Jnana

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
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Messaggioda grazianozap » 27 agosto 2007, 9:01

Come ridurre l'ego

La personalità umana si elimina per mezzo della devozione interiore, della disciplina e dell'acquisizione del Divino; allora appare la conoscenza della propria natura divina.
Prima che sopravvenga la luce dell'identità con Dio, occorre che siano superate le limitazioni dell'individuo.
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Messaggioda grazianozap » 28 agosto 2007, 9:11

Il sonno profondo

Certo, si può avere uno sprazzo della visione della Divinità nel sonno profondo, quando uno è libero da tutte le agitazioni mentali (vikalpa).
Nello stato di sogno la coscienza interna dell'individuo che dorme (taijasa) diventa, nel sonno profondo, la Totalità (Vishva) e riflette: "In questo tempo ho camminato in tanti luoghi ed avuto tante esperienze? Non fu tutta immaginazione? Io non fui mai coinvolto in tutto ciò, ma ho sempre dormito bene, e nulla mi ha influenzato".
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Messaggioda grazianozap » 29 agosto 2007, 9:28

Il risveglio

Come uno che si riprende dall'ubriachezza o guarisce da una malattia, o come un povero che riceve un'improvvisa fortuna e dimentica la sua miseria di prima, l'uomo prende coscienza della sua natura divina e gode della Beatitudine Divina.
Con l'esperienza della propria identità con il Signore, l'anima dichiara:"IO sono Dio.
Dov'è andato a finire tutto il mondo mutevole?
Quanto mi sono illuso nel credermi aggrovigliato fra il mio essere individuale e il mondo!
Passato, presente e futuro non esistono affatto; Io sono l'espressione dell'Essere-Coscienza-Beatitudine, e non ho queste distinzioni".
Egli è immerso nella Gioia di Dio.
Questo significa avere Conoscenza.
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Messaggioda grazianozap » 30 agosto 2007, 9:24

Due stadi di annichilamento

L'essere individuato può arrivarci solo con la distruzione di tutte le sue limitazioni, fra le quali, la più grave è costituita dalla mente.
Gli stadi della sua distruzione sono due:
1) l'annullamento degli schemi mentali (rupalaya);
2) l'eliminazione della mente stessa ( già libera dal pregiudizio).
Le rupa sono le agitazioni del tessuto mentale.
Poi sopraggiunge lo stato di equilibrio, nel quale è presente la Gioia (Ananda) positiva dell'Essere e della Consapevolezza, mentre la stessa mente priva di forme (arupa) sparisce.
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Messaggioda grazianozap » 31 agosto 2007, 7:16

Liberazione in vita e in morte

Ripetendo, l'annullamento della mente è di due specie:
1) quello dei modelli mentali e
2) quello della mente stessa.
La prima si applica ai Saggi, ai Liberati in vita (Jivanmukti), la seconda a coloro che si liberano al momento del trapasso (Videha-mukti).
Nella condizione di viventi è possibile solo l'annullamento degli schemi mentali.
Allora comincia ad albeggiare la coscienza della propria Natura Divina e la persona gode della Felicità che viene dall'esperienza della propria identità con Dio.
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Messaggioda grazianozap » 1 settembre 2007, 9:24

Vera auto-realizzazione

Vedete, dunque, che la mente è una limitazione imposta dall'anima; la si deve superare, deve sparire l'identificazione con il corpo, occorre coltivare una fede costante nella Conoscenza; ed allora svanirà l'illusione ed il senso dell'"io"; in ogni momento sgorgherà nella persona la sorgente dell'Essere-Coscienza-Beatitudine.
Questa è la vera auto-realizzazione (sakshatkara).
Gli insegnanti e gli istruttori spirituali (acharya) devono insistere su questa disciplina e vivere essi stessi in questa Felicità.
Questa è l'autentica Verità.
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Messaggioda grazianozap » 2 settembre 2007, 5:44

Le Quattro Discipline

Per avere le qualificazioni necessarie ad intraprendere la Ricerca Spirituale, occorre avere i Quattro Requisiti (Sadhana Chatushtaya).A nulla valgono la scienza di tutti i Veda e delle Shastra, l'ascetismo, la perfezione nel rituale, la dedizione ai rosari (japa), la carità, i pellegrinaggi; nulla.
Shanto dantha uparati titiksha....., dice la Rivelazione; ossia, le sole qualità necessarie sono l'imperturbabilità, l'autocontrollo, il distacco dai sensi e la costanza.
Solo queste possono abilitare, e non la casta, il colore o lo stato sociale.
Può essere un esegeta (pandit) versato in tutte le Scritture, come un analfabeta, un bimbo come un giovane o un vecchio; il Brahmacharin, il grihasta, il vanaprastha o il samnyasin; il bramino, lo kshatriya, il vaishya ed il shudra ed anche il paria, il fuoricasta; uomini o donne, per tutti i Veda dichiarano:"Tutti sono qualificati, purchè abbiano le Quattro Discipline".
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Messaggioda grazianozap » 3 settembre 2007, 9:52

Chi ha titolo alla Ricerca Spirituale?

