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tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
eracle
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Messaggioda eracle » 9 gennaio 2010, 2:31

mah,
io mi sono letto la vocina wikipedia sulla samadhi e non ci ho visto molte differenze.
tu che dici, at?
ciao

AT
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Messaggioda AT » 9 gennaio 2010, 16:39

Qui sul forum ci sono diversi studiosi di Patanjali che potrebbero rispondere. Io personalmente non considero gli yogasutra come un riferimento spirituale supremo, ma solo come una nobile e profonda testimonianza. Testimonianza come minimo di:
-Un costante riferimento al mondo dell'Essere e dell'eternità al di là del divenire. Una vera e propria filosofia dell'Essere, e un sentiero per guardare al di là del mondo della relatività, dell'incertezza e del mutamento.
-Una testimonianza autentica, per chi la sappia leggere, della natura spirituale dell'uomo e del dato fondamentale che l'essere umano non è fatto per vivere, appagato o inappagato, nei limiti di questo mondo, ma per guardare al di là di esso, verso una liberazione e verso l'Eternità. In una parola, una testimonianza a favore della destinazione trascendente dell'essere umano.
-Un'etica pratica finalizzata alla graduale apertura dell'uomo verso influenze spirituali, irriducibili a ogni influenza vitale basata sulla volontà di potenza, sull'istinto di sopravvivenza o sulla semplice razionalità utilitaria.
Con queste premesse, (come minimo), il tentativo di Matasilogo di fornire una versione materialistica della testimonianza di Patanjali, o una strumentalizzazione soltanto utilitaria dello yoga o del samadhi (lo yoga sarebbe "soltanto" un modo per "vivere meglio", il samadhi servirebbe "soltanto" per affrontare meglio lo stress) mi sembra un totale e tragico fraintendimento di una nobile filosofia. Come dire: la piatta mentalità utilitaristica che pretende di reinterpretare, snaturandone completamente il senso, anche le testimonianze filosofiche che invece hanno valore proprio perché consentono di guardare al di là di tale mentalità.

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I fari

Messaggioda matasilogo » 9 gennaio 2010, 20:41

Mi sembra di capire che hai stralciato un intervento molto più duro e te ne va merito.
L'atteggiamento comunque è sempre quello che mi ha indotto il 3 novembre scorso, a qualificare AT e Paolo Proietti, ai quali avevo spesso rivolto il mio plauso per le dotte citazioni e che condividono molti orientamenti e forme verbali, come i FARI che illuminano le ferme posizioni degli scogli, ed esistono per i naviganti, pur con le necessarie precisazioni che si trovano in: http://yogaapaia.it/?p=261.
Le restrizioni che i FARI ritengono esistere nella mia visione, forse potrebbero evaporare se provassero a leggere la quinta puntata del romanzo su: http://yogaapaia.it/ ed altri spezzoni comparsi altrove sul samadhi indotto in modo tantrico oppure conoscendomi veramente. Di utilitaristico ho poco. Seguite gli sviluppi futuri ed avrete delle sorprese. Ci sono naturalmente molti altri modi.
Lo sapevate che la periodica entrata nel samadhi, se praticato nelle sue varie modalità, induce una costante visione atemporale, esente da paura, rabbia e desiderio di contrapposizione?
Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
Nella Natura, nello Yoga, nella Scienza i percorsi si intrecciano e producono l'evoluzione.
Il cambiamento è vita. Meglio collaborare che confliggere.
OM

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Messaggioda Paolo proietti » 9 gennaio 2010, 22:11

Lo sapevate che la periodica entrata nel samadhi, se praticato nelle sue varie modalità, induce una costante visione atemporale, esente da paura, rabbia e desiderio di contrapposizione?

ah si?
interessante.
e, dimmi, se vuoi,secondo te cosa è che ti ha spinto a rispondere al messaggio di At con un tono che può apparire polemico ed a rinvangare una cosa di due mesi fa?

un sorriso.
r.
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Contrapposizione o dialogo?

