energie nello Jnana?

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
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energie nello Jnana?

Messaggioda Thot » 3 dicembre 2011, 23:36

Salve a tutti. Tra gli yoga per l' "illuminazione" sono affascinato dalla jnana almeno per la prospettiva, cioè lo yoga della conoscenza, che permette di raggiungere l'illuminazione grazie alla speculazione intellettuale;

Ho letto, non tutto, lo jnana yoga di swami vivekananda, la bhagavad gita e jiddu krishnammurti (anch'egli associato allo jnana), ma da questi evinco l'assenza di qualsiasi riferimento alle energie quali la kundalini, il corpo sottile, i siddhi, limitandosi alla speculazione così come farebbe qualsiasi filosofia;

inoltre, che genere di illuminazione è quella dello jnana visto che non coinvolge le energie sottili e non si potrebbe trattare di samadhi?

(magari erro)

Grazie 1000, Shanti

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Re: energie nello Jnana?

Messaggioda Govinda » 5 dicembre 2011, 15:50

Thot ha scritto:Salve a tutti. Tra gli yoga per l' "illuminazione" sono affascinato dalla jnana almeno per la prospettiva, cioè lo yoga della conoscenza, che permette di raggiungere l'illuminazione grazie alla speculazione intellettuale;

Ho letto, non tutto, lo jnana yoga di swami vivekananda, la bhagavad gita e jiddu krishnammurti (anch'egli associato allo jnana), ma da questi evinco l'assenza di qualsiasi riferimento alle energie quali la kundalini, il corpo sottile, i siddhi, limitandosi alla speculazione così come farebbe qualsiasi filosofia;

inoltre, che genere di illuminazione è quella dello jnana visto che non coinvolge le energie sottili e non si potrebbe trattare di samadhi?

(magari erro)

Grazie 1000, Shanti


Credo che sia utile comprendere cosa si intende quando si parla di speculazione intellettuale...

nello jnana yoga bisogna comprendere quale è il sadhana, quali sono le pratiche spirituali da fare...

la bhagvad giita che offre dei concetti molto interessanti dà però spunti sia per una giusta pratica del karma yoga così come del bhakti yoga...

lo yoga fondamentalmente è uno e bisogna fare attenzione a non dividerlo eliminando quegli aspetti essenziali al proprio progresso spirituale...

l'elevazione della kundalini, le siddhi, non sono che il risultato di un sadhana corretto e appropriato...

il principio fondamentale dello yoga è che la
"mente diventa ciò che pensa" e dunque
qui dobbiamo comprendere come utilizzare la nostra
facoltà della conoscenza per portare avanti il nostro risveglio o illuminazine...

un jnana yoga corretto porta al samadhi... ma di nuovo, come ti dicevo, questa distinzione rischia di essere effimera... perchè
un jnana yoga corretto è intriso intimamente da un karma yoga appropriato e un bhakti yoga intimo...
e di nuovo si torna allo yoga Uno e Trino ;-)

non so se ti sono stato di qualche aiuto o spunto,

un saluto,

Govinda
Tu non sei mai solo o senza aiuto. La forza che guida le stelle guida anche te.

Shrii Shrii Anandamurti

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Re: energie nello Jnana?

Messaggioda Thot » 5 dicembre 2011, 16:06

Govinda ha scritto:
Thot ha scritto:Credo che sia utile comprendere cosa si intende quando si parla di speculazione intellettuale...

nello jnana yoga bisogna comprendere quale è il sadhana, quali sono le pratiche spirituali da fare...

la bhagvad giita che offre dei concetti molto interessanti dà però spunti sia per una giusta pratica del karma yoga così come del bhakti yoga...

lo yoga fondamentalmente è uno e bisogna fare attenzione a non dividerlo eliminando quegli aspetti essenziali al proprio progresso spirituale...

l'elevazione della kundalini, le siddhi, non sono che il risultato di un sadhana corretto e appropriato...

il principio fondamentale dello yoga è che la
"mente diventa ciò che pensa" e dunque
qui dobbiamo comprendere come utilizzare la nostra
facoltà della conoscenza per portare avanti il nostro risveglio o illuminazine...

un jnana yoga corretto porta al samadhi... ma di nuovo, come ti dicevo, questa distinzione rischia di essere effimera... perchè
un jnana yoga corretto è intriso intimamente da un karma yoga appropriato e un bhakti yoga intimo...
e di nuovo si torna allo yoga Uno e Trino ;-)

non so se ti sono stato di qualche aiuto o spunto,

un saluto,

Govinda


Ti ringrazio, dunque non esiste un sadhana proprio dello jnana, dato che non ho trovato nulla, ma è un compendio di karma e bhakti.. Conosci dei testi appropriati che spiegano la disciplina nello jnana? (mi viene in mente "lo yoga della bhagavad gita" di aurobindo)

Inoltre, tale sadhana ha a che fare con il risveglio della kundalini?

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Messaggioda Govinda » 5 dicembre 2011, 17:38

Tu dici:
Ti ringrazio, dunque non esiste un sadhana proprio dello jnana, dato che non ho trovato nulla, ma è un compendio di karma e bhakti.. Conosci dei testi appropriati che spiegano la disciplina nello jnana? (mi viene in mente "lo yoga della bhagavad gita" di aurobindo)

Inoltre, tale sadhana ha a che fare con il risveglio della kundalini?


...

Non è che non esiste, ci sono delle tradizioni che contemplano sadhana nello jnana yoga ma il termine è talmente vasto che poi diverse correnti interpretano questo termine con un'accezione specifica.

