Jnana

tantra-yoga, vie dello yoga vecchie e nuove
grazianozap
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Messaggioda grazianozap » 15 febbraio 2007, 11:27

rifacendomi un pò a quello che fà Ileana ogni giorno con la baghavat-gita vorrei mettervi a conoscenza un paragrafo al giorno di quello che scrive il maestro riguardo questo argomento.

La ricerca dello Spirito

La Conoscenza si acquista per mezzo di una ricerca ininterrotta.
Bisogna esser sempre impegnati nella ricerca della natura di Dio, il Brahman, nella realtà dell' Io, nella trasformazione che accade quando l' individuo nasce e muore e in tutte le questioni che hanno attinenza a questo argomento.
La Liberazione (Moksha) può essere raggiunta solo quando si è ottenuta la piena conoscenza.
Dopo aver raggiunto la conoscenza dell' Atman, si dovrà seguire la via del Brahman, il sentiero di Dio, e ci si dovrà comportare in armonia con questa Nuova Saggezza.
Ultima modifica di grazianozap il 16 febbraio 2007, 11:36, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda grazianozap » 16 febbraio 2007, 11:35

Il Maestro e le Scritture

Tutti i dubbi che affligono la mente devono essere risolti, chiedendo il consiglio di coloro che sanno, cioè dei Maestri di Verità (Sadguru) che si ha la fortuna di incontrare.
Finchè non vi siate fermamente avviati sulla strada che il Maestro o le scritture hanno indicato, si deve obbedire senza mai venir meno alle norme e alle direttive, e si deve restare in loro compagnia o legati ad essi in un modo o nell' altro, perchè il progresso può essere molto rapido se si sta vicino al Saggio che ha realizzato la verità. Dovete eseguire le istruzioni del Maestro e delle Scritture con una rinuncia senza riserve e con sincera serietà; questa è la vera austerità (tapas) che conduce al livello supremo.
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Messaggioda grazianozap » 17 febbraio 2007, 8:42

Il miraggio dell' universo

Quando sparisce l' ignoranza, e di conseguenza anche l' illusione che l' accompagna, l' Atma di ognuno brilla in tutto il Suo splendore, Tutto quanto vediamo è come un miraggio, è la sovrapposizione di qualcosa sopra il Reale, ed è il credere erroneamente che tale sovrapposizione sia la Realtà.
Le cose hanno avuto un principio e poi finiscono, si evolvono ed involvono. Quando tutto rientra, riassorbito nell' involuzione o nella dissoluzione del mondo (Pralaya), resta solo la Sostanza Causale (Mula-prakriti).
Alla dissoluzione universale sopravvive solo la Causa Immanifesta.
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Messaggioda grazianozap » 18 febbraio 2007, 5:57

La natura dell' oro

L' oro fuso nel crogiuolo brilla di una strana aureola gialla.
Donde proviene questa luce, dall' oro o dal fuoco?
L' unica cosa che è accaduta è stata l' eliminazione della scoria per effetto del fuoco, ma lo splendore appartiene all' oro: brillare è nella sua stessa natura. Il fuoco è stato solo il mezzo per la rimozione della scoria; posto sotto il crogiuolo non ha aggiunto nulla all' oro.
Se fosse il fuoco a dare splendore, perchè un fuscello, una foglia o un ciottolo messi sul fuoco non raggiungono tanto splendore al par dell' oro? Si deve, dunque, concludere che lo splendore non è venuto dal fuoco, ma dalla natura propria dell' oro.
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Messaggioda grazianozap » 19 febbraio 2007, 13:37

Il sè interiore

L' intimo Sè, lo Spirito che dimora all' interno di ognuno( Pratyag-atman) è diverso e staccato dai Cinque Involucri dell' Individuo (Pancha-kosha), brilla di luce propria ed è il Testimone dell' attività e conseguenza delle tre caratteristiche della natura (guna).
E' immobile, santo, puro, eterno, indivisibile, si manifesta da sè; è Pace, non ha fine; è la stessa Sapienza. Devi prender coscienza di quest' Atma, in quanto è "te stesso".
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Messaggioda grazianozap » 20 febbraio 2007, 12:28

Quattro ostacoli

Per giungere ad una coscienza pratica di quest' Atman, di questa espressione della Conoscenza ( Jnanasvarupa), occorre superare quattro ostacoli, che sono: il sonno (laya), la distrazione mentale verso oggetti (vikshepa), lo stato di prostrazione dell' animo ( kshaya ) e l' indugiare nel piacere della beatitudine (rasavadana).
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Messaggioda grazianozap » 21 febbraio 2007, 13:41

Laya

Laya è il sonno. Quando la mente si ritrae dal mondo esterno, cade in sonno profondo, detto sushupti, a causa dell' influsso preponderante del divenire trasmigatorio (samsara). Il ricercatore deve combattere questa tendenza e vincerla, fissando la mente nella ricerca discriminante della natura del Sè (Atmavichara). Deve sorvegliare la mente, affinchè questa rimanga sempre vigile; deve scoprire le cause della sonnolenza, ed eliminarle in tempo.
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Messaggioda grazianozap » 22 febbraio 2007, 13:22