Messaggioda matasilogo » 10 gennaio 2010, 0:50

Contrapposizione vuol dire essere contro, io non vado contro i FARI o contro i mulini a vento, espongo pacatamente (senza acredine che ho visto altrove ed anche da te) le mie esperienze e conoscenze. Le sperienze e conoscenze non sono contro nessuno. Ci sono e basta. Ho fatto un percorso di vita che espongo e che con lo YOGA, come lo ho utilizzato e compreso, ho migliorato la mia salute ed ho raggiunto successi in campo della tecnologia e dei rapporti interpersonali, salvo con persone che ritengono in modo rigido di avere la verità. Io no, tanto e vero che ritengo tutto perfezionabile. Vi ho accomunati nella funzione di FARI di tanta cultura, non era chiaro? Possiamo dialogare ancora o bisogna chiudere? per non fare brutta figura?
Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
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tantra

Messaggioda matasilogo » 10 gennaio 2010, 1:03

eracle ha scritto:mah,
io mi sono letto la vocina wikipedia sulla samadhi e non ci ho visto molte differenze.
tu che dici, at?
ciao

Ho vissuto molti tipi di Samadhi, come d'altra parte descrive Patangiali, Come promesso da alcuni giorni, puoi trovare una rappresentazione tantrica dalla prima pagina del mio sito, come quinta puntata del romanzo interattivo, però tra qualche giorno verrà automaticamente regredita in altre pagine. Io tengo conto della pratica, la teoria la lascio ai FARI che illuminano i mari al disopra delle nebbie.
Io sono un navigante e mi fermo ai porti quanto basta se no mi marciscono le vele Auguri a tutti iUuuu---...
Leggi i Sutra di Patangiali Edizione tradotta da Taimni o Iyengar.
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Messaggioda AT » 10 gennaio 2010, 1:33

Come ho già detto, se hai tratto benefici pratici dallo yoga sono contento, perché anche io penso che lo yoga abbia vantaggi utilitari. La razionalità utilitaria non è brutta e cattiva: è una componente essenziale del ragionamento etico. Poi però c'è anche molto altro, ed è questo che la mentalità utilitaria non capisce.
Per me sarebbe cosa buona e giusta se tu prendessi coscienza di un fatto incontestabile: la tua interpretazione di Patanjali, nonché il linguaggio che usi per filosofeggiare sulle religioni, sono inaccettabili. Carichi di pregiudizi pesanti come macigni, che poco si addicono ad uno che proclama di essere aperto ad una ricerca seria. Dici di essere un pratico, ma poi ami costruire visioni dello yoga, delle religioni, della morte, dello spirito. Forse non ti rendi nemmeno conto di quanto ami sfornare a ripetizione costruzioni filosofiche discutibilissime e cariche di miti malefici, molto, ma molto più di quanto non faccia io, che mi limito ad esprimere dubbi e critiche, senza definire mai una visione del mondo compiuta. Il linguaggio che usi e i concetti che sviluppi sono, per come la vedo io, un pugno in faccia ad una sana interpretazione di qualunque forma di yoga, nonché una bizzarra sequenza di pregiudizi antimetafisici e scientistici. Sono disponibile, se ho tempo, ad approfondire alcuni argomenti, a condizione di non partire troppo per la tangente con strani miscugli di linguaggi scientifici e fantasie personali: preferisco un linguaggio semplice e diretto.
Ultima modifica di AT il 10 gennaio 2010, 1:57, modificato 3 volte in totale.

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Messaggioda AT » 10 gennaio 2010, 1:48

E poi, in definitiva, quella di Patanjali non è una tradizione morta, ma esistono tuttora esponenti significativi che si situano su tale scia. Cosa penserebbero tali esponenti delle tue bizzarre costruzioni? Ciò che induce alla critica aspra, non è il fatto che tu ami filosofeggiare (ripetendo, a dire il vero, sempre i soliti argomenti con una staticità sorpendente per uno che ama il divenire e l'evoluzione): di argomenti come i tuoi se ne trovano purtroppo in abbondanza. E' un segno di malattia dei nostri tempi.
Quando però ricolleghi le tue speculazioni antimetafisiche al nome di Patanjali, e utilizzi il suo sistema per giustificare i tuoi limitatissimi pregiudizi personali, è chiaro che c'è qualcosa che non va. Io spero che prima o poi tu te ne renda conto.