Ad esempio nel vedanta viene considerato uno dei quattro sentieri per raggiungere la salvezza.. ecco allora che se ti ritrovi con questo tipo di impostazione dovresti trovare una scuola che segue tale insegnamento vedanta...

e in questo insegnamento esistono "pratiche" anche se
poi bisogna vedere quanto sono pratiche (nel senso di concrete.. fattibili, perseguibili...)

personalmente non sono un esperto di questa tradizione del vedanta... seguo invece un insegnamento di yoga tantrico originario (nulla a che fare direttamente con la sessualità così come inteso qui Tantra in occidente)
che comprende tutti e tre gli aspetti di karma,jnana, e bhakti...

riguardo a dei testi... conosco soprattutto quelli del mio maestro Anandamurti...

in cui viene spiegato molto bene l'aspetto del jnana yoga...

che poi viene applicato attraverso due tecniche di
"meditazione" esterna (cioè quando sei nel mondo):

ardha iishvara pranidhana e madhuvidya (attraverso un mantra specifico)...

e questo ti rende un jnana yogi pratico e non puramente intellettuale...

ma poi alla base bisogna unire altra sadhana per completare oltre all'approccio esterno "oggettivo"
quello interiore "soggettivo"...

ovvero la conoscenza passa attraverso la percezione
e la percezione può e deve essere trasformata e liberata
anche attraverso un processo interiore "soggettivo" come quello della meditazione.

e qui ... potremmo andare avanti...

il punto è che un vero yoga non è una sola tecnica,
ma uno stile di vita che si fonde in ogni momento
della tua quotidianità con molteplici insegnamenti,
per far sì questa scienza dello yoga, sia veramente vissuta e non solo sfiorata in superficie....
Tu non sei mai solo o senza aiuto. La forza che guida le stelle guida anche te.

Shrii Shrii Anandamurti

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Re: energie nello Jnana?

Messaggioda Paolo proietti » 6 dicembre 2011, 13:02

Thot ha scritto:
Govinda ha scritto:
Thot ha scritto:Credo che sia utile comprendere cosa si intende quando si parla di speculazione intellettuale...

nello jnana yoga bisogna comprendere quale è il sadhana, quali sono le pratiche spirituali da fare...

la bhagvad giita che offre dei concetti molto interessanti dà però spunti sia per una giusta pratica del karma yoga così come del bhakti yoga...

lo yoga fondamentalmente è uno e bisogna fare attenzione a non dividerlo eliminando quegli aspetti essenziali al proprio progresso spirituale...

l'elevazione della kundalini, le siddhi, non sono che il risultato di un sadhana corretto e appropriato...

il principio fondamentale dello yoga è che la
"mente diventa ciò che pensa" e dunque
qui dobbiamo comprendere come utilizzare la nostra
facoltà della conoscenza per portare avanti il nostro risveglio o illuminazine...

un jnana yoga corretto porta al samadhi... ma di nuovo, come ti dicevo, questa distinzione rischia di essere effimera... perchè
un jnana yoga corretto è intriso intimamente da un karma yoga appropriato e un bhakti yoga intimo...
e di nuovo si torna allo yoga Uno e Trino ;-)

non so se ti sono stato di qualche aiuto o spunto,

un saluto,

Govinda


Ti ringrazio, dunque non esiste un sadhana proprio dello jnana, dato che non ho trovato nulla, ma è un compendio di karma e bhakti.. Conosci dei testi appropriati che spiegano la disciplina nello jnana? (mi viene in mente "lo yoga della bhagavad gita" di aurobindo)

Inoltre, tale sadhana ha a che fare con il risveglio della kundalini?


Che confusione, Thot.
Perché creare tale confusione?

Se mancano i fondamentali bisognerebbe esimersi, secondo me, dal giudicare questa o quella via.

Se non si è consci di cosa significa sadhana o sat cakra bheda bisognerebbe esimersi dallo sparare affermazione che paiono finalizzate , alla fine, a creare delle differenze
là dove non vi sono.

Il far credere che l'Jnana marga sia un qualcosa che riguarda seriosi letterati che discutono il mercoledì pomeriggio dei massimi sistemi sorseggiando caffè decaffeinato non è cosa molto saggia.

esistono tre energie fondamentali o Grandi madri: Jnana Shakti (Saraswati), kriya shakti (Laksmi), Iccha Shakti (Uma), ovvero silenzio-Luce e Vuoto.

Ogni aspirante sarà attratto da questa o quella corrente e sarà qualificato per questa o quella via.
Assolutizzare le proprie credenze e pensare che la propria via sia la più giusta per tutti è insensato.

le tre madri o Correnti sono solo punti di vista diversi, o forme diverse della Dea o Grande Madre, o Madre Divina.

Non c'è alcuna differenza sostanziale tra la sadhana dell'Jnana marga (Iti iti) e la sadhana del karma (o Kriyas) yoga.


Prajna , la persona che sperimenta susupti (sogno profondo) è permeata di perfetta ignoranza.
per perfetta ignoranza si intende perfetta non consapevolezza-perfetto egoismo-perfetta felicità.

Iil jiva si fonde nel corpo causale detto Karana.
ma nella fusione con karana esiste ancora l'individualità.
tramite il samadhi il jiva incarnato si fonde invece con mahakarana che è il corpo causale universale.

Facciamo l'esempio del coma vigile o della catalessi.
pare che l'individuo sia permanentemente nello stato del sonno profondo.
In apparenza è morto, ma i peli e le unghie continuano a crescere, il cuore, seppur lentamente, continua a battere,i polmoni continuano a insufflare aria.

Non si ha coscienza del tempo, nè del dolore fisico.
Le facce e le voci di coloro che si amano sono talvolta percepite , ma è come un sogno sognato nel sogno.

Sono suoni e immagini sfumati e nebulosi, come se si camminasse nelle neve soffice e si fosse avvolti dalla nebbia.

Il dolore altrui, le sofferenze dell'umanità non vengono prese in considerazione se non come lontani ricordi.

Al risveglio la luce ed i suoni provocano sensazioni dolorose.

Il rimettere in moto i muscoli è faticosissimo, come se non ci fosse collegamento nervoso tra la mente e le membra e la pelle fosse uno straccio vecchio.
si fa fatica a parlare.

In un certo senso dalla fusione con il corpo causale individuale, al risveglio dal coma e dalla catalessi, si ridiscende progressivamente allo stato in cui vi è fusione con il corpo psichico ed allo stato in cui vi è fusione con il corpo fisico.

Ma al risveglio dal coma la fusione con il corpo fisico significa fatica e dolore.

Piano piano ci si reintegra nella realtà, si prende sempre maggior confidenza con il movimnento corporeo e si comunica sempre meglio con gli altri, sin quando la sensazione di pace luminosa che si era esperita nel coma vigile o nella catalessi non rimane, a sua volta, se non come un lontano ricordo, un sogno sognato nel sogno.
sfuma lentamente fino a scomparire dalla memoria.

E' la realizzazione della metallizzazione.

