.
Si può tradurre, volendo, con "vivere la vita pienamente".

E' così semplice.
Così facile.

Nel nostro mondo basato sul conflitto e sulla dualità l'unica maniera per sfuggire alle trame dell'ego è il confronto con gli altri.

Solo dal confronto con l'esterno possono emergere le emozioni nascoste, i veri motivi di certe azioni che la "mente furba" giustifica con fini alti e nobili.

La trasformazione delle emozioni negative è il primo passo del percorso yogico.

E la prima emozione, il primo nemico interiore che si deve affrontare è l'odio.
E la rabbia e la aggressività, che i miei amici tibetani accomunavano alla prima delle cinque famiglie mistiche.

OM AH AKSHOBIA HUM



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Messaggioda grazianozap » 17 luglio 2012, 13:32

Paolo proietti ha scritto:
Una volta un mio insegnate giapponese mi ha detto di diffidare di chi scende in piazza inneggiando alla pace e di chi continua a cantare la necessità dell'umiltà.

Se uno è in pace che bisogno ha di gridarlo con i pugni serrati?

Se uno è umile che bisogno ha di ricordarlo a se stesso e agli altri ad ogni piè sospinto?



:wink:
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Messaggioda gb » 17 luglio 2012, 17:29

Paolo proietti ha scritto:
Ogni ideologia, fede religione che ci fa credere di essere degli eletti, dei predestinati, degli esseri superiori ci lusinga e, al tempo stesso, ci mette in conflitto con la nostra natura autentica.

E quindi con gli altri.

Quando si crea una divisione, da una parte noi che sappiamo o siamo più di voi, l'unico rimedio è il confronto con gli altri.

ZENSEI dicono i giapponesi.
Si può tradurre, volendo, con "vivere la vita pienamente".

E' così semplice.
Così facile.

Nel nostro mondo basato sul conflitto e sulla dualità l'unica maniera per sfuggire alle trame dell'ego è il confronto con gli altri.

Solo dal confronto con l'esterno possono emergere le emozioni nascoste, i veri motivi di certe azioni che la "mente furba" giustifica con fini alti e nobili.

La trasformazione delle emozioni negative è il primo passo del percorso yogico.

E la prima emozione, il primo nemico interiore che si deve affrontare è l'odio.
E la rabbia e la aggressività, che i miei amici tibetani accomunavano alla prima delle cinque famiglie mistiche.

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C'è anche un altro aspetto.

Mettiamo ad esempio che io creda in Cristo, in quello che è scritto nei Vangeli.

Posso scegliere due vie a questo punto:

(1) La via della Chiesa Santa Cattolica Apostolica Romana: cioè mi metto a dire che io sono erede degli insegnamenti di Cristo, ci costruisco un organizzazione, censuro quello che non si confà alla mia visione di tale eredità (es. Vangeli gnostici/apocrifi), sostengo che la mia è la religione rivelata e le altre no, magari ad un certo punto mi metto pure a fare qualche guerra santa e a torturare i dissidenti. E, assolutamente, con i miei elicotteri, le mie scarpe di Prada, non mi sognerò mai di fare come indicato al punto (2) e cioè (vedi sotto)

(2) La via di San Francesco d'Assisi: leggo che ha detto Cristo, e poi mi rimbocco le maniche e FACCIO quel che ha fatto Cristo: vivo in povertà, vado a giro, aiuto gli ultimi, in sostanza pratico quel che leggo.

Sono due esempi estremi e volutamente semplificati, ma è per rendere l'idea: l'arcivescovo chiuso in Vaticano a decidere cosa va bene e cosa no, e il frate che ora et labora, magari andando in missione.

Chi pratica, e chi fa teoria.

Pratica:
"Insieme degli atti con cui si applicano o realizzano, concretamente a casi particolari, i principi appresi in teoria"

Teoria:
"Formulazione rigorosa e sistematica dei principi di una scienza, di una filosofia o di qualsiasi altra forma di sapere"

La prima è viva, contempla lo sporcarsi le mani e i piedi, l'apertura al diverso, la trasparenza della comunicazione e dei risultati.

La seconda, è morta senza la prima.

E' una dinamica, la trasformazione della pratica in teoria, e le conseguenti organizzazioni che ne derivano, che si vede in ogni ambito, ed è sempre la stessa, che si ripete nel tempo, con uno schema fisso e sempre uguale.

E' uno dei più grandi punti ciechi dell'umanità.

