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Jnaneshwar

Inviato: 2 giugno 2008, 9:02
da Lakshmi
"May the darkness of sins disappear,
may this universe see the rise of the sun of righteousness,
and may the desires of all creatures be satisfied.

May all men meet ceaselessly
with the company of saints devoted to the Supreme,
who shower down blessings on them.
The saints are walking gardens
full of wish-fulfilling trees,
living villages
of wish-fulfilling gems.
Their discourses are
oceans of nectar.

They are moons without blemish
and suns without heat;
may these saints be the friends of all men.
May all men be filled with joy
in all worlds,
forever worshiping Brahma".

Jnaneshwar

Inviato: 2 giugno 2008, 11:14
da Lakshmi
Nel 1200 in India, nella citta' di Alandi, c'era un brahmino di nome Vitthalpant.
Desiderava ardentemente Dio e la vita estatica del sannyasa di andare da una citta' all'altra cantando il nome di Dio.
Era sposato pero' e la tradizione non permetteva di lasciare la famiglia e diventare sannyasa prima di aver compiuto il suo dovere famigliare e di aver avuto figli.
Non aveva figli pero' e quindi viveva nell'infelicita'.
Ma il desiderio della vita da sannyasa era tale che un giorno abbandono' tutto quello che aveva, moglie compresa, ed ando' a Varanasi a chiedere ad un famoso acharya, Sri Ramananda, di dargli l'iniziazione sanniatica.
Quando Sri Ramananda, prima dell'iniziazione, gli chiese se aveva dei legami con il mondo, Vitthalpant menti' dicendo che non aveva moglie, ne' figli, ne' casa.
Cosi' Sri Ramananda gli diede l'iniziazione da sannyasa e passarono molti anni.
Un giorno Ramananda ando' in pellegrinaggio e passando nella citta' di Alandi, vide una donna molto triste che pregava ai piedi del tempio.
Era Rukmini, la moglie di Vitthalpant.
Quando la donna si prostro' ai piedi del grande acharya e lui le diede la benedizione di avere molti figli, lei divenne triste di nuovo e gli spiego' che suo marito l'aveva abbandonata e quindi non poteva avere figli.
Ramananda si ricordo' del sannyasa proveniente da Alandi che lui stesso aveva ordinato e capi' che lo stesso uomo era il marito della povera donna.
Cosi' torno' immediatamente a Varanasi e fece confessare Vitthalpant delle sue bugie, gli ordino' di tornare dalla moglie e gli tolse le vesti da sannyasa.
Rukmini era la sola persona felice di vederlo.
Quando i famigliari lo videro tornare, sapendo che era stato ordinato sannyasa ed ora aveva perso le vesti, lo rinnegarono.
Nella tradizione hindu, sannyasa e' l'ultimo stadio nella vita di un uomo, uno stadio da cui non si ritorna indietro.
Gli anziani del villaggio lo scomunicarono, avendo commesso un peccato imperdonabile.
Cosi' Vitthalpant ando' a vivere con Rukmini in una foresta solitaria.
Costruirono una capanna ed impararono a vivere con quello che la foresta offriva.
Vitthalpant cantava e leggeva le scritture con grande devozione e cosi' passarono 12 anni.
Il tredicesimo anno ebbero un bimbo che chiamarono Nivritti.
Dopo due anni ebbero un altro bimbo, Jnaneshwar.
Dopo altri due anni nacque un altro maschietto, Sopan e dopo due anni finalmente una femminuccia, Muktabai.
Vivevano felici nella foresta.
Vitthalpant insegnava a leggere le scritture ai bambini ed ogni rituale sacro da officiare.
Quando Nivritti aveva sette anni, Vitthalpant inizio' ad educarlo per la cerimonia dell'upanayanam, cerimonia del passaggio dal mondo mondano a quello spirituale.
Upanayanam e' considerata una seconda rinascita, il momento in cui il bambino iniziera' a studiare con un guru e finira' lo studio delle scritture.
L'upanayanam deve essere fatta secondo la tradizione prima che il bambino compia i suoi otto anni.
Cosi' Nivritti studio' attentamente per un anno e quando Vitthalpant capi' che Nivritti era pronto, ando' ad Alandi e chiese al consiglio dei brahmini di officiare la cerimonia sacra per il figlio, come era tradizione.
Ma i brahmini negarono la cerimonia, visto che Nivritti era ora il figlio di un sannyasa, non di un brahmino.
Vitthalpant era pieno di rimorso e discoraggiato. Cosi' decide di fare una penitenza, sperando che questo potesse liberare la sua famiglia dalla disgrazia:
camminare tutto intorno a Tryambakeshwar, una montagna sacra, circondata da una giungla.
Il viaggio intorno alla montagna era un viaggio di sei mesi, con i bambini piu' piccoli da portare sulle spalle in mezzo alla giungla incontaminata..........
Una sera tornavano dal fiume dove si erano lavati per le preghiere all'accampamento, quando incontrarono una tigre affamata.
Vitthalpant trovo' il modo di scappare portando in braccio i due bambini piu' piccoli, quando si accorse che Nivritti era scomparso.
Lo cercarono dapertutto ma non lo trovarono per sette giorni.
L'ottavo giorno Jnaneshwar vide Nivritti camminare tranquillo verso l'accampamento
"con il viso abbagliante come il sole, ma senza calore".
Con intorno tutta la famiglia felice, Nivritti racconto' che per scappare la tigre, cadde in una caverna.
Era la casa-caverna del grande santo Gaininath, dell'ordine di Nath.
Il santo gli disse che lo stava aspettando e che Nivritti doveva rimanere li' per sette giorni, per ricevere "l'intera ricchezza del suo regno interiore".
Gaininath gli diede l'iniziazione e durante quei sette giorni gli mostro' i tre mondi fino a dargli la ricchezza finale.
Da quel giorno Nivritti cambio' il suo nome in Nivrittinath.
Era chiaro che la tigre non era stata altro che il Signore in persona, venuta per mandare Nivritti nella giusta direzione.