Nello stato di coma vigile o della catalessi si ha la coscienza dello stato profondo pur mantenendo un corpo fisico vivo e la possibilità di sognare.

La perfetta non consapevolezza, il perfetto egoismo e la perfetta felicità (intesa come beata assenza di dolore) sono omogenee sui tre piani.


Se garuda si credesse un essere umano riterrebbe il volare un'attività ordinaria.


Esiste una sola tradizione.
Jnana, Karma, Bhakti sono solo parole.
Esistono solo l'essere umano e la sua aspirazione per l'assoluto.

Tutti gli insegnamenti che prendono nomi diversi ed esotici(kundalini yoga, hatha yoga, tantrismo, raja yoga, yoga vedanta....) sono parte integrante della medesima architettura meravigliosa.

Si è parlato di Cakra, di Granthi, di Kundalini come se riguardassero solo lo hatha yoga (che è Tantra, inteso come insieme di discipline che utilizza lo strumento corpo).

Si è parlato di kosa e di stati dell'essere come se riguardassero solo il vedanta.

Si è parlato di Maithuna e di siva e shakti come se riguardasse solo il tantrismo.

In realtà si sta parlando della tradizione perenne.
e tutto è collegato .

Esiste un solo processo che conduce alla liberazione ed è il doppio sentiero neti neti ed iti iti.

Disintegrazione e Reintegrazione.

Una fase ascendente, che porta alla progressiva risoluzione dei contenuti ed una fase discendente, che conduce, dopo la rettificazione mercuriale, alla reintegrazione dei contenuti.


Il viaggio di Kundalini, detto, nella tradizione षट् ṣaṭ चक्र cakra भेद bheda
(भेदन bhedana ) ovvero penetrazione dei sei cakra è il viaggio di risoluzione dei contenuti dal basso all'alto.
giunta all'apice ed unitasi con siva sotto forma di sakti, kundali ridiscende (il nettare sono i liquidi seminali prodotti dai due amanti nell'orgasmo) nel cuore e da lì ricrea i contenuti corrispondenti ai cakra inferiori.

Le guaine del Vedanta "sono" i cakra.

Nel senso che Muladhara,Swadhisthana e Manipura sono la guaina dell'alimentazione, anna maya kosha.

Dopo il risveglio di kundalini i cakra uno alla volta si aprono e fondono tutti i loro contenuti in un bija
(muladhara ad esempio è sede della dea della terra che si risolve nel bija lam). poi i petali appassiscono e kundalishakti si rivolge al cakra successivo.

Il brahma granthi che alcuni pongono nel muladhara è in realtà individuabile fisicamente(per chi si occupa di tantra) nel glande maschile e nel clitoride femminile.
la risoluzione del brahma granthi è la risoluzione della guaina dell'alimentazione cioè annamaya kosha.
ovvero l'apertura( ed il successivo appassimento) dei tre cakra inferiori : Muladhara,Swadhisthana e Manipura.

La rottura dei livelli dell'io (Samadhi) corrispondente allo scioglimento del brahma granthi provoca dolore e sofferenza sia psichica che fisica dovuti ai contenuti di manipura.

Che rappresenta laq zona delle emozioni, o buddhi inferiore.


L' ahamkara dell'Jnanin è terra,citta acqua, buddhi fuoco, manas aria.

Ogni guaina ha il suo corrispondente, per così dire , di ahamkara, citta, buddhi, manas.

ahamkara è rappresentato, qui, da muladhara.

Immagine
muladhara cakra.


Citta da Swadhisthana (inconscio, acque inferiori)

Immagine
Swadhisthana cakra.



Buddhi da manipura.

Immagine
manipura cakra


Manas da "anahata con i petali rivolti in basso".

Immagine
anahata cakra

Buddhi agisce in manipura come mente emotiva.
Tutte le sensazioni registrate da manas vengono Trasformate in emozioni che per così dire precipitano nell'inconscio Swadhisthana e da lì si manifestano direttamente nel corpo fisico dando forma fisica all'individualità ed alla personalità.

Non è un caso se la la pura fa cagare addosso o se lo stress provoca gastrite.
a a ben guardare significa anche che il nostro apparire (inteso come lineamenti,proporzioni modo di muoversi ecc) dipende in parte o totalmente dalle nostre emozioni.

a seconda guaina corrisponde invece ad Anahata Chakra e Vishuddha Chakra
è la guaina delle energie o pranomayakosa.

La sua risoluzione è lo scioglimento del nodo di vishnu.
Anche qui occorre fare attenzione: come il nodo di brahma non è situato in muladhara cakra ma sul piano di muladhara (manipura,Swadhisthana, muladhara) così il nodo del cuore non è situato nel cuore.

Il suo scioglimento è il risveglio di kundalini in vishudda.
le matrika, le sillabe (suoni ) madri ( ovvero le note musicali, le vocali...) che portano alla manifestazione dell'intero universo fisico, sono inscritte nei sedici petali di visuddha

Immagine
La risoluzione della guaina delle energie porta alla penetrazione di talu cakra, che conduce al terzo occhio o ajna cakra.
Il Manzo non Esiste

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Messaggioda Govinda » 6 dicembre 2011, 15:23

Paolo ha scritto
Se mancano i fondamentali bisognerebbe esimersi, secondo me, dal giudicare questa o quella via.

Se non si è consci di cosa significa sadhana o sat cakra bheda bisognerebbe esimersi dallo sparare affermazione che paiono finalizzate , alla fine, a creare delle differenze
là dove non vi sono.

Il far credere che l'Jnana marga sia un qualcosa che riguarda seriosi letterati che discutono il mercoledì pomeriggio dei massimi sistemi sorseggiando caffè decaffeinato non è cosa molto saggia.

esistono tre energie fondamentali o Grandi madri: Jnana Shakti (Saraswati), kriya shakti (Laksmi), Iccha Shakti (Uma), ovvero silenzio-Luce e Vuoto.

Ogni aspirante sarà attratto da questa o quella corrente e sarà qualificato per questa o quella via.
Assolutizzare le proprie credenze e pensare che la propria via sia la più giusta per tutti è insensato.

le tre madri o Correnti sono solo punti di vista diversi, o forme diverse della Dea o Grande Madre, o Madre Divina.

Non c'è alcuna differenza sostanziale tra la sadhana dell'Jnana marga (Iti iti) e la sadhana del karma (o Kriyas) yoga.