PS
per il signficato di punto cieco vedi

http://it.wikipedia.org/wiki/Punto_cieco

la caratteristica del punto cieco è che se un oggetto è nel punto cieco, non solo non lo vediamo, ma non sappiamo di non vederlo!
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Messaggioda Paolo proietti » 17 luglio 2012, 18:49

gb ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:
Ogni ideologia, fede religione che ci fa credere di essere degli eletti, dei predestinati, degli esseri superiori ci lusinga e, al tempo stesso, ci mette in conflitto con la nostra natura autentica.

E quindi con gli altri.

Quando si crea una divisione, da una parte noi che sappiamo o siamo più di voi, l'unico rimedio è il confronto con gli altri.

ZENSEI dicono i giapponesi.
Si può tradurre, volendo, con "vivere la vita pienamente".

E' così semplice.
Così facile.

Nel nostro mondo basato sul conflitto e sulla dualità l'unica maniera per sfuggire alle trame dell'ego è il confronto con gli altri.

Solo dal confronto con l'esterno possono emergere le emozioni nascoste, i veri motivi di certe azioni che la "mente furba" giustifica con fini alti e nobili.

La trasformazione delle emozioni negative è il primo passo del percorso yogico.

E la prima emozione, il primo nemico interiore che si deve affrontare è l'odio.
E la rabbia e la aggressività, che i miei amici tibetani accomunavano alla prima delle cinque famiglie mistiche.

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p.


C'è anche un altro aspetto.

Mettiamo ad esempio che io creda in Cristo, in quello che è scritto nei Vangeli.

Posso scegliere due vie a questo punto:

(1) La via della Chiesa Santa Cattolica Apostolica Romana: cioè mi metto a dire che io sono erede degli insegnamenti di Cristo, ci costruisco un organizzazione, censuro quello che non si confà alla mia visione di tale eredità (es. Vangeli gnostici/apocrifi), sostengo che la mia è la religione rivelata e le altre no, magari ad un certo punto mi metto pure a fare qualche guerra santa e a torturare i dissidenti. E, assolutamente, con i miei elicotteri, le mie scarpe di Prada, non mi sognerò mai di fare come indicato al punto (2) e cioè (vedi sotto)

(2) La via di San Francesco d'Assisi: leggo che ha detto Cristo, e poi mi rimbocco le maniche e FACCIO quel che ha fatto Cristo: vivo in povertà, vado a giro, aiuto gli ultimi, in sostanza pratico quel che leggo.

Sono due esempi estremi e volutamente semplificati, ma è per rendere l'idea: l'arcivescovo chiuso in Vaticano a decidere cosa va bene e cosa no, e il frate che ora et labora, magari andando in missione.

Chi pratica, e chi fa teoria.

Pratica:
"Insieme degli atti con cui si applicano o realizzano, concretamente a casi particolari, i principi appresi in teoria"

Teoria:
"Formulazione rigorosa e sistematica dei principi di una scienza, di una filosofia o di qualsiasi altra forma di sapere"

La prima è viva, contempla lo sporcarsi le mani e i piedi, l'apertura al diverso, la trasparenza della comunicazione e dei risultati.

La seconda, è morta senza la prima.

E' una dinamica, la trasformazione della pratica in teoria, e le conseguenti organizzazioni che ne derivano, che si vede in ogni ambito, ed è sempre la stessa, che si ripete nel tempo, con uno schema fisso e sempre uguale.

E' uno dei più grandi punti ciechi dell'umanità.

PS
per il signficato di punto cieco vedi

http://it.wikipedia.org/wiki/Punto_cieco

la caratteristica del punto cieco è che se un oggetto è nel punto cieco, non solo non lo vediamo, ma non sappiamo di non vederlo!


Penso sia una faccenda più complessa.

Quando la l'ideologia (posso accomunare ideologia e Teoria?) si fa più importante delle relazioni umani si deve creare una struttura che la difende.

La pratica come la intendi tu viene sostituita dalle attività tese a dimostrare l'importanza o la superiorità di una teoria.

Se si ha, consciamente o inconsciamente, il desiderio di costruire una struttura le cui fondamenta sono rappresentate da quella tal teoria non si lavorerà per dimostrarne la veridicità , ma per rafforzare la struttura, eliminando gli elementi che potrebbero danneggiarla.

La veridicità di una teoria è dimostrabile solo con la pratica.

Se io durante uno stage affermo che muovendo gli occhi in una determinata maniera si produce una x quantità di energia nella zona del sacro, la pratica consisterà nel ripetere l'esercizio un certo numero di volte.

Se non succede niente la teoria è errata.
Se effettivamente c'è una produzione di x energia la teoria è confermata dai fatti.


La teoria, o forse sarebbe meglio dire l'ipotesi, in alcuni casi invece, diviene autoreferenziale.