Recuperare sonno

Deve ricominciare daccapo il processo di meditazione (dhyana).
E' ovvio che ciò che produce solitamente sonnolenza e sonno nella meditazione è l' indigestione, come anche la stanchezza fisica o l' aver poco dormito la notte. E' perciò consigliabile dormire un pò dopo mezzogiorno, se si è avuto una notte insonne. Ma, in generale, chi si impegna nella meditazione, non dovrebbe dormire di giorno.
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Messaggioda Yogavira » 22 febbraio 2007, 13:28

grazianozap ha scritto:Recuperare sonno

E' perciò consigliabile dormire un pò dopo mezzogiorno, se si è avuto una notte insonne. Ma, in generale, chi si impegna nella meditazione, non dovrebbe dormire di giorno.



...io la 'pennichella' di 30/50 minuti la faccio sempre, quando è possibile : mi ricarica le pile, l'umore, il fisico....è come se cominciasse una nuova giornata dopo. Sono pieno di forze e di entusiasmo per arrivare 'sano e salvo' alla tarda sera. Ma capisco che non a tutti è possibile farla. :(


Ciao Graziano e scusa l'interruzione !!! :) ..... 8)
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Messaggioda Rita » 22 febbraio 2007, 15:27

Grazianoooo, fermati due secondi, scusa... manca l'analisi e io non ho strumenti per capire ciò che leggo.


P.s. Ileana va oltre... :wink:

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Messaggioda grazianozap » 23 febbraio 2007, 9:19

Rita ha scritto:Grazianoooo, fermati due secondi, scusa... manca l'analisi e io non ho strumenti per capire ciò che leggo.


P.s. Ileana va oltre... :wink:


Ma mia cara Ritina la mia analisi può darsi che non coincida con la tua, per quanto ci si possa aiutare l' un l' altro il "percorso" rimane individuale.
E poi io non sono mica un maestro, ma mi piacerebbe mettere a conoscenza tutti di ciò che io sono venuto a sapere, poi ognuno raccoglie in base alla grandezza della propria gerla.
Ileana va oltre, è vero ma Ileana è Ileana io sono Graziano.
Be simple and sincere.
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Messaggioda grazianozap » 23 febbraio 2007, 9:25

Yogavira ha scritto:
...io la 'pennichella' di 30/50 minuti la faccio sempre, quando è possibile : mi ricarica le pile, l'umore, il fisico....è come se cominciasse una nuova giornata dopo. Sono pieno di forze e di entusiasmo per arrivare 'sano e salvo' alla tarda sera. Ma capisco che non a tutti è possibile farla. :(


Ciao Graziano e scusa l'interruzione !!! :) ..... 8)


Ma perchè mai dovresti scusarti, non sono mie parole ma stò riportando paragrafo per paragrafo ciò che ha scritto un Avatar riguardo la Conoscenza.
Però mi sembra che dica che la pennichella la dovresti fare solo quando hai dormito poco la notte, non deve diventare una consuetudine :lol: :lol: :lol: :lol:
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Messaggioda grazianozap » 23 febbraio 2007, 9:31

Sobrietà nel cibo

Non mangiate, se non avete veramente appetito, e abituatevi a mangiare con morigeratezza. Se vi sentite sazi per tre quarti, vi basti, anche se avete la sensazione che potreste mangiare ancora un pò. Occorre abituare lo stomaco a comportarsi bene. Non si deve eccedere neanche nello sforzo fisico, neppure nel camminare. Potete camminare per vincere la sonnolenza, ma, ricordate, non conviene immergersi in meditazione subito dopo aver vinto il sonno.
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Messaggioda grazianozap » 24 febbraio 2007, 16:24

Vikshepa

Vikshepa (la capricciosità, l' indocilità) è la tendenza alla distrazione della mente, che cerca sempre di rivolgersi ad oggetti esterni, ed occorre un continuo sforzo per interiorizzare l 'attenzione e distoglierla dalle attrattive delle impressioni sensoriali. Ciò va fatto mediante l' esercizio rigoroso dell' Intelletto, della Ricerca. Usate il discernimento per convincervi pienamente che i richiami dei sensi sono cose evanescenti, temporanee, soggette alla variazione e al decadimento, e perciò irreali, mitya, non satya. Convincetevi che rincorrere il piacevole o sfuggire allo sgradevole non è che un effetto aleatorio di contatti sensoriali: addestratevi in questo modo ad evitare le distrazioni del mondo esterno e sprofondatevi nella meditazione.
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Messaggioda grazianozap » 25 febbraio 2007, 5:17

La tentazione di correr fuori

Un passero inseguito da un falco vola disperatamente in una casa per cercare riparo; però, gli rimane il desiderio di volare ancora fuori all' aperto, no? Così pure, la mente è ansiosa di andare nuovamente verso il mondo esterno, uscendo dall' Atma dove si trova al sicuro.

Vikshepa è proprio questo atteggiamento mentale che spinge a correr fuori nel mondo lontano dal proprio rifugio. Solamente dopo aver rimosso questa inclinazione, vikshepa, la mente riuscirà a concentrarsi sulla meditazione.
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