Caro Paolo,
apprezzo la tua conoscenza che elargi nei tuoi post,
concordo con te quando dici

Il far credere che l'Jnana marga sia un qualcosa che riguarda seriosi letterati che discutono il mercoledì pomeriggio dei massimi sistemi sorseggiando caffè decaffeinato non è cosa molto saggia.

e questo sicuramente jnana yoga o jnana marga non è,

la descrizione che Paolo porta del processo di risveglio della kundalini ci porta ad una rilevante considerazione

anche se ...
Ogni aspirante sarà attratto da questa o quella corrente e sarà qualificato per questa o quella via.
Assolutizzare le proprie credenze e pensare che la propria via sia la più giusta per tutti è insensato.


il processo dello yoga come percorso pratico è un processo di sintesi, così come tu sottolinei..

Tutti gli insegnamenti che prendono nomi diversi ed esotici(kundalini yoga, hatha yoga, tantrismo, raja yoga, yoga vedanta....) sono parte integrante della medesima architettura meravigliosa.


un processo verso l'Uno...

l'essere umano (uomo e donna )possiede le sue qualità distintive comuni a tutti gli uomini e donne tali su cui la scienza dello yoga, del tantra, si basa,
in modo tale da essere prorio scienza chiara e Una.
(scienza intesa che se applicata ad ogni individuo porta al medesimo risultato... la salvezza (moksha))

L'approccio che ci porta ad affermare
"che la propria via sia la più giusta per tutti "
è sicuramente insensato.

Lo yoga, il tantra, il Cammino,
individua quegli elementi unici e quelle leggi uniche e valide per l'essere umano in quanto tale, ci permette di individuare un Cammino unico e di portare dunque unità e non distinzioni in questo cammino di unione ...

e dunque lasciarsi guidare all'inizio dal pensiero
"la meta è una e le vie sono molte"
va pure bene...
ma poi scopriremo che
"la meta è una e la via è una"

le due affermazioni che sembrano opposte non lo sono se considerate in un tempo diverso.

All'inizio della nostra ricerca pensare a che le vie sono molte è rassicurante, ci aiuta anche ad essere aperti,
a cercare in più luoghi... ci dà forza nel cammino che stiamo scegliendo...

ma poi, arriva un momento in cui
è importante comprendere che la
Via è Una...

La via, è la risalita della kundalini...
e di colonna vertebrale ce ne abbiamo una sola e non molte:-)... quella è la Via...
così come tu sottolinei.

In realtà si sta parlando della tradizione perenne.
e tutto è collegato .


ed è vero tutto è collegato...
al di là di concetti e tradizioni.

e allora ecco che dobbiamo affinare e praticare
quel sadhana
che ci aiuta a percorrese tale Via...

e se il desiderio della meta è ardente...
avremo desiderio che anche la sadhana sia tale
da portarci "al più presto" verso la meta Amata...

ecco allora la necessità di avere un sadhana pratico, concreto, definito, essenziale, intenso, chiaro,
che giorno dopo giorno ci avvicini all'esperienza Ultima.

La libertà da concetti alti e complessi,
analitici ci aiuta di raggiungere invece una sintesi di azione e meditazione, di attrazione, semplice ed efficace.

E' dunque essenziale chiarire, in modo da averli limpidi, quei pochi riferimenti concettuali tali da favorire il sadhana e l'esperienza diretta personale.

Il pensiero non concettuale, inteso come ricordo continuo della Meta Adorata, è un esempio di un sadhana semplice ma efficace (Brahmavidya).

grazie,

un caro saluto a Thot e Paolo,
Govinda
Tu non sei mai solo o senza aiuto. La forza che guida le stelle guida anche te.

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Messaggioda Thot » 6 dicembre 2011, 19:07

Ho letto tutto per bene, anche se la mia ridotta conoscenza del lessico sanscrito, mi costringe ad ampliare ogni riferimento. Alla fine è come ho sempre pensato: le discipline, o sadhana, sono differenti tra loro in quanto vengono adattate al contesto antropologico di una determinata comunità. (Ad es. il mahanirvana tantra detta delle pratiche alquanto impossibili da attuare nella nostra era).
Mi viene da pensare alle mitologie che narrano dei medesimi fatti avvenuti un tempo e reinterpretati da numerose culture nei tempi successivi.

Si potrebbe parlare di un unico sadhana per un unico fine quando si è immuni dagli agenti "antropotoctoni".
Per cui le discipline yogiche non corporee sarebbero considerati come vocaboli, e lo jnanin è una monade (della filosofia vedantica), non un discepolo dello jnana, come forse anche il kryiaban. Il suo sadhana è simile o il medesimo del karma e bhakti yoga.

Ma ovunque non trovo nessun riferimento ad un unico sadhana che includa a se quei vocaboli che sembrino generare delle sottoculture, ovvero tutte le darsana, ma sembrano tutte procedere diversificandosi. Allora lo stato di buddhi o il sat chackra sono sinonimi delle discipline di questi: jnana yoga, kundalini yoga, ecc.

Grazie Paolo, Govinda e gli altri
SHANTI

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 7 dicembre 2011, 9:39

Thot ha scritto:Ho letto tutto per bene, anche se la mia ridotta conoscenza del lessico sanscrito, mi costringe ad ampliare ogni riferimento. Alla fine è come ho sempre pensato: le discipline, o sadhana, sono differenti tra loro in quanto vengono adattate al contesto antropologico di una determinata comunità. (Ad es. il mahanirvana tantra detta delle pratiche alquanto impossibili da attuare nella nostra era).


Le pratiche del Mahanirvana tantra, ovvero gli insegnamenti di Shiva alla figlia della montagna, sono basate principalmente sulla recitazione dei mantra.

Vi si parla della recitazione del Gayatri mantra e del sat Chit Ekam Brahma.

In più vengono proposti rituali di origine vaidika che, a quanto ho creduto di capire studiando la versione in italiano della traduzione di Avalon, non mi paiono cose fantascientifiche.
A quali pratiche ti riferisci?




Mi viene da pensare alle mitologie che narrano dei medesimi fatti avvenuti un tempo e reinterpretati da numerose culture nei tempi successivi.


