J.Evola su spirito, natura, caos.

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
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J.Evola su spirito, natura, caos.

Messaggioda AT » 16 luglio 2008, 15:25

...coloro che danno segno di personalità forte e consapevole si tengon fermi alle cose "positive" e nutrono pel sovrasensibile una repulsione invincibile, pronta a crearsi ogni sorta di alibi. Bisogna capire che questa repulsione non è che la manifestazione inconsapevole in loro di un istinto di difesa spirituale. Le personalità più deboli, ove tale istinto manca o è attenuato, sono quelle disposte ad accogliere e a coltivare imprudentemente idee, tendenze e evocazioni, del cui pericolo non si rendono conto. Tali persone ritengono che qualunque cosa trascendente il mondo a cui sono abituate costituisca per ciò stesso alcunché di superiore, uno stato più alto. Nel punto in cui in loro agisce il bisogno di "altro", l'impulso all'evasione, esse imboccano ogni via, e non si accorgono di quanto spesso esse entrino nell'orbita di forze che non sono al di sopra, ma al di sotto dell'uomo come personalità. Questo è il punto fondamentale: veder ben chiaro le situazioni nelle quali, malgrado ogni apparenza e ogni maschera, il neo-spiritualismo può effettivamente avere un carattere regressivo e lo "spirituale" non essere un "sovrannaturale", bensì un "infranaturale"; ciò, sempre concretamente e esistenzialmente, a parte ogni confusione e deviazione dottrinale e intellettuale.
(...) Quando si parla di "natura" oggi si intende in genere il mondo fisico, conosciuto attraverso i sensi fisici di ogni persona sveglia e misurato dalle scienze esatte. In realtà, questo è solo un aspetto della natura, una immagine formatasi in relazione alla personalità umana, ed anzi in una certa fase del suo sviluppo storico, al titolo di una esperienza propria ad essa, e non ad altre possibili fasi e forme di esistenza. L'uomo percepisce la natura nelle forme così definite della realtà fisica perché si è distaccato da essa natura, perché se ne è liberato e disciolto, tanto da sentirla alla fine come esteriore, come un "non Io". La natura in sé, non è questa apparizione nello spazio: essa invece è colta là dove questo senso di esteriorità si attenua, attenuandosi correlativamente lo stato della coscienza lucida di veglia e subentrando stati nei quali oggettivo e soggettivo, "dentro" e "fuori" si confondono. Qui cominciano i primi domini di un mondo "invisibile" e "psichico" che, per esser tali, non cessano di esser "natura", e per nulla "sovrannaturalità". Con l'indagine oggettiva scientifica sulla materia o sull'energia l'uomo in fondo si muove in una specie di circolo magico creato da lui stesso. Esce da tale circolo e raggiunge la natura solo chi retrocede dalla coscienza personale formata verso la subcoscienza lungo la via che comincia con le oscure sensazioni organiche, con l'emergere di complessi e di automatismi psichici allo stato libero-cioé sciolti dai controlli cerebrali-e che poi sviluppa scendendo nel profondo della subcoscienza fisica. Alcune ricerche recenti hanno fornito degli elementi per individuare questo processo di regressione anche da un punto di vista positivo. Con delle anestesie locali provocate sperimentalmente si è seguito ciò che accade nelle funzioni psichiche quando vengono neutralizzati progressivamente gli strati della corteccia cerebrale, dai più esterni e recenti ai più interni e antichi, fino ad eliminare del tutto l'azione del cervello e a passare al sistema simpatico, che si è mostrato legato ancora a certe forme di coscienza. Primi a scomparire sono stati allora i concetti di spazio, tempo e causalità, cioé i concetti sui quali poggia l'esperienza di veglia della natura e la concatenazione logica dei pensieri nella personalità cosciente. (...) Ciò a cui l'antichità ha dato il nome di genii, di spiriti degli elementi, di dei della natura e via dicendo, a parte le assunzioni superstiziose popolari e folkloristiche e a aprte le apposizioni poetiche, non si riduceva a mera favola: si trattava di certo di "immaginazioni", cioè di forme prodotte in determinate circostanze da una facoltà analoga a quella che agisce nel sogno in relazione col simpatico-le quali però in origine drammatizzavano variamente, proprio allo stesso modo dei sogni, le oscure esperienze psichiche di contatto con le forze, di cui le forme, gli esseri e le leggi visibili della natura non sono che la manifestazione. (...) Ogni misura positiva per la vera spiritualità, per l'uomo, deve essere la coscienza chiara, attiva e distinta: quella che egli possiede quando scruta oggettivamente la realtà esteriore o forma i termini di un ragionamento logico, di una deduzione matematica, o prende una decisione nella sua vita morale. La sua conquista, ciò che lo definisce nella gerarchia degli esseri, è questa. Quando egli invece passa negli strati di un misticismo nebuloso, di uno sfaldamento panteistico e nella fenomenologia-per sensazionale che sia-che si verifica nelle condizioni della regressione, del collasso psichico, della trance, egli non ascende, ma discende lungo la scala della spiritualità, passando da un più ad un meno di spirito. Non supera la "natura", ma si restituisce ad essa, anzi si fa lo strumento delle forze infere chiuse nelle forme di essa.
Solo dopo aver visto ben chiaro questo punto si può formulare l'idea di una diversa, antitetica direzione spirituale, da servire per misurare ciò che può esservi di valido nello "spiritualismo" e che può proporsi a chi, avendo una particolare vocazione e qualificazione, cerca una "trascendenza", qualcosa di più alto di ciò che offre la visione moderna dell'uomo e del mondo, lo spazio per una superiore libertà(...).In via di principio si tratta di porre l'esigenza di una via ad eseprienze che, lungi dal "ridurre" la coscienza, la trasformino in supercoscienza, che lungi dall'abolire la distinta presenza a sé così facile a conservarsi in un uomo sano e sveglio fra le cose materiali e nelle attività pratiche, la innalzi ad un grado superiore, in modo da non alterare i principi che costituiscono l'essenza della personalità, ma invece da integrarli.(...) in tutto quel che non è più materiale esistono due domini distinti, anzi antitetici. Quello corrispondente a forme di coscienza inferiori al livello dello stato di veglia della persona umana normale è l'ordine naturale, nel senso più vasto. Solo l'altro ordine è il sovrannaturale. L'uomo si trova fra l'uno e l'altro di questi due domini, e chi esce da una condizione di stasi o di precario equilibrio può gravitare verso l'uno o verso l'altro. (...)Come personalità egli si innalza già dal mondo delle anime mistiche delle cose e degli elementi, e dal fondo di una "cosmicità" indifferenziata-e la sua visione di cose fisiche chiare, dai crudi contorni, oggettive nello spazio, così come la sua esperienza di pensieri ben precisi e logicamente concatenti, esprime già quasi una specie di catarsi e di liberazione da quel mondo, malgrado la limitazione degli orizzonti e delle possibilità che ne deriva.