Esempio sciocco: da sempre ci insegnano che ci sono tre religioni rivelate (Islam, cristianesimo e Ebraismo), e che queste tre sono le uniche religioni monoteiste.

Basterebbe mettersi a studiare che so, lo shintoismo, l'induismo, o la religione naturale degli indiani d'America, per scoprire che tutte le religioni si basano su un Unico Dio e che tutte le religioni affermano di essere religioni rivelate.

In questo caso la Teoria , o l'ipotesi ( Le uniche religioni monoteiste sono le religioni del libro) non può essere verificata dalla pratica, perché è palesemente falsa.

La pratica, intesa come azione, diviene quella di eliminare le prove contrarie, dimenticando qualche scritto, eliminando qualche pensatore, interpretando un certo testo in una maniera plausibile, ma errata.

Il fine è positivo: portare avanti la religione del dio dell'Amore, del Dio della bibbia, e avvicinare alla luce coloro che vivono nell'oscurità.

Ma chi ne fa le spese è la verità.

Se leggi "conversazioni a tavola con Hitler" (credo si intitoli così in italiano ...) ti sorprenderai, credo, nello scoprire che "l'imbianchino" parlava di provvidenza, di educazione all'amore ecc. ecc.

Se non ci fossero il titolo e i nomi, si approverebbe il 90% delle parole dette dal Furer.

La teoria o l'ideologia che c'era sotto, era la stessa di un gruppo di scienziati e filosofi fascisti che, attorno a Julius Evola, aveva fondato il Gruppo di Ur.

C'era il fior fiore dell'Intelligentia dell'epoca.

La teoria che questo gruppo portava avanti era quella dell'aristocrazia spirituale.

Al governo delle città e delle nazioni non dovevano andarci persone scelte in base alla razza, al censo, alla religione, ma gli eletti, ovvero coloro che per qualche motivo erano più vicini alla comprensione dei grandi misteri della vita.

Forse ti sorprenderà saperlo, ma tutt'oggi, da molti, Adolf Hitler è considerato un avatar di Shiva.

La teoria era interessante, ma è difficile considerarla attendibile perché il risultato delle opere dii Fascisti e Nazisti avrebbe dovuto essere pace e prosperità per il mondo intero per mille anni.

Il nazismo ( e il fascismo degli strati più culturalmente elevati) non era un movimento politico.
Era una religione, con tanto di monaci guerrieri (gli ss, un ordine simile ai cavalieri teutonici composto in minima parte da tedeschi: c'erano indiani, tibetani, turchi, spagnoli, italiani....).

Se non lo si considerasse una religione sarebbe difficile comprendere come milioni di conterranei di Goethe e Beethoven e milioni di conterranei di Leonardo e Verdi abbiano marciato per il mondo torturando, bruciando, uccidendo senza pietà.



C'è la pratica che segue la teoria, e ne dimostra la veridicità tramite gli effetti delle azioni, e la pratica che cerca solo di confermare la teoria.

Non so se mi sono spiegato, forse no.

Non ho il dono della sintesi.

Ci riprovo.

1)Teoria: se non bevo alcolici vivo cento anni.
Che devo fare per dimostrare la veridicità della pratica?
bevo solo acqua e succhi di frutta e aspetto.
Una volta che avrò raggiunto i cento anni sarò la dimostrazione vivente della validità della teoria.




2) Teoria:se non bevo alcolici vivo cento anni.
Ho fede in questa teoria e comincio a spargere il verbo.
per aiutare i chiamiamoli così, fedeli, costruisco una fabbrica che produce e vende acqua minerale e succhi di frutta biologici.

L'impresa si allarga e molti sono felici perché gli si è data la speranza di vivere cento anni, altri perché guadagnano dalla vendita dell'acqua minerale e dei succhi di frutta, altri ancora perché odiano gli alcolisti.

Ovviamente si cercherà di far felice sempre più gente.

E se si incontra un vecchietto che a 99 anni si scola due litri di vino al giorno che si farà?

E se alcuni di coloro che bevono solo acqua muoiono giovani che si farà?

Per evitare che i dubbi serpeggino si eviterà di far circolare simili notizie.

Oppure si parlerà di eccezioni che confermano la regola.

Tutto a buon fine.

Fin quando qualcuno non perde la brocca e comincia a uccidere tutti gli alcolisti che hanno più di 80 anni e a inventarsi delle lunghe vacanze per gli astemi che muoiono giovani.


La pratica in questo caso, ovvero il bere solo acqua, passa in secondo piano rispetto alla necessità di eliminare la possibilità di dubbio e le prove della fallibilità della teoria.