La concezione occidentale della storia è diversa da quella orientale.
La prima si basa sulla successione temporale degli eventi.
La seconda è sincronica.
Passato e futuro sono delle illusioni, tutto è qui ed ora.
I miti non sono "fatti avvenuti un tempo", ma processi da innescare qui ed ora.

Vashista, il sacerdote della famiglia di Rama nel Ramayana, bestemmia la Dea perché dopo anni ed anni di sadhana non gli appare.

Ramakrishna nella seconda metà del 1800 bestemmia la Dea e minaccia di uccidersi con la spada rituale perché dopo anni ed anni di sadhana non gli appare.

La Dea apparirà ad entrambi con le stesse modalità, indicando i medesimi insegnamenti.

La Tradizione Perenne consiste in questo.
Intonandosi alle, chiamiamole così, vibrazioni di quel particolare devata o quel particolare yogi si diventa quel devata o quello yogi.

Se vuoi praticare hatha yoga veramente devi essere il Nataraja.

Devi danzare per gli eretici della foresta e schiacciare il nano dell'ignoranza.

Pensare ai miti come storie da cui estrarre insegnamenti morali o cosmogonici è un limite alla conoscenza dello yoga.

Il Mito deve essere parola viva che trasforma la mente.

Trasformando la mente si trasforma la percezione della realtà.

Il Corpo di Buddha è, per un buddista, l'universo stesso.
Il Corpo di lao Tse è per un taoista l'universo stesso.
Così come il corpo di Cristo per un cristiano.

L'unica maniera per essere yogi è essere Shiva.

La conoscenza in India è basata sull'intuizione sovraconscia e non sul ragionamento della mente raziocinante.

Bisogna fare attenzione a non interpretare la filosofia indiana (o cinese) con gli strumenti occidentali.
sarebbe come andare in montagna con le pinne e la maschera da sub.

Si potrebbe parlare di un unico sadhana per un unico fine quando si è immuni dagli agenti "antropotoctoni".
Per cui le discipline yogiche non corporee sarebbero considerati come vocaboli, e lo jnanin è una monade (della filosofia vedantica), non un discepolo dello jnana, come forse anche il kryiaban. Il suo sadhana è simile o il medesimo del karma e bhakti yoga.


Non esistono discipline yogiche non corporee.

Esiste una diversa percezione del corpo in relazione ai diversi stati di coscienza.
La divisione tra corpo e mente o tra spirito e materia è una concezione occidentale.

Il corpo è parte dell'anima.
Discepolo dello Jnana non significa niente.
Tutti i sadhana sono riti e quindi karma (azione rituale).
Il devoto che che canta i bhajan compie un rito.
Lo hathayogin che assume un asana compie un rito.
Lo jnanin che esamina i propri contenuti psichici e cerca La radice dei propri pensieri compie un rito.

Tutti i sadhana (che significa allenamento) sono karma yoga.

Il Kundalini yogin che sente la dea salire sino alla fontanella e ridiscendere nel loto del cuore dove Kundali shakti gli appare in forma umana, è un devoto della Dea.
Lo jnanin che tiene la mente costantemente sul Principio percepito come forma nello spazio o come Spazio illimitato, è un devoto del Brahman.
Il cantante che dedica alla devi le sue strofe è un devoto della Dea.

Tutti i sadhana sono bhakti.

Lo hatha yogin che si ferma in un asana ed osserva dall'interno la postura del suo corpo sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione su un processo fisico.

Il bhakti che si concentra sulla statua di Ganesha sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione sulla forma particolare del Principio.

L'erudito che si ferma a cercare di comprendere il significato non solo letterale di Tat Tvam Asi sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione sulla vibrazione del principio.

Tutti i sadhana sono Jnana yoga.

Maya non è illusione, ma molteplicità.
Penetrare e risolvere i cinque veli di maya significa vedere la realtà Una e non le diverse realtà, ovvero la molteplice manifestazione.

A seconda delle qualificazioni di un aspirante yogi il maestro gli proporrà questo o quel sadhana, quella sequenza di movimenti, quel mantra, quella tecnica di auto indagine (Ko'Ham).

Ma lo Yoga è uno.

C'è un principio immoto.( shiva)
C'è una capacità di azione(shakti).
C'è uno stato di beatitudine nato dalla consapevolezza dell'unità dei due.
C'è un raggio coscienziale che si manifesta come energie sottili.
C'è una serie di oggetti o fenomeni connaturati a quelle energie.

Il principio è SAT.
La capacità di azione è CIT.
La Beatitudine è ANANDA.
Le energie sottili sono i nomi NAMA.
Gli oggetti sono le forme RUPA.
SAT_CIT_ANANDA_NAMA_RUPA, sono la stessa cosa, la stessa REALTA' Una ed indivisibile.

Lo yoga consiste nell'avviare quei processi psicofisici che rimuovono i blocchi che impediscono di vedere l'unità fondamentale della manifestazione.

Pensare che lo Yoga siano gli strumenti e che vi siano strumenti identici giusti per ciascuno di noi significa scambiare il dito che indica la luna per la luna.

Il fine del falegname è costruire la sedia, non possedere la sega ed il martello.





Ma ovunque non trovo nessun riferimento ad un unico sadhana che includa a se quei vocaboli che sembrino generare delle sottoculture, ovvero tutte le darsana, ma sembrano tutte procedere diversificandosi. Allora lo stato di buddhi o il sat chackra sono sinonimi delle discipline di questi: jnana yoga, kundalini yoga, ecc.


Esiste un sadhana diverso per ciascuno di noi.
Ma il sadhana non genera un darshana.
Darshana significa punto di vista filosofico.
Ed i sei darshana non sono assolutamente in opposizione tra lor,o ma sono complementari.
I veda sono il corpo dell'universo.
I darshana sono i sei sensi.
Il Mimansa è l'udito, il samkhya il tatto,lo Yoga la vista, il vedanta la mente ecc. ecc.
La divisione tra di essi è frutto di una cultura filo-occidentale sviluppatasi quando le università indiane erano in mano agli inglesi.

In realtà, il Vedanta è tutto ciò che proviene dalle upanishad (le 108 upanishad principali) che sono la quarta parte dei veda.

Kundalini Yoga ad esempio è vedanta, perchè tutto ciò che riguarda chakra, nadi ecc. proviene dealla Kundalini yoga Upanishad.