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Re: tantra

Messaggioda AT » 10 gennaio 2010, 1:51

matasilogo ha scritto:
eracle ha scritto:mah,
io mi sono letto la vocina wikipedia sulla samadhi e non ci ho visto molte differenze.
tu che dici, at?
ciao

Ho vissuto molti tipi di Samadhi, come d'altra parte descrive Patangiali, Come promesso da alcuni giorni, puoi trovare una rappresentazione tantrica dalla prima pagina del mio sito, come quinta puntata del romanzo interattivo, però tra qualche giorno verrà automaticamente regredita in altre pagine. Io tengo conto della pratica, la teoria la lascio ai FARI che illuminano i mari al disopra delle nebbie.
Io sono un navigante e mi fermo ai porti quanto basta se no mi marciscono le vele Auguri a tutti iUuuu---...


Pensi che esista un significato del samadhi? E se tale significato esiste, non trovi che sia agli antipodi delle tue fissazioni? Ma allora, che razza di samadhi hai vissuto?

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non commento

Messaggioda matasilogo » 10 gennaio 2010, 14:18

non commento:
sono inaccettabili.
visione del mondo compiuta
un pugno in faccia
malattia dei nostri tempi.
tuoi limitatissimi pregiudizi personali,
qualcosa che non va
agli antipodi delle tue fissazioni?
• Flame

http://it.wikipedia.org/wiki/Flame

• la presenza di bias valutativi, ossia di distorsioni nella capacità di valutazione delle situazioni, dovuti a varie cause (culturali, sociali o psicologiche),
• il framing, ossia un processo inevitabile di influenza selettiva sulla percezione dei significati che un individuo attribuisce a parole o frasi,
• i pregiudizi veri e propri, positivi o negativi che siano, anch'essi fonti di numerosi studi,
• gli schemi comportamentali,
• e come si formano i processi decisionali, talvolta influenzati dal tempo a disposizione[3] e le euristiche connesse.[4]
Secondo lo studio che ha pubblicato Nicholas Epley, psicologo dell'Università di Chicago[6] sul Journal of Personality and Social Psychology[7], capiamo perfettamente il tono di una mail solo nel 50 % dei casi, anche se ci aspettiamo che ciò accada molto più spesso. Lo studio, effettuato su 60 studenti universitari disposti a coppie, rivelava che ognuno interpretava il tono della mail in base al proprio umore del momento. Per Epley ciò dipende da una forma di egoismo e di incapacità di scindere il proprio umore dalle percezioni circostanti. Come indica questo studio, nelle mail ciò provoca fraintendimenti, e può dar vita a situazioni di conflitto. A maggior ragione, in una situazione di chat o forum, dove alla mediazione dell'interazione si aggiunge la velocità con cui interagiamo, i fraintendimenti sono ancora più probabili
1. Il pioniere di questi studi è stato Erving Goffman, che dal 1959 ha usato la metafora del teatro per parlare del nostro modo di interagire con gli altri, e che distingueva tra interazione mediata (attraverso un medium di comunicazione come per esempio il telefono), faccia a faccia (in cui possiamo usare anche il linguaggio non verbale) e l'interazione quasi-mediata dei media come la televisione. Naturalmente gli studi hanno superato molte delle sue tesi, ma inevitabilmente partono da lì, e la metafora del teatro resta comunque molto efficace.
2. ^ Una scorsa veloce alle teorie principali e ai concetti chiave si trova in [www.sociologiadip.unimib.it/dipartimento/ricerca/pdfDownload.php?idPaper =149 Il concetto di ruolo nella teoria sociologica, paper di dottorato di Daniela Cherubini]
l' interazione tra gruppi o nel gruppo, in cui possono crearsi piccole lobby di potere simbolico, e il gioco alla guerra riguarda anche questo, permettendo di ridefinire i ruoli e il potere nel gruppo, attraverso la creazione di situazioni manichee (in cui si impone di essere o a favore o contro) per portare dalla propria parte il consenso di alcuni membri del gruppo, o per definire i propri nemici, che sono un vero bisogno simbolico
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Messaggioda AT » 10 gennaio 2010, 15:24

AT ha scritto: Sono disponibile, se ho tempo, ad approfondire alcuni argomenti, a condizione di non partire troppo per la tangente con strani miscugli di linguaggi scientifici e fantasie personali: preferisco un linguaggio semplice e diretto.