Alla fine se la teoria è giusta o sbagliata non importerà più a nessuno.

L'importante sarà proteggere la struttura che si è creata e che rende felici un certo numero di persone.



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Messaggioda AT » 17 luglio 2012, 20:37

gb ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:

Mettiamo ad esempio che io creda in Cristo, in quello che è scritto nei Vangeli.

Posso scegliere due vie a questo punto:

(1) La via della Chiesa Santa Cattolica Apostolica Romana: cioè mi metto a dire che io sono erede degli insegnamenti di Cristo, ci costruisco un organizzazione, censuro quello che non si confà alla mia visione di tale eredità (es. Vangeli gnostici/apocrifi), sostengo che la mia è la religione rivelata e le altre no, magari ad un certo punto mi metto pure a fare qualche guerra santa e a torturare i dissidenti. E, assolutamente, con i miei elicotteri, le mie scarpe di Prada, non mi sognerò mai di fare come indicato al punto (2) e cioè (vedi sotto)

(2) La via di San Francesco d'Assisi: leggo che ha detto Cristo, e poi mi rimbocco le maniche e FACCIO quel che ha fatto Cristo: vivo in povertà, vado a giro, aiuto gli ultimi, in sostanza pratico quel che leggo.


Ma davvero sei così ignorante? Non ci credo. E allora perché fingi di non sapere che S. Francesco fa parte in tutto e per tutto della Chiesa Cattolica, e che la sua vocazione mistica trae linfa vitale dalla vita della Chiesa e dalle idee della Chiesa? E che tale dualismo, tra Chiesa oppressiva e dogmatica e bravi mistici, è solo nella tua immaginazione, e che semmai la Chiesa è una struttura vivente e complessa il cui nucleo più profondo è comunque la trasmissione nei secoli del messaggio cristiano? E che i meccanismi di persecuzione, volontà di potenza e controllo sono meccanismi presenti in tutta la storia umana perché appartengono alla natura del mondo in cui viviamo, e che se è vero che la Chiesa ha partecipato da carnefice talvolta a tali meccanismi, è pur sempre vero che i cristiani sono una delle categorie umane più perseguitate nel mondo attuale?

AT
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Messaggioda AT » 17 luglio 2012, 20:45

Paolo proietti ha scritto:[Dentro di noi, nella nostra natura intima, sappiamo benissimo di avere lo stesso valore di un somaro o di una foglia di sambuco.


Se è così, se io vengo da te e ti uccido non avrò commesso nulla di più grave di quando ho ucciso una zanzara che mi tormentava la notte. Ma sembra che il valore dalla vita umana sia un concetto difficile da capire per i tuoi schemi mentali.

AT
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Messaggioda AT » 17 luglio 2012, 20:48

Paolo proietti ha scritto:[Se si ha, consciamente o inconsciamente, il desiderio di costruire una struttura le cui fondamenta sono rappresentate da quella tal teoria non si lavorerà per dimostrarne la veridicità , ma per rafforzare la struttura, eliminando gli elementi che potrebbero danneggiarla.


Non è precisamente quello che fai tu continuamente, con una sfacciataggine che ogni volta mi sorprende e mi fa dire sinceramente : "ma allora è proprio un cialtrone". Scusa per l'espressione, ma volevo essere sincero.

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Messaggioda Paolo proietti » 17 luglio 2012, 22:58

AT ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:[Dentro di noi, nella nostra natura intima, sappiamo benissimo di avere lo stesso valore di un somaro o di una foglia di sambuco.


Se è così, se io vengo da te e ti uccido non avrò commesso nulla di più grave di quando ho ucciso una zanzara che mi tormentava la notte. Ma sembra che il valore dalla vita umana sia un concetto difficile da capire per i tuoi schemi mentali.


La prima osservazione che mi viene da fare è: quanti siete?
Nel senso che non ti sarà facile farmi fuori, maledetto comancheros, il mio pard Kit muore dalla voglia di spaccarti le ossa, ma gli ho chiesto di lasciar perdere.

La seconda osservazione è Ma che stai a dì? tu pensi davvero che nell'economia dell'esistenza universale la tua vita valga più di quella di un lombrico?

Se tra cento anni un solo essere vivente si ricorderà di te e delle tue divagazioni del samkhya giuro che verrò sulla tua tomba e farò un brindisi al mucchietto di ossa che un tempo si chiamava Antonio vestito da coniglietta di play boy.


un sorriso,
p.
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Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 17 luglio 2012, 23:05

AT ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:[Se si ha, consciamente o inconsciamente, il desiderio di costruire una struttura le cui fondamenta sono rappresentate da quella tal teoria non si lavorerà per dimostrarne la veridicità , ma per rafforzare la struttura, eliminando gli elementi che potrebbero danneggiarla.


