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tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
grazianozap
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Messaggioda grazianozap » 12 agosto 2007, 10:13

Natura dell'Atma

Sono tre caratteristiche o qualità dell'Atma, queste, o ne costituiscono l'essenza, la natura?
Ecco un altro possibile dubbio.
Il rosso del fuoco, il suo calore e la sua luce fanno parte della natura del fuoco, non sono i suoi attributi.
Lo stesso vale per l'Atma: Essere, Coscienza e Beatitudine sono la Sua stessa Natura.
Come il Fuoco è uno, così l'Atma è Uno, sebbene entrambi possano apparire differentemente.
Lo stato liquido, la freschezza ed il sapore sono la natura stessa dell'acqua, e tuttavia l'acqua è la stessa dappertutto.
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Messaggioda grazianozap » 13 agosto 2007, 9:30

Lo Spirito e la Materia

Unico è lo Spirito, che riassume tutto.
Una volta conosciuto Quello, si conosce tutto.
Lo Spirito è l'Osservatore consapevole (Cit) di tutto il resto che è materia inerte (jada).
Solo lo Spirito può conoscere e lo Spirito sa che tutto il resto è Spirito.
Può forse il vaso conoscere lo spazio in esso contenuto?
Anche se il vaso non è consapevole dello spazio che contiene, tuttavia lo contiene, mentre lo Spirito che dimora nell'uomo conosce anche quegli elementi di per sé inerti che sono i sensi.
Così il corpo, la casa, il paese, la nazione, la campagna sono tutti"conosciuti".
Le realtà invisibili, come il paradiso, ecc., sono "oggetto di comprensione".
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Messaggioda grazianozap » 14 agosto 2007, 21:26

Una proiezione onirica

Benchè la molteplicità dei corpi, nazioni, ecc. sia non-esistente, tuttavia sembra esistere, perchè è formata dalle tendenze della mente; essi appaiono semplicemente sullo schermo (della mente) come differenti e vari.
Nel sogno, quantunque uno sperimenti una realtà molteplice, sa bene che si tratta di creazioni irreali della mente di chi sogna.
Ciò risulta chiaro al testimone, allo spettatore del sogno.
Similmente, le esperienze dello stato di veglia sono, al massimo, figure dipinte dalla mente.
La gente parla anche di paradiso, ecc., anche se non ne ha esperienza.
Il dovere del Sapiente è la ricerca della Verità e dell'Unita che sta dietro a tutto questo; questa Ricerca è la vera caratteristica dello Jnanin.
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Messaggioda grazianozap » 15 agosto 2007, 9:27

Chi può dirsi realizzato?

C'è chi afferma di essere un "realizzato".
Come può esser creduto?
Quando, secondo l'aforisma Aham Brahmasmi, uno capisce di sé "Io sono Dio", l'aspetto individuale dell'"io" è un 'entità mutevole (vikari).
Come può, dunque, questa entità, di cui si riconosce la mutevolezza, identificarsi con l'Immutabile?
Un mendicante non può riconoscersi in un sovrano, e tanto meno un'entità cangiante come l'uomo può afferrare l'Immutabile Dio o affermarsi come tale.
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Messaggioda grazianozap » 16 agosto 2007, 9:28

Chi è l'"io"?

Chi è quest'anima che chiama sé stessa "io"?
Riflettendo su questa questione, vedrete che l'"io" è l'immutabile ed eterno Testimone, l'Atma, il quale, dimentico della propria natura, si crede soggetto a cambiamenti, per pura ignoranza.
Se si mette deliberatamente ad esaminare la propria identità, viene a riconoscere:"Io non sono qualcosa di transeunte; io sono il Testimone dell'ego", di quell'ego che soffre di cambiamenti continui; e poi, da questo primo passo, arriva a identificarsi con l'Osservatore Immutabile stesso, ossia col Testimone (Sakshin).
Dopo di che, non sarà difficile capire l'Aham Brahmasmi,"Io sono Dio".
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Messaggioda grazianozap » 17 agosto 2007, 10:12

Chi è il soggetto dell'esperienza divina?