Pieno di speranza, Vitthalpant torno' con tutta la famiglia in Alandi, per chiedere di nuovo al consiglio dei brahmini di accettare Nivrittinath per la sacra cerimonia.
Chiese personalmente una punizione per se stesso, ma di risparmiare i suoi figli.
Dopo aver consultato a lungo le scritture sul suo caso, i brahmini non trovarono nessun precedente e quindi vennero alla conclusione che se Vitthalpant avesse liberato se stesso dal mondo, avrebbe liberato anche i suoi figli.

L'unico modo che Vitthalpant conosceva per liberarsi dal mondo era di liberarsi dal corpo.
Lascio' la famiglia in mano a Rukmini e si butto' nel Gange.
Di li' ad un anno, Rukmini fece lo stesso, lasciando la famiglia in mano a Nivrittinath.
CONTINUA

Inviato: 2 giugno 2008, 12:37
da Lakshmi
I bambini, anche se in giovane eta', capirono benissimo che il suicidio dei genitori era solo un atto di amore nei loro confronti.
Quindi Nivrittinath porto' di nuovo la famiglia in Alandi, di fronte al consiglio.
Dopo essersi consultati, gli anziani li mandarono a consultare il Grande Consiglio in Paithan. Il Grande Consiglio poteva attestare che loro erano puri e con quell'attestato, i bambini potevano essere accettati di nuovo come brahmini.

Cosi' Nivrittinath, di 10 anni, porto' in braccio la sorella piu' piccola di 4 anni, e con Sopan e Jnaneshwar, si incamminarono per andare in Paithan.
Per 17 difficili giorni, camminarono da soli fino a Paithan, chiedendo la carita' per mangiare.
Quando arrivarono in citta', c'era una conferenza con molti pandits nel Grande Consiglio.
I bambini, portati di fronte ai saggi, consegnarono la lettera dal consiglio di Alandi che spiegava la situazione.
Il Consiglio chiese ai bambini di tornare dopo tre giorni.
Dopo tre giorni, il grande acharya, il brahmino piu' anziano, annuncio' che essendo figli di un sannyasa,i bambini non potevano tornare nella casta di brahmini.
"Anche se uno da' dell'acqua ad un seme che e' stato cotto, questo non germogliera' mai.
Nello stesso modo, i quattro bambini non potranno eesere mai puri, non importa quante penitenze faranno. I shastras dicono che c'e' solo un rimedio: adorare ogni forma vivente come forma di Dio. Asini, cani, elefanti, alberi e frutti, devono essere tutti adorati come se fossero la stessa cosa.
Inchinatevi ad ogni forma vivente con amore".

I bambini furono subito felici della risposta.
La piccola Muktabai rispose ridendo "...E' gia' il modo in cui stiamo vivendo!"

Nella confusione dei brahmini che parlavano l'uno con l'altro, un brahmino cattivo chiese a Muktabai i nomi dei suoi fratelli.
Quando senti' il nome di Jnaneshwar, commento':
"Perche' dovremmo chiamarti Jnaneshwar, che significa Conoscenza Divina? Sei tu la Conoscenza dell'Amato? Avere un nome come il tuo e' come avere un grande occhio che non puo' vedere. Anche quel bufalo si chiama Jnana".