Non è precisamente quello che fai tu continuamente, con una sfacciataggine che ogni volta mi sorprende e mi fa dire sinceramente : "ma allora è proprio un cialtrone". Scusa per l'espressione, ma volevo essere sincero.


Nessuno ha mai detto che tu non sia sincero.
un po' fissato e rigido tuttalpiù, ma non sincero mai.

un sorriso,
p.
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Messaggioda AT » 17 luglio 2012, 23:36

Dal punto di vista dell'"economia universale": cosa intendi? La "natura" (quale?) ? La Storia? Dio?
Nella visione cristiana, la vita umana, ogni vita umana, ha un valore speciale, soprattutto quella degli "ultimi", dei malati, di quelle persone che dal punto di vista della logica della sopravvivenza naturalistica o della volontà di potenza verrebbero considerate come "scarti" o intralci.
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. Tratto da Matteo, 25.
Ma anche in molte visioni orientali si sottolinea l'importanza speciale della vita umana, quando si dice chiaramente che l'incarnazione umana è un evento prezioso, raro, da non sprecare per le sue possibilità "verticali" di liberazione e trascendimento.
Al di là di ogni naturalismo, vi è un'idea che traspare dalla tradizione cristiana e dalla parte migliore dei sistemi orientali: l'idea che l'essere umano sia "capace" di Dio, sia fatto per Dio e che abbia quindi uno scopo ed un valore "verticali" al di là di ogni logica "orizzontale" tipica delle influenze del primo tipo. Tutto questo ha conseguenze politiche, etiche e pratiche di enorme valore, perché è la base di quella famosa "dignità della persona umana" che si oppone, ad esempio, ad ogni tentativo di ridurre l'essere umano ad ingranaggio in macchine collettive finalizzate all'utilità o alla potenza.
E vi è ad esempio il messaggio dei Vangeli, in cui addirittura Dio si incarna ed affronta limitazioni e sofferenze della condizione umana per amore dell'uomo, specialmente di quelli in condizione più difficile. Come è chiaro, quando si parla di Realtà si deve intendere qualcosa di molto più ampio della "natura". Ed in questo schema della Realtà, l'essere umano ha un valore ed una responsabilità speciali, qualitativamente diverse da quelle del mondo animale o vegetale: il valore e la responsabilità di aprirsi ad influenze diverse da quelle del primo tipo, e di coordinare tale vasto insieme di influenze in un tutto armonico. Non dico che gli animali non possano, talvolta, aprirsi ad influenze del secondo e terzo tipo, ma nel loro caso non si tratta di una responsabilità, di qualcosa a cui sono chiamati "per intrinseca vocazione". Viceversa, per l'uomo c'è tale responsabilità, tanto che il fallimento nel porsi di fronte ad essa "conduce agli inferni" (e questa idea è affermata anche in diverse visioni orientali).
C'è poi il discorso che hai fatto sulla "memoria tra cento anni". Non è certo alla storia naturale o sociale che si affida la memoria di un essere, ma a Dio. In Dio, al cospetto di Dio, dice il Corano, nemmeno un granello di sabbia del passato-presente-futuro è dimenticato. Esiste una verità su ogni singolo istante di quell'insieme di esperienze e relazioni che costituisce la mia vita. Neppure un istante di tale insieme, neppure un pensiero, è dimenticato in Dio. Per sempre.
Ultima modifica di AT il 17 luglio 2012, 23:48, modificato 2 volte in totale.

AT
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Messaggioda AT » 17 luglio 2012, 23:46

Paolo proietti ha scritto:
AT ha scritto:
Paolo proietti ha scritto:[Se si ha, consciamente o inconsciamente, il desiderio di costruire una struttura le cui fondamenta sono rappresentate da quella tal teoria non si lavorerà per dimostrarne la veridicità , ma per rafforzare la struttura, eliminando gli elementi che potrebbero danneggiarla.


Non è precisamente quello che fai tu continuamente, con una sfacciataggine che ogni volta mi sorprende e mi fa dire sinceramente : "ma allora è proprio un cialtrone". Scusa per l'espressione, ma volevo essere sincero.


Nessuno ha mai detto che tu non sia sincero.
un po' fissato e rigido tuttalpiù, ma non sincero mai.

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Siccome diverse volte mi sono sorpreso a leggerti ed a pensare "ma allora è proprio un cialtrone", ho pensato di scriverlo apertamente . Una specie di evacuazione.


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