Come si può dire se sia il Testimone a realizzare l'"Io sono Dio"?
Chi è in realtà colui che se ne rende conto?
E' il Testimone o l'Anima della persona che chiama sé stessa "io" e subisce le variazioni?
Se diciamo che è il Testimone ad avere questa comprensione, si cade in contraddizione per il fatto che questi, essendo il testimone dell'"io" nella sua forma illusoria di ego, non ha senso di egoità, ossia non ha il concetto di aham.
Se diciamo che è l'"io", come può essere ad un tempo "io" e testimone, cioè osservatore dell"io"?
Se fosse "io", andrebbe soggetto a modificazioni, ed allora il Testimone sarebbe divenuto incostante e, come tale, non potrebbe avere l'idea "Io sono Dio"; perciò, non potrà mai dire "Io sono divenuto Dio".
Dire, dunque, che il Testimone realizza l'Aham Brahmasmi sarebbe un controsenso.
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Messaggioda grazianozap » 18 agosto 2007, 18:29

Il Testimone non conosce né ignora

Ma allora, chi è che prende coscienza di questa Verità?
Si rende necessario dire che è l'Anima dell'individuo, l'"io" che si comporta così, dal momento che la pratica della meditazione sull'identità con Dio viene eseguita da colui che è immerso nell'ignoranza (ajnanin) per la propria liberazione dai ceppi dell'illusione.
L'Osservatore non è ignorante e, di conseguenza, non ha bisogno della Conoscenza per liberarsi dall'ignoranza.
Solo l'ignorante deve fare qualcosa per uscire dal proprio stato.
Qualità come ignoranza o conoscenza si applicano solo all'individuo, e non all'Osservatore.
Ciò è provato dall'esperienza pratica, giacchè il Testimone, che è la base apparente sia della Conoscenza come dell'Ignoranza, è estraneo all'una e all'altra, mentre l'Anima individuata è attivamente collegata con queste due qualità.
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Messaggioda grazianozap » 19 agosto 2007, 6:09

Prima la deduzione, poi l'esperienza

A qualcuno potrebbe sorgere un dubbio circa questa distinzione: "Il Testimone conosce l'Anima personale, l'"io" che cambia, subisce modificazioni ed agitazioni?
E ancora, chi è questo Osservatore?
Noi non ne siamo consapevoli".
Sopportando il dolore dell'Ignoranza e cercando sollievo nello studio del Vedanta, si deduce che deve esistere un tale Osservatore, non influenzato dalle nuvole passeggere.
Più tardi, il Testimone o l'Atman, che si riconosce per mezzo del ragionamento, viene realizzato, sperimentato di fatto quando, a forza di discipline, viene rimossa la sovrapposizione dell'illusione del mondo.
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Messaggioda grazianozap » 20 agosto 2007, 8:14

Il soggetto è l'individuo

Solo l'Anima dell'individuo può avere l'esperienza della Conoscenza, poichè solo l'individuo è affetto da ignoranza; perciò, è solo la persona singola, l'individuo, e non il Testimone, a proclamare "Io sono Dio".
Con l'avvento di questa conoscenza, sparisce il senso dell'"io"; l'Anima individuata diventa Atman, cioè Brahman, Dio.
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Messaggioda grazianozap » 21 agosto 2007, 7:15

Non basta una fuggevole visione

Ed ora, chi è colui che ha visto e che cosa è stato visto?
Che cos'è la visione?
Nella frase "io ho visto" si celano questi tre fattori; ma poi non ha più senso dire "io ho visto"; è sbagliato.
E' perfino sbagliato dire "ho conosciuto" al passato; la mutevole anima non può trasformarsi in Osservatore costante per il solo fatto di aver veduto una volta sola l'Immutabile!
Può forse un mendicante trasformarsi in un re, perchè l'ha visto una volta?
L'anima che ha visto una volta il Testimone non può trasformarsi immediatamente in Esso.
La volubile anima non può realizzare l'"Io sono Dio", senza prima essersi trasfusa nell'Osservatore.
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Messaggioda grazianozap » 22 agosto 2007, 8:55