Jnaneshwar sorrise.
"Non vedo nessuna differenza tra quel bufalo e me. L'anima che pervade il corpo e' la stessa in tutte le creature.
Se un numero infinito di giare fossero piene d'acqua, il sole si rifletterebbe in ognuna di loro. E' lo stesso con tutte le creature di Dio. Ci possono essere 18 varieta' di vegetali, ma l'acqua che nutre le loro radici e' la stessa".

Alla risposta di Jnaneshwar, i brahmini iniziarono a ridere al brahmino cattivo.
Preso dalla rabbia si avvicino' allora al bufalo ed inizio' a frustrarlo.
Ad ogni frustrata che veniva data al bufalo, una frustrata appariva sulla schiena di Jnaneshwar.
Era presenti circa 500 brahmini a testimoniare l'evento.
Il brahmino cattivo allora si fermo' e disse:
"Se non c'e' differenza fra te e questo bufalo, perche' allora non gli chiedi di recitare i Veda?"
Alla richiesta di Jnaneshwar, il bufalo recito' i Veda con intonazione perfetta.
Nel sentire il bufalo, molti brahmini iniziarono a piangere, altri in silenzio.
Il grande Acharya quindi parlo':
"Voi non siete figli di un sannyasa. Siete le incarnazioni di Brahma, Vishnu e Mahesh.
La piccola non e' che la Madre stessa. Anche se abbiamo studiato il Vedanta e le Upanishad per tutta la nostra vita, Dio non ci ha mai dato questi grandi poteri. Quello che abbiamo visto e sentito oggi e' certamente incredibile. Quello che Brahma non ha fatto per altri, ha fatto per voi.
Fare delle penitenze per voi non ha senso.
Chi siamo noi per dare delle penitenze a voi?
Dobbiamo solo chiedere il vostro perdono.
Che i vostri genitori siano benedetti."
Tutti i brahmini si misero in coda quindi per prostrarsi e farsi benedire dai bambini.
Come la voce si sparse dei bambini che fecero recitare i Veda al bufalo, migliaia di pellegrini iniziarono ad inondare la citta' per avere il loro darshan.
CONTINUA

Inviato: 3 giugno 2008, 3:31
da Lakshmi
Qui Nivrittinath diede l'iniziazione al fratello minore Jnaneshwar e lo tutelo' nello studio delle scritture.
Quando fu tempo per i bambini di ritornare ad Alandi, ricevettero un attestato di purezza per i brahmini in Alandi, raccontando i miracoli avvenuti in Paithan.
Ricevettero anche in regalo il famoso bufalo che ancora recitava i Veda.
Durante il loro viaggio si fermarono a Nevasa accampati vicino al piccolo tempio di Mhlasa.
Qui Jnaneshwar compose il commento alla Bhagavagita, sotto richiesta del suo guru Nivrittinath. A quel tempo la Bhagavad Gita, i Veda ed i Purana erano tutti scritti in sanskrito, il linguaggio degli dei, ed il loro uso era riservato solo ai sacerdoti della casta dei brahmini.
Il commentario della Bhagavad Gita fu il primo scritto in Marathi, il linguaggio della gente comune in Maharashtra.
Per questo ancora oggi il commento di Jnaneshwar viene insegnato nelle scuole del Maharashtra.

Ma Nivrittinath non era ancora soddisfatto con il suo discepolo...ora che aveva commentato la Bhavad Gita, doveva scrivere direttamente la sua esperienza di auto-consapevolezza.
Cosi' Jnaneshwar compose l'Amritanubhava, il nettare dell'esperienza spirituale.
Jnanenswar era appena quindicenne quando fini' queste due opere.

I quattro bambini tornarono quindi in Alandi dove furono accolti con grandi festeggiamenti.
Il consiglio lesse l'attestato scritto dal Grande Consiglio e nomino' i quattro bambini "Sadgurus".
Gli fornirono una casa e provvederono a tutti i loro bisogni. Molti pellegrini venivano dalle regioni vicine per adorare i bambini.
CONTINUA
:D