Il solo leggere le Scritture non conferisce alcun titolo; è ben chiara la necessità delle Quattro Discipline.
Può sorgere il dubbio: una persona che non conosce le Scritture può giungere ad avere le Quattro Discipline?
Rispondo con un'altra domanda:"Ci arriva forse chi le legge sui libri?
Le raggiunge solo se, dopo averle lette, agisce con spirito di dedizione a Dio, ne ottiene purificazione mentale e acquista la rinuncia e le altre virtù in misura crescente".
"Orbene,-vien chiesto ancora - come le può ottenere chi non conosce le Sacre Scritture?".
E perchè mai non le potrebbe coltivarle?
Mediante il vantaggio raggiunto assommando gli influssi educativi alle buone azioni di vite precedenti è possibile avere le qualificazioni per dedicarsi in questa vita alla Ricerca del Vero Sé (Atmavichara), senza bisogno degli studi tradizionali.
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Messaggioda grazianozap » 4 settembre 2007, 12:56

L'influenza del karma passato

Altro dubbio che sorge:" Perchè, mentre vengono compensati gli sforzi fatti in vite anteriori, tanto che se ne possono ricavare le Quattro Qualificazioni, lo studio delle Scritture qui ed ora non viene in soccorso?".
Il fatto è che alcune persone rimangono penalizzate dai cattivi effetti di qualche azione(karma) passata, e non possono trarre profitto dagli studi delle Scritture.
Però, per quanto riguarda il carattere e l'inclinazione mentale, i fortunati che, nelle vite anteriori hanno compiuto un buon karma, sono avvantaggiati.
Lo studioso, il cui lavoro è reso difficile dai passati processi di purificazione (samskara) è sfortunato tanto quanto l'aspirante che, a causa del non aver sviluppato interesse per le cose spirituali nelle sue vite passate, oggi non ha successo.
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Messaggioda grazianozap » 4 settembre 2007, 12:57

L'influenza del karma passato

Altro dubbio che sorge:" Perchè, mentre vengono compensati gli sforzi fatti in vite anteriori, tanto che se ne possono ricavare le Quattro Qualificazioni, lo studio delle Scritture qui ed ora non viene in soccorso?".
Il fatto è che alcune persone rimangono penalizzate dai cattivi effetti di qualche azione(karma) passata, e non possono trarre profitto dagli studi delle Scritture.
Però, per quanto riguarda il carattere e l'inclinazione mentale, i fortunati che, nelle vite anteriori hanno compiuto un buon karma, sono avvantaggiati.
Lo studioso, il cui lavoro è reso difficile dai passati processi di purificazione (samskara) è sfortunato tanto quanto l'aspirante che, a causa del non aver sviluppato interesse per le cose spirituali nelle sue vite passate, oggi non ha successo.
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Messaggioda grazianozap » 5 settembre 2007, 9:49

Vantaggi e limite dello studio

Ebbene, anche chi ha la piena padronanza delle Scritture, se non ha intrapreso una disciplina spirituale, non può giungere a conoscere la base spirituale dell'esistenza.
E' ovvio che, avendo studiato le Scritture, è più facile incanalarsi in una disciplina e praticarla con maggior costanza.
Allora il merito accumulato nelle vite passate si manifesta come un acuto desiderio della Liberazione, uno sforzo sincero di avvicinare un Maestro, una ferma determinazione per riuscire nella pratica spirituale sfocia nel godimento della realizzazione spirituale.
E' un successo che arride a coloro che hanno più di ogni altra cosa la fede (shraddha).
Se manca la fede, il desiderio di mettere in pratica ciò che si è letto nelle Scritture vien meno e tutto il sapere non è che un fardello che pesa sul cervello.
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Messaggioda grazianozap » 6 settembre 2007, 9:54

Le Scritture strumento di conoscenza

Dal momento che il distacco (vairagya) e il resto sono le qualificazioni per realizzare l'Atma, tanto gli studiosi quanto gli altri sono tutti egualmente qualificati.
Non è forse la disciplina che fa giungere alla conoscenza spirituale?
E allora, perchè affannarsi a conoscere a fondo le Scritture?
D'accordo, per conoscere il Sé, le Scritture sono indispensabili, una volta conosciuto il Sé, esse non sono più necessarie.
Ma tutto ciò che si deduce dalle Scritture sono solo esperienze indirette, la percezione diretta è impossibile se non per mezzo della disciplina.
E solo la comprensione diretta è Conoscenza.
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Messaggioda grazianozap » 7 settembre 2007, 9:50

Ultimo vichara

Che cos'è veramente la Ricerca del Sé o Atmavichara?
Non è lo studio degli attributi dell'Atma così come vengono esposti sui libri, ma l'analisi della natura dell'"io", spogliandolo dei suoi involucri che lo avvillupano, i cinque "gusci" (panchakosha) per mezzo di una discriminazione concentrata e rivolta verso l'interiorità.
Non si tratta di una ricerca confinata dal mondo materiale e neppure della saccenteria accademica finalizzata all'interpretazione dei testi.
E' la penetrazione analitica del segreto dell'Atma, compiuta dall'affilata lama dell'intelletto.
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Messaggioda grazianozap » 8 settembre 2007, 8:22

Trascendenza dei tre Corpi

Alla domanda se sia possibile prender coscienza dell'Atma mediante lo studio delle Scritture, la risposta è "no".
L'Atma è della natura di Sat-Cit-Ananda, e trascende i tre corpi: il Corpo Grossolano (Sthula sharira), il Corpo Sottile (Sukshma sharira) ed il Corpo Causale (Karana sharira).
E' il Testimone che osserva i tre stati di veglia, di sogno e di sonno profondo.
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Messaggioda grazianozap » 9 settembre 2007, 8:47

La parola non è l'esperienza

Ora che avete conosciuto il significato di queste parole, avete avuto la visione dell'Atman?
No, ed allora, come vederlo?
Disfacendo ad uno ad uno gli imballaggi, le Cinque Guaine che ricoprono l'Essenza, negandoli uno per uno, e facendo l'esperienza del "Non questo", e passando attraverso tutti fino al substrato che è l'Atma, il Brahman, Dio, che era sempre apparso molteplice e variegato.
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