Che cosa avevo detto? Aimé. Limitiamoci a Patanjali, e lasciamo perdere la sociologia. A me, se hai ottenuto buoni risultati con la pratica di qualche forma di yoga, fa piacere. E se aiuti altri a migliorare la propria vita, va benissimo. Ma i concetti da te espressi su: significato delle religioni, significato del sistema di Patanjali, ruolo dell'essere umano nell'universo, evoluzione e progresso, rapporto tra tradizioni e innovazioni, rapporto tra scienza e metafisica, ebbene, io li trovo inaccettabili. Non nel senso che voglio impedirti di esprimerli, ma nel senso che, se posso, rispondo e controbatto perché, sissignore, alcuni di essi sono veramente un pugno in faccia al significato di certe testimonianze.

Paolo proietti
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Messaggioda Paolo proietti » 10 gennaio 2010, 17:37

Vi ho accomunati nella funzione di FARI di tanta cultura, non era chiaro? Possiamo dialogare ancora o bisogna chiudere? per non fare brutta figura?


vedi matasilogo a parte le dichiarazioni d'intenti , l'amore cosmico ecc ecc. la discussione di due mesi fa, che sono andato a rileggere, verteva sul tuo ctare a sproposito, toppando i congiuntivi si direbbe a roma, gli yoga sutra di patanjali.
la risposta dei "fari"( se dici che non usavi questi termini con volontà polemica o di contrapposizione non posso fare a meno di dire che ti credo, ma la buona educazione e l'intelligenza comune conducono spesso in luoghi diversi) era: perchè non ti leggi patanjali prima di parlarne?

cosa che mi sento di ribadire: perchè anzichè parlare per sentito dire non prendi qualche sutra di patanjai e lo commentiamo insieme?

sarebbe l'ora di smettere di parlare per sentito dire e di usare delle suggestive perifrasi quando si discute di yoga e di filosofia orientale.
sarebbe l'ora che si parlasse di esperienze personali (testimonianza diretta) oppure di ciò che veramente hanno scritto patanjali ecc.

la cultura imperante(nel campo dello yoga e delle tecniche psicofisiche orientali) è quella del "mio cugino mi ha detto che l'amico etiope gli ha detto".

e non è che sia il massimo.

in sostanza : se vuoi continuare a citare patanjali , per esempio, perchè prima non te lo leggi?

un sorriso.
r.
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Re: non commento

Messaggioda Paolo proietti » 10 gennaio 2010, 17:49

matasilogo ha scritto:non commento:
sono inaccettabili.
visione del mondo compiuta
un pugno in faccia
malattia dei nostri tempi.
tuoi limitatissimi pregiudizi personali,
qualcosa che non va
agli antipodi delle tue fissazioni?
• Flame