Inviato: 3 giugno 2008, 4:13
da Lakshmi
C'era un brahmino in citta' che ancora non poteva accettare il fatto che i bambini fossero ora adorati da tutti e cercava sempre di parlare male di loro e di umiliarli in qualsiasi maniera.
Il suo nome era Vishoba Chati.
Nel giorno di Diwali, la festa delle luci, Nivrittinath chiese a Muktabai di preparare delle torte speciali.
Muktabai compro' tutti gli ingredienti e si affretto' per andare in un negozio dove vendevano una padella speciale per cucinarle.
Ma Vishoba la segui' e l'acchiappo' prima che lei potesse scappare. La intimo' di dirle dove stava andando e lei impaurita le rivelo' della padella che doveva comprare.
Vishoba le diede un fortissimo schiaffone e la lascio' per terra in lacrime.
Il cattivo brahmino si affretto' quindi nel negozio di padelle e ricatto' il negoziante che se aveese venduto la padella a Muktabai, gli avrebbe richiesto tutti i soldi, visto ch e il negoziante era fortemente indebitato con lui.
Cosi' quando Muktabai arrivo' al negozio, trovo' il negoziante che, quasi in lacrime, le spiego' che non poteva venderle niente.
Muktabai torno' a casa ed aspetto i fratelli.
Jnaneshwar trovo' la sorellina in lacrime e si fece spiegare tutta la storia.
Vishoba stava spiando dalla finestra tutta la scena in goduria.
Jnaneshwar allora disse alla sorella di preparare le torte e di cuocerle sulla sua schiena.
Jnaneshwar, ormai un yogiraj, uso' un'antica tecnica yoga e fece salire la temperatura del suo corpo fino a quando la sua spina dorsale divenne rossa e fumante. Poi si chino' per terra e fece cucinare le torte a Muktabai sulla sua schiena.
In pochi minuti tutto era cucinato e Jnaneshwar riporto' la sua temperatura corporea alla normalita'.
Arrivarono poi gli altri due fratelli e con gioia ed allegria, condivisero una buonissima cena.
Vishoba aveva assistito a tutta la scena ed ora era sinceramente pentito.
Non poteva piu' aspettare ed entro' imrpovvisamente nella casa, interrompendo la cena. Aveva solo due cose in mente: prostrarsi ai piedi di Jnaneshwar e mangiare un pezzo di prasad, un pezzo di cibo che era stato cucinato sulla schiena di Jnaneshwar.
Jnaneshwar sapeva benissimo quello che Vishoba voleva fare, cosi' quando questo si prostro' davanti a lui, Jnaneshwar nascose il suo piatto dientro alla sua schiena.
Ma Vishoba fu velocissimo e riusci' a prendere lo stesso una briciola ed a mettersela in bocca.
Jnaneshwar quindi gli grido':"Accattone! Vai via di qui!"
Quelle parole trafissero il cuore di Vishobha che ebbe in quel momento l'esperienza del Se'.
Vishoba divenne il primo discepolo di Jnaneshwar, ed eventualmente divenne il guru del grande poeta Namdev.
Lakshmi

Inviato: 22 dicembre 2008, 10:15
da Lakshmi
Tratto dall' Amritanibhav ,capitolo otto:

11- Quando cade la notte
accendiamo le lampade.
Ma perche' farlo
quando il Sole e' qui?

12- Nello stesso modo,
quando non c'e' ignoranza,
scompare anche la conoscenza;
entrambi svaniscono.

13- In realta',
conoscenza ed ignoranza sono distrutte
nel processo del discernere il loro significato.

15- Una lampada accesa dietro una persona
non e' realmente una luce;
se e' possibile vedere nell'oscurita',
non e' realmente oscurita'.

16- Similarmente,
noi chiamiamo quella che e' assoluta nescienza, "ignoranza".
Ma come possiamo chiamare
quello per mezzo del quale tutto viene conosciuto
con il nome di "ignoranza"?

17- Cosi', la conoscenza diventa ignoranza,
e l'ignoranza e' dispersa dall conoscenza.
Ognuna e' cancellata dall'altra.

18-Colui che sa, non sa,
e colui che non sa, sa.
Dove, quindi,
possono dimorare conoscenza ed ignoranza?

19- Da quando il Sole della comprensione
si e' alzato nel cielo della pura Coscienza,
ha inghiottito
entrambi il giorno della conoscenza
e la notte dell'ignoranza.

di Jnaneshwar Maharaj

Inviato: 24 dicembre 2008, 8:35
da Lakshmi
La Conoscenza si manifesta in differenti forme, tanto internamente quanto esternamente.
Non c'e' esistenza (del mondo oggettivo) separata dalla conoscenza, quindi l'universo e' della natura della conoscenza.
Nulla differente dalla conoscenza puo' essere oggetto della conoscenza, quindi, uno puo' concludere che e' la conoscenza che diventa realmente l'oggetto della conoscenza.

Srikalikakrama Tantra