Bisogna fare attenzione a mantenere sempre l'animo del ricercatore puro.
Andare al di là dei pregiudizi e delle credenze.

La filosofia indiana è un'architettura mirabile definita sanathana Dharma o Filosofia perenne.
Andare alle fonti, studiare le Upanishad ed il Vedanta, è necessario se si vuole cominciare a comprendere il significato reale dello Yoga.

Grazie Paolo, Govinda e gli altri
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Messaggioda Govinda » 7 dicembre 2011, 15:39

Thot ha scritto:le discipline, o sadhana, sono differenti tra loro in quanto vengono adattate al contesto antropologico di una determinata comunità.
...
Si potrebbe parlare di un unico sadhana per un unico fine quando si è immuni dagli agenti "antropotoctoni".
...
Ma ovunque non trovo nessun riferimento ad un unico sadhana che includa a se quei vocaboli che sembrino generare delle sottoculture, ovvero tutte le darsana, ma sembrano tutte procedere diversificandosi. Allora lo stato di buddhi o il sat chackra sono sinonimi delle discipline di questi: jnana yoga, kundalini yoga, ecc.

Grazie Paolo, Govinda e gli altri
SHANTI


Ciao Thot...
per avere un unico sadhana ti consiglio di trovare un unico maestro... o meglio di scegliere un maestro che
ti offra gli strumenti per percorrere la via...
un Guru ancora meglio.. un Sadguru ancora meglio... ;-)

un saluto...

Govinda
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Messaggioda Thot » 8 dicembre 2011, 17:39

Paolo proietti ha scritto:Le pratiche del Mahanirvana tantra, ovvero gli insegnamenti di Shiva alla figlia della montagna, sono basate principalmente sulla recitazione dei mantra.

Vi si parla della recitazione del Gayatri mantra e del sat Chit Ekam Brahma.

In più vengono proposti rituali di origine vaidika che, a quanto ho creduto di capire studiando la versione in italiano della traduzione di Avalon, non mi paiono cose fantascientifiche.
A quali pratiche ti riferisci?


Si è vero, ho letto la versione di Norton e quando la prima parte propone rituali come: tracciare figure geometriche a terra e sacrificare determinati animali all'interno, purificarsi con acqua alla sorgente, fiori e cibi non esistenti al di fuori della flora indiana, ecc. la seconda parte riguarda le regole da seguire all'interno della società e qui viene condannato l'adulterio con la sfigurazione della donna, la castrazione, ecc.




La concezione occidentale della storia è diversa da quella orientale.
La prima si basa sulla successione temporale degli eventi.
La seconda è sincronica.
Passato e futuro sono delle illusioni, tutto è qui ed ora.
I miti non sono "fatti avvenuti un tempo", ma processi da innescare qui ed ora.

Vashista, il sacerdote della famiglia di Rama nel Ramayana, bestemmia la Dea perché dopo anni ed anni di sadhana non gli appare.

Ramakrishna nella seconda metà del 1800 bestemmia la Dea e minaccia di uccidersi con la spada rituale perché dopo anni ed anni di sadhana non gli appare.

La Dea apparirà ad entrambi con le stesse modalità, indicando i medesimi insegnamenti.

La Tradizione Perenne consiste in questo.
Intonandosi alle, chiamiamole così, vibrazioni di quel particolare devata o quel particolare yogi si diventa quel devata o quello yogi.

Se vuoi praticare hatha yoga veramente devi essere il Nataraja.

Devi danzare per gli eretici della foresta e schiacciare il nano dell'ignoranza.

Pensare ai miti come storie da cui estrarre insegnamenti morali o cosmogonici è un limite alla conoscenza dello yoga.

Il Mito deve essere parola viva che trasforma la mente.

Trasformando la mente si trasforma la percezione della realtà.

Il Corpo di Buddha è, per un buddista, l'universo stesso.
Il Corpo di lao Tse è per un taoista l'universo stesso.
Così come il corpo di Cristo per un cristiano.

L'unica maniera per essere yogi è essere Shiva.

La conoscenza in India è basata sull'intuizione sovraconscia e non sul ragionamento della mente raziocinante.

Bisogna fare attenzione a non interpretare la filosofia indiana (o cinese) con gli strumenti occidentali.
sarebbe come andare in montagna con le pinne e la maschera da sub.


Allora i miti, o devata, rappresentano il simbolo onniperenne privi del sé personale in quanto chiunque acceda al simbolo che il devata rappresenta si appropria di quel sé incarnandolo.
Qui mi verrebbe in mente la concenzione occidentale del timore di Dio, cioè non immaginare di uguagliare Dio e quella orientale per cui noi siamo e possiamo essere Dio.

Non esistono discipline yogiche non corporee.

Esiste una diversa percezione del corpo in relazione ai diversi stati di coscienza.
La divisione tra corpo e mente o tra spirito e materia è una concezione occidentale.

Il corpo è parte dell'anima.
Discepolo dello Jnana non significa niente.
Tutti i sadhana sono riti e quindi karma (azione rituale).
Il devoto che che canta i bhajan compie un rito.
Lo hathayogin che assume un asana compie un rito.
Lo jnanin che esamina i propri contenuti psichici e cerca La radice dei propri pensieri compie un rito.

Tutti i sadhana (che significa allenamento) sono karma yoga.

Il Kundalini yogin che sente la dea salire sino alla fontanella e ridiscendere nel loto del cuore dove Kundali shakti gli appare in forma umana, è un devoto della Dea.
Lo jnanin che tiene la mente costantemente sul Principio percepito come forma nello spazio o come Spazio illimitato, è un devoto del Brahman.
Il cantante che dedica alla devi le sue strofe è un devoto della Dea.

Tutti i sadhana sono bhakti.

Lo hatha yogin che si ferma in un asana ed osserva dall'interno la postura del suo corpo sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione su un processo fisico.

Il bhakti che si concentra sulla statua di Ganesha sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione sulla forma particolare del Principio.

L'erudito che si ferma a cercare di comprendere il significato non solo letterale di Tat Tvam Asi sta sostituendo al dialogo interiore la concentrazione sulla vibrazione del principio.

Tutti i sadhana sono Jnana yoga.

Maya non è illusione, ma molteplicità.
Penetrare e risolvere i cinque veli di maya significa vedere la realtà Una e non le diverse realtà, ovvero la molteplice manifestazione.