http://it.wikipedia.org/wiki/Flame

• la presenza di bias valutativi, ossia di distorsioni nella capacità di valutazione delle situazioni, dovuti a varie cause (culturali, sociali o psicologiche),
• il framing, ossia un processo inevitabile di influenza selettiva sulla percezione dei significati che un individuo attribuisce a parole o frasi,
• i pregiudizi veri e propri, positivi o negativi che siano, anch'essi fonti di numerosi studi,
• gli schemi comportamentali,
• e come si formano i processi decisionali, talvolta influenzati dal tempo a disposizione[3] e le euristiche connesse.[4]
Secondo lo studio che ha pubblicato Nicholas Epley, psicologo dell'Università di Chicago[6] sul Journal of Personality and Social Psychology[7], capiamo perfettamente il tono di una mail solo nel 50 % dei casi, anche se ci aspettiamo che ciò accada molto più spesso. Lo studio, effettuato su 60 studenti universitari disposti a coppie, rivelava che ognuno interpretava il tono della mail in base al proprio umore del momento. Per Epley ciò dipende da una forma di egoismo e di incapacità di scindere il proprio umore dalle percezioni circostanti. Come indica questo studio, nelle mail ciò provoca fraintendimenti, e può dar vita a situazioni di conflitto. A maggior ragione, in una situazione di chat o forum, dove alla mediazione dell'interazione si aggiunge la velocità con cui interagiamo, i fraintendimenti sono ancora più probabili
1. Il pioniere di questi studi è stato Erving Goffman, che dal 1959 ha usato la metafora del teatro per parlare del nostro modo di interagire con gli altri, e che distingueva tra interazione mediata (attraverso un medium di comunicazione come per esempio il telefono), faccia a faccia (in cui possiamo usare anche il linguaggio non verbale) e l'interazione quasi-mediata dei media come la televisione. Naturalmente gli studi hanno superato molte delle sue tesi, ma inevitabilmente partono da lì, e la metafora del teatro resta comunque molto efficace.
2. ^ Una scorsa veloce alle teorie principali e ai concetti chiave si trova in [www.sociologiadip.unimib.it/dipartimento/ricerca/pdfDownload.php?idPaper =149 Il concetto di ruolo nella teoria sociologica, paper di dottorato di Daniela Cherubini]
l' interazione tra gruppi o nel gruppo, in cui possono crearsi piccole lobby di potere simbolico, e il gioco alla guerra riguarda anche questo, permettendo di ridefinire i ruoli e il potere nel gruppo, attraverso la creazione di situazioni manichee (in cui si impone di essere o a favore o contro) per portare dalla propria parte il consenso di alcuni membri del gruppo, o per definire i propri nemici, che sono un vero bisogno simbolico


la poligenetica obliterante dell'io cosciente è l'archetipo prototipo dell'antropomorfismo universale.
in verità, sulla base delle tue considerazioni si può convenire che il genio può anche produrre “stravaganze”, le quali, però, divengono immediatamente “modelli ed esemplari”, che valgono come “misura e regola”. Proprio come accade in ogni improvvisazione. Quest’ultima, non avendo più separatamente “prima” e alle spalle il momento e il modello della composizione a tavolino da dover successivamente manifestare/adeguare esecutivamente, si sviluppa irreversibilmente in modo imprevedibile, in un perpetuo infuturarsi, essendo sempre proiettata, quasi perennemente in volo – come in una danza - verso un futuro, che è sempre di là da venire.

Ciò che viene così ad essere definitivamente decostruito è proprio il paradigma classico del fare della téchne, il quale esige l’insormontabilità della differenza e dell’ordine gerarchico tra l’ideazione della forma-eidos allo stato puro e la produzione effettuale di quell’alterità oggettivata che è il prodotto, la cui ragion d’essere(eidos) e la cui determinata conformazione visibile(morphé) sono condizionate e delimitate, prima e da fuori, da un’idea precostituitasi nella mente dell’artefice.


in sostanza: è un dato di fatto che è preferibile trombare che masturbarsi.
per trombare è preferibile essere nudi.


un sorriso.
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Messaggioda R9+ » 10 gennaio 2010, 19:04

Ora dirò una banalità, e vi chiedo perdono in anticipo, io di Samadhi ne so forse poco poco o nulla....ma di una cosa sono abbastanza convinto, e cioè che chi lo sperimenta Veramente....chi sperimenta Veramente questo stato della coscienza, chi partecipa Veramente di questa condizione, non senta il bisogno di duellare su un forum di yoga e perdersi in discussioni del genere.....
credo che a quel punto lo Yogi debba aver risolto la maggior parte dei propri conflitti interiori e che la sua coscienza abbia raggiunto un eccellente livello di distacco e di pace interiore, altrimenti mi risulterebbe piuttosto "difficile" poter partecipare di uno stato della coscienza cosi elevato come il Samadhi.....
detta in parole povere.....
fatti e non pusghette!
Le cose si devono dimostrare nei fatti...come sempre!

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Messaggioda fabio » 10 gennaio 2010, 19:35

matasilogo perchè non prendiamo i sutra di Patanjali dove si parla di samadhi, con seme e senza seme, di come può essere raggiunto, da chi può essere aggiunto eccettera eccettera. poi potresti parlare della tua esperienza personale. chi lo sa che possa venire fuori qualcosa di interessante per te e gli altri. cosa ne dici?

si prende un sutra, lo si traduce, si dice quello che si è capito o compreso e poi se ce la propria testimonianza la si dona. secondo me può essere un bel lavoro di collaborazione.

a presto
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