La realizzazione si dimostra

Se si accetta che l'anima individuata, che non ha cognizione del suo substrato fondamentale, può giungere alla comprensione di essere Dio mediante la ragione, come può allora "dichiararlo" con tante parole?
Quando uno è diventato re, la sua sovranità viene riconosciuta da altri, non dalle proprie affermazioni, non è così?
In caso contrario, sarebbe un segno di stoltezza o di mancanza di intelligenza.
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Messaggioda grazianozap » 23 agosto 2007, 13:22

Spettatore di sé stesso

Prigioniero nelle spire del mutamento, è molto difficile, quasi impossibile per l'uomo rendersi conto che è solo il testimone di questo sfilare di scene.
Perciò, l'individuo deve innanzitutto mettere in pratica questo atteggiamento di puro spettatore, affinchè possa riuscire a conoscere la sua natura essenziale che è Brahman.
Non basta che il pezzente veda di sfuggita il monarca dall'uscio socchiuso della reggia per acquisire ricchezze e potere; e così pure, l'anima che ha visto una volta il Testimone non può divenire immediatamente Testimone.
Non basta che sappia del Testimone (il Testimone, più etereo del cielo, trascendente le tre categorie di osservatore, osservazione ed osservato, eterno, puro, conscio, libero, beato), ma deve divenire il Testimone stesso.
Finchè l'anima continua a rimanere chiusa nella propria individualità, non potrà mai diventare Dio.
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Messaggioda grazianozap » 24 agosto 2007, 12:55

L'"io" preclude la Visione

In effetti, finchè sussiste l'"io", lo stato dell'Osservature è irrangiungibile.
L'Osservatore è il nucleo interiore di ogni cosa, l'"immanente", la personificazione dell'Essere, della Consapevolezza e della Beatitudine.
Non c'è nulla oltre o fuori di Quello.
Dire che questa Pienezza è "io" è una frase senza senso ed è anche errato definirla Visione del Sé o autorealizzazione (Sakshatkara).
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Messaggioda grazianozap » 25 agosto 2007, 19:09

Il vaso e lo spazio

Anche la Rivelazione (Shruti) non considera della stessa natura l'anima dell'individuo e Dio.

La migliore analogia riportata dalla Rivelazione è quella dello spazio che sta dentro il vaso e quello che sta fuori dal vaso; entrambi sono la stessa cosa.
Lo spazio racchiuso nel vaso è sempre lo spazio che riempie ogni cosa.

Si chiama mukyasamanadhikaranyaya.

Il vento di un luogo è uguale a quello di un altro luogo, la luce del sole è la stessa dovunque.

Dio rappresentato in un immagine è il Dio di tutte le immagini.
Occorre afferrare questa identità d'essenza.
Allo stesso modo, l'Osservatore, il Testimone che sta in un corpo è tutt'uno con quello che sta in tutto.
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Messaggioda grazianozap » 26 agosto 2007, 16:04

Limitata identificazione con Dio

Ma la Rivelazione non dice che l'anima è Dio, come parrebbe indicare l'aforisma Aham Brahmasmi.
E' consentita un'identità limitata, ristretta.
Cioè, l'egoità dell'anima dev'essere eliminata con la ragione; allora, per equilibrare la bilancia, rimane Brahman, Dio, e si fa luce la conoscenza di Aham Brahmasmi, "Io sono Dio": è questo il limitato processo di identità.
Finchè l'anima rimane tale, individuata, non può afferrare l'essenza di Dio; il pezzente deve dimenticare il suo corpo per vedersi come re.
Cioè l'uomo deve passar oltre il proprio corpo umano- base della sua personalità egoica- per prender coscienza della propria natura, che è divina.
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