Ogni tradizione corrisponde ad un processo per via del quale a qualcosa di informe viene impressa una forma. Questa materia sussiste entro la forma e al di sotto della forma. E' possibile attivarla, liberarla, farla emergere e riaffermare distruggendo l'ordine delle forme tradizionali. Questa è l'essenza delle evocazioni demoniche, volontarie o involontarie. Vi è ,tuttavia, un'alternativa: quella offerta da un uso sovraordinato di quel fondo e della sua liberazione, per cui quel che sta al di sotto della forma può venire usato per conseguire quel che sta al di sopra della forma, cioé una vera trascendenza. Ma questa possibilità rientra nell'ambito iniziatico; fa parte anche del vamacara tantrico, della cosiddetta "Via della Mano Sinistra", di cui però è facile comprendere la pericolosità, a meno di possedere una qualificazione eccezionale, un non equivoco orientamento interiore e, come alcuni sostengono, anche un crisma protettivo. Julius Evola, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo.

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Messaggioda gb » 17 luglio 2008, 10:21

AT, cosa ci volevi dire con questo testo?
“Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile”
Giovanni Vannucci

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Messaggioda AT » 17 luglio 2008, 13:37

Come personalità egli si innalza già dal mondo delle anime mistiche delle cose e degli elementi, e dal fondo di una "cosmicità" indifferenziata-e la sua visione di cose fisiche chiare, dai crudi contorni, oggettive nello spazio, così come la sua esperienza di pensieri ben precisi e logicamente concatenti, esprime già quasi una specie di catarsi e di liberazione da quel mondo
Volevo dire che:
-La personalità umana rappresenta una struttura importante e in un certo senso è una difesa rispetto a varie forme di sfaldamento interiore. Per cui sono poco accorti coloro che unilateralmente concentrano le proprie indicazioni su un vago "liberarsi dall'io" perché, nella maggior parte dei casi, questo produrrà solo regressione e perdita. La personalità va integrata,valorizzata, costruita e forse trascesa positivamente, non "buttata via". Il vero soprannaturale e la vera trascendenza vanno distinti dalla regressione panteistica e naturalistica.
-L'inconscio è la porta per il mondo della natura, una natura interiore, fatta delle radici pre-personali di ogni psichismo. E forse dietro a tale natura si cela una realtà ancora più profonda, ambivalente, abissale e pericolosa: il caos.

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Messaggioda ManRay » 17 luglio 2008, 21:58

Il problema che ti assilla è reale. Nel senso che è già stato preso in considerazione dagli Yogi. Lo Yoga è la via più lunga ma proprio per questo motivo è la più breve. Ognuno può dire la sua ma dalle parti mie ritengono che la strada più breve sia questa... Anhata(!)---> Manipura--->Svadhistana--->Muladhara---> Vishudda----> Ajna. Ok?

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Messaggioda fabio » 18 luglio 2008, 10:20

scaricatevi il quaderno advaita n°78.

mi sembra ci sia una visione lucida.

http://www.vidya.org/
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