A seconda delle qualificazioni di un aspirante yogi il maestro gli proporrà questo o quel sadhana, quella sequenza di movimenti, quel mantra, quella tecnica di auto indagine (Ko'Ham).

Ma lo Yoga è uno.

C'è un principio immoto.( shiva)
C'è una capacità di azione(shakti).
C'è uno stato di beatitudine nato dalla consapevolezza dell'unità dei due.
C'è un raggio coscienziale che si manifesta come energie sottili.
C'è una serie di oggetti o fenomeni connaturati a quelle energie.

Il principio è SAT.
La capacità di azione è CIT.
La Beatitudine è ANANDA.
Le energie sottili sono i nomi NAMA.
Gli oggetti sono le forme RUPA.
SAT_CIT_ANANDA_NAMA_RUPA, sono la stessa cosa, la stessa REALTA' Una ed indivisibile.

Lo yoga consiste nell'avviare quei processi psicofisici che rimuovono i blocchi che impediscono di vedere l'unità fondamentale della manifestazione.

Pensare che lo Yoga siano gli strumenti e che vi siano strumenti identici giusti per ciascuno di noi significa scambiare il dito che indica la luna per la luna.

Il fine del falegname è costruire la sedia, non possedere la sega ed il martello.


Allora lo yogi non decide se praticare una disciplina yogica a discapito di un'altra ma la sua pratica, se rivolta al suo fine, comprende già tutti i vocaboli che erroneamente potremmo definire pratiche a se, cioè quelle yogiche conosciute: hatha, jnana, bhakti, karma, ecc. >Essere yogi significa praticarle, concepirle, personificarle tutte, può essere sia un hathayogin che uno jnanin che altri, forse anche un tantrika



Esiste un sadhana diverso per ciascuno di noi.
Ma il sadhana non genera un darshana.
Darshana significa punto di vista filosofico.
Ed i sei darshana non sono assolutamente in opposizione tra lor,o ma sono complementari.
I veda sono il corpo dell'universo.
I darshana sono i sei sensi.
Il Mimansa è l'udito, il samkhya il tatto,lo Yoga la vista, il vedanta la mente ecc. ecc.
La divisione tra di essi è frutto di una cultura filo-occidentale sviluppatasi quando le università indiane erano in mano agli inglesi.

In realtà, il Vedanta è tutto ciò che proviene dalle upanishad (le 108 upanishad principali) che sono la quarta parte dei veda.

Kundalini Yoga ad esempio è vedanta, perchè tutto ciò che riguarda chakra, nadi ecc. proviene dealla Kundalini yoga Upanishad.

Bisogna fare attenzione a mantenere sempre l'animo del ricercatore puro.
Andare al di là dei pregiudizi e delle credenze.

La filosofia indiana è un'architettura mirabile definita sanathana Dharma o Filosofia perenne.
Andare alle fonti, studiare le Upanishad ed il Vedanta, è necessario se si vuole cominciare a comprendere il significato reale dello Yoga.


Sconoscevo l'associazione darshana-6 sensi; Purtroppo non sono ancora entrato in contatto con i veda, studiando principalmente tantrismo, ma se se ciò che mi hai mostrato va al di la della filosofia vedica (che studierò), anche il tantra e altre discipline farebbero parte della medesima ricerca dell'uno ..

Grazie a te.
Un sorriso, P.


A te per la lezione, shanti;

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Messaggioda Thot » 8 dicembre 2011, 17:43

Govinda ha scritto:Ciao Thot...
per avere un unico sadhana ti consiglio di trovare un unico maestro... o meglio di scegliere un maestro che
ti offra gli strumenti per percorrere la via...
un Guru ancora meglio.. un Sadguru ancora meglio... ;-)

un saluto...

Govinda


Si hai ragione ma non conosco nessuno in italia, leggo poi che esitono pochi Sadguru.. Potresti illuminarmi sulla presenza di questi nel nostro territorio? o devo necessariamente emigrare..

Un saluto anche a te :D

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 8 dicembre 2011, 18:12

Sconoscevo l'associazione darshana-6 sensi; Purtroppo non sono ancora entrato in contatto con i veda, studiando principalmente tantrismo, ma se se ciò che mi hai mostrato va al di la della filosofia vedica (che studierò), anche il tantra e altre discipline farebbero parte della medesima ricerca dell'uno ..


La differenza tra tantrashastra e Vedanta è fittizia.

Molto spesso è un residuo dell'epoca coloniale quando chi pubblicava dei testi tantrici rischiava spesso di essere processato.

Ramakrishna, riconosciuto dagli shankaracharya e istruito all'advaita Vedanta da Totapuri era un devoto della Dea.
Era sua moglie, Sarada Devi, che sedeva sulla pelle di tigre.

Ramana era un tantrico, sedeva sulla pelle di tigre,dava l'iniziazione con l'imposizione delle mani e prima di morire consacrò uno sri yantra shakta (quelli con il triangolo centrale o kamakala, rivolto in basso).
Sia Ramana che Ramakrishna pare fossero usi a citare il medesimo detto:
vaisnava nel parlare, shaiva nel vestire, shakta nel cuore.

ti incollo un brano che ho postato su "Ipitagorici.it/forum" su Vashista:
Immagine


Disse Tara: Tu hai parlato di due Kaula-Bhairava, Buddha e Vashista.
Dimmi, con quale mantra essi divennero siddha?

Rispose Shiva: Janardana è l'eccellente Deva in forma di Buddha [...]
Colui che purifica i cinque tattva e ne partecipa dopo averli offerti è Bhairava .

Tara Tantra I,2 - IV,10.


Tara, nell'induismo e nel buddismo , è Colei che dona la conoscenza (Jnana).
Conoscenza che viene trasmessa mediante il rito del Panchatattva o rito delle cinque M (Vino, Carne, Pesce Cereali tostati, rapporto sessuale.

Rito che accomuna il Buddha e il Muni Vashistha.

Il loro incontro è narrato nel Rudrayamala (XVII capitolo) e nel Brahmayamala(I libro) [ cfr.Avalon- "Shakti e Shakta"-Chinachara].

Dopo essersi ritirato in una grotta per seimila anni a recitare il mantra della Dea, Vashistha, infuriato pern avere avuto neppure una sfuggente visione della "Figlia della Montagna" , si reca da suo padre , Brahma, lamentandosi dell'inefficacia del suo sadhana e minacciando bestemmie.
"Ma dai" gli dice il Creatore "tu sei una pasta d'uomo e sei molto versato nello yoga e nel Vedanta.
Continua a invocare la Dea e adorala.
Se sarai completamente assorto in Lçei prima o poi si farà viva."

Vashista si ritira per altri mille anni, ma non succede niente.
Alla fine sbotta e comincia a imprecare contro la Mahavidya.

La Devi gli appare all'improvviso, in carne ed ossa.
"Perché bestemmi senza motivo?" disse al muni "Tu non comprendi i miei insegnamenti e non sai come praticare il culto.
Come può l'uomo o il deva, aspirare a vedere i miei piedi di loto con la sola pratica dello yoga?
Il mio culto [Dhyana nel testo originale] è senza austerità né dolore.
Il mio sadhana è puro e va oltre i Veda.
Continua a seguire gli insegnamenti dell'Atharvaveda, e recati in Mahachina, nel paese dei Bauddha.
Là dopo aver visto i miei piedi di loto, o Maharishi, diverrai un grande Siddha".
proferite queste parole la Dea svanì nell'aria.
Vashista si mette in cammino ed arriva in Tibet (Mahachina), nella dimora del Buddha.
E rimane sconvolto.
Il beato ed i siddha che a lui si accompagnano vanno in giro nudi, bevendo vino, mangiando carne e facendo l'amore con donne bellissime.
"Ma come è possibile che i siddha si dedichino a riti che sono al di là dei Veda?" chiede Vashista al Buddha "Come possono questi atteggiamenti condurre alla purificazione della mente?"

Buddha sorride, e con gli occhi ancora arrossati dall'alcol, gli rivela la via per realizzare l'identità con Rudra:
"Con la mente penetrata dalla discriminazione [viveka] ritirati in un luogo isolato, liberati dalle passioni e, compreso il vero significato dei Veda, percorri il sentiero dello Yoga.
Poi comincia a praticare il Pranayama.
All'inizio [adhama] il corpo comincerà a sudare.
Poi [madhyama] lo sentirai tremare.
Infine [Para] realizzerai il siddhi della levitazione.
Colui che distrugge il manas e ottiene i siddhi con il Pranayama è maestro nello Yoga.
A questo punto dedicati alla devozione di Brahma, Krishna e Rudra.
Quando avrai compreso che Brahma, visnu e Shiva sono irrequieti come i vortici di vento, fissa la mente sulla Shakti, Colei che che è forma di Coscienza (ChidRupini).
Colei che è Cit e Ananda.
Colei che è Jnana.
la Devi è raudri dalle 18 braccia, amante del vino e della carne.
Trova rifugio in lei, fai japa con il suo Mantra.
E' grazie a questa via che Brahma divenne il creatore.
E' grazie a questa via che Visnu, la cui sostanza è sattva, divenne il protettore.
E' grazie a questa via che Hara, il collerico, divenne il distruttore.
Questo è il kaula marga.
Se vi è Shakti si diviene Yogi in sei mesi di pratica.
Senza Shakti neppure Shiva può fare alcunché."

Udite queste parole, vashista si mise a praticare il rituale del vino (madirasadhana) e dopo aver ripetutamente praticato il rito dei cinque tattva con vino, carne, pesce, grano tostato e shakti, divenne un siddha.


Immagine[/quote]
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Messaggioda Thot » 9 dicembre 2011, 23:39

Davvero interessante; da qui mi è più chiaro :)

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Messaggioda Govinda » 14 dicembre 2011, 16:15

Thot ha scritto:
Govinda ha scritto:Ciao Thot...
per avere un unico sadhana ti consiglio di trovare un unico maestro... o meglio di scegliere un maestro che
ti offra gli strumenti per percorrere la via...
un Guru ancora meglio.. un Sadguru ancora meglio... ;-)

un saluto...

Govinda


Si hai ragione ma non conosco nessuno in italia, leggo poi che esitono pochi Sadguru.. Potresti illuminarmi sulla presenza di questi nel nostro territorio? o devo necessariamente emigrare..

Un saluto anche a te :D


Ciao Thot,
la questione del Guru e Sadguru è delicata.
Personalmente credo che due siano i punti da considerare:
- l'insegnamento teorico e pratico che un guru offre
- la sua condotta

L'insegnamento è importante che risuoni con il tuo "cuore", che ti ispiri...
La condotta è importante che sia d'esempio e coerente con quanto insegna.

Già altri post hanno affrontato l'argomento sulle qualità di un Guru.
Vedi ad esempio:
http://www.yoga.it/forum/viewtopic.php?t=3336&highlight=guru+qualit%E0

Nel mio percorso ho cercato, conosciuto, confrontato e riflettuto su quanto andavo conoscendo; ma soprattutto ho pratico, provato, sperimentato in prima persona.

Molti insegnamenti mi sono piaciuti così come molti maestri spirituali, guru, persone "illuminate"...

In questa ricerca ho sempre cercato anche di conoscere la vita, l'opera, le scelte che ha che hanno compiuto...

Tra i maestri e gli illuminati che apprezzo per il loro insegnamento:
Paramahansa Yogananda
Sivananda Saraswati
Amrita Anandamayi

Swami Kriyananda
Omram Michael Ivanov

La questione se giudicarli Guru, Sadguru.. o con altri titoli più appropriati è delicata e richiede il giusto rispetto.

Personalmente mi tengo lontano dal dare giudizi di merito o grado... e anche dal condividere impressioni in pubblico per non toccare la sensibilità di quanti apprezzano l'insegnamento e l'opera di tali personalità.

un solo insegnamento mi ha conquistato fino in fondo...
è quello del mio maestro e Sadguru

Shrii Shrii Anandamurti

Essendo un suo "allievo", di lui posso darti piena garanzia di grandi conoscenze, grandi capacità, grande esempio,
grande coerenza.... (e la lista continuerebbe per molto ;-) )

Naturalmente immagino che molti altri potranno lodare le doti e qualità dei loro rispettivi maestri...
e lascio a loro la parola per portare elogi a quelle personalità che ho nominato
ma anche ad aggiungere dalla loro personale esperienza
nomi di altri maestri ...

un caro saluto,

Govinda
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